"Io anelo alla mia terra, nella cui polvere si sono consunte le membra e le ossa dei miei. Ricordo la Sicilia, e il ricordo viene dal dolore che mi travaglia. Ma se fui bandito da un paradiso come posso io darne informazioni"

martedì 27 luglio 2010

Piccoli aiutanti di...

Tornare alla scrivania non è cosa semplice, in questi giorni. Per fortuna, per i lavori più rognosi, ho trovato chi può aiutarmi.



p.s. Si, lo so. Lo so.

domenica 25 luglio 2010

Il delta

Non è un'esperienza rara trovarsi a sorvolare il delta del Niger. Ogni giorno partono dalle basi di ogni compagnia petrolifere almeno due elicotteri, dirette verso le petroliere disseminate in questa frazione di oceano.
E' la quarta volta per me che sorvolo questa zona, e nonostante l'effetto novità dovrebbe essere già svanito mi trovo a guardare fisso verso il basso con lo stesso stupore della prima volta.
Il delta, è incredibile. Un delta, una differenza sostanziale con tutto il mare che ho visto intorno a me in questi quindici giorni.
Guardandolo viene da chiedersi come sia possibile uscire da quel groviglio, da quella tale concentrazione di piante che non lascia spazio che a qualche piccola radura qua e là.
Quando il Mend decide di rapire qualcuno, lo porta in questi spazi, e non ha bisogno di tenere i prigionieri in catene di alcun tipo. Li lascia liberi, almeno dai racconti di chi ha conosciuto gli ultimi due Italiani dell'Agip rapiti qualche anno fa. Li lascia in uno spazio sotto la loro sorveglianza, ma sostanzialmente liberi perchè non ci sarebbe dove fuggire.
Sarebbe semplicissimo perdersi.
Raggiungendolo dal golfo di Guinea, si apre maestoso. Quando poi entri nel suo territorio, rimani accecato dal quel colore verde presente in ogni possibile sfaccettatura. Certe zone improvvisamente diventano più rigogliose, te ne accorgi dalla dimensione degli alberi che progressivamente aumenta per poi scorgere tra i suoi rami un rigagnolo del delta. E' come se centinaia di serpenti d'acqua spezzazzero il terreno con le loro anse. Più o meno grandi, ma tutti comunque navigabili. Non ho la percezione della loro grandezza da quassù ma vedo piccole barche di pescatori dovunque.
Poco prima di entrare al suo interno una decina di loro erano disposte in ordine perfetto, senza che potessi comprenderne il motivo. Qui, invece, si muovono in solitario. Riconosco una o due sagome al loro interno.
Piccole imbarcazioni dalla forma allungata, tutte invariabilmente in legno.
Sulla riva del fiume principale sono appoggiati piccoli villaggi di pescatori, le cui case si allontanano dall'immagine luccicante offerta dalla città, con i suoi tetti di lamiera.
Non esistono strade, il letto fangoso del fiume raggiunge quasi le porte delle case, accanto alle quali stanno alcune delle barche che ho incontrato finora.
I mille rigagnoli si spezzano di continuo, formano dei piccoli laghi dove trovano posto delle strutture simili a palafitte, avamposti credo delle compagnie straniere nella zona, che si fanno spazio in un terreno dove avrebbero trovato posto volentieri altre mangrovie.
Ma è tutta la zona a risentire dell'azione dell'uomo. I terreni sconfinati offerti da queste zone sono continuamente spezzati, rigidamente spezzati da linee che corrono da un punto indefinito. Si spezzano. Vanno in direzione ortogonale. Poi riprendono a muoversi verso est. Potrebbero essere linee di un immaginario campo da gioco. Sono piuttosto le linee scavate fin dalle prime scoperte di giacimenti per portare l'oil fino a terra, sono giganteschi oleodotti, che, mi dicono, versano oramai in condizioni pietose tra corrosioni ed inevitabili sabotaggi e furti che alimentano un mercato nero fiorente. Tali da rendere questa zona, a dispetto di ciò che la natura offre ai miei occhi, una delle più inquinate al mondo. Con un tasso di mortalità tra i più alti.
Basti pensare che tra il 1976 e il 1996 si sono riversati nella zona 2,4 milioni di barili, e soltanto la Shell ha ammesso di aver perso nel 2009 14 mila tonnellate di petrolio dopo due incidenti (1).
Dati sottostimati, visto che la gran parte degli incidenti sono sconosciuti ai più e le perdite sono continue.
Almeno a giudicare dalla strana macchia che poco fa colorava le acque all'ingresso del delta.


(1) da: Il silenzio sulla Nigeria, John Vidal, The Obverser. Internazionale n.852.


giovedì 22 luglio 2010

Sulle navi non ci sono finestre

Sulle navi non ci sono finestre, le stanze hanno le pareti tappate, e così non c'è modo per capire ciò che succede li fuori. Dagli oblò nella sala dell'OIM, l' unica stanza da cui viene un minimo di luce esterna spicca la luce rossa della ciminiera da cui brucia gas nell'atmosfera. Sembrano due grosse corna, di un diavolo, si potrebbe dire con un minimo di fantasia, se non fosse per i due tubi da cui fuoriesce e che spaccano a metà la sua base.
Non basta, e come potrebbe, la pioggia per attenuare la sua potenza. La notte, che qui arriva con un tramonto perentorio, nel raggio di qualche centinaia di metri, è illuminata dal suo calore e dalla sua fiamma. Ma stavolta non potrò neanche usarla per vedere un branco di delfini. Il mare non è mai così tranquillo da riconoscere i loro guizzi da quelli delle onde e così, di fatto, non ho visto neanche un barracuda, se non la sua testa in un bidone della spazzatura sul ponte.
Quando non piove mi sono inventato una camminata sul lungomare, che sembra più una rotonda sul mare, proprio nel cerchio dove, durante il giorno, atterrano gli elicotteri. Si sta bene li, soprattutto dietro la torre che nasconde la gigantesca fiamma. Ho scoperto che il capitano passeggia spesso lassù. Dovranno averglierlo consigliato i dottori, per via dell'ipertensione. Almeno mezz'ora al giorno di cammino veloce. Abbastanza dura qui, se non si voglia risolverla scendendo e salendo le scale come un inebetito.
Tanto meglio girare intorno.
Mi sono messo a seguirlo anch'io.
Signori, da lassù si domina. Un passo più avanti e puoi cadere in mare. Nessuna protezione. Tof, gluck e ciao.




martedì 6 luglio 2010

La stagione della pioggia/2

Le lucertole sono andate in letargo, in compenso sono arrivati loro.


Ed i corvi sono sempre qui.

La stagione della pioggia/1

Piove, e parecchio.


Per oggi non si vola.

lunedì 5 luglio 2010

Strade di Port Harcourt

video

Sala d'attesa. Ed in volo.

Fabio Volo tradotto in francese. E ha venduto 700 mila copie al mondo. Al mondo. Chissà come la prenderanno, gli scrittori "veri".


Quanti anni saranno che i francesi hanno una cotta per lei?




In volo il catalogo dei film, in lingua italiana, è come al solito scarno. C'è Invictus, però, che con qualche pregiudizio non avevo ancora visto. Ora sono felice di essermi smentito. Credo di aver bisogno di retorica. Anzi credo di amare la retorica. Di tanto in tanto è una buona medicina per la disillusione.
In fondo Walter Veltroni non ha tutti i torti.

Le evito, magari, le lasagne surgelate per pranzo.


Ho cominciato a leggere un libro che parla di una cosa successa 28 anni fa, precisi precisi. Una partita di pallone che finì 3-2. Tra Italia e Brasile.
Casualità.

domenica 4 luglio 2010

Un attimo prima

E sono giorni in cui non dovrei essere qui, questi.
Giorni sospesi nell'attesa, con la valigia già pronta sul letto e il pensiero già proiettato in avanti.
Con la possibilità di giocare con l'assenza, a far ruotare il mondo come se fossi in quello spazio transitorio di un volo intercontinentale, per provare a vedere cosa succede intorno a te quando non ci sei.
Sensazione forse evidenziata in questi tempi di connessioni continue, di spazi di silenzio riempiti dalla frivolezza di un messaggio di stato.
Un volo rimandato di qualche giorno è anche l'occasione, un regalo probabilmente, per stringere ciò che ti è caro, per sorprendere e sorprenderti.
E l'occasione per recuperare spazio, per pedalare sotto il sole e la calura di queste giornate di luglio, fin quando le gambe non ti implorano pietà.
Per crollare sul divano, mentre l'occhio semiaperto vede entrare l'ennesima palla nella porta argentina.
In uno spazio sospeso, cosi, poco prima di chiudere la valigia. E partire davvero. Domani.
Con questa musica "leggera" nelle cuffie.


Non solo questa in realtà, e già da un pò che non faccio altro che ascoltare quest'album.

Shinystat