"Io anelo alla mia terra, nella cui polvere si sono consunte le membra e le ossa dei miei. Ricordo la Sicilia, e il ricordo viene dal dolore che mi travaglia. Ma se fui bandito da un paradiso come posso io darne informazioni"

giovedì 29 gennaio 2009

Frammenti/3

Togli quella mano, non ho voglia delle tue carezze.
Cosi le disse, voltandosi dall'altra parte.
Erano già le due e trenta e il sonno non trovava spazio nella sua notte.
Lei cercava di tranquillizzarlo,
ma più lei cercava
più lui s'infastidiva.
Ma la sua testa era sempre li, e più cercava di spostarsi su altro
e più come una calamita essa tornava li.
Che poi, per Dio,
non è che ci stesse poi male a vederli tutti quei pezzi li
da tutto quel tempo.
Le aveva chiesto di non raccoglierli,
il giorno dopo, tra le tazze della colazione.
Lei sapeva che sarebbe stato meglio cosi.
Ma più li guardava e più ogni giorno si rendeva conto
che ne aveva sempre meno bisogno.
Aveva soltanto necessità di comprendere,
capire, perchè tutto in cosi poco tempo,
era finito cosi. In un angolo.


Segue da qui e qui.

Già da un anno

Ma come, un anno fa nasceva questo blog e me ne stavo quasi dimenticando! Ci sarebbe da far festa! Ci sarebbe da tessere le lodi e fare il punto della strada, a questo spazio dove alcuni dei miei pensieri hanno trovato posto. Dove qualcuno ha avuto modo di entrare e trovar spazio, trovandolo accogliente. Dove qualche altro ha avuto modo di conoscermi meglio.
E dove sto cosi bene!

La controfigura di Casini

Guardando Annozero mi rendo conto di quanto è semplice fare opposizione in questo paese.
Si rinsavisce, si riscopre il buon senso delle volte, e si possono sostenere opinioni che altrimenti non avresti avuto.
Se solo non avessi cercato di far le scarpe al premier. E se adesso avresti un posto nel governo a calare la testa ad ogni possibile fandonia di cui si infarciscono le bocche i portavoce non pensanti alla Gasparri.

mercoledì 28 gennaio 2009

Letture del giorno

Per fare il punto su ciò che sta facendo Obama negli Stati Uniti e per riflettere su di noi:

"Prima settimana dell’Era Obama: una serie di iniziative, una piu’ positiva dell’altra. La procedura per chiudere Guantanamo. I fondi riaperti per le associazioni pro-aborto. L’impegno per le trattative e la pace in Medio Oriente. Via libera a standard energetici piu’ severi, anche per le automobili. In questa settimana i primi test americani sull’uso delle cellule staminali embrionali sono stati autorizzati, una linea ricerca che era stata duramente ostacolata dalla presidenza Bush.
Tutte cose ovviamente giuste, e in realta’ ci sarebbe poco da discutere. Se non che siamo italiani, e in quanto italiani siamo abituati a vedere delle decisioni politiche semplici e ovviamente giuste bloccate da ostacoli che sembrano insormontabili. Con le dovute differenze, questa prima settimana ha ricordato molto le reazioni ai primi mesi del primo governo Zapatero.
Quando ha annunciato il ritiro delle truppe dall’Iraq e poi le ha veramente ritirate. Quando ha dichiarato di voler introdurre i matrimoni gay e poi li ha introdotti veramente. Diciamoci la verita’, noi italiani di sinistra, sotto sotto, stavamo li’ a pensare “mio Dio, questo qui e’ veramente di sinistra, chissa’ la Spagna cattolica come reagira’, chissa’ cosa succedera’, rischia di spaccare il paese”. E che doveva succedere? Quattro vescovi sono scesi in piazza, cosi’ come in questi giorni quattro associazioni antiabortiste si stanno lamentando. La Storia va avanti e la direzione del progresso e’ chiara alle persone intelligenti."

Per chi poi volesse tenere conta del rapporto promesse/fatti, ecco questo link.
P.s.
Altre letture consigliate oggi:
-Una chiesa alla deriva;
-Sulla scarcerazione per lo stupro di Roma;
-Il forcone, i cellulari, Guidonia, Noi;
-Auschwitz;
-Sulla Magione, con nostalgia dell'estate;

Poi, appena ho un pò di tempo, cercherò di capire come funziona il servizio di delicius che in giro ho visto essere il migliore. Non mi convince per niente la barra laterale degli elementi condivisi di google reader.
Cosi, se qualcuno vuole inserire qualche suggerimento, è ben gradito.

Se intanto qualcuno vuole abbreviare la mia ricerca, è ben gradito.

La circolare del Ministero

martedì 27 gennaio 2009

Spizzicando

Di tornare a casa non se ne parla neanche quando il clima si offre insolitamente cosi mite. E poi oggi passavo da Monza, ed avevo voglia di passare in libreria un pò di tempo. A volte mi prende
questa sorta di crisi d'astinenza, ed è uno dei pochi piaceri del quale so godere a pieno soltanto quando sono solo, quando posso prendermi tutto il tempo che voglio.
Nella zona qui intorno poi l'unica libreria in cui spesso mi imbatto è quella del Centro Commerciale in cui spesso pranzo, scevra di qualunque idea si possa accomunare al piacere della lettura.
A Monza mi sono invece quasi affezionato alla solita Feltrinelli, che sarà pure un megastore, ma nella quale riesco a sfogliare tranquillamente un libro, come qualunque posto decente. E poi riesco a trovare un pò di tutto, e sempre facilmente individuabile. Insomma, grande distribuzione non sempre penso faccia rima con superficialità.
Oggi però non avevo bisogno di comprar libri, ne ho già un mucchio sulla scrivania, e non vorrei accumularne ancora.
Volevo comprare un vinile, sapete, la mania del momento. Ho dato un'occhiata al poco disponibile
e poi mi sono piazzato in uno di quei slot con le cuffie. Ho assaggiato un pò dei nuovi Franz Ferdinand, del Boss, di Gianmaria Testa e poi mi sono soffermato sull'ultimo disco di Luca Carboni, l'unico che potevo ascoltare da quegli affari li. Insomma, si tratta di una raccolta di canzoni degli anni settanta, di quelle che fanno parte dell'humus di una generazione, per cui partivo da qualcosa di non perfettamente conosciuto. Ero attirato dalle scelte poi non troppo banali. E dalla canzone di Claudio Lolli che circola adesso in radio. Ma anche le versioni dell'Avvelenata, di Venderò o di Eppure Soffia non mi sono dispiaciute cantate con quella voce strozzata di Carboni. Insomma, un disco da regalare a chi è ancora vergine, per cominciare ad instillare un pò di curiosità.
E poi mi sono messo a sfogliare e a leggere qualche pagina, seduto su una bella poltrona, un libro su Robert Zimmerman, davvero bello, per le foto e per un pò di cose che ho avuto modo di leggere.
A quel punto potevo andare anche a casa.


P.s. Poi il vinile l'ho preso. Ero un pò indeciso con Berlin di Lou Reed. Ma ho preferito puntare su qualcosa che conosco molto meno. E che stasera ho ascoltato già tre volte. Nonostante i puristi del vinile sconsiglino queste sovraesposizioni.

lunedì 26 gennaio 2009

Dov'è?

Oh beh, il fine settimana è volato scrivendo, recuperando le energie della serata all'Alcatraz e cucinando per un pò di amici...e già questa settimana s'è presentata carica, con il corso alla Emerson e non solo.
E' un buon periodo, lo so.
Ma mi dispiace aver poco tempo per scrivere qui, nonostante ne abbia voglia, in alcuni momenti, quasi quanto la scorsa primavera.

L'affare Genchi

Per capire cos'è il "Sistema Genchi" e come ci si sta muovendo per far passare il decreto sulle intercettazioni, prendo una parte dell'articolo di Peppe D'Avanzo su Repubblica:

"E' utile dunque, all'inizio di una settimana dove saranno raccontate rumorose "bufale", fissare qualche punto fermo, illuminare il lavoro di Genchi, avanzare infine qualche domanda.
Punti fermi, tre.
1. Berlusconi mente. Nell'archivio di Genchi non c'è alcuna intercettazione telefonica, ma soltanto analisi di tabulati telefonici. Per le due inchieste di De Magistris, e su sua delega, Genchi ha messo insieme 1.042 tabulati, un milione di contatti, 578 mila schede anagrafiche.
2. Berlusconi ritrova troppo tardi la parola e la memoria senza mai perdere la sua malafede. Non ha battuto ciglio quando si sono scoperti gli archivi illegali della Telecom dell'amico Marco Tronchetti Provera (anche lì, si raccoglievano abusivamente tabulati e si intercettavano mail). Non ha emesso un fiato quando il suo nemico Romano Prodi è stato indagato proprio alla luce dell'analisi dei "dati di traffico della sim gsm 320740... intestata alla Delta spa presso la Wind, volturata il 1 aprile 2004, all'"Associazione l'Ulivo i Democratici" di Bologna, contratto trasferito il 17 febbraio 2005 a Roma in piazza Santi Apostoli 73, sede dell'Ulivo, e due mesi dopo alla Presidenza del Consiglio, via della Mercede 96, Roma". Scritto nero su bianco in una consulenza di Genchi. Dov'era allora l'indignazione di Berlusconi? Non ce n'era traccia. Quell'indagine poteva azzoppare il governo di centrosinistra e tutto faceva brodo. Anche il lavoro di Gioacchino Genchi.

3. I rumorosi strepiti di Berlusconi non rivelano nulla di quanto già non si conoscesse per lo meno da sedici mesi. "De Magistris ha acquisito migliaia di tabulati telefonici di cittadini le cui utenze (cellulari e di rete fissa) erano emerse tra i contatti di diversi suoi indagati - scrive la Stampa, il 4 ottobre 2007 - . Nell'elenco ci sono tra gli altri, il presidente del Consiglio Prodi, l'ex-presidente del Consiglio Berlusconi, il ministro dell'Interno Amato, e della Giustizia Mastella; il viceministro dell'Interno Minniti; il presidente del Senato Marini, l'ex-presidente della Camera Casini, il segretario dell'Udc, Cesa, il vecepresidente del Csm Mancino. I movimenti dei numeri telefonici acquisiti riguardano anche il capo della polizia De Gennaro, il vicecapo vicario De Sena, il direttore del Sisde Gabrielli, il direttore del Servizio di polizia postale e telecomunicazioni Vulpiani, il direttore della Dia, Sasso, il generale di corpo d'armata Piccirillo, il presidente dell'Anm Gennaro, il procuratore aggiunto di Milano Spataro, il pm antiterrorismo di Roma Saviotti, quattro sostituti della procura nazionale antimafia, diversi membri della commissione parlamentare antimafia, deputati, senatori, questori della Camera, presidenti di commissioni di Palazzo Madama". L'elenco (sempre smentito da De Magistris) mostra più di tante parole la strumentalità della sortita allarmata di Berlusconi. Ma come c'è anche il suo nome in quella classifica abusiva e Berlusconi non dice una parola, non protesta, non chiede spiegazioni? E se non si preoccupava allora, perché oggi parla di "scandalo storico"?

Il Cavaliere oggi ha compreso che l'"affare Genchi" può essere la leva per scardinare le resistenze che An, Lega, Pd oppongono al suo progetto di cancellare le intercettazioni dagli strumenti di indagine e fare del pubblico ministero il "notaio" delle polizie. Se non si dice, dunque, di Genchi - chi è, che cosa fa, come lo fa, grazie a chi - non si comprendono le ambiguità possibili del suo lavoro."

Ed intanto lui ci infarcisce con le sue splendide battute alle quali non si riesce a sorridere, neanche estirpando tutte le cellule cerebrali (ma parlo per quelli che ce le hanno ancora, naturalmente!)

domenica 25 gennaio 2009

Arrivano i nostri

Ah beh, adesso "S" esce anche a Milano e a Roma.
Ottima scoperta, non dovrò rubare la copia a mio fratello quando torno a casa per sapere certe cose.
Ne avevo già parlato a suo tempo, una rivista che parla di Mafia nelle sue evoluzioni continue, figlia di un buon giornalismo d'inchiesta nel dna della Sicilia.

giovedì 22 gennaio 2009

Little Miss Sunshine

Ho sorriso alla fine del film con il quale ho condito questa mia serata.
Ho sorriso dell'ironia e della follia che salva questa folle famiglia media americana.
Una famiglia costellata da personaggi eccessivi, perfino troppo nei loro stereotipi.Il nonno sniffatore e appassionato di pornoriviste, lo zio professore universitario, studioso di Proust e suicida fallito, il figlio adolescente con il voto del silenzio in venerazione a Nietzsche, la madre sull'orlo di una crisi di nervi nel delirio che la circonda ed un padre perdente, sull'orlo della bancarotta ma teorico della via per il successo con la quale cerca di indottrinare l'intera famiglia.
E la piccola Olive, cinque anni e l'obiettivo di partecipare al concorso per Piccola Miss California. Uno di quegli assurdi concorsi per piccoli talenti che nel nostro immaginario rappresentano il peggio della cultura americana.
L'obiettivo diventa però realistico, possibile, soltanto passando per un lungo viaggio, a bordo di uno sgangherato pulmino Wolkswagen, che farà uscir fuori tutti gli eccessi dei personaggi all'interno di scene al limite del paradosso, esilaranti nella loro assurdità. E delle quali si può sorridere soltanto a denti stretti.
Un sorriso che però lentamente si espande a tutto il viso nella contagiosa scena finale, liberatoria, che la piccola Olive regala alla sua famiglia.

The First Dance


Mi stavo quasi commuovendo anch'io....

martedì 20 gennaio 2009

Come alberi

Pensavo a tutto ciò che mi piace fare, che desirerei fare e che forse non farò mai. E penso al mio impegno, quello vero, essenziale, del lavoro giornaliero a cui mi sto dedico buona parte delle mie energie, con la dedizione che sto attribuendo a quello che non rappresenta un semplice dovere.
E che, nonostante tutto, non mi fa sentire intero.
Perchè ho bisogno di cibarmi anche di altro. Le mie passioni, i miei interessi che crescono nel tempo e che non riesco a selezionare. Un giorno mi perdo dietro ad una canzone, un altro dietro ad uno strumento che vorrei cominciare a suonare, per una tecnica fotografica, per un libro, per scrivere, per andare in giro in bici o in montagna. E domani immagino già altro aggiungersi ad una lista già profondamente limitata.
Ma non potrei immaginarmi, a vedermi da lontano, senza tutto questo. Senza ciò che è diventato importante e che ho approfondito e senza ciò che si è perso.
Quasi un anno fa leggevo un ragionamento per il quale l'uomo dovrebbe essere a T.
Con una forte competenza in una specifica materia, ma capace di comprendere e capire un ampia gamma di problematiche.
Mi è piaciuta molto questa metafora.
Tanto da arrivare a pensare che più di una T dovremmo somigliare il più possibile agli alberi.
A quegli alberi forti, imponenti, ben piantati al terreno, con radici intrecciate e vigorose. Col tronco robusto, rami forti e rami giovani, con foglie che cadono a raffigurare le passioni fugaci e frutti che maturano donando ulteriore bellezza all'insieme. Sotto il quale si può trovare ombra e ristoro, se lo si vuole.

Una giornata storica

Quello che sarà, sarà, e lo giudicheremo. Lo dico soprattutto ai disillusi di sempre. Ma oggi è un giorno storico (e questa galleria di foto lo racconta benissimo).
(immagine da Rosalio)

lunedì 19 gennaio 2009

He doesn't belong to money

Una grande battaglia di civiltà è stata vinta. Dopo le proteste accalorate di un gruppo di tifosi pronti a tutto per difendere i propri ideali ma anche ad assorbire senza proteste qualsiasi altra infamità, Kakà ha fatto la cosa più saggia.
D'altra parte proprio non riesco a comprendere quanto possa fare la differenza, cosa puoi praticamente fare di più nella tua vita passando da 9 a 18 milioni di euro. Una passeggiata in più sul tuo elicottero personale, un giro del mondo a bordo del tuo panfilo da 25 piuttosto che da 15 metri. E poi? Appendere le scarpette al chiodo giocando in una squadra senza passato e con poche speranze future legate alle bizze dell' Emiro di turno.
Un pò troppo poco per chi sulla maglietta dichiara "I belong to Jesus".
E cosi anche Berlusconi ne è uscito facendo una buona figura, senza subire perfino la legge del contrappasso.

sabato 17 gennaio 2009

Un Trailer di Carta

Avevo quasi dimenticato di pubblicare questo video. E' un'opera di un ragazzo che conosco già da un mucchio di tempo e che ritengo veramente in gamba nel suo campo, sulla base di tutti i suoi video che ho visto. Già tempo fa mi aveva reso coprotagonista di un video che a Palermo un pò di gente ha visto essendo stato postato su Rosalio. Adesso per la sua discussione della sua tesi ha creato questo video veramente originale. Spero che possa mettere bene a frutto queste sue capacità adesso...

Stasera in onda

Mandare in onda "Il giorno della civetta" è politica. Anche leggerselo, però.

Vicinanza di vedute

Adesso si fa un gran parlare di Soru, per via delle elezioni imminenti in Sardegna, e perchè un pò tutti si sono accorti della caratura di un uomo ad alta credibilità, a cui appigliarsi in tempi di disaffezione alla politica e nel quale si intravedono delle linee conduttive che molti di noi condividono.
Ma non è questo che m'importa sottolineare. Magari se ne parlerà in un altro momento. Anche perchè non credo ai salvatori della patria, credo più ai progetti politici (leggete questo link, tra gli altri).
Per me piuttosto è stato come dire, motivante, pensare che trent'anni fa un uomo ha avuto la pazzia di costruire il suo percorso di vita nel tentativo di tornare nella propria terra per costruire qualcosa d'importante, qualcosa capace di dare futuro a se e a molti altri, migliorando perfino ciò che più amava. Lottando per preservarla, se necessario.
Ho rivisto in quelle parole molti dei miei pensieri di quest'anno. Quando penso a ciò che mi sono lasciato alle spalle, al mio legame con la Sicilia, al mio futuro e alle mie speranze.
Mi piacerebbe saperne di più e magari un giorno avere la possibilità di scambiare due parole con lui.
Per chi volesse saperne di più consiglio di rivedere l'intervista barbarica di Daria Bignardi (ahimè una delle ultime, qui sotto) e quella, abbastanza famosa, da Fazio.


Incapaci di guardare il proprio ombelico

Su ciò che sta succedendo a Gaza ho preferito tacere. Troppo indietro occorrerebbe andare per dare un'idea oggettiva di ciò che sta succedendo ed alla fine sicuramente non ci si può dividere a cuor leggero in fazioni. Occorre conoscere e approfondire molto per dare un giudizio che non sarà mai definitivo. Per questo non mi è piaciuta la trasmissione di ieri sera di Santoro.
E non mi è piaciuto soprattutto l'atteggiamento altamente polemico con chi non condivideva il suo stesso punto di vista. Non si può parlare di dialogo e poi essere incapace di accettare le opinioni altrui.
Per questo mi sono trovato d'accordo con quanto letto qui oggi. Leggendo troverete molte cose che io non sarei capace di esprimere.

giovedì 15 gennaio 2009

Scoprendo Scerbanenco

Ho cominciato a leggere noir.
E ho iniziato quasi da subito con Giorgio Scerbanenco, considerato padre del noir Italiano e di cui ultimamente avevo sentito spesso parlare.
Ho iniziato con un suo libro di racconti, Milano Calibro 9. Vi ho trovato uno sguardo cinico e perfettamente lucido sulla società, sulle sue debolezze, le sue meschinità, le sue stesse tracce di amore e di tenerezza, in una scrittura rigida e asciutta, perfetta per le atmosfere dei racconti.
La Milano e l'Italia degli anni Settanta viene restituite cosi come i fotogrammi in bianco e nero viste in tivù lasciano immaginare, ma nello stesso tempo vengono raccontate storie senza tempo.
Mi sembra perfino assurdo che sia relegato ad una conoscenza marginale e non venga considerato tra i più grandi della letteratura del nostro secolo. Sarà forse dovuto allo snobismo con cui fino a quale tempo fa veniva guardata questo genere di letteratura?

mercoledì 14 gennaio 2009

Che posto hanno gli ultimi?

"Le leggi sull'immigrazione
dovrebbero essere generose,
dovrebbero essere giuste,
dovrebbero essere flessibili.
Con leggi di questo tipo
potremmo guardare
il mondo, e il nostro passato,
con la coscienza
e le mani pulite"

John F.Kennedy. A Nation of Immigrants (1958)

Tasse sull'immigrazione, classi ponte, medici con l'obbligo di denunciare l'immigrato senza permesso di soggiorno che chiede cura, tasse più alte per i piccoli imprenditori immigrati.
Quanta distanza creeremo in questo modo, e quanta rabbia coverà? E con che semplicità vengono tutelati coloro che non possono esprimere il proprio dissenso politicamente e democraticamente.
Aggiungo in coda anche questa riflessione dal blog di Francesco Costa:

"Scremato il dibattito dalle posizioni più o meno apertamente razziste, il problema dei permessi di soggiorno in Italia non è la presenza o no di un balzello, che esiste già senza scandalo in altri paesi. Il problema è l’opportunità di inserire nuove tasse in una fase economica in cui mezzo mondo fa l’esatto opposto, ma soprattutto il sistema inefficente e inutilmente vessatorio con cui i permessi di soggiorno vengono erogati ai cittadini extra-comunitari. Il problema è il fatto che oggi i permessi di soggiorno vengano rilasciati mesi e mesi dopo che si sia presentata la documentazione necessaria, e durante quel lunghissimo intervallo gli immigrati siano costretti a non uscire dal paese, anche se dovessero farlo per lavoro o per motivi familiari (ma sarebbe ugualmente vessatorio se volessero andare in vacanza). A causa di questi enormi ritardi, poi, capita sovente che vengano consegnati permessi di soggiorno già scaduti o destinati a scadere entro poche settimane. Un governo serio si dedicherebbe a sciogliere questi nodi, piuttosto che a elaborare manovre punitive soddisfando l’ignoranza rancorosa di chi, orgogliosamente italiano, meriterebbe di stare in un paese civile e democratico meno di tanti altri."

Priorità

Non mi va di parlare con leggerezza.
L'inizio del nuovo anno sta rendendo il suo conto e sto accumulando cose che vorrei fare sul tavolo da tempo, cose che vorrei imparare e spazi che vorrei conquistare. Ma trovo solo disordine per il momento.
Per questo voglio leggerezza per vivere tutto con più semplicità, lasciando scorrere priorità che mi vado imponendo ma che non posso afferrare.

Sarà che non ho ancora un agenda su cui disegnare nuovi percorsi?


lunedì 12 gennaio 2009

Vuccuzza di ciuri

Mario Incudine canta De Andrè:

La mappa del potere


da "S" di questo mese.

domenica 11 gennaio 2009

Snowboard, primo tentativo

Si ha pur bisogno di adrenalina ogni tanto.
Si ha pur bisogno di tornare a casa con i muscoli in disordine.
E sono queste due di quelle cose che mi mancavano da un mucchio di tempo,
forse da certe uscite a perdicollo con il reparto.
Ed è per questo che è stato bello cominciare ad usare ieri lo snowboard
ieri in questo posto qui.

Fabrizio De Andrè 2009. Il nostro Santo Laico

E' vero, Fabrizio De Andrè, è stato uno dei più grandi poeti di questo secolo. E come tutti i grandi è apprezzato oggi più di quando era in vita. Per uno he ha vissuto sempre contro, in direzione ostinata e contraria (come il nome di una delle ultime, infinite raccolte) chissà come sarebbe guardare tutte queste commemorazioni.
Che ben vengano, però a sentirsi improvvisamente amati da tutti ci si sente quasi stonati. Soprattutto se si corre il rischio di finire nei programmi ministeriali.
Le parole più sincere in questi giorni di memoria comune le ho lette su questo post, che riporto in una piccola, ma mica tanto, parte :

"Il problema di De André è un problema italiano, è un problema dato da quello che lui rappresenta, dalla sua icona schiacciante di artista non compromesso che rifiuta i milioni di papà, sentimentalmente dolente e sociopoliticamente militante, che viene rapito e perdona i rapitori, che non si abbasserebbe a uno slancio di vitalismo cazzone come Buonanotte fiorellino o Fegato spappolato: anche quando canta Rimini, la città più pirlona d’Italia, lo fa con tono un po’ lugubre e di compassione per le umane miserie - ben diversamente da un Raf, che a Rimini va in palla per una coi sandali, come faremmo noialtri rimbambiti (cfr. Malinverno). De André è il santo cantautore di un paese necrofilo che non vede l’ora che tu muoia per renderti commosso omaggio, e un po’ se l’è cercata, essendo stato un grande fautore dell’accoppiata morte-redenzione: quando 10 anni fa è andato a dormire, dormire sulla collina, ci ha trovato metà dei personaggi della sua discografia, dagli Impiccati dell’allegra ballata a quelli che morirono a stento, dai defunti presi a prestito dall’Antologia di Spoon River all’uomo probo della Ballata dell’amore cieco; da Geordie a Miché, dall’amico Tenco (Preghiera in gennaio) a - naturalmente! - Marinella. Ha fatto più morti della strategia della tensione, lui e Francesco Guccini davvero sono i due stragisti del pop italiano.
Sia chiaro: non è un problema di De André ma mio, se lui canta i vinti e mette a disagissimo noi che forse coltiviamo il sogno piccoloborghese di essere perlomeno pareggianti e ogni tanto, meschini, ci crediamo assolti ma siamo lo stesso coinvolti e - ouch!, ecco le pantere venute a morderci il sedere. Il vero problema diffuso sta nel fatto che i libri e film e dischi che lo ricordano ci stanno assediando. Il fatto che l’altra sera lo celebrava Vincenzo Mollica e ieri sera lo celebrava Maurizio Mannoni e sabato pomeriggio lo celebrava Francesco Facchinetti, e oggi lo celebra Aldo Grasso sul corrierone dicendo che non gli va che Mollica celebri uno che lui, Grasso ascolta (a suo dire) ogni singolo giorno. Ed eccoci finalmente al punto.
Sì, il punto è questo, e se amate De André e finora siete riusciti, magari contorcendovi, a tollerare quanto ho scritto, sappiate che è QUI che vi farò incazzare. Il problema di De André è che è il pret-a-porter poetico più comodo da indossare in Italia. Che sostenere di amare De André è come giocare l’asso di briscola: chi può negarti un’anima nascosta di purissima e sofferente poesia, se dici di amare De André? E credetemi, tra le persone che mi hanno detto di amare De André ci sono alcuni dei più viscidi arrampicatori che io abbia mai conosciuto - però De André monda da ogni nequizia, come nemmeno Padre Pio (e prima o poi mi aspetto di vederlo in una fiction Rai, interpretato da Sergio Castellitto, visto che dopo Padre Pio ed Enzo Ferrari, Don Milani e Fausto Coppi, tra i tanti di cui il Paese non è stato degno e che lui ha tristemente interpretato, un cantautore gli manca). Il fatto è che se dite di amare Francesco De Gregori o Neil Young, con tutte le puttanate che hanno fatto, è evidente che vi prendete sul gobbone anche le loro puttanate, e siete indulgenti con loro come siete autoindulgenti con voi. Ma con De André, non c’è niente da perdonare. Chissà, forse ascoltando lui, davvero potete credervi assolti. E a proposito di essere assolti, se pensate che sulle navi da crociera un futuro presidente del Consiglio cantava straziato le sventure di Marinella, forse capite cosa intendo dire. Quindi, gente, credetemi: la cosa migliore che posso fare in memoria di De André è NON parlarne bene e non chiamarlo “Faber” come se fosse un mio amico: l’ho visto solo una volta in vita mia, presentava la riedizione - in duetto con Mina - di quella cazzo di canzone di Marinella, e non sapevo veramente cosa dirgli, perché come amico non so se lo vorrei, uno che non scrive né fa mai puttanate. Vuoi mettere frequentare Tiziano Ferro e andare con lui a toccare le sise alla Arcuri? Non sarà spessore artistico, ma è spessore umano. "

Cosa ne pensate?

sabato 10 gennaio 2009

Per la serie "Uomini Straordinari"

... Giulio Andreotti ha già prenotato un posto in paradiso.
I suoi segreti li andrà a confessare li, quindi.

venerdì 9 gennaio 2009

Frammenti/2

Nell'angolo restarono.
Aveva sempre bisogno del disordine
per sentire non ristagnare il suo sangue.
E per questo se ne accorse soltanto dopo un paio di giorni.
Resto titubante.
Andò a stendere i panni con l'idea che non avrebbe mai avuto la forza
di buttar via tutto.
Aveva sempre cercato di ricucire ad ogni strappo,
e non capiva, adesso, se a dettare quei suoi gesti fosse stata la paura.
Incapace di gettare ogni cosa, la sua stanza, i suoi cassetti, li trovava pieni di mucchi
di cimeli, fotografie e torsoli di mele e mezze noci.
Come quelle raccolte nel prato oltre il fiume che non aveva il coraggio d'attraversare e
che aveva rivisto soltanto quando della vigna non era rimasto nulla.
Quando tornò nella stanza si abbassò a livello del pavimento ed, ad uno ad uno, cominciò a guardarli da ogni lato, osservando l'angolo di rottura e la forma del taglio.

giovedì 8 gennaio 2009

2+3 = 6

Gabriella Carlucci mi ha convinto.

Frammenti

A forza di raccogliere frammenti,
incesellarli uno con l'altro,
si rese conto di quanto il risultato
fosse disuniforme e cosi poco delicato.
Prese quel vaso,
lo afferrò violentemente sulla sua testa
e decise di scagliarlo contro la parete dinnanzi a lui.
I settecentoventitrè pezzi lo circondarono.
Tutto ciò che aveva intorno
era tutto ciò che non poteva più essere.
Afferrò la scopa e la mise in un angolo
in attesa di gettare tutto via.
Adesso tutto appariva
più in ordine.
Era da quell'ordine
istantaneo
che volle partire.

Distese di neve

Posted by Picasa

mercoledì 7 gennaio 2009

Ma che cool!

Forse arriverà il giorno in cui lascerò la mia residenza a Palermo. Ma fino a quel giorno non potrò fare a meno dall'informarmi su ciò che li accade.
Per questo sarebbe necessario per i palermitani e non leggere questo articolo su Rosalio di Stefania Petyx sulle priorità dell'amministrazione comunale più cool d'Italia.
E poi leggere anche quest'altro di suo marito sulla possibilità di usufruire del difensore civico per non limitarsi a lamentarsi dell'attuale stato delle cose in città.

Rewind Holidays

No, non mi sono fermato in questi giorni. E forse questa giornata a casa mi servirà a recuperare le energie che la vacanza mi ha fatto disperdere in:

Un viaggio d'andata segnato da terremoti, ritardi, sedili crollati sotto il mio peso, deviazioni per frana;
una notte di Natale anomala ed in cui, alla mezzonotte, ero già con gli occhi chiusi crollato sotto la stanchezza del viaggio;
la mattina della festa a messa a Pietratagliata a vedere un pò di vecchi compagni di strada e un pò dei ragazzi una volta nel mio "Reparto";
il pomeriggio a pranzo dalla cugina a giocare col suo nuovo tavolo da biliardo guardando Gaetano divertirsi come fosse stato all'oratorio qualche decennio fa;
e poi la sera ai Candelai;
Santo Stefano a casa a godermi casa;
il 27 in partenza per Gela per finalmente rivedere Silvia;
un paio di giorni li a mangiare fino a scoppiare pesce e una Sette veli che non finiva mai;
tornare poi con lei a Palermo per continuare a mangiare la sera mare a Mondello con cugini più o meno acquisiti;
e le sere successive passate a rivedere un pò di amici (sempre mai abbastanza) per le vie del centro, accorgendomi di quanto ancora questa Città sia dentro di me,
nonostante tutto.
Con una notte di Capodanno tra le più belle degli ultimi anni, dopo aver declinato un pò di inviti per feste che ormai mi hanno un pò stancato. E ballando cosi dopo la mezzanotte in Piazza Sant'Anna, con una chiesa pericolante sulla testa, Palazzo Ganci alle spalle, sotto un cielo perfetto ed un clima primaverile.
E il nuovo anno a darmi la sveglia sempre troppo tardi per assistere all'immancabile concerto di Capodanno e per arrivare puntuale al pranzo di famiglia;
la sera poi a giocare a scacchi per poi passeggiare per via Libertà vuota;
scoprire al secondo giorno dell'anno il fascino dei giradischi e di un ottimo impianto grazie ad un venditore più unico che raro.
E poi la sera al Jackass ad ascoltare un amico suonare.
E la sera successiva a casa di Stefano ad ascoltare qualche vinile con una buona compagnia, a parlare di caos e rabbia per la difficoltà delle scelte di chi resta e di chi deve andar via da questa città.
E quando già sembra che non debba finir mai accorgersi che l'indomani è già tempo di far le valigie,
e di aver tempo solo da dedicare a chi più mi mancherà quando questi non saranno che ricordi.

La famosa nevicata del gennaio 2009

Diventerà un memorabile momento di cui si parlerà nei decenni a venire, come per la famosa nevicata del 1985, probabilmente.
All'arrivo alla stazione di Milano la città sapeva di ovattato. Poca gente in giro e un silenzio anomalo.
Una tragedia raggiungere casa. La macchina non poteva restare in stazione per tutti questi giorni, ma contavo di trovare un autobus o anche un taxi che dalla stazione della metro mi portasse a casa. Nulla, il deserto. Alla faccia dei servizi del benemerito Nord. Sono dovuto tornare alla stazione di Cascina Gobba per trovare un misero taxi. Un taxi poi fuori servizio e li soltanto perchè stava raccogliendo il suo parentame in arrivo dalla Sardegna. Devo ringraziare pure la buona sorte nonostante i maledetti prezzi che applicano.
E stamane?
Bloccato a casa, intorno sembra di essere intorno al Petito Moreno senza tracce di scioglimento. Ho provato a spalare una parte dei cinquanta centimetri di neve, ma dopo un'ora non ho fatto altro che creare un corridoio.
Anche se solo riuscissi a spalare il camminamento per far uscire dal letargo la macchinina, la strada su cui dovrei immettermi è totalmente imbiancata senza speranza di vedere uno spalaneve.
Ho chiamato a lavoro e sono in ufficio soltanto in tre. Con poche speranze di poter uscire stasera.
Utilizzerò la giornata per un rientro dolce alla normalità dopo questi quindici giorni di vacanza. Ho da sistemare un pò di regali, e spazzare casa da capo a piede.
Guarderò la neve calare fuori dalla finestra sperando almento di vederne diminuire l'intensità, per poi tornare a spalare.
A' bella Milano!

domenica 4 gennaio 2009

Tanto per chiarire

Ehi, guardate che sono in vacanza, non sono sparito. Viene tristezza a veder diminuire in pochi giorni cosi tanto i lettori dei feed.
Palermo non mi da tempo per scrivere. E non mi dispiace neanche staccare questa mia dipendenza ogni tanto.
Da oggi però sto cercando almeno di rimettermi al passo leggendo un pò di quello che mi sono perso in queste settimane.

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