"Io anelo alla mia terra, nella cui polvere si sono consunte le membra e le ossa dei miei. Ricordo la Sicilia, e il ricordo viene dal dolore che mi travaglia. Ma se fui bandito da un paradiso come posso io darne informazioni"

giovedì 26 marzo 2009

Dopo due giri in metropolitana

Alcune delle idee su cui riflettevo a proposito di internet e delle esperienze ad essa legate, le ho trovate elaborate in quest'intervista a Clay Shirky di Luca Sofri. Mi sono sentito meno solo, nei miei due giri in metro, dopo averla letta.
Ne riporto cosi alcune parti.

"Clay Shirky pensa che la rete sia una cosa meravigliosa. E che scambiarsi le foto dei gatti in rete sia meglio che stare seduti sul divano davanti alla tv. Passivi. [....]

Tu sei un po’ integralista con questa cosa che non possiamo rilassarci un attimo a guardare la tv: in quel tuo famoso articolo che ha fatto il giro del mondo fai capire che ogni minuto in cui guardiamo la tv piuttosto che arricchire Wikipedia è un minuto buttato.
Ma no, non dico questo. Dico che qualsiasi sostanza è velenosa in grandi quantità. La questione con la tv non è se guardarla o no: ma capire come sia diventata una specie di babysitter del mondo. Venti ore alla settimana o più di tv? Non è un po’ troppo?
Questa però non è un’analisi nuova…
Certo che no. Tra il 1950 e oggi la tv è diventata il mezzo, il più potente nella storia del mondo. E quello con la potenza di assorbimento più totalizzante. La radio non creava quello stato vegetativo nell’ascoltatore.
E tu quindi dici che “è meglio fare qualcosa che non fare nulla”. Nel tuo libro fai degli esempi di partecipazione che attraverso la rete hanno reso possibili archivi fotografici creati dal basso, o ricerche mondiali di un telefonino perduto. Tutte belle storie, ma hai anche esempi moralmente e concretamente più proficui? Iniziative partecipate impensabili prima, e che migliorano il mondo?
Ce ne sono moltissimi. L’anno scorso i fans di Josh Groban, il cantautore, hanno aperto una fanboard per fargli un regalo di compleanno: la raccolta di fondi per un progetto a favore degli orfani in Sudafrica. Hanno raccolto quasi cinquantamila dollari organizzando la cosa tra di loro e attraverso la rete. Senza gli strumenti della rete non ci avrebbero neanche potuto pensare. E quest’anno lo hanno rifatto. Ma non sottovalutare I progetti spontanei di condivisione apparentemente meno “importanti”.
Tipo?
Anche quando le persone fanno picccole fesserie frivole – mettere su Flickr foto di gatti e commentarle ed archiviarla asseieme – è meglio per me che stare a guardare la tv.
Dici? Non sarebbe meglio utilizzare quegli strumenti e quelle disponibilità per far qualcosa di più creativo, o più utile?
Se vedi il bicchiere mezzo vuoto e hai una visione utopistica del mondo per cui tutti potremmo fare grandi cose, le foto dei gatti sono una perdita di tempo: ma per come la vedo io è meglio che guardare la tv.
Così la fai facile, e suona bene. Ma non è che condividere le foto dei gatti genera un’infondata consapevolezza di partecipazione, un alibi per non fare altro? Se sto davanti alla tv almeno so che sto buttando via il tempo e mi sento in colpa…
Tu sei troppo ambizioso. Ti ripeto che è meglio fare qualunque cosa, sempre. E poi ognuno sceglie cosa fare degli strumenti che ha a disposizione, sta a noi farne l’uso migliore.
Già, ma il grande successo di Facebook in Italia è spinto dal messaggio che ci puoi trovare i compagni di scuola. Non sarebbe meglio spiegare che ci si possono fare grandi cose?
Ma si fanno grandi cose con Facebook! In California grazie al lavoro su Facebook hanno portato al voto a molti immigrati che neanche sapevano di averne il diritto. La partecipazione è questo, il creare delle iniziative dal basso e usare gli strumenti per farle crescere.
Non pensi che anche le élites abbiano il dovere di educare le masse? Non ridere, era una citazione. Capisci cosa intendo?
Sì. Ma non penso che internet sia utile in questo senso. Non credo sia questo il modo di sfruttarla. Io non credo alla perfezione e alle utopie e alla loro diffusione. Credo che il miglioramento sia in queste nuove opportunità.
Ma a non dovremmo farci qualcosa con questo miglioramento?
Dipende da chi siamo noi. Non credo che la società debba orientare o insegnare le cose, ma se parliamo di persone come me e te, e di cosa possiamo fare con le nostre idee: prendi Beppe Grillo e i suoi Meetup. Io non so come lo vediate in italia, ma non mi pare che le cose che ha fatto abbiano avuto molto sostegno dalle èlites
Questo è vero, ma io credo che quello che ha fatto Beppe Grillo sia stato un po’ frainteso dalla stampa internazionale. Qui però dovremmo discutere di Beppe Grillo e magari lo facciamo un’altra volta. Tu quindi pensi che l’uso del web nella comunicazione politica non sia un bluff…
No, non lo è. Basta avere chiaro di cosa si parla. La campagna di Obama ha dimostrato che era falso che il web servisse per il fundraising e non per l’organizzazione. Lui non ha educato le masse, ma ha usato un sistema di strumenti online per organizzarle e mobilitarle. Nel 2006 (alla vigilia dell’annuncio della candidatura, ndr) nessuno avrebbe scommesso un centesimo su un presidente nero. E la ragione della rivoluzione è stato il suo uso dei social media. In America i giornali hanno questo mito della neutralità: se solo i media tradizionali avessero seguito Obama e la sua campagna, gli elettori avrebbero continuato a percepirlo come un alieno senza una chance. Sono cose come i video di Will.I.Am e Obama Girl che hanno contribuito a renderlo un candidato plausibile.
[....]
Nel tuo libro smonti anche il mito dell’inaffidibilità degli utenti nelle iniziative partecipate. Dici che tu stesso hai perso pochissimo tempo a correggere cose false trovate in rete che avevano richiesto invece molto impegno per essere prodotte. Ma tu riesci a gestire in modo equilibrato tutte le cose diverse che la rete ti consente di fare, e il tuo tempo?
Il web è una macchina da distrazione. Sempre, quando si passa da un uso occasionale a un uso continuo di una cosa nuova, bisogna trovare un modo per mantenere l’attenzione e la concentrazione e non venirene travolti. C’è sempre un periodo in cui un nuovo media diventa disponibile abbondantemente in cui ne veniamo assorbiti, e il problema è reale.
A chi lo dici.
Non hai ancora visto niente. Ora mettono il wi-fi sugli aerei. La gente guarderà dei porno in volo sul Pacifico. Ma io credo che troveremo dei modi di adattarci.
E il tuo modo qual è? Come hai fatto a scrivere il libro, per esempio?
Ho fatto un paio di cose. Intanto ho tagliato molte letture: giornali, riviste, newsletter.
E quando fai così non hai paura di perderti qualcosa, che magari ti servirà?
Sì, e succederà per forza: ma ti devi abituare all’idea che non saprai mai tutto. È un’illusione da abbandonare quella per cui puoi seguire tutto quello che avviene.
No, io ci credo. Posso farcela. Anzi ora dovrei lasciarti…
E poi ho trovato degli spazi sicuri. A volte sono rimasto sulla metropolitana per due ore, perché mi distraevo meno che stando sul web. Facevo il giro completo della linea. Bisogna sapersi volontariamente staccare da tutte queste cose.
C’è un modo di dire, “vivi la vita appieno”: ma non sanno quanto può essere piena la vita. Invece devi abituarti all’idea che in ogni momento ci sono più cose belle da fare di quante ne potrai mai fare in tutta la tua vita. È frustrante, ma è la verità. "

Credo che a questo punto andrò presto a comprare il suo libro.

martedì 24 marzo 2009

Prendere le misure

Qualche settimana fa mi era preso il desiderio di scappare da queste pagine. Essenzialmente per un motivo. Mi stavo facendo prendere la mano.
La possibilità offerte alla curiosità del momento erano, o meglio sono, cosi grandi che è cosi facile perdersi in questa macchina da distrazioni che è la rete.
Sembra quasi di poter possedere tutto quello che di più stimolante ci possa essere in quel momento per la curiosità di ognuno di noi.
Ed era cosi anche per me e me ne accorgevo dall'elenco spropositato dei feed a cui mi ero iscritto. Bastava un giorno di acque chete a lavoro per cadere in una sorta di dipendenza da lettura di informazioni. Spazi liberi da riempire che tendono poi a prendere il sopravvento sulla tua concentrazione, cosi tanto vogliosa di vie di fuga.
Per cui occorreva darci un taglio. La necessità di sapere doveva sostituirsi con la consapevolezza che tutto si potrà mai sapere. Qualcosa occorre tralasciarla dettando una mappa delle priorità.
E occorreva mettere ordine al mio multitasking. Per cui la prima regola da impormi era quella di imparare a fare una cosa per volta a cui dedicare la mia concentrazione. Totale, se possibile.
E poi ero stanco dei computer, che tra lavoro e spazi liberi, occupavano troppo tempo.
Perchè pur nella differenza di esperienze possibili, mi chiedevo se fosse possibile che tutte passassero per un'unico strumento. Esperienze attive, ben lontane dalla passività un pò ebete delle ore passate dalla tv, ma anche ben poco sociali. E non parlo di quel genere di socialità cosi tanto in voga attraverso Facebook e comparabili.
Esperienze che potrebbero essere vissute nella loro pienezza anche senza fissare lo stesso schermo del pc. Ho cosi cominciato a pensare che questa sarà l'evoluzione prossima futura, perchè ben presto prenderemo a stancarci di questa situazione e occorrerà diversificare. Guardare le web tv sulla tv, ascoltare le web radio su ipod, lettori portatili o in auto, leggere su un palmare o su uno strumento comunque semplice giornali e blog a prezzi plausibili, comunicare con i social network da ogni cellulare. Tutto ben alla portata anche ora, ma tenuto insieme in un'esperienza unica e flessibile come quella che oggi viviamo su un solo strumento. E' solo una visione o lo scenario successivo?

La rivelazione, la scoperta


da Almost Famous, un film che dovevo vedere dal duemila.
Il filmato estratto è la scoperta della musica da parte del giovane protagonista, attraverso la collezione di dischi della sorella. Una rivelazione, davvero. Come quando ascoltai la prima volta l'Unplugged dei Nirvana.

domenica 22 marzo 2009

Il genero del boss legge Rosalio.

Ogni giorno passo su Rosalio, la mia finestra su Palermo, e proprio venerdi mi sono perso il grande botta e risposta tra il genero di Totò Riina e i commentatori (tra i quali anche i giornalisti Stefania Petyx e Lirio Abbate e Gery Palazzotto) a proposito dell'inchiesta sulla società da lui creata insieme alla moglie, Maria Concetta Riina.
Una difesa disperata, oltre che sgrammaticata, che è finita anche sui titoli del Tg5 e su qualche testata di giornale.
Da leggere per intero.

Sul preservativo, il Papa e la superficialità

Frammentare le notizie in maniera tale da portare avanti una certa linea politica o editoriale, si sa, è una delle tecniche più note usate dalla stampa per spostare l'opinione pubblica su certi temi.
La superficialità della quale siamo intrisi un pò tutti noi, la supponenza con la quale ogni notizia alimenta le nostre convinzioni, fanno da ceppo portante a questo tipo di giornalismo.
Del resto anche l'estrema quantità di notizie di cui siamo invasi rende impossibile altro se non la semplice constatazione della notizia, che lascia poco spazio all'approfondimento personale.
Quando si parla di politica si tende spesso a sottolineare questi dettagli, mettendo in luce la faziosità del giornale e del giornalista e la complessità dei meccanismi dell'informazione, e molti blogger basano su questa loro attenzione la loro fortuna.
Nei giorni scorsi si è alimentata facilmente la polemica a proposito delle dichiarazioni sull'Aids del Papa durante la visita in Africa, ed anch'io, piuttosto infastidito, ho avuto modo di criticare quelle dichiarazioni. Le ho viste tremendamente pericolose, alla luce della tragica situazione Africana. E cosi ho sentenziato, anch'io, senza approfondire.
Quando oggi, durante l'omelia, il celebrante è tornato su questo tema, il mio fastidio era tornato, certo di un'inevitabile difesa d'ufficio.
E cosi del resto è stato. Ho cosi ascoltato il suo ragionamento ed in particolar modo la rilettura dell'intervista da cui tutte le polemiche sono sorte. Ascoltavo e in me s'instillava il dubbio. Cosi arrivato a casa sono andato a cercare la fonte originale sulla rete:

Domanda: Santità, tra i molti mali che travagliano l'Africa, vi è anche e in particolare quello della diffusione dell'Aids. La posizione della Chiesa cattolica sul modo di lottare contro di esso viene spesso considerata non realistica e non efficace. Lei affronterà questo tema, durante il viaggio? Très Saint Père, Vous serait-il possible de répondre en français à cette question?

(Viene riportata di seguito la risposta trascritta da Radio Vaticana):

Papa: Lei parla bene italiano … Dunque, io direi il contrario. Penso che la realtà più efficiente, più presente, più forte della lotta contro l’Aids sia proprio la Chiesa cattolica, con i suoi movimenti, con le sue diverse realtà. Penso alla Comunità di Sant’Egidio che fa tanto – visibilmente e anche invisibilmente – per la lotta contro l’Aids, ai Camilliani, tante altre cose, a tutte le suore che sono a disposizione dei malati …

Direi che non si può superare questo problema dell’Aids solo con soldi. Sono necessari, ma se non c’è l’anima che li sappia applicare, non aiutano, non si può superare con la distribuzione di preservativi: al contrario, aumentano il problema.

La soluzione può essere solo una duplice: la prima, una umanizzazione della sessualità, cioè un rinnovo spirituale e umano che porti con sé un nuovo modo di comportarsi l’uno con l’altro, e secondo, una vera amicizia anche e soprattutto per le persone sofferenti, una disponibilità, anche con sacrifici, con rinunce personali, per essere con i sofferenti. E questi sono i fattori che aiutano e che portano con sé anche veri e visibili progressi.

Perciò, direi questa nostra duplice forza di rinnovare l’uomo interiormente, di dargli forza spirituale e umana per un comportamento giusto nei confronti del proprio corpo e dell’altro, e questa capacità di soffrire con i sofferenti, di rimanere presente nelle situazioni di prova. Mi sembra la giusta risposta, e la Chiesa fa questo e così offre un contributo grandissimo ed importante. Ringraziamo tutti coloro che lo fanno.
Il punto di vista è quindi ben differente. Una cosa è dire esclusivamente che i preservativi non servono a niente, e quindi far passare il messaggio della loro inutilità, ed un'altra sostenere che da soli non bastano. E che anzi peggiorano la situazione perchè, se non posti in parallelo ad un'educazione alla sessualità e al rispetto di se stessi e degli altri, possono soltanto creare il terreno fertile sul quale queste malattie alimentarsi. Del resto è la promiscuità sessuale quel terreno e la Chiesa in questo campo non fa altro che portare avanti la convinzione che un pò tutti abbiamo, anche dalle nostre esperienze personali. E cioè che non rappresentino la via personale per la felicità, e che, pur nella gioia istantanea, alla lunga svuotino.

Non si tratta qui di illuminazioni sulla via di Damasco ma di semplici constatazioni e approfondimenti che un pò tutti dovremmo applicare sulle nostre opinioni. Sempre se non preferiamo vivere di certezze inamovibili.

sabato 21 marzo 2009

Soli

Noi due insieme siamo soli.........splendiamo della luce di una giornata di primavera.

E' primavera

Una giornata senza pretese, non mi succede che una volta al mese...

Svegliarsi tardi la mattina
rimanere nel letto fin quando se ne ha voglia
poi distendersi al sole la mattina
controllare la posta e poco altro
e poi stendersi sulla sdraio
e continuare a leggere il libro che da due mesi hai sul comodino
godere sottilmente nel leggere della neve in Sicilia
e poi, accorgersi che sull'uscio è già arrivata lei,
l'ombra, e ritrovarsi a sfuggire dalla sua frescura.
Scappando dalla sua linea, fin quando possibile.

Giornata della legalità

Oggi, a Napoli.

mercoledì 18 marzo 2009

Una città, per esempio

Scegliere dove vivere
vivere dove si viene scelti.
Difficile avere la libertà di poter scegliere.
Qualcuno ci riesce, e lo guardo con una certa invidia.
Lasciare che non sia quello che ci circonda a decidere per noi è un gran privilegio, difficile da cogliere. Soprattutto saper a cosa rinunciare e a cosa val la pena di rinunciare. Cosa è importante e cosa può diventare futile.
Sarebbe bello arrivare in una città, innamorarsene e restare li. Godere della sua bellezza fino al punto di decidere di trovare li una casa, un lavoro. Una città lunga, tutta per noi. Un luogo in cui sia facile ritrovare le proprie membra, in cui sia riconoscibile l'essenza della nostra anima.
Una libertà infinita volare dove vogliono le nostre ali.
Estrema voluttà plausibile alla nostra mente.

Colonna sonora: Città lunga di GianMaria Testa

martedì 17 marzo 2009

Pillole della giornata

Vespa a scuola di Povia stasera. Tema della serata "Gay, si può cambiare?"

E sempre più difficoltà nel definirmii cattolico pubblicamente, dopo le dichiarazioni del Papa oggi. I preservativi aumentano i problemi. In effetti i milioni di morti per aids non sono un grande problema.

De Magistris serve la più semplice delle battute a Mastella. Perdendo buona parte della sua credibilità, ahimè! E mi devo trovare d'accordo con Mancino?

Il mio desktop palermitano

L'esperimento grafico è di Ale

I veri fenomeni di Catania

Mascara sta abituando Catania alle magie, con le sue mirabolanti parabole.
Magie di tutt'altro livello, rispetto a quelle compiute dalla lunga serie di amministratori che negli anni si sono avvicendati. Basta guardare la puntata di ieri sera di Report (qui in versione integrale), dall'evocativo titolo "I Vicerè", per rendersene conto.
850 milioni di euro spartiti tra municipalizzate con buchi da groviera, giornali in mano a faccendieri e opere puntualmente non terminate. E poi, boom, magia, arriva il governo a tendere la mano per evitare il fallimento, con il benestare della Lega Nord che, anche in passato, aveva teso la mano all'Mpa di Lombardo con cospicue cifre.
Diciamoci la verità, sono queste le vere magie.

lunedì 16 marzo 2009

L'abitudine

Pian piano comincerò a tornare a scrivere qui sul blog.
Lo farò con ordine, cercando di dribblare con energia le banalità a cui spesso ripensavo con fastidio. Ne vedo fin troppe in giro e vorrei evitare di aggiungermi troppo al coro, quando posso.
Evitando la costanza, l'abitudine che rifuggo, a me che piace la discontinuità, il tratteggiato della linea, le curve a gomito.
Io che evito di percorrere sempre la stessa strada nei percorsi quotidiani, inventandomi tappe intermedie e deviazioni, non posso essere diverso qui.
Le due, tre, solite idee che bazzicano in questa testa arriveranno in ordine sparso.
Tutto questo per tenermi quanto più possibile lontano da questo schermo, da questi tasti, che possono ipnotizzarmi.

Colonna Sonora : L'esigenza (RadioDervish)

giovedì 12 marzo 2009

Mezzanotte meno dieci

E già, come previsto, il sito di ticketone è in tilt.

mercoledì 11 marzo 2009

Forconi dalla piazza

Una riflessione di Alessandro Gilioli che mi fa tornare alle origini di questo blog, per condivisione di vedute.
Anche a me fanno paura i forconi della piazza, da accontentare poi.

"Non credo, per usare un eufemismo, che Alexandru Loyos sia una brava persona. Anzi: forse ha stuprato una donna, e quasi sicuramente sta coprendo qualche mascalzone peggio di lui.

Detto ciò, quello che sta succedendo attorno a lui è che:

1) Su tutti i giornali è apparsa una sua foto mentre veniva portato via in manette, e non si può.

2) La questura di Roma ha diffuso il video registrato a porte chiuse della sua confessione (poi ritrattata) e non avevo mai visto niente di simile in passato.

3) Non risulta che sia stata aperta alcuna indagine sulle botte che lui dice di aver preso.

4) Il fatto che rimanga in carcere con l’accusa di calunnia e autocalunnia, prontamente emessa mentre il tribunale del Riesame ne decideva la scarcerazione per lo stupro della Caffarella, è un’altra cosa un po’ strana - e non so se in Italia qualcuno è mai stato un giorno in galera per calunnia. E’ abbastanza evidente, comunque, che la decisione di tenerlo a Regina Coeli è stata presa per evitare lo “sdegno popolare” di un’eventuale scarcerazione.

E tutto questo, per quanto Loyos possa essere mascalzone, non è Stato di diritto. "

Da dipendenza?

Rileggerò un pò di vecchi post.
Ho esagerato con Google Reader ultimamente.
Ho fatto pulizia anche li.

Disco della settimana

E' un frutto raro questa canzone. E questa voce. Eleganza pura.



La migliore, lei e la canzone intendo, di questi tempi.

lunedì 9 marzo 2009

Altrove

Mi fermo un pò. Pensavo a questo già da un pò di tempo. Scrivere un blog non è semplice, richiede una disciplina che non avevo e che avevo il bisogno di darmi. Per chi poi, come me, non era abituato a scrivere, è stato un esercizio completo. Con alti e bassi. Che mi hanno gratificato, in alcuni casi, nel riscontro di chi ha avuto il piacere di leggermi, finora.
Però è anche un esercizio che prende parecchie energie e spazi mentali che adesso sento il bisogno di lasciar liberi.
Per molto tempo mi sono imposto di scrivere quasi giornalmente, ma cosi non va bene.
Ho bisogno quindi di rimettere un pò d'ordine, sistemare qui e li, per ritrovare qualcosa che non so. Sarà la direzione, credo.
Forse mi fermerò due giorni, forse scriverò con minore frequenza, forse si tratterà soltanto di dare la giusta posizione a ciò che c'è da dire.
Intanto ascolto una canzone meravigliosa, perfettamente idonea al momento.
Ad X Factor (da chiamare il Fattore Morgan, piuttosto), nella splendida versione di Noemi, l'unica trasmissione che da forse un decennio non mi teneva davanti al cassettone come un rito settimanale.


Però, (cosa vuol dire però)
Mi sveglio col piede sinistro
Quello giusto

Forse Già lo sai
che a volte la follia
Sembra l'unica via
Per la felicità

C'era una volta un ragazzo
chiamato pazzo
e diceva sto meglio in un pozzo
che su un piedistallo

Oggi indosso
la giacca dell'anno scorso
che così mi riconosco
ed esco

Dopo i fiori piantati
quelli raccolti
quelli regalati
quelli appassiti

Ho deciso
di perdermi nel mondo
anche se sprofondo
lascio che le cose
mi portino altrove
non importa dove
non importa dove

Io, un tempo era semplice
ma ho sprecato tutta l'energia
per il ritorno

Lascio le parole non dette
e prendo tutta la cosmogonia
e la butto via
e mi ci butto anch'io

Sotto le coperte
che ci sono le bombe
è come un brutto sogno
che diventa realtà

Ho deciso
di perdermi nel mondo
anche se sprofondo

Applico alla vita
i puntini di sospensione
Che nell'incosciente
non c'è negazione
un ultimo sguardo commosso all'arredamento
e chi si è visto, s'è visto

Svincolarsi dalle convinzioni
dalle pose e dalle posizioni

Lascio che le cose
mi portino altrove
altrove
altrove

Svincolarsi dalle convinzioni
dalle pose e dalle posizioni

Svincolarsi dalle convinzioni
dalle pose e dalle posizioni

giovedì 5 marzo 2009

Voglio dire

Voglio dire, è tutta la vita che passo a farmi le stesse domande. E a cosa serve tutto questo, cosa ci sarà dopo, cosa ci sarà prima,
che senso ha oggi domani e post domani. Domande da fare seduti davanti ad un Dio.
Insomma, domande su cui contorcersi senza trovare risposte. E allora pensi, sarebbe stato meglio andare a studiare filosofia, una volta,
come se potessi trovare le risposte in qualcuno che le stesse domande se l'era poste. Almeno le domande da fare sarebbero soltanto
quelle di lavoro.
Qualcuno magari, forse, aveva dato anche la sua di ipotesi, ma solo un ipotesi, un meccanismo di autoconvincimento valido soltanto per lui, in quel dato istante.
Non di certo valido per me.
E anche i preti non è che sappiano dare soluzione più valida. Ti dicono, sono dubbi che abbiamo tutti, abbi fede, leggi il salmo 33
e troverai risposte. Se solo riuscissi a comprenderle.
E ad un bel punto ti ritrovi stufo di porti sempre domande. Ti rendi conto che forse sarebbe meglio andare a fare una passeggiata
in centro, entrare in qualche negozio. E guardandoti intorno accorgerti che non è possibile che tutti questi qui non
si pongano le stesse domande. Anche se sembrano cosi leggeri. E non è possibile che siano senza pensieri, o stupidi.
Anche se la stessa stupidità mi affascinerebbe tanto da desiderarne più di quanto non ne abbia già di mio.
Solo per godere la vita come viene. Invece di cercare risposte in libri che non riuscirai mai a
finire. La biblioteca è sempre troppo ampia.
E quindi, la gente. Fluttuava tra gli scaffali. E li che tutto è diventato più chiaro. Chi se ne frega. Siamo qui e quindi vale la pena di esserci.
Se poi i pensieri sono troppi, basta entrare in una stanza, spegnere la luce, rimanere in silenzio e svuotare la mente. Per dieci minuti almeno.
Del resto la forchetto la uso per mangiare, mica mi chiedo chi l'abbia costruita e dove finirà tra qualche anno, quando mi trasferirò da questa casa.

Insomma, tutta questa manfrina qui per dire che ieri sera ho visto Hannie e le sue sorelle, e l'ho trovato un gran film, perchè c'è un pò di tutto quello che siamo.
E perchè da il buonumore. Non quello che si estingue due minuti dopo la battuta esilarante. Quello che ti fa stare bene.


mercoledì 4 marzo 2009

In ruolo culturale di Internet

Puntualmente Internet è vista in Italia come ricettacolo delle peggiori nefandezze, o almeno cosi viene venduta la sua immagine guardando, come mi capita di rado, nei Tg.
Di fatto, guardando le ultime statistiche, l'Italia si trova agli ultimi posti nel suo utilizzo, ed anzi, stranamente, nell'ultimo anno sono addirittura calati gli utenti.
Su questo blog ho espresso spesso le mie opinioni sul ruolo possibile della rete.
Baricco nei giorni scorsi ha acceso una polemica sull'inutilità dei fondi pubblici nella cultura, per cosi dire di nicchia, e sulla necessità di spostare tali fondi laddove sono le masse, cioè nella scuola e in televisione. Dimenticando totalmente il ruolo che ha già in altri paesi, ed in parte anche qui, la rete.
Tutto questo, per invitarvi a leggere questa riflessione di Massimo Mantellini.

A Roberto

La crisi spiegata

E' l'anno della crisi.
Cosi ci viene detto.
Le cause che ci hanno portato fin qui sono note a pochi. Ho cercato di capirne qualcosa anch'io, da ignorante in materie economiche.
Una delle spiegazioni più chiare l'ho trovata in quest'articolo di due giovani economisti.

martedì 3 marzo 2009

Alla carica

Certo, abbiamo sentito parlare per due mesi o più della ridicola questione Rai, basata poi sul veto della maggioranza al nome di Leoluca Orlando come presidente della commissione.
Mentre su Totò Cuffaro, condannato in primo grado con interdizione dai pubblici uffici, ed eletto senza problemi a membro della commissione Rai, ne avete sentito parlare?

lunedì 2 marzo 2009

A Parma

Parma.
Mi sembrava cosi anonima. Sono quasi fuggito da li.
Il caos che regnava nei miei pensieri me la rendeva sgradevole. Non sopportavo la nebbia, quell'atmosfera decadente e malinconica delle sue vie. Ma non sopportavo più di ogni altro l'atmosfera asfittica che da solo mi ero creato.
E che non mi aveva fatto apprezzare a pieno ciò che di buono era presente.
Era da tempo che mi ero riproposto di tornare. Avevo voglia di vedere un pò di quel che avevo lasciato in tutta fretta.
Gli stati dell'anima influenzano tutto ciò che ci circonda, ma adesso, rivedendola in una nuova luce, in una giornata primaverile, mi è sembrato di non aver apprezzato a pieno l'atmosfera della città. Di averne colto solo in parte lo spirito.
Mi sono accorto, man mano, di quanto un periodo che consideravo di passaggio, sia stato fondamentale, e pieno di episodi, incontri, passaggi fondamentali.
Sono stato bene nel rivedere un pò di vecchi amici lasciati li, aver modo di parlare con qualcuno di loro.
E ho avuto riscontro dell'ipocrisia che solo alcuni scout sanno avere nell'eccesso di inutile buonismo. Quello che non ti fa guardare un altro in faccia per dire ciò che pensi.
Sono tornato al Fuori Orario, come tante sere un anno fa.
E poi la domenica, quasi in famiglia, a Zibello.
Avrei solo evitato la batosta di ieri pomeriggio. Indimenticabile, ahimè!

sabato 28 febbraio 2009

Che paura!

Un servizio di 40 anni fa, questo qui del Tg1 sugli Emo.

giovedì 26 febbraio 2009

La voglio "Maritata"

Il sapore della Sicilia c'è tutto.
I cannoli, i biscotti col "cimino", un paio di ceramiche di Caltagirone, le torte, lo sfincione, la pizza a taglio, il pentolone con meusa e saimi, le arancine, i cazzilli, le panelle.
E poi l'inconfondibile marchio, l'insegna storica. Alle pareti le foto in bianco e nero della città.
Per fortuna senza nessuna forzatura nell'immagine stereotipata della Sicilia, niente pupi e carri.
Cool, come non si può che pretendere per un'azienda che proviene dalla città più cool d'Italia, come ricordavano certi esilaranti cartelloni in giro per Palermo qualche anno fa.
Arredamento chic, perfettamente calato nell'atmosfera di Brera.
Prezzi anche. Sicuramente legati all'enormità degli affitti in zona e a spese che sicuramente non sono quelle di Palermo.
Certo un pò esagerati, soprattutto se rapportati alle porzioni a cui siamo abituati.
Meglio virare sui piatti misti, il cui prezzo è più contenuto (8 euro) e con il quale è offerto anche un bicchiere di buon vino Siciliano.
Se invece ci si lascia perdere la mano si può restare un pò frastornati dai 4 € per 3 panelle e 3 cazzilli.
Ma siamo a Milano, ed i prezzi sono comunque in linea, e alla fin fine ne vale la pena. E i clienti spero che, come stasera, non manchino.
Del resto in questi giorni chiunque incrociassi sapendo della mia "Palermitudine" mi informava dell'apertura di quest'arrivo a Milano. Per cui la notizia è circolata anche molto bene.


P.s. Servizio ottimo, anche se ancora da mettere a punto in qualche aspetto. Per esempio con un corso accelerato di cucina siciliana per i camerieri (no, il vino non è "il girasole di Vittorio", e no, non sfingione, mio Dio!!).

Titanic

Palermo sta affondando.
E l'orchestra continua a suonare.

(Corriere.it : Il grande buco dei conti di Palermo)

mercoledì 25 febbraio 2009

Sappiate che

Oggi ho scoperto che nella diocesi di Milano non esiste il mercoledi delle Ceneri. Il Carnevale finisce sabato. Per cui la prossima sarà la domenica delle ceneri e con essa comincierà la Quaresima.
Questo perchè qui esiste il rito Ambrosiano. Avevo notato altre stranezze durante la celebrazione.
Sto cercando di capirne i perchè. Andrò a rifare il catechismo, a questo punto.

Ferrovie abbandonate

Di ferrovie abbandonate ne ricordo, in questo momento, soltanto due.
Mi ricordo le gallerie, con il loro buio di pece, indicibile, accompagnato dal nostro silenzio lungo la marcia.
Le canzoni terminavano e si aspettava che la luce, li in fondo, lentamente, finalmente, arrivasse.

La prima è lungo la Valle dell'Anapo. Per ben due volte in route.
La seconda nella zona di Monreale, tra Pezzingoli e Giacalone. Percorsa in bici una domenica pomeriggio.

Ci pensavo guardando questa bella iniziativa. Peccato avere qui con me soltanto questa foto con cui partecipare al concorso.

Alla faccia della coerenza

1. Stamattina il decreto anti-fannulloni non era passato per assenze ingiustificate. Non si era raggiunto il numero legale.

2. Si tagliano gli sprechi e poi si sposta la data per il referendum imponendo un costo alla collettività di 400 milioni di euro. Giusto per farlo fallire.

martedì 24 febbraio 2009

Bellaggio

Un successo senza limiti

Questa mia foto di quasi due anni fa è piaciuta molto in giro. Quando l'ho pubblicata su Rosalio, quando mi hanno chiesto di partecipare ad una mostra.
Ieri ho visto che la stessa idea è sul nuovo libro del grande Daniele Billitteri.

Niente più limiti

Da stasera posso collegarmi da casa con una linea Adsl. Finalmente abbandono il lento Umts.

lunedì 23 febbraio 2009

Genchi

L'uomo che sa è finito a preparare le divise.

Sbagliare paga

In questi due giorni un picco d'ingressi al blog, veramente inusuale. Sbagliando il titolo del film, e scrivendo "Lo strano caso di Benjamin Button" anzichè "Il curioso caso.." Google mi ha catapultato ai primi posti che chiaramente vengono cliccati da chi sbaglia il titolo..
Comunque ho azzeccato gli Oscar con i giudizi dei giorni scorsi. Non ho avuto tempo per scrivere di Milk e per dire che Sean Penn si conferma un grande. Anche se dicono che Mickey Rourke in "The Westler" sia ancora più bravo. Aspetterò per vedere quanto sia vero.

domenica 22 febbraio 2009

Auguri B.P.

Oggi è giornata di festa per tutti gli scout del mondo. Si ricorda la nascita del fondatore, Baden Powell.
Voglio riportare il testo del suo discorso, gli scout lo conoscono quasi a memoria, per tutti gli altri è un messaggio da conoscere.

Cari Scout, se avete visto la commedia di Peter Pan vi ricorderete che il capo dei pirati ripeteva ad ogni occasione il suo ultimo discorso, per paura di non avere il tempo di farlo quando fosse giunto per lui il momento di morire davvero. Succede press'a poco lo stesso anche a me, e per quanto non sia ancora in punto di morte quel momento verrà, un giorno o l'altro; così desidero mandarvi un ultimo saluto, prima che ci separiamo per sempre. Ricordate che sono le ultime parole che udrete da me: meditatele. Io ho trascorso una vita felicissima e desidero che ciascuno di voi abbia una vita altrettanto felice. Credo che il Signore ci abbia messo in questo mondo meraviglioso per essere felici e godere la vita. La felicità non dipende dalle ricchezze né dal successo, né dalla carriera, né dal cedere alle nostre voglie. Un passo verso la felicità lo farete conquistandovi salute e robustezza finché siete ragazzi, per poter essere utili e godere la vita pienamente una volta fatti uomini. Lo studio della natura vi mostrerà di quante cose belle e meravigliose Dio ha riempito il mondo per la vostra felicità. Contentatevi di quello che avete e cercate di trarne tutto il profitto che potete. Guardate al lato bello delle cose e non al lato brutto. Ma il vero modo di essere felici è quello di procurare la felicità agli altri. Preoccupatevi di lasciare questo mondo un po' migliore di come lo avete trovato e, quando suonerà la vostra ora di morire, potrete morire felici nella coscienza di non aver sprecato il vostro tempo, ma di avere fatto "del vostro meglio". "Siate preparati" così, a vivere felici e a morire felici: mantenete la vostra promessa di esploratori, anche quando non sarete più ragazzi, e Dio vi aiuti in questo. Il vostro amico Baden Powell

Sanremo

Non ho visto il Festival questa settimana, visti gli orari un pò strani delle mie giornate. Sto guardando adesso la puntata di ieri su Raisat Extra, giusto per sentire alcune canzoni, e non giudicare troppo ferocemente i primi tre posti che ho visto stamattina sul televideo (si, lo uso ancora, è cosi vintage!).
La mia idea però è la stessa dell'anno scorso e sono stufo del festival cosi come di quelli che lo snobbano.

Nero

Che buono il caffè quando non lo prendi da una settimana.

Che sfida

Ho appena letto questo articolo, da leggere per intero, che prende spunto da Revolutionary Road. Sono cose a cui ho sempre pensato, a cui tutti dovrebbero pensare, e che presuppongono una grande sfida che, certo, fa tremare le gambe.

"Ogni coppia ha la pretesa di essere speciale. Al ristorante, con la tua compagna, commenti sottovoce i due seduti al tavolo accanto, che mangiano con gli occhi fissi sul piatto, senza scambiarsi una parola. Insinui malignamente che non abbiano nulla da dirsi e la tua compagna ride, vagamente euforica per via del vino rosso. Voi, che invece parlate di tutto (April: «È vero, Frank. Dico sul serio. Sei la persona più interessante che abbia mai conosciuto»). Poi, un sabato pomeriggio di questi, in cui la tentazione dei saldi vi ha strappato dalla casa accogliente, trascinandovi per le vie affollate del centro, dentro negozi surriscaldati e poi di nuovo fuori al freddo, vi fermate di fronte a una vetrina, muti. Nel riflesso del vetro tu scorgi una coppia attempata, in piedi lì accanto. Non si tengono a braccetto, non si toccano. Lei scruta sospettosa all' interno del negozio, mentre lui guarda altrove, annoiato e distante. Indossano una pelliccia sintetica e un cappotto dal taglio classico, rispettivamente. Si allontanano e tu pensi che non vuoi diventare così. Mai e poi mai. Hai i nervi tesi - il caos, la lunga camminata, quella estenuante discussione sul colore del copriletto nuovo - al punto che lo dici anche, ad alta voce. La tua compagna si volta: «Così come?». «Come quelli, li vedi?». Lei obietta che quei due non hanno nulla che non vada, le pare, e in effetti non ce l' hanno, se non fosse per quella cappa di noia e frustrazione e disillusione che li avvolge, per la cancrena dei ruoli di marito-moglie perbene che li divora sotto i vestiti pesanti e che tu hai distinto con tanta terrorizzante chiarezza, come un' oscura premonizione. «Così borghesi» dici. Non trovi parola più adatta di quella - borghese -, con il suo insidioso duplice significato («incline al quieto vivere, amante dell' ordine costituito politicamente, socialmente, economicamente» / «persona di corte vedute, di opinioni meschine, di comportamenti banali» - Zingarelli, 2006). La tua compagna s' irrigidisce. Ecco fatto, ancora una volta hai tradito quel fondamento che è alla base del vostro stare insieme: la sicurezza che voi siete diversi, che voi siete meglio di così, la fiducia incondizionata nel continuo miglioramento che il vostro amore saprà darvi. «Credi sul serio che noi siamo dei borghesi?» domanda lei.

sabato 21 febbraio 2009

Lo strano caso di Benjamin Button

Oltre a Frost/Nixon stanotte ho visto anche "Lo strano caso di Benjamin Button", il film con più candidature alle statuette.
Non dico che non mi sia piaciuto. Anzi, è molto ben fatto e ha alcune immagini davvero belle. La storia è originale e senz'altro particolare.
Un pò penso che sappiate di cosa si tratti.
Un bambino nasce vecchio e percorre la sua vita all'inverso. Questo crea una serie di evidenti anomalie, chiaramente. Ma non sono mai cosi clamorose, a parte nel finale, la parte più bella del film.
Avevo letto qualche tempo fa ciò che aveva scritto Luca Sofri e la mia idea non si discosta troppo dalla sua.
Insomma, alla fine entusiasta ma non troppo. Senz'altro meno che dopo aver visto "The Millionaire".
Ora mi manca solo Milk.

P.s. Carino questo confronto tra Forrest Gump e Benjamin Button. Degli stessi autori, tralaltro.


Paolino Paperino

Anche oggi sveglia tardi, alle 17 per la precisione.
Altra notte in bianco, come ieri. Tutto è filato liscio, non fosse stato per la mia macchinina nuova che mi ha lasciato a piedi dopo aver fatto benzina. Ero troppo addormentato per incazzarmi.
Niente da fare, la batteria dava qualche segno ma non partiva neanche collegando i cavetti con un'altra macchina. E su questo un sentito ringraziamento al benzinaio che come aiuto mi ha solo detto di comprare i cavetti, e che non erano fatti suoi. Non dico niente ma gli auguro almeno alcune delle maledizioni di Alex Drastico.
Niente, chiamo il numero verde della Nissan, mi fanno passare per sei/sette operatori e alla fine riesco a comunicare la mia posizione. Il carro attrezzi arriva velocissimo, in dieci minuti. Carichiamo la macchina e filati dal meccanico.
Tre tentativi e nulla. Non parte. Il meccanico mette mai al motore ma non nota nulla di strano.
Al quarto tentativo si decide a partire, senza alcuna apparente motivazione. Cosi, aveva deciso di farmi incazzare. Eppure stamattina quando l'avevo vista (la macchinina) l'ho anche salutata in modo amorevole.
Comunque, a quel punto non c'era nulla da fare. Non aveva senso lasciarla perchè non sarebbe venuto a capo di nulla. Da una controllata al motore stringendo un pò di bulloni e quando stiamo per chiudere ci accorgiamo che una morsettiera che andava alla batteria era leggermente staccata. L'incastro forse era un pò lento.
Spero sia stato solo questa stupidata. Dopo un anno e mezzo sarebbe un pò presto. Comunque sono stato contento dell'assistenza che mi hanno dato.
E poi avevo voglia di andare sotto le coperte, erano già le nove e trenta passate.

Mo, grazie

Mi tengo per me le considerazioni su ciò che oggi hanno fatto all'Assemblea costituente.
E poi parlano. Come se non ci fosse spazio per un cambiamento reale.

“Sto dicendo che se è il presidente a farlo, allora non è illegale”

Guardavo Nixon/Frost. Il film di Ron Howard sul confronto televisivo tra il presidente Richard Nixon ed il conduttore David Frost, colui che lo costrinse al tappeto con una confessione totale delle proprie colpe sul caso Watergate.
Ancora oggi qualunque scandalo, come ricorda un collaboratore di Frost nel film, viene nominato con il suffisso -gate, come a costituire la vera eredità di Nixon.
Eppure nel film si scorge almeno il bisogno di ammettere, infine, la propria sconfitta personale, per difendere la propria dignità e quella del popolo che aveva offeso.
Non voglio fare discorsi di parapolitica, un tantino populisti, ma penso a quanto noi siamo cosi talmente assuefatti a tutto ciò che il nostro presidente del Consiglio ha fatto nella sua vita (parlo di lui come esempio più evidente, naturalmente) da pensarlo normale. Nulla ci turba, come se l’immenso fluire di notizie e storie torbide sul suo compito le abbia annullate del tutto. Trasformandoci, di fatto, in un popolo in grado di accettare qualunque cosa.
E’ spiacevole sentire che fare antiberlusconismo sia totalmente inutile. Si, si è rivelato totalmente inutile dal punto di vista della strategia politica, quella insomma che ti fa vincere le elezioni. Ma questo non può, non deve tradursi in un’accettazione aprioristica che la violazione di ogni decenza morale possa essere accettata. E’ una questione di coscienza di noi Italiani.
Se guardiamo indietro ai tempi del fascismo pensiamo a come i nostri nonni, bisnonni e padri possano aver accettato quello che accadeva. Guardiamo al tempo del Nazismo è pensiamo a come la brutalità di quel regime possa essere accettata dalla maggioranza della popolazione.
Non posso dare io risposte che stanno scritte in molti libri.Però la mia speranza è che un giorno, tra qualche anno si possa guardare a questi anni stupendoci della follia dei nostri comportamenti cosi come lo si fa guardando a quegli anni.
Senza fare paragoni che risulterebbero esagerati se confrontati alle efferatezze di quegli anni (almeno lo spero), vorrei che le mazzette, i lodi di ogni nome, le ronde, le leggi contro gli stranieri e chissà quant’altro potrei aggiungere all’elenco, siano stati una macchia da nascondere a fondo.
E’ una speranza però. Tutto sembra andare nella direzione opposta. Perché la sensazione è che quei principi diventino mano a mano più fiochi. E che la sua eredità sia proprio questa.
Nixon sentì il bisogno di ammettere la propria sconfitta, mentre a noi ci è stato insegnato ad assolvere i peccati di chi ci governa.

venerdì 20 febbraio 2009

Notte di lavoro

Mi sono scelto un lavoro mica tanto normale. Almeno per un ingegnere, credo. Del resto detesto la routine e ogni qualvolta viene interrotta sono ben felice. E qui queste occasioni non mancano.
Sono le 3:00 e sono in un impianto a curarne alcune parti per l’avviamento che è in corso. Ed è dalle dieci che sono qui. In una saletta di controllo stile enterprise, solo un filino meno avveniristica. Il pavimento non è di certo lucido, difronte a me dei mega serbatoi con liquidi di contrasto lavorano, mica la luna e le stelle mi girano intorno. Alle pareti non ci sono mappe lunari ma calendari degni de Le Ore dei tempi d’oro.
Atmosfera cameratesca negli operai che organizzano tornei di briscola, parlano di fantacalcio, cercano di beccare il segnale in una piccola televisione portatile di quelle che non vedevo da almeno un decennio. Si è perfino brindato intorno all’una, e mi sono mangiati perfino cannoli pseudo-siciliani (guarda la casualità). Ogni tanto entra qualcuno e parte il filo di battute, ma per il momento tutto è tranquillo, a parte le frequenze dei walkie-talkie che gracchiano.
Che freddo fuori, anche solo per andare a pisciare si ghiaccia facilmente, penso sia uno dei posti più freddi dell’intera Lombardia.
Ho già sonno, come al solito non dormo mai abbastanza. Tra un pò vorrei chiudere gli occhi. Semmai non debbano esserci complicazioni. Certo chiudere gli occhi su una sedia non è mica tanto facile.

The Millionaire

Posso dire Mamma che storia?
Ho appena finito di vedere The Millionaire ed è l’1:45 di notte. Mi chiedo dove sono nascoste queste storie incredibili, capaci di tenerti fissato alla sedia, belle poi, intense, perfino semplici.
Una stazione per incontrarsi ed una vita ad inseguirsi dalle baraccopoli di Mumbay fino ai suoi grattacieli sotto il ritmo dettato dalle domande del Milionario.
Tre vite vissute sul filo della sopravvivenza e legate indissolubilmente. Non voglio dire nient’altro per paura di rovinare in qualche modo la visione. Però andate a vederlo. Ne varrà la pena.


P.s. Peccato per l'errore della traduzione in Italiano.

giovedì 19 febbraio 2009

Pane ca meusa a Milano!

E' arrivato il pane con la milza anche a Milano oggi.
Non sono riuscito ad andare all'inaugurazione, però magari conto di andare nei prossimi giorni.
Si esporta cosi la nostra buona cucina povera e anche un'idea diversa dei Siciliani qui a Milano, per tutto il carico evocativo che un simbolo come Vincenzo Conticello si porta dietro.
E le critiche sull'utilizzo del marchio dell'antimafia per fini commerciali penso possano stare al loro posto, anche se risuonano da più parti.
Per chi rischia ogni giorno sulla propria pelle non si tratta credo di sfruttamento ma di sopravvivenza e di opportunità che, una volta tanto, non vengono offerte attraverso vie losche.

P.s. Ricordate questa storica canzone dei Modena City Ramblers?

mercoledì 18 febbraio 2009

Ultimo regalo

Però Veltroni oggi ha fatto l'ennesimo regalo al principale esponente dello schieramento a lui avverso.
Gli ha rubato le prime pagine dei telegiornali sulle quali forse avrebbe trovato posto la notizia della condanna a Mills per quattro anni.
Una condanna per una corruzione per la quale non viene punito il corruttore, appunto.

Ma anche...

Un pò di frasi dal discorso di Veltroni alle dimissioni dal blog di Francesco Costa,visto che non ho potuto seguire il discorso.

«Non farò al mio successore quello che è stato fatto a me»

«Anche a Berlinguer veniva sempre detto di essere più duro. Anche in quel tempo chi era all’opposizione cercava di coltivare preparando l’alternativa. L’opposizione pericolosa per chi governa è quella riformista; quella che urla è la loro preferita».

«La politica è condivisione e risposta: forse sono più portato a essere uomo di istituzioni e di governo piuttosto che uomo di partito»

«Abbiamo grande senso critico, elogio del dubbio, evviva. Ma la differenza tra destra e sinistra è che se in una assemblea di destra si attacca la sinistra, vengono giù gli applausi; se in una assemblea di sinistra si attacca la sinistra, vengono giù gli applausi».

«Passare da una sinistra salottiera, giustizialista, pessimista e sostanzialmente conservatrice - a un centrosinistra legato al valore della legalità, non conservatore ma innovatore, non salottiera ma col gusto del rapporto con la vita reale»

«Serve un avanzamento di generazioni nuove»

«Serve più solidarietà» (applausi), «sentirsi una squadra» (applausi), «Doveva essere compito mio e non ci sono riuscito»

«Altro che troppo presto, l Pd si doveva fare ai tempi di Prodi: coi verdi che all’epoca erano riformisti. Il corso della storia italiana sarebbe stato diverso»

«Ho fatto il possibile, ce l’ho messa tutta ma non è bastato: me ne scuso. Ma non possiamo tornare indietro. Al gruppo dirigente dico: amate di più questo partito. L’ultimo grazie è agli elettori delle primarie, a chi ha votato Pd. Il Pd crescerà e vincerà la sua sfida». Poi ha salutato e se n’è andato.

Non era 'omo pè sti tempi cupi

Forse una parola tocca dirla.
Non ero felice di come si stavano muovendo le cose all'interno del Pd dopo le elezioni, ma non sono tantomeno gaudio nell'apprendere delle dimissioni di Veltroni. Anzi, era uno dei pochi che ammirassi realmente nel quadro politico italiano.
Non sarà attraverso il suo addio che cambieranno gli argomenti e le priorità del partito, anzi, questa mi sembra la vittoria di coloro che non accettavano i cambiamenti che si cercavano di apportare.
Le sue colpe sono state quelle di non aver saputo farsi forza del mandato attribuitogli dai suoi elettori nelle primarie.
Eppure la campagna elettorale è stata una delle migliori mai viste, seppur chiaramente persa in partenza. Si sono viste spinte ed idee nuove e, fino ad un certo punto, si è visto con le chiavi in mano del partito. Si vedevano scricchioli interni ed indesiderati (vedi candidature un pò ambigue ed una pulizia mai totale), ma si consideravano a quei tempi retaggi dell'oligarchia di partito.
Le chiavi però di colpo sono sparite quando la priorità delle elezioni era superata. Sono cominciati gli attacchi più o meno sotterranei ed è venuta meno la forza iniziale.
Si è visto risucchiare nelle tremende logiche interne e non ha avuto la capacità di tirarsene fuori, uscindone a testa alta. L'opposizione che doveva scagliarsi veementemente contro i decreti portati avanti in questi mesi restava alla sbarra a litigare con opinioni discrepanti.
Ed invece è sembrato volesse tenere insieme tutti i cocci del partito senza perderne neanche uno, per poi venire stritolato esso stesso. Le sue capacità di comunicatore si invischiavano con le sue deficienze nel tener testa a chi voleva "detronizzarlo".
Perchè credo sia un compito immane tenere insieme un partito che si divide su ogni questione, che si perde in battaglie difficilmente comprensibili come quella per le nomine Rai, o che cerca di portare avanti delle questioni fondamentali (vedi il testamento biologico) mentre alcuni dei suoi capetti dicono il contrario, o si candidano al suo posto otto mesi prima della scadenza del mandato.
Adesso non so cosa accadrà e non vedo nessuno all'orizzonte capace di dare una scossa reale. Lo stesso Soru è uscito bruciato insieme al Veltroni con estrema gioia di tanti a sinistra che lo potevano vedere come una new-entry. Bersani, seppur bravo, lo vedo troppo invischiato in vecchie logiche e poi incapace di accendere. Realmente il nulla.
Arriverà un'altra batosta alle europee mentre dall'altra parte continueranno a sghignazzare animatamente.
Staremo a vedere. Anche se adesso il buio è ancora più forte.

martedì 17 febbraio 2009

In Sardegna

Una colata di cemento vi sommergerà!

Sveglia presto

Sveglia presto stamattina.
Prima che sorgesse il sole.
Oltrettutto non sto bene, l'australiana sta cercando
di abbattermi. Ieri sono rimasto a casa il pomeriggio
ma oggi voglio comunque tornare a lavorare,
non voglio delegare ad altri il mio lavoro di questa settimana.
Sono uscito di casa presto per accompagnare all'aeroporto i miei due ospiti.
Adesso tutto tornerà come prima
con la casa svuotata, e con i miei soli impegni
a riempire la giornata.
In effetti sono un pò stanco di pensare solo a me,
per quanto possa essere libero di scegliere
ciò non mi rende cosi sereno quanto pensare all'infuori di me,
per accudire ed essere accudito.
Perchè quando la mia mente è troppo libera
divaga
mi confonde
e allora meglio un obiettivo al giorno
e proiettato lontano
fuori dal mio egoismo.

lunedì 16 febbraio 2009

Matteo Renzi

La vittoria netta di Matteo Renzi a Firenze mi sembra un ottimo segnale per i piani alti del Pd.
Un segnale che la linea che stanno seguendo non è quella che vogliono i suoi elettori. E che comunque continueranno a non comprendere.

Ecco cosa cerca il mercato del lavoro

E non è solo.

venerdì 13 febbraio 2009

Spegniamo tutto oggi

Come un anno fa, anche oggi qui m'illumino di meno.
Aderite tutti quanti, dalle 18!

giovedì 12 febbraio 2009

L'ora

E' l'ora,
di salire di un livello.

martedì 10 febbraio 2009

E poi basta

Volevo solo invitarvi a leggere questo articolo.

Quella ragazza che amavamo
di ADRIANO SOFRI

ORMAI la diversità dei pensieri si era tramutata in una dannazione reciproca, una messa al bando, una insofferenza esasperata. E neanche ora, neanche in hora mortis nostrae, si rimarginerà, temo. Ma, forse solo per un piccolo risarcimento, forse perché è la cosa più importante, possiamo riconoscerci tutti - quasi tutti - in un acquisto dapprincipio imprevedibile, e che non era nei propositi. Abbiamo tutti - quasi tutti: non fa bene ignorare il cinismo e la cattiveria vera - voluto molto bene alla ragazza Eluana.

Le abbiamo voluto sempre più bene, man mano che passavano gli anni e la ferita si esacerbava mille volte di nuovo e noi intanto diventavamo grandi o vecchi, nascevamo e ci ammalavamo e, qualcuno, morivamo: e quel viso di ragazza continuava a guardarci illeso dal tempo e dalla sventura. Prima della fotografia, i ritrattisti delle famiglie del nord d'Europa, di quelle che potevano permetterselo, dipingevano una volta all'anno il gruppo di famiglia, sicché sulle pareti domestiche scorrevano le generazioni, i bambini diventavano adulti, gli adulti vecchi, matrimoni rinnovavano la scena, nuovi nati facevano la loro comparsa.
In quelle gallerie di quadri ricordo, c'erano alcune figure di bambini o di giovani che non cambiavano più aspetto, il tempo non le lavorava più, perché erano morti giovani o bambini, e una rossa crocetta dipinta sopra la testa avvertiva della loro perdita, ma non si aveva cuore di espellerli dal gruppo. Il signor Englaro, rifiutandosi, contro la propria presumibile convenienza, di esporre le fattezze di Eluana se non fino al punto in cui l'ebbe perduta, ha suscitato in tutti noi lo stesso risultato pieno d'affetto e di rimpianto.
Abbiamo voluto bene a quella ragazza meravigliosa, al modo in cui i suoi occhi continuavano a guardarci così da lontano, così da vicino, e l'abbiamo rimpianta come una nostra compagna di viaggio insieme perduta e illesa. Abbiamo voluto bene, ogni giorno di più, anche alla Eluana che non vedevamo, che non abbiamo mai visto, nella quale la ragazza dagli occhi profondi si continuava e si consumava, e abbiamo avuto pietà di lei e di noi. Quel padre che, chiuso in un suo cerchio senza uscita, combinava e ricombinava senza ostentazione e senza falso pudore le belle fotografie della sua creatura, come per ricominciare ogni volta a far scorrere la vita della sua carissima figlia prima che la promessa si spezzasse, ce l'ha fatta amare, senza proporselo.
Senza proporsi altro se non di avere la legge dalla propria parte, e le persone, perché una buona legge dev'essere dalla parte delle persone e del loro dolore. L'ha conservata così, nella memoria di una comunità che l'aveva adottata, benché si lacerasse sul suo destino.
Se c'è una sottile speranza che l'Italia non esca più amara e incattivita da una vicenda oltraggiosamente accanita, è in questo amore condiviso. Il signor Englaro non ha mirato a nessuna convenienza. Non ha fatto conti. Ha fatto quello che sentiva come il suo dovere. Se fosse stato un uomo politico - cioè un politico, oltre che l'uomo che è - si sarebbe sottratto alla piccola trappola della gara col tempo, che metteva in scena nel rullo di tamburi del precipitoso finale il copione degli uni che bruciavano le ore per salvare una vita, degli altri che bruciavano i minuti per sacrificarla. ("Il sacrificio non sia vano": frase pronunciata ieri sera in Senato, non so con quanta consapevolezza, bestemmia più enorme di tutte, che accusa di un sacrificio umano, e pretende di riscattarlo, per giunta con una legge folle).
Si sarebbe esposto alle intemperie sulla cima di un campanile friulano per protestare: dopotutto il capo del governo si era spinto, non so con quanta consapevolezza, a dire che quella sua figlia perduta avrebbe potuto partorire. Avrebbe fatto uno sciopero della fame e della sete, per replicare a chi lo accusava di voler assassinare per fame e sete la sua creatura. Li avreste visti volare, allora, i sondaggi, angeli custodi della superstizione e della demagogia contemporanea.
Verrebbe voglia di dire che bisogna tutti sforzarsi di richiudere questa ferita, ma non sarà così. Le ferite non si chiudono. Non si chiuse quella di Moro. La disputa sul corpo di Eluana è per l'Italia del nuovo millennio una tragedia senza catarsi, senza redenzione, come fu quella sul corpo di Moro per la fine del secolo scorso. Ho guardato il minuto di raccoglimento al Senato: sembrava piuttosto, per quei grami presenti, la concentrazione nell'angolo prima dell'ultimo round.
Certi uomini politici - cioè certi politici, prima degli uomini che dimenticano di essere - fanno molti conti. Vedrete: anche ora che il corpo di Eluana non è più perquisibile dai Nas, mostreranno di voler procedere per la loro strada. Legislatori tutti d'un pezzo, pronti a decretare la mia, la vostra, l'impossibilità di ciascuno di rifiutare per sé la nutrizione artificiale, una volta che ci trovassimo privati senza ritorno della nostra coscienza. Pazzia. Silvio Berlusconi ha voluto dire che lui, nella condizione di Beppino Englaro, non potrebbe mai "staccare la spina". Sia risparmiata la prova a lui e a noi. Tuttavia la prova è stata imposta a tanti, e qualunque sia la loro scelta, compresa quella di non rassegnarsi mai al commiato, dev'essere rispettata, amata e sostenuta. Ma provi Berlusconi a immaginare un'altra eventualità: che tocchi a lui di uscire da una rianimazione in una condizione vegetativa irreversibile. Vorrebbe o no poter decidere, finché il senno e la fortuna siano dalla sua, come debba chiudersi la sua esistenza, o preferisce lasciarne il peso ai suoi figli, per giunta votando ad horas l'obbligo a nutrirlo artificialmente senza fine? Questo era già il punto, ora lo è ancora più nitidamente. Mettete via i cartelli opposti che intimano: "Giù le mani da Eluana".
Salutiamola, Eluana, con l'amore che si sapeva riservare alle ragazze perite, tenerelle, pria che l'erbe inaridisse il verno. Quanto a noi, scriviamo ciascuno sul proprio cartello: "Giù le mani da me, per favore".

lunedì 9 febbraio 2009

Cose notate in questi giorni

Non tutto però quello che ho notato in questi giorni è stato negativo.
Ho visto per esempio la movida palermitana dirigersi in massa verso Piazza Rivoluzione. E non è mai un male riappropriarsi pienamente di zone dimenticate per troppo tempo.
Ho visto aperta, con estrema meraviglia, una parte di quella meraviglia dell'urbanistica che è la rotonda di Via Leonardo Da Vinci. Nonostante il semaforo, è un passo avanti.
E poi la mitica villa all'incrocio tra Viale delle Scienze e Viale Regione Siciliana, proprio dinnanzi al carcere Pagliarelli, sede di non so quante supposizioni ogni volta che mi trovavo a passare da li fin da piccolo. Mi chiedevo sempre di chi fosse, che storia avesse e soprattutto cosa ci facesse piantata li.
E ora l'ho trovata restaurata, con un fascino di certo un pò diverso, ma sempre curiosa. Anche se mi chiedo adesso se qualcuno andrà a vivere in un punto cosi assurdo o se diventerà qualcos'altro.
Ne sapete qualcosa?

Pressapochismo

Non appartengo alla categoria di coloro che pensano di aver trovato l'Eldorado lontano da casa.
Guardo intorno e vedo ciò che non mi piace anche qui. Cosi come facevo giù.
E quando mi ritrovo nella città non ne elenco i difetti per contrapporli a ciò che invece altrove esiste. Li guardo, me ne dispiaccio e forse ne ho persino maggiore consapevolezza per mancanza di consuetudine nel frequentarla.
Ma non ne faccio mai uno scontro di civiltà. Quando qualche conoscente incontrato per le sue strade mi apostrofa dicendo "A Milano si che ..." mi viene da rispondere con un sorriso, quanto meno.
Per molti sono probabilmente giustificazioni e autoconvincimenti che rendono meno amaro il distacco, un distacco che raramente è frutto di scelte libere, non dettate dalle necessità.
Ed è certo che qui le possibilità di realizzazione sono moltiplicate, se è questo ciò che si vuole.
Ma fuori di questo, poche frottole.
E' vero però che i difetti ti vengono subito agli occhi, lanciati in faccia col vento di questi giorni.
E ciò di cui mi lamento più facilmente è lo spirito mesto con cui si è rassegnati un pò a tutto. Alla placida arrendevolezza con cui si accetta il pressapochismo.
Lo guardavo qualche mese fa alla stazione in una serie di cartelloni pubblicitari montati al contrario. Lo guardavo girare e mi chiedevo il motivo per il quale si trovassero cosi bistrattati. Per quale motivo nessuno che li lavora ogni giorno non trovasse tutto quello semplicemente fastidioso.
La risposta è chiaramente nella nostra storia che non trova svolte se non in un declino riscontrabile nel proliferare di cassonetti colmi fino a strabordare e in una generazione (anche la mia, per interdersi) oramai saltata quasi a piè pari, senza rimpianti ne rimorsi.
Come se fosse colpa sempre di qualcun'altro.

Se prima giravano intorno...

Adesso staccate la spina del microfono agli avvoltoi.
Non aggredite, non giudicate. State zitti e pregate.

sabato 7 febbraio 2009

Senza parole

15:32 Berlusconi: “Eluana potrebbe fare figli”

Berlusconi: “Ogni sforzo per non farla morire. Eluana potrebbe fare figli”

venerdì 6 febbraio 2009

Nella primavera

In stand by a Palermo.
Il mio regalo di compleanno.

martedì 3 febbraio 2009

Oh, oh...

-10, -9, - 8 ..... ora sono arrivati!

E se fossi io?

"E se fossi io?"
Sarebbe forse questa l'unica domanda da porre dinnanzi a noi stessi confrontandoci con la storia di Eluana.
Penso a piccoli esempi, a storie di ogni giorno, senza voler per forza ricorrere agli esempi estremi che storie come queste possono evocare.
Mi chiedo quale amore possa stare in ognuno di noi per poter sopravvivere alla privazione delle nostre aspirazioni, dei nostri bisogni, per la totale dedizione ad una persona. Sia figlio, sia madre, sia amante o marito.
Io non so cosa farei. Non ho risposte. Francamente, non so come potrei reagire a qualcosa del genere. Mi sento forse troppo viziato per poter rinunciare a me stesso. Non lo so. Tenterei credo, ma per quanto tempo?
Non credo che molti di noi potrebbero rispondere a piè sospinto ad una domanda del genere. Nessuno a priori, senza rischiare di cadere nell'ipocrisia.
E non voglio neanche fingermi sociologo guardando al semplice ruolo che gli anziani hanno nella nostra società quando perdono la loro autosufficienza totale.
Forse per questo bisognerebbe semplicemente tacere dinnanzi alla dedizione che noi forse non avremo mai.
Guardando a se stessi e agli esempi che ci circodano.
Muovendosi verso una libertà di scelta che non è superficialità. E' comprensione di un limite difficilmente individuabile altrimenti.
Che poi, la chiave è negli esempi che la vita ci dona e nell'educazione che riceviamo.
Penso a questo, ed intanto in questi anni quest'amore io lo sto vedendo. Giorno per giorno, nonostante le difficoltà che evidentemente s'incontrano.
E per questo penso che sia normale.
Anche se, guardandomi intorno, proprio normale non è.

lunedì 2 febbraio 2009

Stanno arrivando

E mancano solo due giorni.

domenica 1 febbraio 2009

Un pò di cose che fanno incazzare

Torno finalmente in rete. Mi sono perso il tracollo di Google in questo finesettimana, ma in compenso ho trovato il modo di farmi fregare come un citrullo 15 euro dalla Wind, senza aver ancora capito il come.
Ho letto in giro un pò di cose che fanno girare, come direbbe Camilleri, "i cabbasisi".
In primis il palermitano Carlo Vizzini ha trovato il modo (non di certo in autonomia dal governo) di inserire una norma nel disegno di legge 847, noto come "Brunetta", che prova a distruggere la Corte di Conti mettendola alle dipendenza della politica. Il come lo spiega GianAntonio Stella sul Corriere in quest'articolo.
Poi, per dare un colpo alla botte, gran colpo dall'opposizione. Qualche settimana fa avevano presentato (Idv, Pd e stra ahahah l'Udc) una mozione per far dimettere il sottosegretario all'economia Cosentino, accusato da vari pentiti di aver fiancheggiato i Casalesi. Ed al momento del voto molti dei rappresentanti di questi partiti non si sono presentati facendo saltare tutto. Segnatevi questi nomi qui se un giorno tornerà la possibilità di poter scegliere le preferenze. Purtroppo è fin troppo facile parlare, ben altra cosa far seguire i fatti alle parole.
Ed infine un saluto ad un ragazzo, Giuseppe Gatì, che da ieri non c'è più, morto per un incidente sul lavoro. Uno di quei ragazzi con l'idea dell'impegno per la sua Sicilia, e che cercava di fare qualcosa per renderla migliore. Era diventato "famoso" per il suo video in cui contestava Sgarbi, e per questo era stato anche querelato.

Riporto una frase dal suo blog, che dice più di ogni altra parola.
7 Aprile 2008
“Io ho deciso di rimanere qui, perchè non devo essere io ad emigrare per non “sporcarmi le mani” per cercare un lavoro, ma deve andare via chi questa terra l’ha martoriata.
Ho creato un piccolo spazio cartaceo che periodicamente metto in giro (volantini e manifesti) al quale ho dato il nome di QUI CAMPOBELLO LIBERA (il mio paese infatti si chiama Campobello di Licata in provincia di Agrigento).
Ancora sono il solo ad occuparmene, ma confido di risvegliare qualche bell’anima; Il mio spazio si occupa di informare i cittadini di ciò che i media nazionali oscurano o censurano: condannati in parlamento, leggi vergogna, inciuci ecc.
Ho già avuto i primi commenti negativi, ma non mi fermo qui. Questa è la mia terra e io la difendo.”
Giuseppe Gatì

p.s. In merito alla questione Cosentino ho appena letto la versione di Gianni Cuperlo, uno degli astenuti. Per completezza andrebbe letta anche questa versione, che non assolve nessuno, ma può giustificare qualcuno.

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