"Io anelo alla mia terra, nella cui polvere si sono consunte le membra e le ossa dei miei. Ricordo la Sicilia, e il ricordo viene dal dolore che mi travaglia. Ma se fui bandito da un paradiso come posso io darne informazioni"

mercoledì 29 aprile 2009

Fin

martedì 28 aprile 2009

Magnifico, magari

Stasera ho bisogno di un antidolorifico. Scampata per il diluvio l'allergia, mi colpisce alle spalle la cervicale.

lunedì 27 aprile 2009

Ci mancherete

Senza di voi adesso i potenti avranno sonni più tranquilli.

Per rimettermi al passo

La trovata del G8 a L'Aquila è geniale. Davvero. Lo ammiro perchè con colpi di teatro stupisce tutti. E stavolta anche creando un immenso ritorno di consensi per questo governo.
Risparmiare, dare l'attenzione internazionale, evitare gli attacchi dei no-global. Anche se fosse un'immensa bugia non importa. Importa il messaggio diretto che è passato agli Italiani da quel momento in poi.

Cosi ieri Scalfari nel suo editoriale:

Le spese per realizzare il G8 alla Maddalena sono state tutte in grandissima parte già fatte (anche se ancora debbono essere pagate). Gli impianti previsti saranno comunque portati a termine. Nessun risparmio da questa parte sarà dunque realizzato. Il grande albergo a cinque stelle costruito nell'isola sarda resterà come una delle tante cattedrali nel deserto, di sperpero del denaro pubblico e di cementificazione di uno degli arcipelaghi più belli d'Europa. Il risparmio sulle spese navali rispetto a quelle aquilane sarà minimo, invece delle navi alla fonda bisognerà mobilitare una flotta di elicotteri che faccia la spola tra Roma e l'Aquila.

I potenti della terra hanno purtroppo larga esperienza di catastrofi naturali, in Giappone, in Louisiana, in Florida, in California, in Russia, in India, in Cina, in Turchia. Insomma nel mondo intero.

Portare il caso Abruzzo all'attenzione del mondo affinché dia una mano per risolverlo è risibile. C'è l'intero continente africano che è di per sé una catastrofe, per citare un solo caso tra tanti.

La sicurezza contro i No Global. Non metteranno piede all'Aquila, l'hanno già detto. Ma faranno altrove le loro prove. Speriamo vivamente che siano prove puramente dimostrative. Se comunque, come scopre ora Bertolaso, garantire sicurezza alla Maddalena era un compito così arduo, ci si domanda adesso perché fu scelta quella località.

Forse Bertolaso ha troppe cose da fare: la protezione contro le catastrofi, i rifiuti dell'immondizia, la progettazione ed esecuzione dei grandi eventi. Il tutto non solo sulle sue spalle ma sulle strutture della Protezione civile. Che non stia nascendo, sotto la leadership politica di Berlusconi, una leadership tecnocratica di Bertolaso? Non credo che i vertici negli altri paesi siano affidati alla Protezione civile. Li curano i ministri dell'Interno, i Servizi di sicurezza, le forze della sicurezza pubblica. Che c'entra la Protezione civile? I pompieri che ne costituiscono l'ossatura?

Bertolaso, racconta il generale della Finanza, Lisi, che lo vede lavorare nella sua scuola, "lavora notte e giorno, non dorme, è una fucina di iniziative, non è un uomo ma un miracolo".

Forse se si concentrasse su uno solo dei suoi tanti compiti eviterebbe alcune disfunzioni che stanno emergendo in questi giorni e che i terremotati vivono sulla loro pelle.

No, neanche Bertolaso è infallibile. Quanto ai miracoli, beati i paesi che sanno farne a meno.

Riflettere su Di Pietro

Uno dei peggiori abbagli degli ultimi mesi riguarda Tonino Di Pietro.
L'ex magistrato si presenta estremo baluardo della giustizia in Italia, l'unico che combatte a piè spinto il leader maximo, contrappuntando ad ogni proposta senza discernimento. Puro e duro.
Capace di conquistare le masse allo stesso modo del suo acerrimo nemico, sulla sponda opposta, cavalcando l'onda di quella che chiamano antipolitica, i V-day di Grillo. Integralista quanto basta per conquistare ampi spazi nell'elettorato deluso dalla sinistra Italiana, in perenne attesa di un rinnovamento sempre atteso. E ciò nonostante si professi vicino alla destra, su alcuni argomenti che stanno a cuore della gente, come sondaggio comanda.
Dal linguaggio ricercatamente caricaturale, e per questo comprensibile.
Verrebbe da infatuarsene, con la simpatia che emana.
Eppure mi sembra quanto mai simile al suo alter ego. Come lui leader unico al comando di un partito sua stessa estensione. Come lui populista. Inseguitore del consenso.
Mi ha fatto accendere la miccia vedere le sue candidature alle Europee. Di Pietro girls, hostess pasionarie, giudici come De Magistris televisivamente noti (sul mio disappunto alla sua candidatura avevo già detto). Ed infine lui candidato ovunque, come Bossi,come Casini, Fini e Berlusconi. Nonostante abbiano un mandato in corso e non andrebbero mai a Bruxelles. Facendo andare piuttosto gente non votata da nessuno e dimostrando una serietà che in ogni paese civile esiste e che qui invece diventa maniera furbesca per ottenere consensi.
Lo spunto poi più triste va alle critiche per la candidatura di Rosario Crocetta nelle liste del Pd in Sicilia, unico candidato con un mandato in corso in quelle liste. Critiche inopportune vista la caratura del personaggio in questione e le battaglie compiute in questi anni all'interno del comune di Gela.
Critiche che si sono levate anche all'interno del partito stesso, ma a cui ha risposto lo stesso sindaco con una lettera di risposta ad un blogger palermitano. Una risposta quanto mai attuale, viste le intimidazioni di questi giorni. E che dovrebbe far riflettere sulla caratura di Di Pietro piuttosto, e su future alleanze da tenere a distanza.

Caro Sergio,
Nel 2011, non sarò più sindaco… e poi, per una persona come me condannata a morte dalla mafia
come finisce?
Io l’ho messo in conto.
Ma non si scherza con una persona esposta come sono io.
Veltroni mi propose la candidatura alle europee. Io dissi no. Ma il PD l’annunciò lo stesso.
Adesso cosa penseranno le cosche? Ritieni che penseranno alle incompatibilità oppure penseranno che la politica mi ha scaricato?
Se non mi si doveva candidare non bisognava annunciare la mia candidatura.
Un’esperienza come quella di Gela deve avere uno sbocco più ampio, deve essere generalizzata.
Ciao, Rosario

Abbandonare Crocetta significherebbe forse condannarlo ad un oblio pericolosissimo. Per questo credo che le eccezioni debbano esistere, nonostante sostenga che la scelta del Pd sia la via corretta per ridare serietà alla politica.

domenica 26 aprile 2009

In bilico

Torno dal fine settimana a Palermo , frastornato come al solito.
Pensieri contrastanti, vite diverse.
Magari ne riparleremo più avanti.

mercoledì 22 aprile 2009

Portami via

Il cibo di strada è l'essenza della palermitudine. Non può esistere ricordo legato alla città in cui non appaia, magari anche un pò sfocata, l'immagine di una bancarella con parti del cosidetto "quinto quarto", o una rosticceria con banconi stracolmi, in cui il Palermitano possa sfogare le sue frustazioni.
Spinto dal vento della migrazione da settembre sono arrivato in Lombardia. Terra dai colori distanti mille miglia, e nel bene e nel male con consuetudini "diverse".
Tanto diverse dal vedere oggi approvata una legge inammissibile.
La Regione Lombardia ha deciso, oggi, di bloccare la vendita del cibo per strada, sia esso gelato, pizza che kebab.
Una vera emergenza sociale a sentire loro.
Forse per quello i miei concittadini potrebbero rievocare i Vespri Siciliani, l'unico caso che la storia ricordi di rivolta popolare contro il potere da quelle parti.

p.s. Vedo che Luca Sofri si sia indignato oggi per un pò di parcheggi a suo dire strani, a Milano. Davvero dei pivelli.

martedì 21 aprile 2009

Incomprensibile

No, cioè, l'Italia...bla bla bla.....dove le ronde.....bla bla bla... reality.... bla bla bla ..... rom e trans.
Buh!

lunedì 20 aprile 2009

Muri, da abbattere.

Torno sul video che del quale ho parlato ieri, sul servizio di Enrico Lucci, perchè ho trovato il video, e adesso ho visto che anche lui l'ha postato.
Non ho potuto fare a meno di rivederlo, e l'emozione è stata identica. A volte, senza voler cadere nella banalità, serve un evento del genere per comprendere qualcosa che è alla portata di tutti noi e che non riusciamo a comprendere.
Basta davvero poco per incontrarsi, parlare anche delle semplici fatiche quotidiane, ma le nostre case sono costruite per tenerci lontani. Non esistono spazi per la condivisione, resta l'androne di un palazzo e poco altro.
Ripenso alla strutture dei vecchi casali, con una piazza al centro e le case intorno. Penso ai cortili dei palazzi per i quali non c'è più spazio.

video

Adesso posso spegnere

Ieri sera quindi è finito il programma che più mi ha appassionato negli ultimi anni. Uno di quelli che a sentirne la pubblicità ne sarei rimasto lontano un miglio, con aria di supponenza.
Invece, lo scorso anno, complice una serata a casa di amici, guardammo la prima puntata. Fui colpito da un modo di trattare la musica diverso dall'abitudine della televisione Italiana, in maniera originale. Fui colpito da Morgan in uno studio televisivo, all'inizio un pesce fuor d'acqua, che si accapigliava e s'incazzava per gli altri giurati banali spesso nelle loro scelte, e cercava di spiegare la musica a noi povero popolo bue. Finalmente poi si sentivano canzoni interessanti, con arrangiamenti particolari, e con un certo gusto coreografico in prima serate.
Guardai cosi la seconda puntata e cosi a seguire lungo la prima serie. Il giorno dopo era argomento di discussione in ufficio, e la qualità che avevo notato nella prima puntata era reale nelle voci di chi cantava. Le baruffe tra la Maionchi, Morgan e la Ventura mi divertivano, e si evitava la cagnara dei giudizi dal pubblico che ogni tanto sentivo in altre trasmissioni simili.
Ho notato nel tempo che molta gente appassionata di musica e senza puzza sotto al naso aveva avuto la mia stessa sensazione e lo seguiva con interesse, nonostante gli ascolti non fossero mai cosi plebiscitari. E già questa era un'altra garanzia.
La scorsa stagione poi naturalmente il successo di Giusy Ferreri (non storcete il naso, dai!) ha acceso l'interesse, e altri talent hanno capito che c'era chi faceva più seriamente di loro, sfornando gente di talento.
Quest'anno poi, sulla stessa falsariga, gente in gamba si è presentata sul palco. La Maionchi era insolitamente più taciturna, la Ventura assolutamente più banale e nazionalpopolare (e forse proprio per questo necessaria), e Morgan seriamente preso dal suo personaggio e calato nel ruolo di star televisiva (con tutti i difetti che ne seguono). La qualità non è mancata, nonostante la mia preferita sia uscita a due puntate dalla fine (Noemi, se volete andate a sentire Altrove o Alba Chiara, da qualche parte). In semifinale è stato fatto fuori il cantante con la voce più particolare, anche se ancora acerbo, e in finale sono andati Juri, Matteo e i Bastard.
Tutti davvero bravi, ma a questo punto avrei puntato sui Bastard. Rock, dalle montagne del trentino, tre ragazzetti con la testa sulle spalle ma abbastanza folli per fare successo in tv. E forse anche alla radio. Juri, arrivato terzo, era il musicista più completo li dentro, e il suo inedito era il più carino.
Ha vinto Matteo, una voce interessante, ma forse un pò tradizionale.
Vi ho convinto magari un pò?

p.s. Posso avere anch'io le mie manie?

Le parole che non ti ho detto

Consapevole del tuo rifiuto ti ho lasciato andare.
Eri li a due passi da me, eppure non ho avuto il coraggio di stringere il tuo braccio e avvicinarti a me, tanto da renderti inerte, per dirti finalmente ciò che avrei voluto.
Le gambe quasi tremavano, quando la tua figura si allontanava.
Siamo stati insieme per attimi infiniti, in un passato non troppo lontano. Momenti inutili in cui tutto ciò che andava detto è rimasto in un angolo. Sempre qualcos'altro a riempire quei vuoti.
E adesso so che le parole, pericolose, commoventi, taglianti, semplici, forbite, resteranno nel guscio e penserò nelle notti a come elaborarle nella speranza che un giorno torneranno fuori in un flusso incontrollabile.
Un flusso che sappia sfuggire al tuo sguardo. Che non si faccia intimorire da esso.
Perchè le parole che non ti ho detto non voglio non potertele dire mai.

domenica 19 aprile 2009

C'è solo una strada

Un servizio perfetto quello di Enrico Lucci alle Iene, venerdi. Un aspetto su cui nessuno si era soffermato.

Un finale con la canzone di Gaber che più ho cantato, lungo la strada.



P.s. Dovrò scrivere prima un poi un post su quanto sia brutto e vecchio il sito di Mediaset.

Tg

Facessero un pò quello che vogliono nei loro palazzi, decidano pure chi mettere nelle sedie dell'informazione. Ho smesso di guardarli da un pezzo, almeno da quando vivo solo, a meno di qualche occhio al Tg della 7, o a SkyTg24, e basta più.
E più un'occasione da comunità, nella famiglia spesso è un focolare da guardare insieme per commentare, condividere opinioni. Ma quando mi trovo a guardarne qualcuno mi meraviglio della loro pochezza, delle informazioni distorte, di quelle non dette e di quelle inutili e troppo sopravvalutate. Non capisco l'importanza cosi rilevante delle ricette, come se dovessimo organizzare ogni giorno pranzi regali, non capisco l'importanza dei vini d'importanti cantine quando vedo i carrelli al supermercato comunque pieni di Tavernello e Ronco.
Me ne dispiaccio per chi non può aver il tempo o la voglia di informarsi diversamente, e si trovi a mangiare ciò che trova sul tavolo già apparecchiato.
E capisco, dall'accapigliarsi della politica su questi temi di appartenere, temo, ad una minoranza.
Ma non ci posso far nulla se oramai il mio notebook s'è mangiato pure quelli.

giovedì 16 aprile 2009

Non chiudete

Si, sarà anche una fesseria, ma se chiudono Agrodolce novecento persone, in Sicilia, perderanno il lavoro.
E poi a me non dispiace affatto. Mi rilassa.

Smascherare le ipocrisie

Dovete pur capirli. La beneficenza sta nelle lacrime versate ai funerali di stato, nelle visite alle vittime sotto l'occhio delle telecamere.
Eppure i leghisti son brava gente. Fanno perfino di tutto per far suonare Springsteen a Roma.
Sono capaci di indignarsi per vignette, battute ed inchieste. Urlano e tuonano contro Roma Ladrona. Ma hanno il terrore di staccarsene, hanno paura di non contare più nulla nella politica Italiana. Sono capaci per questo di ricattare un governo che più stabile non si può. Non chiedetegli poi di partecipare ad un referendum lealmente. Hanno bisogno di aspettare che la gente corra al mare, stanca di tre tornate elettorali consecutive. Non sono nemmeno capaci di farla una battaglia, che poi anche a Berlusconi converrebbe levarseli di mezzo.
Ci chiedono cinque euro ciascuno, a me a te, a tuo fratello, al tuo vicino di casa, per sopravvivere. Ai voglia a dir di mandare sms per gli abruzzesi, quando potremmo benissimo depositare 400 miliardi d'euro in un sol colpo.
Che poi cos'è che gli da cosi fastidio?
Ho capito qualcosa in più leggendo quest'articolo che provo a sintetizzarvi.
Nel referendum ci sono tre punti, due dei quali abbastanza simili e legati alla legge elettorale, che prevede di assegnare il premio di maggioranza non più alla coalizione che ha avuto più voti ma al partito. Questo avrebbe il beneficio di generare un sistema bipartitico, riducendo il numero di partiti in gioco, ed evitando che lo scettro del potere della politica possa essere posto nella mano di piccoli partiti pronti a sventolare come bandiere a seconda delle occasioni. Mastella docet, insomma.
Sembrava questa una cosa impossibile a realizzarsi, tanto da proporre la raccolta firme pro referendum ma di fatto, con la nascita del Pd e la conseguente unione FI-AN, è già divenuta realtà. Il referendum però evidenzierebbe la situazione relegando partiti come la Lega, o l'Mpa, ad un ruolo secondario, che le nega il ruolo di ago della bilancia cosi desiderato in Italia. O le costringerebbe ad un accorpamento a partiti più grossi, negandone cosi la forte identità che le caratterizza.
"Se si fosse votato con il meccanismo referendario, nel 2008, il Pdl di Berlusconi e Fini avrebbe ottenuto da solo la maggioranza parlamentare (340 deputati) garantita dal "premio" in seggi. Se però Veltroni e Di Pietro avessero presentato una lista unica, anziché due apparentate, avrebbero conquistato loro quei 340 seggi, sia pure con un vantaggio risicatissimo sul Pdl (37,6 per cento contro 37,4)."
Una realtà che fa paura, lo capisco. Molto più che le scosse di un terremoto a mille chilometri dalle proprie villette. Fa paura a Bossi, Lombardo, e anche a quei micro partiti a sinistra del Pd che, zitti zitti, si trovano solidali in questa battaglia.

C'è poi il terzo punto. Il divieto di candidarsi a più circoscrizioni, dando una possibilità in più di selezione dei politici ed evitando la scandalosa possibilità a seconde scelte, coperte da nomi di portata nazionale, di essere eletti senza alcun merito e pochi voti. Si eviterebbe di vedere in 27 circoscrizioni i soliti nomi (alle scorse elezioni Berlusconi, Fini, Di Pietro, Veltroni, Casini, Bossi) mettersi a muro davanti a nomi che non sono rappresentanza di nessuno, se non della stessa classe politica che cosi può portare in Parlamento amici e parenti sempre utili nella loro obbedienza e ossequienza verso il proprio capo.

Tutti quesiti chiari, su cui si dovrebbe dar battaglia senza nascondersi in ricatti. Su cui il Pd dovrebbe dar battaglia convincendo, oltre l'indignazione di oggi, il 51% degli Italiani nell'andare a votare, quel giorno, qualunque esso sia.
E smascherando le parole e le immagini ipocrite nei volti intristiti di certi politicanti.

Adesso

Era ora.

mercoledì 15 aprile 2009

Equilibri informativi


Guardando Santoro a volte appare chiaro quanto sia grande la sua voglia di provocare, cercare la polemica, a volte anche esageratamente. Lo fa con l'approfondimento, con inchieste che quasi nessuno ormai fa nella televisione Italiana. A volte anche sbagliando.
Quando Santoro esagera si levano polemiche dall'alto, e la sua faziosità viene messa all'indice.
Quando invece, in molte trasmissioni televisive, si sbrodolano incensi all'azione del governo, quando nei telegiornali sfilano centinaia di immagini di un premier caritatevole tra le macerie, si sorride bonariamente, come difronte ad una scena tragicomica. Assuefatti.

Storia di Neve

Non so quanti se ne siano accorti, ma la libreria qui a destra era ferma da un pò. E non perchè mi sia fermato. Ho accatastato anzi, un pò di libri in attesa di lettura, tra regali e spasmi che visite in libreria generano.
Per quasi due mesi ho masticato ottocento pagine del nuovo libro di Mauro Corona. E' capitato anche lui li per caso, tutte quelle pagine mi preoccupano di solito. L'ho trovato sulla libreria di Silvia, ancora impacchettato, regalo di una friulana, e non ho potuto fare a meno di infilarlo nel mio zaino. Era da un pò che m'incuriosiva il personaggio e volevo capire se oltre la sua immagine, affascinante, da eremita, scontroso e ruvido, ci fosse un autore degno di nota.
Mi sono trovato a leggere un libro strano, a metà tra fantasia e realtà, ambientato in un piccolo paese di montagna delle montagne friulane, vicino al quale il Vajont scorre fragoroso. La storia di Neve, la bambina pura, dalla pelle cristallina, che non ha mai freddo e che miracolosamente riesce a guarire alcuni suoi paesani.
Ma fragile come un rivolo di ghiaccio alla luce del sole, quando incontra il suo amore.
Intorno a lei si sviluppano le tante storie dei personaggi del paese, delle maledizioni lanciate da vecchie megere, streghe vendicative, ma cattive mai quanto l'animo di molti paesani e del padre di Neve, accecato dalla sete di potere e dalla possibilità di usare gli straordinari poteri della figlia.
Una storia che attraversa gli anni del primo dopoguerra fino ad arrivare alla speculazione degli anni sessanta e di cui la valle del Vajont è triste testimone. Una fiaba nera, che alcuni accostano al genere di Gabriel Garcia Marquez e di Isabel Allende, per la capacità di confondere realtà storiche alla fantasia.
In me ha scatenato sentimenti altalenanti.
A volte mi era sembrato di leggere soltanto una raccolta delle leggende che viaggiano sulle bocche della gente li su quelle montagne, ma scollate dalla storia. A volte mi è sembrato di non capire il senso di tutte quelle pagine, se non per dimostrare quanto la cattiveria dell'uomo sia insanabile, senza possibilità. Infinita quanto la miseria degli uomini che popolano quelle pagine.

Sembrava quasi che lo odiassi a metà delle quattrocento pagine.

Alla ricerca di chissà quale verità tra quelle pagine non mi accorgevo di quanto quelle leggende mi stessero allo stesso tempo affascinando, catturando la mia fantasia, facendo crescere in me la voglia di tramandarle, raccontarle, come a voler continuare il filo della tradizione orale a cui lo stesso Corona sembra attingere. Magari intorno ad un fuoco.
Come se quelle storie dovessero durare in eterno, e con essa la speranza regalata per poco tempo dalla giovane Neve agli ertani.
E se questo vi pare poco....


P.s. Per chi non conoscesse il personaggio vi invito a vedere il video della sua intervista Barbarica.

Nuovi ingressi

Ma com'è che basta qualche giorno senza scrivere per aver l'impressione di dissolvermi?
Il sole di questi giorni mi dice scemo a star davanti al pc.
E poi c'è ancora in ballo la grande abbuffata di lunedi.
Ma c'è anche una casa finalmente viva, condivisa, senza troppi spazi per il silenzio forzato, e ciò consiglia di approfittarne. E' bastato chi sapesse smussare gli angoli, conciliare i dissensi, ascoltare quando serve.

sabato 11 aprile 2009

Evidenze

"Siamo un popolo di cuore, un cuore che batte per le tragedie umane purchè una telecamera azionata dal senso del dovere per la cronaca, si intrufoli tra le pieghe del dolore altrui per sapere cosa si prova a girare il coltello nella piaga.
Quindici giorni fa sono morti trecento disperati che cercavano di raggiungere il nostro paese ma il nostro cuore telecomandato non ha battuto neanche un colpo."
Leggevo questa frase su Macchianera, e sinceramente mi sono sentito anch'io un pò meschino.
Le storie di questi giorni ci hanno coinvolto e non poteva essere altrimenti, ma come mai non ci siamo interessati neanche un pò a quei morti li, ce ne siamo dimenticati immediatamente?
Esistono anche dinnanzi alla morte, morti di serie A e morti di serie B.


giovedì 9 aprile 2009

Mi hanno fregato il senso del tempo

"Ho questa sensazione, qui, davvero"
"Spiegati meglio"
"L'altro giorno mi sono messo sdraiato sul prato di fronte casa per un bel pezzo. Il sole era forte e forse mi addormentai anche. Quando aprii gli occhi, pensa te, mi accorsi che il sole si muoveva ed io restavo fermo. Non avevo punti di riferimento di fronte, e mi sentivo perduto. Spostai soltanto un attimo lo sguardo verso destra e incrociai un palo della luce"
"E quindi"
"E quindi, senza quel punto di riferimento trovato li mi sentivo perso, non riuscivo più a trovare l'equilibrio, e cosi cominciai a pensare a quanto mi raccontava mio padre della sua gioventù. Delle giornate nei campi, dettate dalla luce del sole e dal tempo che il buon Dio donava. E dei periodi dell'anno da rispettare. C'era il tempo per la semina, il tempo per la mietitura, quello per la raccolta, il tempo delle vendemmie e quello della raccolta delle olive. Il tempo per far crescere un'orto ed il tempo per raccogliere i suoi frutti. E poi c'era il tempo delle feste, della comunità che si riuniva e festeggiava l'arrivo dell'estate, il Santo patrono del Paese, la settimana Santa. Ritmi normali. Dettati da ciò che il cielo comandava con il suo naturale corso".
"Forse ho capito dove vuoi arrivare, ma la devi smettere, a te quel mondo li ha fatto sempre schifo!"
"Schifo no, ma lo trovavo noioso, vivere sempre con gli stessi ritmi, con nessuna variazione sul tema di anno in anno. Stare li poi nei campi, come esseri solitari, per me era insopportabile. Quindi, non pensare che m'interessi tornare indietro. Pensavo ad altro.... però non puoi negarlo che a me le feste di paese mi son sempre piaciute"
"Si come no, passeggiare nella stessa via per ore e poi bloccarti davanti alle bancarelle dei giocattoli e al carretto con le musicassette.
Vabbene si, ma allora, cosa t'interessa?"
"C'è che forse comincio a capirne il senso. Il senso del tempo. Che scorre dettato da obiettivi comuni, a gente che corre nelle rispettive vite parallele, ma che poi s'incontra in un momento collettivo, unico per tutti. In cui buona parte della gente si impegna per essere parte attiva, partecipe"
"Ma questo c'è anche oggi, a Natale per esempio..."
"Tu dici? A me pare che il Natale, la Pasqua, il Carnevale, siano solo la scusa per un paio di giorni di vacanza e niente più. Da vivere da soli o nella stretta cerchia delle amicizie e parentele.
Invece io adesso ne sento il bisogno. Senza di queste ogni giorno mi pare uguale, senza scadenze se non quelle dettate dalla prossima rata delle macchina da pagare e della prossima busta paga. Quegli appuntamenti invece corrispondevano a dei riti di passaggio, segnavano l'inizio di una nuova stagione dell'anno, che aveva una scadenza alla prossima festa. Ed in mezzo a segnare la strada percorsa, punti di riferimento in mezzo alle piccole fatiche quotidiane".
"A me la cosa pare diversa. A me sembra che tu non ti renda conto di quanto i tuoi occhi siano cambiati. E' vero che vivi in un contesto diverso, in cui il senso di comunità probabilmente è qualcosa di più flebile. Ma è anche vero che non sei più tu a guardare dal basso verso l'alto. Quand'eri piccolo, eri tu a dettare il ritmo della famiglia, tutto girava intorno a te, ed eri tu che scoprivi il mondo ed ogni anno era diverso. La maestra ti dava da colorare un pulcino e tu sentivi arrivare la Pasqua. Poi cominciavi a ricevere qualche uovo dagli zii e cosi la festa non finiva mai. Fino alla prossima. Adesso nessuno verrà a regalarti una festa. Sei tu che devi crearla e viverla insieme agli altri.
Quello che non hai capito, è che adesso tocca a te dettare i tempi."
"Io? Non saprei nemmeno da dove cominciare!"

C'è luce a destra?

Cosi Giannini sulla Repubblica oggi:

"C'e' un giudice a Montecitorio. La doppia, clamorosa bocciatura delle norme sulle ronde e sul tempo di permanenza degli immigrati nei Cpt è un'ottima notizia. In primo luogo, è una novità che fa ben sperare per la civiltà giuridica del Paese. Pure in questi tempi di crisi del multiculturalismo e di drammatica escalation dei flussi migratori, non esiste altra democrazia europea che abbia introdotto leggi non da stato emergenziale, ma da stato criminogeno. Le ronde anticlandestini sono questo e non altro. [...]
L'allungamento a 180 giorni della permanenza dell'immigrato nei centri di smistamento è persino peggio: una misura sostanzialmente carceraria, stabilità da un'autorità amministrativa, in assenza di reato e di garanzia giurisdizionale.
La natura quasi eversiva di queste misure sta nella "furia" di Maroni che tuona: "Ora dovremo liberare 1038 clandestini". Dice proprio così, il ministro degli Interni: "Liberare". È la conferma implicita che per lui e per il Carroccio, i Cpt sono e devono essere galere. Il fatto che queste torsioni della dottrina del diritto e queste violazioni dell'habeas corpus siano state respinte dal Parlamento è un segno di tenuta culturale, che nonostante tutto getta una luce meno sinistra sull'Italia ai tempi di Berlusconi. La piaga della clandestinità, con tutti i suoi risvolti drammatici in termini di convivenza civile e ordine pubblico va affrontata e gestita senza inefficaci moralismi ma senza demagogici ideologismi.
In secondo luogo, la doppia bocciatura dei provvedimenti fortemente voluti dalla Lega, è una novità che fa ben sperare per la qualità politica del centrodestra. Il ritiro della prima norma e l'affondamento in aula della seconda, dimostrano che nemmeno nella destra berlusconiana, populista e plebiscitaria, c'è spazio solo per il pensiero unico "elaborato" fra il Cavaliere e il Senatur nel chiuso delle cene di Arcore.
[...]quello che è accaduto ieri alla Camera dimostra che, intorno alla leadership attualmente minoritaria, ma radicalmente alternativa di Gianfranco Fini esiste un nocciolo duro, da destra costituzionale e nazionale, non riducibile alla categoria gregaria dell'intendenza di De Gaulle, che sempre "seguirà" gli ordini del capo.
Quel nocciolo duro ha dimostrato di esistere già al congresso del Pdl, quando il presidente della Camera ha illustrato a una folla in mera adorazione del sovrano il manifesto di un partito conservatore e riformatore moderno, imperniato intorno ai diritti degli individui, alla tutela delle istituzioni e alla difesa dello stato laico, in totale antitesi rispetto al partito personale, confessionale e a-costituzionale incarnato dal Cavaliere.
Quel nocciolo duro ha dato una prova ulteriore della sua possibilità di crescere con la raccolta delle 101 firme, proprio contro la Lega e proprio sul decreto sicurezza, avvenuta nelle scorse settimane. Un'iniziativa che sembrava estemporanea, e per alcuni versi velleitaria, e che ora si dimostra invece opportuna e lungimirante.
Non sappiamo dove porterà, questa "leadership duale" che Fini sta cercando di consolidare nella metà campo del centrodestra. Quel che è certo, a questo punto, è che il presidente della Camera ha fugato un sospetto, che suo malgrado aleggiava su di lui. Quello di rappresentare, nonostante le sue positive intenzioni e oggettive riflessioni da statista, un vacuo "grillo parlante" nel centrodestra. Fini nel Pdl di oggi come Follini nella Cdl di ieri: votato alle guerre alate della testimonianza, ma confinato nelle terre desolate dell'irrilevanza. Quasi un "utile idiota", sfruttato dal Cavaliere per rappresentare l'immagine, falsa e artefatta, di un pluralismo formale che serviva solo a coprire, dietro una sterile cortina di dissenso, l'assolutismo sostanziale imperante nel partito del Popolo delle libertà.
Le cose, evidentemente, non stanno così. Come sempre, in politica chi ha più filo da tessere tesserà. Ma intanto accontentiamoci dell'evidenza. Quei 17 franchi tiratori, presenti e resistenti nei banchi di un Pdl che si pretende militarizzato, dimostrano che un'altra destra è possibile.
Di questi tempi non è poco."

Non fare complimenti

Sembra che la Binetti stia pensando di uscire dal Pd.
Non faccia complimenti. Faremo qualche passo in avanti, finalmente.

Potrebbe anche farsi tentare dall'Udc di Pier Ferdinando Casini?
"Ho sentito il suo discorso alla Costituente di centro, molto interessante. Se l'imput è semplicemente 'venite con noi', non è sufficiente. Ma se si dovesse dire sediamoci intorno a un tavolo e creiamo un soggetto nuovo, beh, come dicono a Roma: se po 'ffa".

A qualcosa è servito

Prima...



dopo...

Gli altri sono peggio

Esce fuori il meglio, è vero, in questi momenti.
Ma vengono fuori anche tutti i mostri nascosti nella nostra testa.
Ci sono gli atei convinti, sostenitori della scienza primaditutto, che diventano adepti di sismologi per hobby.
Ci sono quelli che gli i calciatori dovrebbero donare il loro stipendio, i parlamentari anche. Perchè poi dovrebbero venirtelo a dire chissà poi.
Quelli che lo stato dovrebbe donare i soldi del montepremi del superenalotto. Ma nessuno che inviti a non giocare quei soldi al superenalotto e usarli in altra maniera.
Quelli per cui la colpa è sempre degli stessi, quelli che è vero che stanno rovinando l'Italia, per cui questa è anche colpa loro, vedi l'Impregilo, che forse stavolta neanche c'entra.
Quelli insomma, per cui sono sempre gli altri, il problema.


p.s. Ma perchè poi si dice gara di solidarietà? Si vince qualcosa?

Superficiali

Maledetta superficialità.
Me la chiamano banale, la vita quotidiana.
Quando basterebbe trattare bene il proprio posto nel mondo.

martedì 7 aprile 2009

A cosa pensare adesso

In questi momenti cosa fare, a cosa pensare.
Occorre non farsi prendere dall'emotività, per non cadere in trappole di improvvisate raccolte benefiche. Il passato ci ha insegnato a non fidarci troppo.
Pensare di correre li in questo momento risulta istintivo ma creerebbe soltanto caos ulteriore. Occorre essere preparati, adesso, alla situazione, e affidarsi all'organizzazione di serie associazioni.
Su questo Wiki si possono trovare altre utili informazioni.
L'Agesci dal canto suo ha già dato la sua disponibilità e già sono attive alcune pattuglie abruzzesi sul campo, come sempre in situazioni di questo tipo.
Occorrerà lavoro per tantissimo tempo. Diec'anni fa, quando un altro terremoto sconquassò l'Umbria, con il mio clan di allora andammo a dare una mano. Soltanto però nell'estate successiva, e comunque trovammo molto da fare. Ci trovammo a dare sostegno morale alle famiglie spostate dalle loro case a situazioni di fortuna e, nel nostro piccolo, provammo a dare un pò di sollievo e di gioia. Ci sarà quindi posto per tutti, se tra qualche mese non ce ne dimenticheremo.
Adesso poi non è il tempo delle polemiche, ma quando la situazione si sarà stabilizzata dovremmo cominciare a porci delle domande sul perchè in una zona altamente sismica come l'intero territorio Italiano, edifici nuovi si sbriciolino cosi facilmente.
Riprendendo dal sito dei Mille la dichiarazione del geologo Enzo Boschi, il cemento armato può cedere cosi per tre motivi:
1) un lago sommerso che amplifica le onde sismiche (non questo il caso!), 2) un terremoto fortissimo, più forte di questo che è stato in realtà meno intenso di quello del 1997 in Umbria, 3) il cemento armato sia fatto male.
Come può accadere? Qualcuno spero che paghi per tutto questo.
Sul fronte poi delle iniziative politiche ho fatto circolare anch'io su facebook l'invito al governo ad indire l'election day, che consentirebbe di risparmiare fino a quattrocento miliardi di euro, e osteggiato finora da coloro che vorrebbero far fallire il referendum. Non mi sembra che sia tempo per giochetti.
Altre proposte interessanti poi le trovate qui.

Andate al mare

Divertente, davvero.

lunedì 6 aprile 2009

Chiacchere inutili

A margine della tragedia da particolarmente fastidio lo sciacallaggio.
Erano passate poche ore dall'evento e già su Fb si moltiplicavano gli inviti contro Bertolaso, colpevole di non aver prestato ascolto ad un tecnico dell'istituto di Astrofisica che avrebbe predetto il sisma.
Io, che da ignorante ho sempre saputo dell'imprevidibilità dei terremoti, un sobbalzo sulla sedia l'ho avuto. Cosa avrebbe dovuto fare la protezione civile, spopolare tutti i paesi dell'Abruzzo solo per un'ipotesi di un tecnico che va contro tutti gli studiosi del mondo?
Poi a ben vedere, basta alzare il tappeto per comprendere che le cose stanno in maniera ben diversa.
Come ricorda Francesco Costa:
1. il signor Gioacchino Giampaolo Giuliani è un collaboratore tecnico non laureato dell’Istituto di Fisica dello Spazio Interplanetario di Torino, che è una delle venti strutture INAF;
2. il signor Giuliani lavora, come collaboratore tecnico, presso i Laboratori Nazionali dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) del Gran Sasso per conto di IFSI-INAF, nel quadro di una collaborazione multipartner nell’esperimento LVD (Large Volume Detector) per la rivelazione di neutrini prodotti da collasso gravitazionale stellare;
3. le attività del signor Giuliani rispetto la presunta possibilità di previsione di terremoti non sono una ricerca INAF, ma vengono svolte dal Giuliani stesso per scopi personali al di fuori dell’orario di servizio per l’Istituto.

Quindi primo punto, quest'uomo non è un esperto di sismologia.
Secondo punto le previsioni erano generiche ed imprecise, capaci soltanto di creare confusione nella popolazione, come si legge su questo blog della rivista Le Scienze:

" il primo tra i recenti interventi di Gioacchino Giuliani è stato questo, su Donne Democratiche, il 24 marzo. Qui Giuliani dice: “Mi sento di poter tranquillizzare i miei concittadini, in quanto lo sciame sismico andrà scemando con la fine di marzo.”

Eppure pochi giorni dopo, domenica 29 marzo, lo stesso Giuliani (secondo la ricostruzione del “Corriere”), annuncia al sindaco di Sulmona che di lì a poche ore la città sarà colpita da un sisma devastante. Il sindaco, dal Congresso del PDL, è comprensibilmente turbato. Nella città abruzzese, raccontano i cronisti, la gente è in strada con coperte e materassi. E in effetti la notte di domenica 29 marzo un sisma c’è, ma è di magnitudo 4, e si inserisce normalmente nel contesto dello sciame sismico di bassa intensità che sta colpendo la regione ormai da mesi.

Pochi giorni dopo Guido Bertolaso denuncia l’accaduto, con parole forti, e Giuliani viene denunciato per “procurato allarme”. [...]

Come si spiega che il terremoto devastante previsto per domenica 29 marzo non sia avvenuto?
Come si spiega che per il terremoto violento di questa notte non sia stato lanciato l’allarme dallo stesso Giuliani o dai suoi collaboratori? Giuliani spiega nelle interviste di oggi che il sisma era prevedibile, e che ieri sera lo vedeva anche dai sismografi. Perché non ha nuovamente lanciato l’allarme?

Si può dire “prevedere i terremoti”, se lo annuncio una settimana prima in un posto e invece succede una settimana dopo in un altro? Intendo dire: se si fosse dato retta al primo allarme si sarebbe evacuata Sulmona per un paio di giorni, immagino. Poi, tutti a casa. Il terremoto invece ha colpito più a nord, e una settimana dopo. Come si fa a dire che era una tragedia annunciata?
Lo sciame sismico in corso in Abruzzo è lì da mesi. Ma un episodio violento avrebbe potuto esserci oppure non esserci. Il 24 marzo, secondo lo stesso Giuliani, tutto si sarebbe esaurito entro pochi giorni…

Dalla cronaca, francamente, mi pare di capire che hanno ragione i geologi: non si possono prevedere i terremoti. Non con quel grado di certezza che permette di dire quanto saranno violenti e quando accadranno entro un ragionevole margine di approssimazione.

Peraltro le misure del radon, considerato un importante precursore sismico, sono allo studio da decenni. Su google scholar, il primo articolo che parla anche di radon tra i precursori sismici si intitola così: Earthquake prediction: a physical basis. Ha 270 citazioni, ed è uscito su “Science” nel 1973. Dunque non è che i geologi di tutto il mondo sono degli sprovveduti. Piuttosto non ritengono di avere ancora abbastanza informazioni dai precursori sismici per dire di poter prevedere i terremoti."

Per cui non prendiamocela con nessuno, questa volta non ci sono complotti in atto.

Abruzzo




All'Abruzzo sono legato con un sottile filo. Me ne innamorai immediatamente quando qualche anno fa decisi di organizzare un campo estivo con il mio Reparto di allora.
Quel campo restò una pietra miliare, uno dei ricordi più belli di tutta l'esperienza da Capo Reparto. Un momento che ancora oggi capita di evocare nei ricordi dei ragazzi di quel gruppo. Fu costellato di grandi sfighe, tra fratture, slogature, piogge torrenziali, alternati a momenti d'intensità unica. I paesaggi, con il profilo massiccio del Gran Sasso, con quei prati di un verde intenso, con i rivoli d'acqua a creare piccole cascate, disegnarono una cornice perfetta per la nostra avventura.
Si era creato immediatamente un legame speciale con quei luoghi. Una terra aspra, selvaggia, abitata, nei miei incontri, da gente semplice, legata alle tradizioni, in un modo che ho sempre sentito vicino a noi Siciliani. Una terra a cui era troppo difficile non legarsi. Arrivai li grazie ad uno splendido incontro, in un campo di formazione per scout, in quel di Ascoli, con una Abruzzese. Un incontro da cui si creò un bel rapporto, un'amicizia legata da pochi incontri ma da grandi chiaccherate, via sms prima e poi con l'IM. Visitai una parte dell'Abruzzo con lei quando andammo a fare il sopralluogo al campo, e poi ci incontrammo ancora in Sicilia quando la convinsi a fare un tour dell'Isola.
Stamattina, tornavo in macchina verso le sei di mattina dall'Aeroporto di Malpensa, quando la notizia del terremoto, dapprima non chiara nel suo dramma, arrivò a me. Non potuto fare a meno di pensare a quei luoghi e chiedermi come stava quella gente che mi aveva donato sprazzi di felicità.
Stamattina poi su Fb, lei per fortuna era li, cosi ho avuto subito un riscontro della situazione, che li da lei era per fortuna più tranquilla. Gente sfollata dalle case. Grande spavento. Come può venire da un evento per il quale ti senti completamente impotente, in cui la natura manifesta tutta la sua forza senza rimedio. Per due minuti.
Due minuti.
L'ho sentita poi qualche ora dopo preoccupata per persone che conosceva e che risultavano ancora disperse.
Ho seguito poi come ho potuto lavorando, sui siti di notizie, e attraverso gli appelli che circolavano su fb. Davvero una tragedia immensa.
E' in questi momenti che verrebbe da essere li, piuttosto che a scrivere da questa scrivania. Pensando che quel vecchio proposito di collaborare con la protezione civile non era da rimandare. E restando cosi attonito dinnanzi a quelle immagini e a quelle storie di dolore in cui si manifesta il meglio dell'essere umano, e forse, di noi Italiani.

giovedì 2 aprile 2009

La casa degli Italiani

Piace quest'idea della casa più grande. Solletica l'idea di ambienti più spaziosi senza dover aspettare un bel condono.
La qualità poi conta poco, il paessaggio ancor meno. Del resto il rispetto ambientale sappiamo a che posto sta.
Lo stesso stimolo all'economia non lo avrebbe piuttosto dato un'investimento per la riconversione energetica degli edifici? Favorire il risparmio energetico, incentivare questo campo strategico per il futuro, produrrebbe maggiori benefici per il futuro.
Cosi come il ripristino delle aree del centro storico ancora abbandate, specie al Sud. Su questo almeno Lombardo ha detto una cosa saggia. L'unica però.

Entità mitologiche




Dicono che sia tutto vero.

Alla gente piace

E dai, non se può non parlare.



Mi sta tornando voglia di un malsano anti Berlusconismo.

mercoledì 1 aprile 2009

E torneremo a cantar

Oramai mi rifiuto di stare dietro a tutte le bestialità fatte da questo governo. Non ne parlo neanche più qui. Un pò come faceva il buon Walter ai tempi delle elezioni, con ottimi risultati in effetti. Un tempo pensavo che sarebbe stato utile farne un elenco per non perderle nell'oblio. Invece non riusciamo neanche a far questo, è riuscito come una valanga a stancarci, a renderci totalmente inermi. A spento ogni velleità di protesta.
E' un male. Vorrei parlare del piano casa, del testamento biologico, delle leggi per la sicurezza ma mi chiedo a chi dovrei parlarne, quando comunque il suo popolo, gioiosamente bue, lo innalza cosi in alto. Quando comunque la parte rimanente, quelli che al momento delle elezioni fanno da ago della bilancia nella loro ignavia, comunque continuano a disinteressarsi.
A noi non resta che accontentarci ogni tanto di un suo regalo. Come domenica scorsa.
Torneremo liberamente a gridare, senza un briciolo di rimorso, quando ne avremo occasione:

FORZA ITALIA

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