"Io anelo alla mia terra, nella cui polvere si sono consunte le membra e le ossa dei miei. Ricordo la Sicilia, e il ricordo viene dal dolore che mi travaglia. Ma se fui bandito da un paradiso come posso io darne informazioni"

martedì 29 giugno 2010

Far finta di essere normali

Contrordine da Tgcom. Battuto sul tempo Minzolini.
Pare che Dell'Utri abbia vinto la sua battaglia.
E dire che era già pronto un ministero anche per lui.

lunedì 28 giugno 2010

La Lanterna

In una via del centro ho scoperto una trattoria. L'avevo vista, passando più volte in questi ultimi mesi per quel vicolo che dalla chiesa di San Siro porta verso via San Luca.
Le tovaglie a quadri colorate di rosso e bianco, tutta l'apparenza di una bettola ben frequentata, con quell'aria di compiaciuta autenticità che ogni tanto andiamo cercando, le bottiglie di vino rosso sui tavoli e qualche birra in lattina.
Un ragazzo cinese ci accoglie indicando ad un omone con la barba incolta e bianca ci accompagna ai tavoli, passando per un corridoio stretto e dal tetto basso che quasi tocca abbassare la testa in certi punti, tra gli scalini che portano alla cucina e poi alla stretta sala in cui potremo sederci.
Carte fotocopiate ed infilate in buste di plastica, di quelle con i buchi da infilare nei quadernoni, ma quanto meno sembra ricco.
Pesto alla genovese per tutti, con le trofie, naturalmente e poi per me porti delle sardine fritte, per gli altri della salsiccia e delle patate.
Stiamo tra il freddo del frigo alle mie spalle e il calore della cucina alla mia destra, mentre le pareti raccontano di farfalle che si trasformano in vele e di cigni in volo che fanno windsurf, mentre sopra la mia testa l'immancabile Faber, nella sua posa più conosciuta probabilmente cerca di ricordare se ci sia, da qualche parte, qualche sua foto in una posizione diversa.
Non verrebbe da fidarsi del posto, verrebbe da dire. Non certo un posto da turisti, si direbbe. Ed infatti al tavolo al fianco al nostro una famiglia, padre madre e due bambini, dalle cui bocche sembra uscire il suono ruvido del dialetto di Zena.
Sembra una garanzia, soltanto questo, confermata quando il vecchio con la maglietta a righe e i tatuaggi, di quelli oramai sbiaditi, ci porta i primi piatti, che vien da guardarsi negli occhi senza staccare la bocca dalla forchetta. Di quei pasti semplici, ben fatti, che viene difficile staccarsi senza farsi venire la voglia di ordinare quanto meno un'altra birra, soprattutto quando si sta così bene insieme.
Ma non c'è più tempo, sono già le tre e mezza, e tra poco meno di mezz'ora gioca l'Italia, e sono quasi certo che non potrà che vincere contro la Nuova Zelanda, per quanto male possa aver giocato qualche giorno fa.
Per cui alla cassa, dieci euro a testa dice il ragazzo cinese, e poi verso il porto. Dovrebbe esserci un maxischermo, da quelle parti.

lunedì 21 giugno 2010

Spaesamento

Osservazione, elaborazione, scrittura.
Passeggiare per la propria città, quando non la vedi da mesi, e attraverso le visioni e gli incontri carotare la realtà, rubandone pezzi per comprendere i cambiamenti in atto qui intorno.
Esercizio didattico interessante, a cui dedica l'attenzione Giorgio Vasta nel libro che ho tra le mani in questi giorni.
Il ritorno a Palermo, le giornate a mare sul finire dell'estate, le passeggiate lungo le vie del centro storico, ed i pensieri che da Palermo partono per analizzare la decadenza del paese intero sono, visti con questi occhi, troppo stimolanti per essere lasciati in libreria, nonostante una scrittura spesso forzatamente ricercata, che porta ad un'invocazione di pietà le cellule del mio corpo.
E' una visione spietata ed ironica, che con il corpo perfettamente abbronzato di una donna "cosmetica", con lo scontro con un gruppo di emo in piazza Castelnuovo, conduce allo Spaesamento, il titolo del libro, per ciò che non si comprende più.

Per chi poi la città la città la conosce, cosi come i suoi mutamenti, non può che abbandonarsi ad un sorriso disicantata dinnanzi all'ennesima scoperta, dello scrittore, subito dopo aver superato Piazza Castelnuovo, nell'incontrare, quasi disidratato, il bar storico, da cui era affascinato da ragazzo e nel quale si fermava sempre durante ogni manifestazione studentesca, zaino sulle spalle:

"Al di là del confortevole bunker del bancone - sul quale è montata una calotta trasparente che, sepolte sotto le spoglie brutali di calzoni pizzette e ravazzate, nasconde provette in vetro chiaro denso di siero seme e liquido cerebrospinale di un organismo marziano - stanno i due baristi, uno vecchio e uno giovane. Di nuovo metto la sete tra parentesi e li contemplo: perchè tra loro scorre un legame invisibile che da solo vale la trasfigurazione in atto. Se per il vecchio è infatti giusto parlare di barista, l'altro è invece un barista modificato, un barista dopato, qualcuno che nella fisionomia nell'abbigliamento e negli atteggiamenti posturali segnala di esistere in un altro modo, in un altro mondo. Lui è un barman - è evidente - non è un barista. Perchè se il barista è neorealista e terrestre, il barman è un supereroe della postmodernità - una sola lettera lo distingue da Batman -, è Tom Cruise giovane che in un cocktail manipola bottiglie come un alchimista alambicchi e matracci, un performer della fabbricazione di miscele raffinate, l'artista dello shaker, il fromboliere della mescidazione colta dei liquidi."


E' lucida l'analisi, ma forse il paziente sta cosi male che dovremmo smettere di credere di poterlo curare attraverso i nostri sguardi compiaciuti.
E ripenso a quando, da cameriere part-time ai tempi dell'università mi trovai a chiamare il barman, come lui si definiva, semplicemente barista. Una leggerezza che mi perdonò parecchi vassoi dopo.

giovedì 17 giugno 2010

martedì 15 giugno 2010

La fantasia, ecco cosa manca

Le strade, svuotate dal caotico trambusto, con qualche sporadico ronzare di motorino carico di pizze, la camminata che si faceva veloce fino a sparire nell'androne di quel condominio. Ed infine il piacere intimo e collettivo dell'ansia per un pallone che, spinto da una parte all'altra del campo, trasporta emozioni. Lo sbuffo annoiato ed irritato, la critica solerte, la speranza taciuta, finchè non arrivi la rete. Ed allora la corsa verso il balcone con i coperchi scippati dalla credenza, e il caos tornare ad impossessarsi dell'intero isolato, per qualche minuto, prima di ripiombare nel silenzio dell'attesa.
Probabilmente dovunque sarà così. Se non ricordo male.
Ma la fantasia manca, a quest'Italia, lo dicono tutti.


martedì 8 giugno 2010

La sposa più bella

Capitava, anche abbastanza spesso, di sentire della fuitina, di una coppia, magari per superare gli ostacoli di una famiglia a mettersi di mezzo. Canovaccio standard prevedeva una ragazza "disonorata", e per questo obbligata ad un matrimonio riparatore, in grado di restituire "onore" alla povera fanciulla, altrimenti additata come di poco conto, alla stregua d'una "pulla", come diremmo da quelle parti.
Adesso immaginate una storia simile, con protagonisti un giovane rampollo di famiglia mafiosa ed una povera ragazza di campagna, rapita e costretta al matrimonio, e che non ci sta, e, nella Sicilia del '67, si ribella ed alza la testa, ignorando le malelingue e le paure della solitudine che una scelta così controcorrente produce.
Sola, in un ambiente così ostile si oppone al matrimonio, denuncia il suo rapitore e lo spedisce in carcere, dopo un processo capace di muovere l'opinione pubblica su una norma ignobile che da li a poco verrà cancellata dal codice penale.
E' la storia, vera, di Franca Viola, capace di sfidare mafia e convenzioni secolari in un sol colpo, raccontata nel film di Damiano Damiani (il regista del La Piovra, o del Giorno della civetta) pochi anni dopo, con una Ornella Muti agli esordi e da un fighissimo e dimenticato Alessio Orano.
Ancora adesso Franca continua a vivere ad Alcamo con la sua famiglia.
Andatela a cercare, quest'eroina dimenticata.

p.s. e pensare che devo dir grazie a Camillo.

Biochetasi, bio bio che ta si

Vi ucciderei tutti passerottini, spalancherei le ante di questa
finestra d'albergo, prenderei la mira, e così vi farei fuori uno per
uno.
Voi non lo sapete che la sera dovete mantenervi leggeri e soprattutto
non mischiare, neanche quando incontrate uno come Edo?
Maledetti passerotti.
Cosa cantate, a quest'ora della mattina, non lo sapete che non riesco
a chiudere un'occhio, e sono solo le quattro e mezza di una giornata
già, di per se, troppo lunga?

mercoledì 2 giugno 2010

Le elezioni del paesello. Discontinuità

Non è tempo per lunghe riflessioni, per il momento, sballottolato come sono nelle ultime settimane.
Nella mia quasi distrazione però si sono svolte le elezioni in due paeselli a cui sono particolarmente legato, fosse altro che per un debito di sangue e di ricordi piacevoli.
Stento ancora a crederci, però dopo decenni di retaggi democristiani e di passivi amministratori, tanto da sembrare immobili ed eterei, sembra che il vento in qualche modo stia cambiando.
A San Mauro Castelverde è stato eletto cosi il giornalista Rai Mario Azzolini, come naturale seguito ad un lavoro cominciato già da un paio di anni da qualche idealista a cui va tutta la mia stima.
Mentre a Pollina comincerà a farsi le ossa il più giovane sindaco più giovane d'Italia, Magda Culotta, con i suoi venticinque anni che possono portar nuova linfa vitale ad un territorio che dopo l'abbuffata edilizia degli anni '80 non ha saputo sfruttare a pieno la sua naturale vocazione turistica.
Tempi nuovi che fanno ben sperare, per discontinuità e per idee mostrate nei rispettivi programmi.
Non vedo l'ora di poter brindare da quelle parti, quest'estate, al nuovo corso madonita.

P.s.ed infatti sembra che a San Mauro qualcuno non l'abbia presa tanto bene.

Shinystat