"Io anelo alla mia terra, nella cui polvere si sono consunte le membra e le ossa dei miei. Ricordo la Sicilia, e il ricordo viene dal dolore che mi travaglia. Ma se fui bandito da un paradiso come posso io darne informazioni"

lunedì 28 febbraio 2011

Una vita in fuga, lungolinea

Ingannando l'attesa, tra un concerto dei Virginiana Miller ed il primo Aprile.

domenica 27 febbraio 2011

La casa sul fiume

Groupie

Sei tu che guardi fisso verso lui, dopo aver aspettato il suo ingresso sul palco timido di questa intima sala. Imbraccia la sua chitarra e intona le sue note, mentre le parole dei suoi testi sembri conoscere per intero.
La sala non ha più posto, ma è lui che guarda te, per un momento, in uno sguardo complice che ripercorre all'indietro trascorsi sottointesi, anche solo per te.
Vedo il tuo sguardo illuminarsi con gocce di lacrime che restituiscono una luce nuova. Ti guardo nell'incanto con cui sei rapita dal tuo incantatore di parole, emozionata dai suoi sguardi rapidi verso te.
Ti guardo, divertito dal tuo trasporto, consapevole che è un gioco divertente quello che concesso dall'altra parte del palco. Un gioco privato, un gioco invidiabile.

Virginiana Miller
La foto, via Pixel

domenica 13 febbraio 2011

Italia 13/02/2011

Ore 02.25. Una tv privata qualsiasi.

Ore 11:30. Via Libertà, Palermo.

Ed io pressoché al centro.

martedì 8 febbraio 2011

Ha sempre ragione lui

Certo, al primo ascolto ho pensato fosse andato fuori di testa, ma poi divento fascista, quando si tratta di lui. Perché ha sempre ragione, anche quando fa un disco delirante, nel senso puro del termine.


Imparare ad essere lombardi/2

Potrei anche indignarmi per il comportamento del consigliere di Lega indifferente alla morte di quattro bimbi Rom.
Se non fosse che comincio a non farci più caso, se già due su tre dei colleghi con cui passo il più delle mie giornate neanche sono stati sfiorati dall'idea, al mio ritorno in ufficio dopo una settimana, di chiedermi come possa essere andata l'operazione a mio padre.

lunedì 7 febbraio 2011

La notte è più nera

Ho comprato nei giorni di Natale un libro, ho dovuto aspettare quel momento per riuscire a scovarlo tra gli scaffali di una libreria. Ero curioso, più del solito.
Non capita del resto tutti i giorni di scoprire che un ragazzo che ricordavi tredicenne, introverso e silenzioso, pubblichi un libro.
Una storia di pecore che vorresti uccidere, altro che contarle per addormentarsi, a cui conficcare paletti nello sterno. Una storia di formazione insolita, originale, di amicizie strampalate, esperimenti improbabili e di omicidi casuali.
Nera, come la notte, surreale come sanno essere i sogni.
E' stato bravo, il ragazzo, nel trovare una chiave per raccontare i dubbi dell'adolescenza, almeno come me la ricordo anch'io.
E' stato bravo tanto da cominciare a conquistare qualche premio letterario, roba che non dispiace affatto. Agli esordi, soprattutto.
Io, insomma, vi consiglio di leggerlo.
Si chiama "La notte è più nera", e l'autore è Gianluca Scaglione.
Che, oltretutto ha messo su delle spalle larghe, e silenzioso è rimasto soltanto nei miei ricordi, almeno a giudicare dai video che circolano viralmente tra i blog cittadini.

domenica 6 febbraio 2011

Una settimana

Torno a Milano, oggi. C'è una luce intensa, quando scendo le scalette dell'aereo. L'inverno sembra essere stato deciso, oggi, nel farsi da parte. Mi ha concesso questo regalo, o almeno mi piace pensare sia così.
Mi è tornato in mente, in questi giorni, quel monologo, in quel piccolo film con Kevin Spacey, in cui si dispensavano consigli per una vita felice.
Quel passaggio in particolare in cui diceva:
Non preoccuparti del futuro.
Oppure preoccupati ma sapendo che questo ti aiuta quanto masticare un chewing-gum per risolvere un'equazione algebrica.
I veri problemi della vita saranno sicuramente cose che non ti erano mai passate per la mente, di quelle che ti pigliano di sorpresa alle quattro di un pigro martedì pomeriggio.

E' stato un lunedì, per me.
E sono entrato in confusione, non sono riuscito a prenotare un biglietto in maniera decente, ho smesso di lavorare.
Gestire le proprie emozioni è una faccenda sfacciatamente difficile in certe occasioni. Mastichi male nel pensare tuo padre il giorno dopo sotto i ferri, quando poi, non te l'aspetti affatto. E' un'idea alla quale non sei mai sufficientemente pronto.


Palermo mi ha accolto con la notte nella quale, nel silenzio, si condividevano ansie fino a quel momento frammentate.
Aspettando la mattina nella quale vederlo, e rassicurarlo, per quanto possa essere possibile.
Da li in poi, è tutto uno strano effetto. Le ore, naturalmente, diventano interminabili. Le parole passano inascoltate. Nei movimenti dei medici e degli infermieri che ti passano davanti cerchi di leggere delle risposte. Le gambe diventano rigide, nel girare tra i corridoi per sciogliere le fibre dei tuoi nervi.
Potresti esplodere da un momento all'altro, lo senti, ma non è questo, il momento.
La sera, la possibilità di vederlo, dormire nella sua lettiga, uno per volta, mi raccomando, fate silenzio. Ve lo concedo, ma non esagerate.
Che poi, l'ho detto, è quella la felicità. Sentire il giorno dopo quella voce, dire frasi senza senso.

Adesso non importa più nulla. I giorni stanno passando. Le sue forze stanno ritornando, come se stesse rinascendo, di ora in ora.
Ed io sono tornato in questa casa.
Attenderò fino a Venerdi adesso per avere il mio regalo di compleanno per intero.
Ma tu vedi poi cosa non ci si inventa per stare insieme, quel giorno li.

giovedì 3 febbraio 2011

Ecco cos'è

la felicità.

(poi, magari, la spiego questa. Per il momento mi andava di appuntarmelo, questo momento.)

Shinystat