"Io anelo alla mia terra, nella cui polvere si sono consunte le membra e le ossa dei miei. Ricordo la Sicilia, e il ricordo viene dal dolore che mi travaglia. Ma se fui bandito da un paradiso come posso io darne informazioni"

lunedì 30 marzo 2009

Finalmente Wired!

Finalmente è arrivato il primo numero dell'abbonamento a Wired. Ho approfittato della mega offerta di lancio ma con un pò di ritardo e adesso stavo perdendo la pazienza, e sono stato più volte tentato di andarlo a comprare direttamente in edicola. Ma ne è valsa la pena.
Sembra davvero ben fatta. Mi sta incuriosendo.

Due pesi, due misure

Dopo la puntata di Report sono andato a leggermi un pò di storie su Ciancio. E davvero non rimango stupito dal modo di agire del Tg1 e di Repubblica.
Cosi come delle azioni su Pino Maniaci.

Meet the Guru

Su Internet, in Italia, siamo cento passi indietro. Lo dimostrano proposte di legge cieche e comunque un'utilizzo distratto.
Chi invece volesse comprendere cosa ci troviamo in essa dovrebbe andare almeno a leggere l'intervista di oggi sulla Stampa a Lawrence Lessig, esperto di diritto della rete e creatore del Creative Commons. Leggere per comprendere.

domenica 29 marzo 2009

Dubbi amletici

Dopo la fiera della fotografia, di ieri, è tornata il desiderio da scatto. E la voglia di comprare finalmente una reflex seria.
Ho passato un pò di tempo a leggere dei depliant presi ieri ma non ne esco affatto da questa disputa. Meglio Nikon, Canon (o forse qualcos'altro!)?


P.s. Se li avete, accetto consigli!
Per gli amici di facebook un pò di foto della fiera sono li.

Una cosa qua, un'altra là

Dopo le considerazioni della settimana scorsa ho passato questo pomeriggio a trasferire un pò di attività sul televisore di casa.
Certo non sarebbe male se fosse tutto wireless e non dovessi passare per forza dal pc.

Messa 2.0

L'influenza del 2.0 la sento un pò ovunque oramai. Soprattutto quando non vedo la possibilità di controbbattere alle posizioni che mi sembrano vaghe, sbagliate o fuorvianti.
Mi accade durante il sermone domenicale, nel post settimanale del parroco di turno, quando alle dissertazioni sulla fede e sul difficile percorso verso la purezza spirituale si verte verso considerazioni di carattere politico.
Eppure, nonostante la mia frequentazione con parrocchie e scautismo, si tratta di una sensazione piuttosto recente, che avverto tanto più accesa quanto più mi vado spostando verso il nord di quest'Italia. Almeno, i preti che fino ad un paio di anni fa avevo avuto modo di incontrare, me li ricordo ben divers
Invece adesso mi verrebbe da interrompere il prete, mettendo un commento anche in calce al suo discorso, interrogandolo su alcune sue affermazioni e ammonendolo su quanto queste ricordino tempi in cui dai preti veniva l'accorata indicazione a votare per la DC e non per quei mangiabambini dei comunisti.
Calata cosi, senza quasi accorgersene, arriva la lode o il disappunto per certe discussioni del dibattito politico, e questa è sempre, perfettamente, schierata.
Oggi era il turno della benedizione al testamento biologico approvato in settimana, un testo in cui la libertà di coscienza fa veramente in vacanza in nome dell'imposizione dello Stato.
A me quest'atteggiamento avvilisce. Ragionamenti che la Chiesa ritiene corretti e che posso anche condividere, diventano deboli quando vengono imposti dall'alto. Indicano una debolezza della Chiesa stessa, che incapace di portare avanti la propria catechesi nell'incontro con i credenti vuole imporre le proprie convinzioni attraverso la politica.
Ricorda certe messe recitate in latino, e cosi tornate di moda con tutto il vintage, incomprensibili al popolo che non doveva comprendere per ragionare con la propria testa.
Per questa la mia idea di una messa 2.0, con un prologo di discussione, che non lasci certe frasi come macigni inamovibili, la vedo come una vera e proprio utopia.

P.s. Non parlo di discussioni da rimandare in altri spazi, che sono bene di esistere, ma proprio li, nel momento più partecipato.

giovedì 26 marzo 2009

Fede su Saviano

Quando ieri Saviano da Fazio parlava dell'appoggio dei giornali alla camorra e della lenta opera di screditamento che si mette in opera, avrebbe dovuto far vedere anche questo video.



A chi ha perso la puntata di ieri consiglio la visione sul sito della Rai.

Il fastidio più grande

Curioso notare che la reazione più comune, almeno tra la gente che ho incontrato negli ultimi due giorni, dopo la scarcerazione di Karl Ratz sia quella di fastidio.
Non verso quella che poteva passare per la lapidazione di piazza di un innocente. Piuttosto per il clamore che si sta dando alla sua scarcerazione e alla sua frequentazione dei salotti televisivi (gli stessi per i quali pochi giorni era un mostro). L'opinione comune è che non si tratti comunque di uno stinco di santo da beatificare, quanto piuttosto di un piccolo delinquente che comunque avrà altre colpe da espiare.
Dimenticando o ignorando totalmente che di colpe non se ne trovano.

Dopo due giri in metropolitana

Alcune delle idee su cui riflettevo a proposito di internet e delle esperienze ad essa legate, le ho trovate elaborate in quest'intervista a Clay Shirky di Luca Sofri. Mi sono sentito meno solo, nei miei due giri in metro, dopo averla letta.
Ne riporto cosi alcune parti.

"Clay Shirky pensa che la rete sia una cosa meravigliosa. E che scambiarsi le foto dei gatti in rete sia meglio che stare seduti sul divano davanti alla tv. Passivi. [....]

Tu sei un po’ integralista con questa cosa che non possiamo rilassarci un attimo a guardare la tv: in quel tuo famoso articolo che ha fatto il giro del mondo fai capire che ogni minuto in cui guardiamo la tv piuttosto che arricchire Wikipedia è un minuto buttato.
Ma no, non dico questo. Dico che qualsiasi sostanza è velenosa in grandi quantità. La questione con la tv non è se guardarla o no: ma capire come sia diventata una specie di babysitter del mondo. Venti ore alla settimana o più di tv? Non è un po’ troppo?
Questa però non è un’analisi nuova…
Certo che no. Tra il 1950 e oggi la tv è diventata il mezzo, il più potente nella storia del mondo. E quello con la potenza di assorbimento più totalizzante. La radio non creava quello stato vegetativo nell’ascoltatore.
E tu quindi dici che “è meglio fare qualcosa che non fare nulla”. Nel tuo libro fai degli esempi di partecipazione che attraverso la rete hanno reso possibili archivi fotografici creati dal basso, o ricerche mondiali di un telefonino perduto. Tutte belle storie, ma hai anche esempi moralmente e concretamente più proficui? Iniziative partecipate impensabili prima, e che migliorano il mondo?
Ce ne sono moltissimi. L’anno scorso i fans di Josh Groban, il cantautore, hanno aperto una fanboard per fargli un regalo di compleanno: la raccolta di fondi per un progetto a favore degli orfani in Sudafrica. Hanno raccolto quasi cinquantamila dollari organizzando la cosa tra di loro e attraverso la rete. Senza gli strumenti della rete non ci avrebbero neanche potuto pensare. E quest’anno lo hanno rifatto. Ma non sottovalutare I progetti spontanei di condivisione apparentemente meno “importanti”.
Tipo?
Anche quando le persone fanno picccole fesserie frivole – mettere su Flickr foto di gatti e commentarle ed archiviarla asseieme – è meglio per me che stare a guardare la tv.
Dici? Non sarebbe meglio utilizzare quegli strumenti e quelle disponibilità per far qualcosa di più creativo, o più utile?
Se vedi il bicchiere mezzo vuoto e hai una visione utopistica del mondo per cui tutti potremmo fare grandi cose, le foto dei gatti sono una perdita di tempo: ma per come la vedo io è meglio che guardare la tv.
Così la fai facile, e suona bene. Ma non è che condividere le foto dei gatti genera un’infondata consapevolezza di partecipazione, un alibi per non fare altro? Se sto davanti alla tv almeno so che sto buttando via il tempo e mi sento in colpa…
Tu sei troppo ambizioso. Ti ripeto che è meglio fare qualunque cosa, sempre. E poi ognuno sceglie cosa fare degli strumenti che ha a disposizione, sta a noi farne l’uso migliore.
Già, ma il grande successo di Facebook in Italia è spinto dal messaggio che ci puoi trovare i compagni di scuola. Non sarebbe meglio spiegare che ci si possono fare grandi cose?
Ma si fanno grandi cose con Facebook! In California grazie al lavoro su Facebook hanno portato al voto a molti immigrati che neanche sapevano di averne il diritto. La partecipazione è questo, il creare delle iniziative dal basso e usare gli strumenti per farle crescere.
Non pensi che anche le élites abbiano il dovere di educare le masse? Non ridere, era una citazione. Capisci cosa intendo?
Sì. Ma non penso che internet sia utile in questo senso. Non credo sia questo il modo di sfruttarla. Io non credo alla perfezione e alle utopie e alla loro diffusione. Credo che il miglioramento sia in queste nuove opportunità.
Ma a non dovremmo farci qualcosa con questo miglioramento?
Dipende da chi siamo noi. Non credo che la società debba orientare o insegnare le cose, ma se parliamo di persone come me e te, e di cosa possiamo fare con le nostre idee: prendi Beppe Grillo e i suoi Meetup. Io non so come lo vediate in italia, ma non mi pare che le cose che ha fatto abbiano avuto molto sostegno dalle èlites
Questo è vero, ma io credo che quello che ha fatto Beppe Grillo sia stato un po’ frainteso dalla stampa internazionale. Qui però dovremmo discutere di Beppe Grillo e magari lo facciamo un’altra volta. Tu quindi pensi che l’uso del web nella comunicazione politica non sia un bluff…
No, non lo è. Basta avere chiaro di cosa si parla. La campagna di Obama ha dimostrato che era falso che il web servisse per il fundraising e non per l’organizzazione. Lui non ha educato le masse, ma ha usato un sistema di strumenti online per organizzarle e mobilitarle. Nel 2006 (alla vigilia dell’annuncio della candidatura, ndr) nessuno avrebbe scommesso un centesimo su un presidente nero. E la ragione della rivoluzione è stato il suo uso dei social media. In America i giornali hanno questo mito della neutralità: se solo i media tradizionali avessero seguito Obama e la sua campagna, gli elettori avrebbero continuato a percepirlo come un alieno senza una chance. Sono cose come i video di Will.I.Am e Obama Girl che hanno contribuito a renderlo un candidato plausibile.
[....]
Nel tuo libro smonti anche il mito dell’inaffidibilità degli utenti nelle iniziative partecipate. Dici che tu stesso hai perso pochissimo tempo a correggere cose false trovate in rete che avevano richiesto invece molto impegno per essere prodotte. Ma tu riesci a gestire in modo equilibrato tutte le cose diverse che la rete ti consente di fare, e il tuo tempo?
Il web è una macchina da distrazione. Sempre, quando si passa da un uso occasionale a un uso continuo di una cosa nuova, bisogna trovare un modo per mantenere l’attenzione e la concentrazione e non venirene travolti. C’è sempre un periodo in cui un nuovo media diventa disponibile abbondantemente in cui ne veniamo assorbiti, e il problema è reale.
A chi lo dici.
Non hai ancora visto niente. Ora mettono il wi-fi sugli aerei. La gente guarderà dei porno in volo sul Pacifico. Ma io credo che troveremo dei modi di adattarci.
E il tuo modo qual è? Come hai fatto a scrivere il libro, per esempio?
Ho fatto un paio di cose. Intanto ho tagliato molte letture: giornali, riviste, newsletter.
E quando fai così non hai paura di perderti qualcosa, che magari ti servirà?
Sì, e succederà per forza: ma ti devi abituare all’idea che non saprai mai tutto. È un’illusione da abbandonare quella per cui puoi seguire tutto quello che avviene.
No, io ci credo. Posso farcela. Anzi ora dovrei lasciarti…
E poi ho trovato degli spazi sicuri. A volte sono rimasto sulla metropolitana per due ore, perché mi distraevo meno che stando sul web. Facevo il giro completo della linea. Bisogna sapersi volontariamente staccare da tutte queste cose.
C’è un modo di dire, “vivi la vita appieno”: ma non sanno quanto può essere piena la vita. Invece devi abituarti all’idea che in ogni momento ci sono più cose belle da fare di quante ne potrai mai fare in tutta la tua vita. È frustrante, ma è la verità. "

Credo che a questo punto andrò presto a comprare il suo libro.

martedì 24 marzo 2009

Prendere le misure

Qualche settimana fa mi era preso il desiderio di scappare da queste pagine. Essenzialmente per un motivo. Mi stavo facendo prendere la mano.
La possibilità offerte alla curiosità del momento erano, o meglio sono, cosi grandi che è cosi facile perdersi in questa macchina da distrazioni che è la rete.
Sembra quasi di poter possedere tutto quello che di più stimolante ci possa essere in quel momento per la curiosità di ognuno di noi.
Ed era cosi anche per me e me ne accorgevo dall'elenco spropositato dei feed a cui mi ero iscritto. Bastava un giorno di acque chete a lavoro per cadere in una sorta di dipendenza da lettura di informazioni. Spazi liberi da riempire che tendono poi a prendere il sopravvento sulla tua concentrazione, cosi tanto vogliosa di vie di fuga.
Per cui occorreva darci un taglio. La necessità di sapere doveva sostituirsi con la consapevolezza che tutto si potrà mai sapere. Qualcosa occorre tralasciarla dettando una mappa delle priorità.
E occorreva mettere ordine al mio multitasking. Per cui la prima regola da impormi era quella di imparare a fare una cosa per volta a cui dedicare la mia concentrazione. Totale, se possibile.
E poi ero stanco dei computer, che tra lavoro e spazi liberi, occupavano troppo tempo.
Perchè pur nella differenza di esperienze possibili, mi chiedevo se fosse possibile che tutte passassero per un'unico strumento. Esperienze attive, ben lontane dalla passività un pò ebete delle ore passate dalla tv, ma anche ben poco sociali. E non parlo di quel genere di socialità cosi tanto in voga attraverso Facebook e comparabili.
Esperienze che potrebbero essere vissute nella loro pienezza anche senza fissare lo stesso schermo del pc. Ho cosi cominciato a pensare che questa sarà l'evoluzione prossima futura, perchè ben presto prenderemo a stancarci di questa situazione e occorrerà diversificare. Guardare le web tv sulla tv, ascoltare le web radio su ipod, lettori portatili o in auto, leggere su un palmare o su uno strumento comunque semplice giornali e blog a prezzi plausibili, comunicare con i social network da ogni cellulare. Tutto ben alla portata anche ora, ma tenuto insieme in un'esperienza unica e flessibile come quella che oggi viviamo su un solo strumento. E' solo una visione o lo scenario successivo?

La rivelazione, la scoperta


da Almost Famous, un film che dovevo vedere dal duemila.
Il filmato estratto è la scoperta della musica da parte del giovane protagonista, attraverso la collezione di dischi della sorella. Una rivelazione, davvero. Come quando ascoltai la prima volta l'Unplugged dei Nirvana.

domenica 22 marzo 2009

Il genero del boss legge Rosalio.

Ogni giorno passo su Rosalio, la mia finestra su Palermo, e proprio venerdi mi sono perso il grande botta e risposta tra il genero di Totò Riina e i commentatori (tra i quali anche i giornalisti Stefania Petyx e Lirio Abbate e Gery Palazzotto) a proposito dell'inchiesta sulla società da lui creata insieme alla moglie, Maria Concetta Riina.
Una difesa disperata, oltre che sgrammaticata, che è finita anche sui titoli del Tg5 e su qualche testata di giornale.
Da leggere per intero.

Sul preservativo, il Papa e la superficialità

Frammentare le notizie in maniera tale da portare avanti una certa linea politica o editoriale, si sa, è una delle tecniche più note usate dalla stampa per spostare l'opinione pubblica su certi temi.
La superficialità della quale siamo intrisi un pò tutti noi, la supponenza con la quale ogni notizia alimenta le nostre convinzioni, fanno da ceppo portante a questo tipo di giornalismo.
Del resto anche l'estrema quantità di notizie di cui siamo invasi rende impossibile altro se non la semplice constatazione della notizia, che lascia poco spazio all'approfondimento personale.
Quando si parla di politica si tende spesso a sottolineare questi dettagli, mettendo in luce la faziosità del giornale e del giornalista e la complessità dei meccanismi dell'informazione, e molti blogger basano su questa loro attenzione la loro fortuna.
Nei giorni scorsi si è alimentata facilmente la polemica a proposito delle dichiarazioni sull'Aids del Papa durante la visita in Africa, ed anch'io, piuttosto infastidito, ho avuto modo di criticare quelle dichiarazioni. Le ho viste tremendamente pericolose, alla luce della tragica situazione Africana. E cosi ho sentenziato, anch'io, senza approfondire.
Quando oggi, durante l'omelia, il celebrante è tornato su questo tema, il mio fastidio era tornato, certo di un'inevitabile difesa d'ufficio.
E cosi del resto è stato. Ho cosi ascoltato il suo ragionamento ed in particolar modo la rilettura dell'intervista da cui tutte le polemiche sono sorte. Ascoltavo e in me s'instillava il dubbio. Cosi arrivato a casa sono andato a cercare la fonte originale sulla rete:

Domanda: Santità, tra i molti mali che travagliano l'Africa, vi è anche e in particolare quello della diffusione dell'Aids. La posizione della Chiesa cattolica sul modo di lottare contro di esso viene spesso considerata non realistica e non efficace. Lei affronterà questo tema, durante il viaggio? Très Saint Père, Vous serait-il possible de répondre en français à cette question?

(Viene riportata di seguito la risposta trascritta da Radio Vaticana):

Papa: Lei parla bene italiano … Dunque, io direi il contrario. Penso che la realtà più efficiente, più presente, più forte della lotta contro l’Aids sia proprio la Chiesa cattolica, con i suoi movimenti, con le sue diverse realtà. Penso alla Comunità di Sant’Egidio che fa tanto – visibilmente e anche invisibilmente – per la lotta contro l’Aids, ai Camilliani, tante altre cose, a tutte le suore che sono a disposizione dei malati …

Direi che non si può superare questo problema dell’Aids solo con soldi. Sono necessari, ma se non c’è l’anima che li sappia applicare, non aiutano, non si può superare con la distribuzione di preservativi: al contrario, aumentano il problema.

La soluzione può essere solo una duplice: la prima, una umanizzazione della sessualità, cioè un rinnovo spirituale e umano che porti con sé un nuovo modo di comportarsi l’uno con l’altro, e secondo, una vera amicizia anche e soprattutto per le persone sofferenti, una disponibilità, anche con sacrifici, con rinunce personali, per essere con i sofferenti. E questi sono i fattori che aiutano e che portano con sé anche veri e visibili progressi.

Perciò, direi questa nostra duplice forza di rinnovare l’uomo interiormente, di dargli forza spirituale e umana per un comportamento giusto nei confronti del proprio corpo e dell’altro, e questa capacità di soffrire con i sofferenti, di rimanere presente nelle situazioni di prova. Mi sembra la giusta risposta, e la Chiesa fa questo e così offre un contributo grandissimo ed importante. Ringraziamo tutti coloro che lo fanno.
Il punto di vista è quindi ben differente. Una cosa è dire esclusivamente che i preservativi non servono a niente, e quindi far passare il messaggio della loro inutilità, ed un'altra sostenere che da soli non bastano. E che anzi peggiorano la situazione perchè, se non posti in parallelo ad un'educazione alla sessualità e al rispetto di se stessi e degli altri, possono soltanto creare il terreno fertile sul quale queste malattie alimentarsi. Del resto è la promiscuità sessuale quel terreno e la Chiesa in questo campo non fa altro che portare avanti la convinzione che un pò tutti abbiamo, anche dalle nostre esperienze personali. E cioè che non rappresentino la via personale per la felicità, e che, pur nella gioia istantanea, alla lunga svuotino.

Non si tratta qui di illuminazioni sulla via di Damasco ma di semplici constatazioni e approfondimenti che un pò tutti dovremmo applicare sulle nostre opinioni. Sempre se non preferiamo vivere di certezze inamovibili.

sabato 21 marzo 2009

Soli

Noi due insieme siamo soli.........splendiamo della luce di una giornata di primavera.

E' primavera

Una giornata senza pretese, non mi succede che una volta al mese...

Svegliarsi tardi la mattina
rimanere nel letto fin quando se ne ha voglia
poi distendersi al sole la mattina
controllare la posta e poco altro
e poi stendersi sulla sdraio
e continuare a leggere il libro che da due mesi hai sul comodino
godere sottilmente nel leggere della neve in Sicilia
e poi, accorgersi che sull'uscio è già arrivata lei,
l'ombra, e ritrovarsi a sfuggire dalla sua frescura.
Scappando dalla sua linea, fin quando possibile.

Giornata della legalità

Oggi, a Napoli.

mercoledì 18 marzo 2009

Una città, per esempio

Scegliere dove vivere
vivere dove si viene scelti.
Difficile avere la libertà di poter scegliere.
Qualcuno ci riesce, e lo guardo con una certa invidia.
Lasciare che non sia quello che ci circonda a decidere per noi è un gran privilegio, difficile da cogliere. Soprattutto saper a cosa rinunciare e a cosa val la pena di rinunciare. Cosa è importante e cosa può diventare futile.
Sarebbe bello arrivare in una città, innamorarsene e restare li. Godere della sua bellezza fino al punto di decidere di trovare li una casa, un lavoro. Una città lunga, tutta per noi. Un luogo in cui sia facile ritrovare le proprie membra, in cui sia riconoscibile l'essenza della nostra anima.
Una libertà infinita volare dove vogliono le nostre ali.
Estrema voluttà plausibile alla nostra mente.

Colonna sonora: Città lunga di GianMaria Testa

martedì 17 marzo 2009

Pillole della giornata

Vespa a scuola di Povia stasera. Tema della serata "Gay, si può cambiare?"

E sempre più difficoltà nel definirmii cattolico pubblicamente, dopo le dichiarazioni del Papa oggi. I preservativi aumentano i problemi. In effetti i milioni di morti per aids non sono un grande problema.

De Magistris serve la più semplice delle battute a Mastella. Perdendo buona parte della sua credibilità, ahimè! E mi devo trovare d'accordo con Mancino?

Il mio desktop palermitano

L'esperimento grafico è di Ale

I veri fenomeni di Catania

Mascara sta abituando Catania alle magie, con le sue mirabolanti parabole.
Magie di tutt'altro livello, rispetto a quelle compiute dalla lunga serie di amministratori che negli anni si sono avvicendati. Basta guardare la puntata di ieri sera di Report (qui in versione integrale), dall'evocativo titolo "I Vicerè", per rendersene conto.
850 milioni di euro spartiti tra municipalizzate con buchi da groviera, giornali in mano a faccendieri e opere puntualmente non terminate. E poi, boom, magia, arriva il governo a tendere la mano per evitare il fallimento, con il benestare della Lega Nord che, anche in passato, aveva teso la mano all'Mpa di Lombardo con cospicue cifre.
Diciamoci la verità, sono queste le vere magie.

video

lunedì 16 marzo 2009

L'abitudine

Pian piano comincerò a tornare a scrivere qui sul blog.
Lo farò con ordine, cercando di dribblare con energia le banalità a cui spesso ripensavo con fastidio. Ne vedo fin troppe in giro e vorrei evitare di aggiungermi troppo al coro, quando posso.
Evitando la costanza, l'abitudine che rifuggo, a me che piace la discontinuità, il tratteggiato della linea, le curve a gomito.
Io che evito di percorrere sempre la stessa strada nei percorsi quotidiani, inventandomi tappe intermedie e deviazioni, non posso essere diverso qui.
Le due, tre, solite idee che bazzicano in questa testa arriveranno in ordine sparso.
Tutto questo per tenermi quanto più possibile lontano da questo schermo, da questi tasti, che possono ipnotizzarmi.

Colonna Sonora : L'esigenza (RadioDervish)

giovedì 12 marzo 2009

Mezzanotte meno dieci

E già, come previsto, il sito di ticketone è in tilt.

mercoledì 11 marzo 2009

Forconi dalla piazza

Una riflessione di Alessandro Gilioli che mi fa tornare alle origini di questo blog, per condivisione di vedute.
Anche a me fanno paura i forconi della piazza, da accontentare poi.

"Non credo, per usare un eufemismo, che Alexandru Loyos sia una brava persona. Anzi: forse ha stuprato una donna, e quasi sicuramente sta coprendo qualche mascalzone peggio di lui.

Detto ciò, quello che sta succedendo attorno a lui è che:

1) Su tutti i giornali è apparsa una sua foto mentre veniva portato via in manette, e non si può.

2) La questura di Roma ha diffuso il video registrato a porte chiuse della sua confessione (poi ritrattata) e non avevo mai visto niente di simile in passato.

3) Non risulta che sia stata aperta alcuna indagine sulle botte che lui dice di aver preso.

4) Il fatto che rimanga in carcere con l’accusa di calunnia e autocalunnia, prontamente emessa mentre il tribunale del Riesame ne decideva la scarcerazione per lo stupro della Caffarella, è un’altra cosa un po’ strana - e non so se in Italia qualcuno è mai stato un giorno in galera per calunnia. E’ abbastanza evidente, comunque, che la decisione di tenerlo a Regina Coeli è stata presa per evitare lo “sdegno popolare” di un’eventuale scarcerazione.

E tutto questo, per quanto Loyos possa essere mascalzone, non è Stato di diritto. "

Da dipendenza?

Rileggerò un pò di vecchi post.
Ho esagerato con Google Reader ultimamente.
Ho fatto pulizia anche li.

Disco della settimana

E' un frutto raro questa canzone. E questa voce. Eleganza pura.



La migliore, lei e la canzone intendo, di questi tempi.

lunedì 9 marzo 2009

Altrove

Mi fermo un pò. Pensavo a questo già da un pò di tempo. Scrivere un blog non è semplice, richiede una disciplina che non avevo e che avevo il bisogno di darmi. Per chi poi, come me, non era abituato a scrivere, è stato un esercizio completo. Con alti e bassi. Che mi hanno gratificato, in alcuni casi, nel riscontro di chi ha avuto il piacere di leggermi, finora.
Però è anche un esercizio che prende parecchie energie e spazi mentali che adesso sento il bisogno di lasciar liberi.
Per molto tempo mi sono imposto di scrivere quasi giornalmente, ma cosi non va bene.
Ho bisogno quindi di rimettere un pò d'ordine, sistemare qui e li, per ritrovare qualcosa che non so. Sarà la direzione, credo.
Forse mi fermerò due giorni, forse scriverò con minore frequenza, forse si tratterà soltanto di dare la giusta posizione a ciò che c'è da dire.
Intanto ascolto una canzone meravigliosa, perfettamente idonea al momento.
Ad X Factor (da chiamare il Fattore Morgan, piuttosto), nella splendida versione di Noemi, l'unica trasmissione che da forse un decennio non mi teneva davanti al cassettone come un rito settimanale.


Però, (cosa vuol dire però)
Mi sveglio col piede sinistro
Quello giusto

Forse Già lo sai
che a volte la follia
Sembra l'unica via
Per la felicità

C'era una volta un ragazzo
chiamato pazzo
e diceva sto meglio in un pozzo
che su un piedistallo

Oggi indosso
la giacca dell'anno scorso
che così mi riconosco
ed esco

Dopo i fiori piantati
quelli raccolti
quelli regalati
quelli appassiti

Ho deciso
di perdermi nel mondo
anche se sprofondo
lascio che le cose
mi portino altrove
non importa dove
non importa dove

Io, un tempo era semplice
ma ho sprecato tutta l'energia
per il ritorno

Lascio le parole non dette
e prendo tutta la cosmogonia
e la butto via
e mi ci butto anch'io

Sotto le coperte
che ci sono le bombe
è come un brutto sogno
che diventa realtà

Ho deciso
di perdermi nel mondo
anche se sprofondo

Applico alla vita
i puntini di sospensione
Che nell'incosciente
non c'è negazione
un ultimo sguardo commosso all'arredamento
e chi si è visto, s'è visto

Svincolarsi dalle convinzioni
dalle pose e dalle posizioni

Lascio che le cose
mi portino altrove
altrove
altrove

Svincolarsi dalle convinzioni
dalle pose e dalle posizioni

Svincolarsi dalle convinzioni
dalle pose e dalle posizioni

giovedì 5 marzo 2009

Voglio dire

Voglio dire, è tutta la vita che passo a farmi le stesse domande. E a cosa serve tutto questo, cosa ci sarà dopo, cosa ci sarà prima,
che senso ha oggi domani e post domani. Domande da fare seduti davanti ad un Dio.
Insomma, domande su cui contorcersi senza trovare risposte. E allora pensi, sarebbe stato meglio andare a studiare filosofia, una volta,
come se potessi trovare le risposte in qualcuno che le stesse domande se l'era poste. Almeno le domande da fare sarebbero soltanto
quelle di lavoro.
Qualcuno magari, forse, aveva dato anche la sua di ipotesi, ma solo un ipotesi, un meccanismo di autoconvincimento valido soltanto per lui, in quel dato istante.
Non di certo valido per me.
E anche i preti non è che sappiano dare soluzione più valida. Ti dicono, sono dubbi che abbiamo tutti, abbi fede, leggi il salmo 33
e troverai risposte. Se solo riuscissi a comprenderle.
E ad un bel punto ti ritrovi stufo di porti sempre domande. Ti rendi conto che forse sarebbe meglio andare a fare una passeggiata
in centro, entrare in qualche negozio. E guardandoti intorno accorgerti che non è possibile che tutti questi qui non
si pongano le stesse domande. Anche se sembrano cosi leggeri. E non è possibile che siano senza pensieri, o stupidi.
Anche se la stessa stupidità mi affascinerebbe tanto da desiderarne più di quanto non ne abbia già di mio.
Solo per godere la vita come viene. Invece di cercare risposte in libri che non riuscirai mai a
finire. La biblioteca è sempre troppo ampia.
E quindi, la gente. Fluttuava tra gli scaffali. E li che tutto è diventato più chiaro. Chi se ne frega. Siamo qui e quindi vale la pena di esserci.
Se poi i pensieri sono troppi, basta entrare in una stanza, spegnere la luce, rimanere in silenzio e svuotare la mente. Per dieci minuti almeno.
Del resto la forchetto la uso per mangiare, mica mi chiedo chi l'abbia costruita e dove finirà tra qualche anno, quando mi trasferirò da questa casa.

Insomma, tutta questa manfrina qui per dire che ieri sera ho visto Hannie e le sue sorelle, e l'ho trovato un gran film, perchè c'è un pò di tutto quello che siamo.
E perchè da il buonumore. Non quello che si estingue due minuti dopo la battuta esilarante. Quello che ti fa stare bene.


mercoledì 4 marzo 2009

In ruolo culturale di Internet

Puntualmente Internet è vista in Italia come ricettacolo delle peggiori nefandezze, o almeno cosi viene venduta la sua immagine guardando, come mi capita di rado, nei Tg.
Di fatto, guardando le ultime statistiche, l'Italia si trova agli ultimi posti nel suo utilizzo, ed anzi, stranamente, nell'ultimo anno sono addirittura calati gli utenti.
Su questo blog ho espresso spesso le mie opinioni sul ruolo possibile della rete.
Baricco nei giorni scorsi ha acceso una polemica sull'inutilità dei fondi pubblici nella cultura, per cosi dire di nicchia, e sulla necessità di spostare tali fondi laddove sono le masse, cioè nella scuola e in televisione. Dimenticando totalmente il ruolo che ha già in altri paesi, ed in parte anche qui, la rete.
Tutto questo, per invitarvi a leggere questa riflessione di Massimo Mantellini.

A Roberto

La crisi spiegata

E' l'anno della crisi.
Cosi ci viene detto.
Le cause che ci hanno portato fin qui sono note a pochi. Ho cercato di capirne qualcosa anch'io, da ignorante in materie economiche.
Una delle spiegazioni più chiare l'ho trovata in quest'articolo di due giovani economisti.

martedì 3 marzo 2009

Alla carica

Certo, abbiamo sentito parlare per due mesi o più della ridicola questione Rai, basata poi sul veto della maggioranza al nome di Leoluca Orlando come presidente della commissione.
Mentre su Totò Cuffaro, condannato in primo grado con interdizione dai pubblici uffici, ed eletto senza problemi a membro della commissione Rai, ne avete sentito parlare?

lunedì 2 marzo 2009

A Parma

Parma.
Mi sembrava cosi anonima. Sono quasi fuggito da li.
Il caos che regnava nei miei pensieri me la rendeva sgradevole. Non sopportavo la nebbia, quell'atmosfera decadente e malinconica delle sue vie. Ma non sopportavo più di ogni altro l'atmosfera asfittica che da solo mi ero creato.
E che non mi aveva fatto apprezzare a pieno ciò che di buono era presente.
Era da tempo che mi ero riproposto di tornare. Avevo voglia di vedere un pò di quel che avevo lasciato in tutta fretta.
Gli stati dell'anima influenzano tutto ciò che ci circonda, ma adesso, rivedendola in una nuova luce, in una giornata primaverile, mi è sembrato di non aver apprezzato a pieno l'atmosfera della città. Di averne colto solo in parte lo spirito.
Mi sono accorto, man mano, di quanto un periodo che consideravo di passaggio, sia stato fondamentale, e pieno di episodi, incontri, passaggi fondamentali.
Sono stato bene nel rivedere un pò di vecchi amici lasciati li, aver modo di parlare con qualcuno di loro.
E ho avuto riscontro dell'ipocrisia che solo alcuni scout sanno avere nell'eccesso di inutile buonismo. Quello che non ti fa guardare un altro in faccia per dire ciò che pensi.
Sono tornato al Fuori Orario, come tante sere un anno fa.
E poi la domenica, quasi in famiglia, a Zibello.
Avrei solo evitato la batosta di ieri pomeriggio. Indimenticabile, ahimè!

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