"Io anelo alla mia terra, nella cui polvere si sono consunte le membra e le ossa dei miei. Ricordo la Sicilia, e il ricordo viene dal dolore che mi travaglia. Ma se fui bandito da un paradiso come posso io darne informazioni"

domenica 22 febbraio 2009

Che sfida

Ho appena letto questo articolo, da leggere per intero, che prende spunto da Revolutionary Road. Sono cose a cui ho sempre pensato, a cui tutti dovrebbero pensare, e che presuppongono una grande sfida che, certo, fa tremare le gambe.

"Ogni coppia ha la pretesa di essere speciale. Al ristorante, con la tua compagna, commenti sottovoce i due seduti al tavolo accanto, che mangiano con gli occhi fissi sul piatto, senza scambiarsi una parola. Insinui malignamente che non abbiano nulla da dirsi e la tua compagna ride, vagamente euforica per via del vino rosso. Voi, che invece parlate di tutto (April: «È vero, Frank. Dico sul serio. Sei la persona più interessante che abbia mai conosciuto»). Poi, un sabato pomeriggio di questi, in cui la tentazione dei saldi vi ha strappato dalla casa accogliente, trascinandovi per le vie affollate del centro, dentro negozi surriscaldati e poi di nuovo fuori al freddo, vi fermate di fronte a una vetrina, muti. Nel riflesso del vetro tu scorgi una coppia attempata, in piedi lì accanto. Non si tengono a braccetto, non si toccano. Lei scruta sospettosa all' interno del negozio, mentre lui guarda altrove, annoiato e distante. Indossano una pelliccia sintetica e un cappotto dal taglio classico, rispettivamente. Si allontanano e tu pensi che non vuoi diventare così. Mai e poi mai. Hai i nervi tesi - il caos, la lunga camminata, quella estenuante discussione sul colore del copriletto nuovo - al punto che lo dici anche, ad alta voce. La tua compagna si volta: «Così come?». «Come quelli, li vedi?». Lei obietta che quei due non hanno nulla che non vada, le pare, e in effetti non ce l' hanno, se non fosse per quella cappa di noia e frustrazione e disillusione che li avvolge, per la cancrena dei ruoli di marito-moglie perbene che li divora sotto i vestiti pesanti e che tu hai distinto con tanta terrorizzante chiarezza, come un' oscura premonizione. «Così borghesi» dici. Non trovi parola più adatta di quella - borghese -, con il suo insidioso duplice significato («incline al quieto vivere, amante dell' ordine costituito politicamente, socialmente, economicamente» / «persona di corte vedute, di opinioni meschine, di comportamenti banali» - Zingarelli, 2006). La tua compagna s' irrigidisce. Ecco fatto, ancora una volta hai tradito quel fondamento che è alla base del vostro stare insieme: la sicurezza che voi siete diversi, che voi siete meglio di così, la fiducia incondizionata nel continuo miglioramento che il vostro amore saprà darvi. «Credi sul serio che noi siamo dei borghesi?» domanda lei.

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