"Io anelo alla mia terra, nella cui polvere si sono consunte le membra e le ossa dei miei. Ricordo la Sicilia, e il ricordo viene dal dolore che mi travaglia. Ma se fui bandito da un paradiso come posso io darne informazioni"

giovedì 28 gennaio 2010

Prossime tendenze

Comunque sia, l'uomo col borsello tornerà rampante.

mercoledì 27 gennaio 2010

Due volte sono troppe

Il bel vantaggio offerto dai social network che frequentiamo è quello di venir a contatto con le opinioni di chi la pensa spesso in maniera totalmente diversa alla nostra.
Mentre i nostri incontri, quelli che di virtuale non hanno nulla, raramente ci consentono di discutere delle nostre opinioni, sia per l'abitudine nel frequentare più facilmente chi ha idee simili alle nostre, sia perchè spesso certi argomenti vengono spesso glissati verso temi magari un pò più leggeri, su facebook, per dire, la platea più ampia e non so, la sensazione di trovarsi dinnanzi ad uno specchio, ho l'impressione che mettano maggiormente nella condizione di esprimere i propri pensieri spontaneamente.
Ti trovi cosi tirato dentro a controbattere posizioni che ritenevi talmente assodate, per il tuo piccolo mondo, ma che li fuori sono totalmente messe in discussione.
Mi sono accorto in questo modo che la giornata della memoria, cosi ecumenicamente partecipata e celebrata, non gode di particolari simpatie, e me ne sono reso conto inciampando per due volte nello stesso identico discorso. Forse sono particolarmente permaloso, ma certe frasi buttate li, un pò di interrogativi me li pongono.
Propongo cosi un pezzo di uno di questi dialoghi, scaturita da una semplice affermazione nello stato di un contatto, prof di lettere, che cosi recitava:
"Poesie per la Shoah... Ogni anno, per non dimenticare."
La reazione, che mi ha fatto rizzare un pò i capelli, cosi recitava:

"Già che ci sei perchè nn fai ricordare anche lo sterminio degli Armeni?? Non dobbiamo dimenticare nemmeno quello, anzi molti lo dovrebbero CONOSCERE! Gli ebrei li ricordiamo anche troppo!"

L'ho detto, sono particolarmente permaloso su certi argomenti, ma quella frase li, quell' anche troppo, mi ha fatto rizzare i capelli. Non ho mai avuto particolare simpatia per le giornate commemorative, che rischiano di perdersi nella retorica spenta, però ho sempre pensato che se debbono avere un senso, sia che si parli dell'olocausto, del genocidio armeno, del massacro dei tutsi, questo senso debba essere nella negazione della violenza, nel riconoscimento del rispetto verso il prossimo, nel tentativo di scongiurare che questi momenti di black out della storia si possano ripetere. E soprattutto nel tentativo di far passare questo messaggio, universale, ai più giovani, che almeno non hanno ancora perso la voglia di ascoltare.
Evidentemente non era tutto cosi scontato per come supponevo, se la reazione al mio appunto aveva questo tono:

"Non è poi così curiosa [n.d.r. l'affermazione su quel troppo] se ci pensi e se riesci ad analizzare ciò che accade nel mondo oltre alle notizie che ci vengono date. Non bisognerebbe accettare tutto passivamente. Lo sterminio degli Armeni lo cito quando si parla di ebrei perchè è stato molto simile, anzi peggio. Perchè una vita ebrea ha più valore delle altre? Inoltre non credo che andrebbe ancora ricordato un popolo che sta attuando le stesse atrocità ad un altro paese, che non gli ha mai fatto nulla.... Vorrei solo che la gente riflettesse di più.."

A quanto pare sta passando l'idea per cui ricordare gli ebrei e lo sterminio nazista (che poi non ha riguardato solo gli ebrei, ma vabbè) equivale ad un attribuzione di un valore superiore ad una vita piuttosto che ad un'altra, all'idea che ciò che è successo in Israele negli anni successivi possa essere un alibi per non meritare il valore del ricordo di un tentativo di genocidio.
Un pensiero che sembra generare altro risentimento, e dei distinguo che, sinceramente, lasciano il tempo che trovano, e che per di più, allontanano da quel principio di tolleranza che in giornate come queste dovrebbe venir fuori.

p.s. la discussione si è poi accesa particolarmente, e qui ci sarebbe da aprire un'altra parentesi sulla voglia di metterci in gioco sulle nostre opinioni, ma, sinceramente, si è fatto tardi.

martedì 26 gennaio 2010

Fate spazio

E' da un pò che, su questo blog, non parlo di politica e del partito democratico, in particolare. E' avvilente vedere una tale incapacità di cogliere il ventre del proprio elettorato da parte di una classe dirigente che sembra persa nei propri giochi interni, assolutamente incapace di promuovere iniziative valide, che possano essere in grado di raccogliere il gran bisogno di partecipazione politica che, mi sembra chiaro, sia espresso da una vasta parte del paese.
Non mi interessa discutere neanche degli scandali, piccoli o grandi che siano, che hanno coinvolto tanti amministratori locali, da Del Turco a Delbono, in queste ore. In ogni caso, le dimissioni, a volte persino avventate (ma qui occorrerebbe aprire una parentesi molto ampia), dimostrano comunque ben altro spessore dinnanzi al continuo menefreghismo di altre parti politiche.

Però mi piacerebbe mettere in evidenza, dopo quello che è successo negli ultimi mesi, un elemento che finalmente si sta palesando davanti agli occhi di tutti.
Non userò parole mie ma quelle scritte ieri da Francesco:

Trovo [...] sinceramente disarmante che questa lucidità e questa capacità
di analisi [n.d.r. si parla della situazione pugliese, in particolare] si accompagnino – e non è la prima volta – a un triste e patente dilettantismo nella costruzione delle soluzioni ai problemi: un fenomeno ricorrente al punto da diventare quasi comico, specie se consideriamo che i padri di questo ennesimo fallimento non perdono occasione per fare l’elogio dei professionisti della politica, non senza una certa spocchia, contrapponendosi alla superficialità inconcludente del resto del mondo.
Io sono fermamente convinto che la politica sia un mestiere che richiede talento, capacità, intelligenza ed esperienza, e che non basta saper fare bene un altro mestiere per improvvisarsi politici. Sono, insomma, per i professionisti: per quelli che capiscono la politica, che sanno analizzare la realtà, prevedere le sue evoluzioni e in conseguenza di queste prendere le giuste decisioni per produrre i risultati desiderati. Per questa ragione, spero che chi ha gestito la vicenda pugliese abbia capito una volta per tutte di essere sprovvisto di queste capacità. Largo ai professionisti della politica, per favore.

Elementi successivi

Per chi non ha molto tempo, vi dico che a breve Genova entrerà a far parte della mia vita, non da subito ma succederà. Mi trasferirò li, o comunque sarà una delle città tra cui mi dividerò, insieme a Milano.
Per chi invece volesse continuare, avevo voglia di metter giù due righe in più.

C'era, quando studiavo analisi matematica, questa cosa delle serie numeriche. Andavi a prendere un dato termine e sommavi, sommavi, mettevi insieme un numero dopo l'altro infinite volte, senza sapere quello che saresti andato a trovare. A volte quella somma divergeva, tendeva cioè ad assumere un valore infinito, altre, invece, ti trovavi ad osservare la sua convergenza verso un valore che ne definiva il carattere. Proprio cosi, il carattere, ed i matematici avevano studiato criteri che consentissero di comprendere piuttosto velocemente, non solo la convergenza, ma anche il valore assunto da questa somma infinita.
Sarebbe come sentir suonare la sinfonia soltanto guardando le note sullo spartito, come saper già cosa succederà domani andando a guardare quelle che sono state le scelte assunte fino al giorno prima, se non ce ne fossimo già dimenticati. Niente male, ad aver un dono di questo tipo.
Di fatto però, le scelte che andiamo a compiere continuano a sommarsi una dietro l'altra senza che ci sia dato sapere cosa ci sarà dopo la curva, andando a definire quello che sarà il nostro percorso successivo. Si potrebbe addirittura dire vanno anche loro a sommarsi andando a definire il nostro distintivo carattere.
Non stabiliscono una strada verso la felicità o per qualsiasi altra fandonia di questo tipo, definiscono ciò che siamo, il nostro modo di affrontare la strada.
I giorni della settimana trascorsa sono stati colmi di scelte, magnifiche, perchè sperate da tanto tempo, ma allo stesso tempo complicate, cariche di innumerevoli sfaccettature, da renderle cosi importanti da provocare grovigli allo stomaco e mal di testa, a forza di esaminare i vari risvolti da ogni possibile punto di vista.
Si direbbe che si debbano fare di cuore, tali scelte. Oppure ragionando d'istinto, mettendo tutto quello che si può nei propri pensieri, e partorendo la decisione.
La mia, la nostra, è stata folle. A giudicarla dall'esterno soggetta ad ogni possibile critica.
Ho messo la libertà al primo posto, questa parola spesso abusata.
Folle perchè nella scelta della città in cui dovevamo decidere di vivere, non avevamo a dire il vero, molte possibilità. Folle perchè una scelta, la più saggia forse, la più sensata, ci conduceva in un luogo che non sentivamo di amare, in cui avevamo la sensazione che non ci saremmo mai trovati a casa. Un luogo che non sentivamo come nostro.
Siamo stati folli perchè abbiamo scelto una città, che non conosciamo neanche tanto bene, ma in cui la nostra pelle ha respirato quell'aria bella che desideravamo respirare. Abbiamo scelto, a pensarci bene, di darle una fiducia inaudita.
Siamo stati folli perchè certe situazioni si complicheranno, altre richiederanno nuove soluzioni, e forse maggiori sacrifici.
Siamo stati folli perchè abbiamo permesso che non fosse soltanto il percorso lavorativo a decidere tutto delle nostre vite, perchè abbiamo finalmente scelto di scegliere, di mettere le nostre idee al primo posto, mettendo tutto intorno.
Forse è stato tutto assurdo, ed ha ragione il mondo intero, ma a quello che si racconta a parole, bisogna dargli un senso. Un senso che oggi mi rende fiero di me stesso.
Abbiamo scelto Genova, insomma.
Non sappiamo se questa somma di elementi successivi ci condurrà, proprio come una serie, ad una divergenza piuttosto che ad una convergenza.
Sappiamo soltanto che non avremo nulla di cui pentirci. Di cui aver rimorso.

lunedì 25 gennaio 2010

Campo dei fiori, Roma


mercoledì 20 gennaio 2010

Un Bertolaso vi salverà

Grave danno allo scarico dell'acqua di casa mia.
Si preannuncia l'arrivo di Bertolaso.

martedì 19 gennaio 2010

Due notizie da Palermo

Apprendo solo adesso che le forze dell'ordine, dopo vari tentativi, hanno effettuato lo sgombero dello Zetalab, storico laboratorio sociale occupato palermitano, che tra le tante attività offriva ospitalità ad un folto gruppo di extracomunitari, aiutandone l'inserimento nel nostro paese. La storia del luogo, che giaceva in stato d'abbandono da parecchi anni, ed i motivi che hanno condotto alla giornata di oggi sono spiegati in queste pagine.

Nella stessa giornata la città si è svegliata con i muri tapezzati dai manifesti su cui campeggiava l'immagine dei recenti arresti di Nicchi e Raccuglia, con su la scritta "Farete tutti questa fine". Era la lodevole iniziativa della Giovane Italia, movimento giovanile dell'ala ex-An del Pdl, un modo per ricordare l'anniversario della nascita di Paolo Borsellino. Il manifesto non si fermava allo slogan ma si faceva portatore di un messaggio alla classe politica per dare l'ultimo scossone al potere mafioso.
Fermo restando che iniziative come queste siano apprezzabili, soltanto un cruccio mi disturba. Da sempre, almeno da quando ho memoria, non ricordo un'iniziativa simile proposta dai gruppi affini a quello di cui sopra che abbiano ricordato con la stessa enfasi le altre vittime della ferocia mafiosa. Il limite tra la necessita della memoria e lo sfruttamento dell'immagine, e delle simpatie politiche, di un uomo della caratura di Paolo Borsellino, è parecchio sottile.

Update: Sergio, sul suo blog, racconta l'esperienza diretta su quanto successo ieri allo Zetalab.

lunedì 18 gennaio 2010

La mia lingua, frenata

Non riuscivo a capire cosa mi trattenesse in quei pochi secondi dal pronunciare quelle poche parole, a dire semplicemente "Pronto", la mia lingua che sembrava frenata da quella voce che non riconoscevo più, dimenticata com'era da milioni di altre, che in questi anni si erano sovrapposte ad essa. Era forse l'emozione per una pagina che si riapriva, che ridiventava contemporanea, che veniva a farmi visita, dopo esser stata parte fondamentale di una vita precedente. Di fatto, non la riconoscevo.
Il suo profilo su facebook, sul quale avevo sbirciato, era incompleto, nessuna foto, nessun'altra indicazione, potevano aiutarmi a riprendere contatto in maniera meno imprudente. Soltanto una data di nascita per farmi capire la sua età adesso, e farmi comprendere solo oggi, quanto era giovane allora, quando lo guardavo e cercavo da lui un aiuto, una parola, una guida.
In quegli istanti di silenzio, in quel vuoto, mi sono trovato a riempire quegli anni di silenzio, a ricercare un appiglio che mi riconducesse all'ultimo momento in cui ci siamo sentiti, che mi servisse a capire che era davvero lui a parlarmi all'altro capo del telefono. Non l'ho trovato, nient'affatto, ma occorreva andare avanti.

"Pronto, sei tu?" "Ciao, Mauro, si certo che sono io"

E da li il diluvio su di me.
Sono passati poco più di dieci anni, dieci anni, dall'ultimo momento che ci siamo visti. Sono passato più d'una volta davanti casa sua senza ricordarmi il numero civico, e più d'una volta mi sono ripromesso di fermarmi, posteggiare, in quella strada cosi affollata, incasinata, e girare uno per uno i portoni, fino a trovare quel cognome. Mai fatto, sempre rimandato, chissà poi perchè.
In effetti non avevo dimenticato quanto fosse stato importante averlo avuto al fianco, in quel momento, quando l'insicurezza dell'adolescenza tocca i suoi picchi, quando la timidezza della mia infanzia sembrava insuperabile, avere lui accanto a dire la parola giusta per stimolarmi, spingermi oltre il burrone, tirarmi in mezzo al cerchio, darmi il giusto carico di responsabilità.
C'è stato molto di mezzo tra quell'ieri e quest'oggi. Ho bene in mente come la rottura, lentamente sia avvenuta, come si sia rotta la magia di quegli anni, con piccoli strattoni, con le disgrazie che la vita ti nasconde e che, inesorabilmente, ti cambiano.
D'un tratto è sparito tutto. Ho cambiato frequentazioni, ho cambiato zona, ho cambiato abitudini, e di tutto quello che era stato rimaneva ben poco.
Era una perdita, per come la vivevo allora, una sconfitta. Una svolta, totale.
Si è trasformata poi in un attimo di bellezza probabilmente irripetibile, che tanto dovrebbe dirmi sulla paura di cambiare che in questi giorni mi prende.
C'è stato da quel punto li, però, un prima ed un dopo. A legarli è stato l'impegno che mi sarei assunto di li in avanti, e mi sono trovato a pensare spesso, in quei momenti, che molto di quello che davo era l'immagine di ciò che era stato lui per me. Per quanto sia stato buono il mio lavoro, in quegli anni, era il frutto di ciò che lui aveva seminato, e che si stava perdendo.
Ci siamo incontrati adesso, in una vita ancora diversa, per uno strano gioco del destino, e chissà perchè.
Un prete, Don Cesare, che non ho mai conosciuto, a legare quest'assenza.
Adesso che sta di nuovo tutto per cambiare, l'ho ritrovato.
Il mio capo Reparto.

giovedì 14 gennaio 2010

Lo stesso discorso, da sempre.

Un paio di sere fa Serena Dandini mostrava nella sua trasmissione un vecchio filmato (minuto 25, per chi volesse) custodito nelle teche della Rai con Beniamino Placido, nel quale il giornalista (di cui tanto ho sentito parlare in questi giorni, quanto lo disconoscevo quando era in vita) riprendeva un anedotto semplice ma quanto mai efficace raccontato da Tolstoj, la storia di una contessa russa che va a teatro con la sua carrozza, in una gelida notte invernale, per vedere "La capanna dello Zio Tom", e si commuove, sinceramente, nel vedere come laggiù, in una terra lontana, quei poveri "negri", o neri, che dir si voglia, soffrano vivendo in situazioni assurde, mentre il suo cocchiere l'aspetta fuori dal teatro letteralmente morendo di freddo.
E mi viene cosi da pensare alla rincorsa alla solidarietà, agli appelli accorati per le raccolte fondi per quello che di terribile è successo ad Haiti, alla commozione corale con cui parteciperemo a questo lutto e parallelamente ripenso a tutti i distinguo, alle prese di posizione, alle parole sprezzanti con cui si sono accompagnate le immagini della cacciata da Rosarno degli immigrati.
Come se non si trattasse della stessa sofferenza, come se fossero eventi incorrelati, come se non ci trovassimo dinnanzi ai segni lampanti di un mondo spesso trascurato che bussa alle nostre porte chiedendoci il conto.
E' lo stesso discorso, da sempre, però a quanto pare, è necessario ribadirlo costantemente.

mercoledì 13 gennaio 2010

Qualcuno che alza la testa

E da un pò che non scrivo di ciò che succede qui intorno, in fondo c'è fin troppo rumore ed evitare ridondanze, soprattutto se non aggiungono altro a quanto già leggo qui e li, può anche essere visto come un segno di maturità.
Però oggi ho sentito che Google ha detto no, finalmente, a quel colosso economico nel quale ogni altra azienda del mondo vorrebbe finir dentro.
E a me pare un'ottima notizia per il futuro, un segnale che forse, non necessariamente, ogni nazione debba abbassare la testa, in nome di un interesse puramente economico, alla Cina, una delle più grandi dittature ancora presenti al mondo e nella quale le libertà personali vengono calpestate giorno per giorno.
(l'immagine l'ho rubata a lui)

martedì 12 gennaio 2010

Electronic Bus Stop

Si, è proprio da nerd, ma non ho resistito.

lunedì 11 gennaio 2010

Palinsesti paralleli

Sarà uno strano gioco dei palinsesti se su Raidue Minoli santifica Craxi e sulLa 7 danno "La grande fuga"?


domenica 10 gennaio 2010

The hangover

Questa è la commedia più divertente che abbia visto negli ultimi cinque anni, almeno.
La storia è semplice, tre dude accompagnano il loro amico a Las Vegas per festeggiare l'addio al celibato, e si ritrovano il giorno dopo alle prese con i casini di una notte da bagordi a cui devono assolutamente trovare un senso per poter arrivare in tempo per la cerimonia nuziale.
C'è il figo, professore per necessità più che per volontà, il dentista represso dalla fidanzata iper oppressiva, ed il fuori di testa, disadattato, ma assolutamente il più geniale della compagnia.
Difficile trovare un modo più godibile per passare due ore di leggerezza e di ilarità (letteralmente, sarò io scemo, ma non ho smesso di ridere un attimo) soprattutto facendo il confronto con ciò che dalle nostre parti non cessa neanche per un anno di far botteghino.

p.s. e devo dire grazie per il suggerimento a certe frequentazioni in rete

venerdì 8 gennaio 2010

Il senno di poi

A pensarci adesso un pò di quella lucidità che mi mancava qualche giorno fa probabilmente era dovuta all'influenza in arrivo e che mi tiene da due giorni a casa.

Orio, Wallace

Ho pensato che troppo spesso ho trovato pagine di pura intelligenza all' interno di ciò che leggo, ho trovato la perfezione in poche righe e li mi sono fermato a sorridere, inebetito direi. Non ho avuto mai una gran memoria e me n'è fregato sempre poco di snocciolare citazioni in pubblico per mostrare inutilmente chissà che. E però mi sarebbe piaciuto fermarli quegli attimi li, prima di farli perdere nell'oblio, e metterli in un cantuccio dove ogni tanto poter fare una visita, proprio come ad un album di famiglia. Fermare un momento di stazionarietà, per come ti si guarda dal di fuori, ma in cui la tua mente vola ed è libera di vedere terreni inesplorati.
Tra i tanti motivi per cui sono felice del potente strumento che tengo in mano (e non pensate male) anche adesso aggiungo anche questa possibilità. E magari questi momenti li condividerò anche qui.
Questo, per esempio, è l'ultima pagina memorabile.

p.s. Molto di quello che di interessante invece leggo ogni giorno in rete lo metto nella colonnina qui a fianco, se qualcuno non se ne fosse accorto.

giovedì 7 gennaio 2010

Ad aver lucidità

Ho l'impressione che mi manchi quando sono solo il giusto grado di lucidità. Parlo di quella lucidità che ti fa continuare un lavoro giorno dopo giorno riprendendo sempre dal punto in cui l' hai lasciata. Non parlo degli impegni lavorativi, li non ci si scappa. Parlo del mio tempo libero, che mi sembra, a guardarlo adesso, speso un pò a vanvera. C'è sempre un elemento di distrazione pronto ad intervenire, a spezzare la noia della ripetizione si potrebbe pensare, ma che è come un tarlo che proprio non riesce a farmi condurre una barca che sia una in porto.
Ne farò prima o poi una lista di questi tarli, rigorosamente personale, e proverò a depennarli ad uno ad uno. Anche se sono sicuro che scompariranno d'un tratto tutti quanti, se tutto andrà come deve.
Se tornerò a svuotarmi da me stesso.

lunedì 4 gennaio 2010

Ripartire

Un ultimo sguardo da quella terrazza sul mare di Punta Raisi genialmente messa li, poco prima degli imbarchi, e poi, si ricomincia.

sabato 2 gennaio 2010

Ultime notizie

L'ultimo regalo del 2009 è stata questa busta, attesa da un anno e mezzo e arrivata poche ore prima della mezzanotte, alle 19:30, inattesa e desiderata come non mai.
Segno di un possibile nuovo percorso e delle scelte importanti che questo 2010 mi riserverà, già dal 22 di questo mese.

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