"Io anelo alla mia terra, nella cui polvere si sono consunte le membra e le ossa dei miei. Ricordo la Sicilia, e il ricordo viene dal dolore che mi travaglia. Ma se fui bandito da un paradiso come posso io darne informazioni"

martedì 30 marzo 2010

Nessuna pietà

Il giorno dopo le elezioni sono sempre una pessima persona. Intrattabile.
E non ero neanche uno dei votanti.

domenica 28 marzo 2010

Macchietta di me stesso



Ho visto quest'immagine, ho riso e l'ho ripubblicata su un socialcoso.
E ho fatto un errore madornale nel cadere in questa trappola, perché tra i tanti modi per ridere di qualcuno questo è davvero il più idiota.
Nonostante Brunetta, o forse soprattutto per questo.


E devo dir grazie ad un mio amico, Giuseppe, per avermelo ricordato.

venerdì 26 marzo 2010

Neanche la Nazionale

Ciò che può soltanto la nazionale è riuscito a Berlusconi, e forse dovremmo trovare il modo per ringraziarlo, una buona volta.
Catalizzatore dei cattivi pensieri del quaranta per cento degli Italiani, che ieri sera sembra abbiano trovato la propria valvola di sfiato, a guardare i commenti che si leggono in giro.
Cogliendo l'invito dei ragazzi di Ponteranica, sono andato a vedere la trasmissione in un piccolo locale del paese. Arrivato abbastanza presto, cosi da poter mangiare un boccone almeno prima della trasmissione, ho trovato la sala, di per se abbastanza grande, con qualche posto occupato da clienti intenti nella lettura di quotidiani e riviste, o in partite a dama. In poche decine di minuti, ogni panca era invece occupata, il bancone circondato da avventori, e ogni tentativo di movimento richiedeva una lunga sequela di permessi e compermessi.
Quelli che erano i racconti degli anni '60 con i bar affollati di gente a guardare il Rischiatutto, o Canzonissima, si stavano letteralmente manifestando davanti i miei occhi. Qualcosa di totalmente diverso dell'ambiente, ben più popolare, di una partita del pallone al bar. Quello che viene descritto come evento innovativo è stato piuttosto, per i miei occhi, un salto in un passato che non ho vissuto.
Un'atmosfera complice come non si stesse per guardare la solita trasmissione che magari ogni giovedì sera attraversavamo con uno zapping, o ci mettevamo a criticare da un divano. Come se quasi ci si aspettasse una catarsi, in quella serata in cui tanti volti, censurati o osannati dagli antiberlusconiani, avrebbero trovato voce.
Poi la serata è stata ciò che si aspettava, con i contenuti che conosciamo e che magari non condividiamo del tutto, ma con punte più o meno notevoli negli interventi di Luttazzi (il turpiloquio eletto ad arte?), della Gabanelli, di Monicelli, o nel delirio di Morgan (qualcuno faccia qualcosa per quest'uomo), o di Benigni, per dire qualche nome. Era tutto un susseguirsi di sguardi di compiacimento, di dubbio, di stupore con il vicino di tavolo, di applausi convinti, di attimi di estrema attenzione.
Nulla che sposti di una virgola il voto di domenica prossima, o la coscienza dei soliti indifferenti per i quali magari non è successo niente, a guardare i soliti tg.
Ma con un effetto dirompente, se è riuscito, attraverso questa migrazione alla "tv 2.0", cross-mediale, a portare in un piccolo bar di paese, o sulle piazze virtuali, decine, centinaia di persone a condividere un sentimento comune di imbarazzo per la situazione che stiamo vivendo.

Fosse solo per questo, dovremmo davvero ringraziarlo, quell'omino li.
E vabbè, anche chi l'ha pensata una serata così.

C'era canzonissima?


Domani,magari ve lo racconto, come ho vissuto io questa serata.

martedì 23 marzo 2010

Autogrill

Era da un'intera giornata che andava guidando, fin da Reggio Calabria, dalla quale era partita già cinque ore prima.
Soltanto un tiepido sole d'inizio primavera le faceva compagnia, e la voce di quello stupido speaker alla radio che andava farfugliando parole nell'etere, giusto per essere perse, subito dopo.
Le labbra bruciavano chiedendo acqua, le implorarono di fermarsi al prossimo autogrill.
Scese, svogliatamente, raccogliendo la borsa dalla quale stavano fuoriscendo buona parte dei suoi effetti personali. Si diresse al bar e poi, al bagno. Dinnanzi alla porta si fermò e decise, senza sapere poi bene perchè, di entrare in quello degli uomini. Aprì la porta mentre la donna delle pulizie, distratta, dava una pulita a quegli specchi sempre troppo sporchi. Cercò in quella borsa la penna con cui fino a poco tempo fa disegnava i suoi progetti, e sul muro scrisse: "Senza te, non posso più stare. Chiamami, ti prego".
Dopo pochi minuti, era nuovamente in macchina. Era già troppo tardi.

Per amarti



Cerco di metterla in cantina, ma ogni tanto mi sembra necessario farla riemergere.

E adesso come la mettiamo?

Stuzzicare i miei amici destrorsi (e per fortuna che esistono), che dall'inizio della sua presidenza non sperano che nel suo fallimento, nella giornata della vittoria più importante, non ha prezzo.

lunedì 22 marzo 2010

Ero altrove


Non ho alcun interesse nel mettermi a contare i partecipanti alle manifestazioni di sabato, pur condividendo l'idea che tanto parta da li, dal non far passare le balle che da sempre ci ha propinato. Io ero a Milano, ad una manifestazione colorata, spontanea, spensierata lungo il corteo, pensierosa e sopraffatta dall'immobilità durante un elenco infinito di vittime pronunciate da molte voci. Ho sentito il silenzio, nessuna promessa, nessuna cantilena, nessuna patetica nenia.


Ho sentito le parole dirompenti di Don Luigi Ciotti, che promettevano l'impegno solito di Libera e di tante altre associazioni, continuo. Non ho sentito promesse idiote che sembrano un gioco a forzar la mano, nel continuo rilancio di questi anni.
Ho visto semplicemente una piazza diversa, saremo stati anche in cinque.
In una città in cui tralaltro qualcuno continua a sostenere che la mafia non esista.
E soprattutto, ho visto altre immagini.


p.s. qualche altra foto, qui.

mercoledì 17 marzo 2010

Visti dal solito divano, non c'è davvero nient'altro?

La mediocrità della televisione italiana sembra del tutto evidente in questo periodo di silenzio per i dibattiti politici. Presa al netto dei teatrini delle poltrone rimane poco altro che repliche di vecchie interviste, film all'ennesima riproposizione, filmati d'epoca con documentari tappa buchi buoni per ogni occasione.
E quindi, aldilà dell'idea stereotipata secondo cui gli italiani non siano sufficientemente informati sulle vicende del paese, esistono troppe trasmissioni che rispondono ad un'esigenza a quanto pare evidente. Che sia programma di approfondimento o varietà, non si esce fuori da
questo circolo vizioso, per cui verrebbe da chiedere agli autori italiani, davvero non esiste nient'altro che possa regalarci una seppur distratta serata televisiva?

Attacchinaggi

I ragazzi di AddioPizzo da un paio di giorni hanno rimesso in moto le dinamiche da guerrila marketing che li hanno caratterizzati sin dall'inizio della loro avventura.
Bravi, come sempre.

lunedì 15 marzo 2010

Preludio di primavera. Elogio alla lentezza.

Montagne imbiancate che improvvisamente sembrano più vicine. Colpa dell'aria limpida, suppongo.
Una lepre nel prato davanti all'ufficio saltella incauta.
Un pomeriggio tornando a camminare lungo le rive dell'Adda.
Un gruppo di amici, che a volte non riesci a comprendere fino in fondo.
Accorgersi di essere oramai in ritardo per la manifestazione.
Le urla divertite nell'infilare sostantivi sconosciuti nelle colonne di un gioco a cui giocheresti sempre, senza farlo mai.
Mettere la testa sul letto, mentre sembra scoppiare, e risvegliarsi con un mal di testa infinito.
Ingurgitare quantità esagerate di brioschi tentando di digerire un pranzo enorme, ridendo esageratamente dietro le maschere di Jeff Bridges e George Clooney.
Sorprendersi divertito tirando tardi con gli strafalcioni raccontati dalla Gialappa.
Entrare in ufficio quando sono già tutti dentro da almeno mezz'ora.
Lentamente.

giovedì 11 marzo 2010

La visione, la conversione, la presa di posizione

Tre punti di vista, tre diverse inclinazioni, per osservae lo stesso inqualificabile soggetto.

lunedì 8 marzo 2010

Cercasi idee, anche riciclate

Però l'idea di un Aventino non sarebbe neanche male, se solo servisse a svegliare un pò di coscienze.
Sarebbe in ogni caso il tempo per far qualcosa di più che tentennare.

Esistono solo le eccezioni

Costituzionale o non costituzionale, non sembra vero che le basi stesse del vivere civile, siano messe in discussione.
C'era un tempo in cui si fotteva beatamente, si cercava il sotterfugio ad ogni livello, ma si aveva almeno il pudore di nascondersi, di farlo con la porta di casa chiusa dietro le spalle.
Le regole erano sempre quel lacciulo stretto dal quale allentare la presa, ogni tanto, però le regole avevano un senso profondo che andava rispettato. Ci si rendeva almeno conto che quella direzione era quella corretta, a cui magari neanche volevi tendere, ma rispetto alla quale misuravi i tuoi comportamenti.
E' venuto adesso il tempo della regola costruita ad hoc, una nuova regola per ogni esigenza, per ogni infrazione. E se la perfezione non è raggiungibile, costruiamocela a nostro piacimento. Costruiamo un mondo nel quale possiamo sentire la nostra coscienza non abbaiarci contro, nel quale tutto è lecito.
Si, si tratta di forma. Ma mai come adesso forma è sostanza,



e sostanza è forma.


Specchi

Mi dici, dopo più di tre anni a non vederci, di avermi visto cambiato, diverso, poco sereno.
Ed è strano che proprio nel momento in cui ti sembra di aver rinconquistato quella tranquillità che avevi messo in discussione, ricevere un giudizio cosi inatteso.
Ma è pur vero che, è cambiato davvero tanto, e quella che adesso sembra serenità forse è soltanto una copia, nemmeno riuscita bene, di ciò che ricordavi in me fino a qualche tempo fa.
O forse gli occhi di chi ti conosce sono l'unico specchio sincero.

martedì 2 marzo 2010

Il più sapiente della cricca

"La Polverini accusa un ritardo. Berlusconi suda freddo"

Cosi oggi Wisdoms su facebook. Piccoli Spinoza crescono.

lunedì 1 marzo 2010

Adesso capisco molte cose

Da non credere quanto un buon divano possa tenerti incollato a lui, quanto sia gradevole alla fine di una giornata, quanto cambi l'economia di una serata.
Cosi corro il rischio di diventare pantofolaio

Quel 9% del Pil*

Il ragazzo delle pulizie è entrato oggi pomeriggio al solito orario. Ha posteggiato lo scooter dinnanzi all'ufficio, ha preso le sue scope e, come ogni lunedi, ha cominciato la sua opera.
Cosi anche i due coinquilini ghanesi di mio fratello. Stanotte lui andrà a lavorare per la municipalizzata di Bergamo e lei lo aspetterà rientrare come ogni notte, per mettersi a dormire con lui.
Non mi aspettavo niente di diverso.
Sarebbe stato istruttivo vedere il paese fermarsi, per effetto di un blocco totale degli immigrati, per far notare quanto sia fondamentale il loro ruolo per la nostra economia.
Sarebbe stato opportuno aprire gli occhi ad un Italia sempre più spaventata, cosa saremmo senza la loro presenza.
Ma gli immigrati non possono fermarsi, non se lo possono permettere. Ho visto alcune foto scattate in questa giornata da un pò di amici. Ho visto, naturalmente, molti più italiani. Le manifestazioni, aldilà del valore provocatorio che dubito sia stato colto da quella percentuale costantemente disattenta dell'opinione pubblica, non possono muoversi dall'alto, dalle pagine di un giornale o da un sito.
Dovrebbero nascere dal basso, si, ma l'immigrato non è l'operaio della fabbrica degli anni '60, non trova la forza nel cameratismo della catena di montaggio, è spesso chiuso nella piccola comunità di appartenza.
Per trovar forza alle proprie parole dovrebbe trovar sponda piuttosto nella politica, ed un partito davvero moderno, in un paese normale, dovrebbe insistere sulla necessità di estendere il diritto al voto a chiunque lavori in questo paese in modo regolare. E' faccenda delicata, ma dall'insegnamento delle banlieue francesi e dal fallimento del multiculturalismo olandese, dovrebbe nascere una nuova cultura dell'integrazione. Una nuova strada deve essere possibile.

*da qui.

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