"Io anelo alla mia terra, nella cui polvere si sono consunte le membra e le ossa dei miei. Ricordo la Sicilia, e il ricordo viene dal dolore che mi travaglia. Ma se fui bandito da un paradiso come posso io darne informazioni"

sabato 31 maggio 2008

Ed ecco le foto

Sono riuscito a mettere un pò d'ordine tra le foto di Oslo. Per chi le vuole vedere l'album è qui!


venerdì 30 maggio 2008

Sappiamo da dove arriviamo...

Palermitani, vi ricordate dove eravamo a quest'ora quattro anni fa? Che goduria indimenticabile! Neanche quando abbiamo vinto il mondiale la stessa euforia per le strade del centro.

p.s. Porca miseria, l'hard disk rotto non mi consente di farvi vedere una certa cosetta.... testimonianza della follia di quei giorni. Vedrò di rimediare al più presto.

giovedì 29 maggio 2008

Presunti rapimenti

In questo crescente allarme sicurezza mi sento un po fuori luogo. Confrontandomi con qualcuno mi sembra di vivere in altri posti. A me sembra che si stia esagerando un pò con questo allarmismo su Rom ed extracomunitari, che le sensazioni diffuse tra tutti siano dettate non tanto da un'esperienza perlomeno nota ma più da un sentito dire, con un meccanismo molto simile a quello con cui si generano le leggende metropolitane. Qualcuno è arrivato a dirmi che forse dovrebbe capitarmi qualcosa per capire che mi sbaglio. Mah.
E' il caso ad esempio delle notizie eclatanti dei rapimenti attribuiti a Rom a Ponticelli, di cui si parla molto visto quello che ha prodotto per reazione, e a Catania. Tutti i giornali ne hanno parlato, dando le notizie a piena pagina, senza poi andare a fondo e annunciare di essersi molto probabilmente sbagliati. Qui ad esempio si trova la smentita al rapimento di Catania. Cosi come qua si getta un'ombra sui fatti di Ponticelli.
Ora io non voglio santificare il popolo Rom, ma trovare un pò di equilibrio non sarebbe auspicabile, invece di gettare benzina sul fuoco?
O forse, quando non si possono risolvere i problemi è meglio crearne a tavolino per poi risolverli facilmente e lasciar apparire che si è fatto tanto?

mercoledì 28 maggio 2008

Oslo. Dove (almeno per ora) non è mai notte. Prima parte.

Eccomi tornato, qui. La breve vacanza ad Oslo ha sfiancato si le mie gambe ma ha rigenerato tutto quanto il resto. Il cervello è stato li e soltanto li per quei pochi giorni.
Leggero, in una sensazione che andava crescendo ora dopo ora. Oslo ha riservato piccole e grandi meraviglie, almeno in maniera inversamente proporzionale alle aspettative che in essa vi erano riposte.
Capita spesso cosi quanto la meta non è meditata, quando è di quelle che nascono per caso cercando tra le compagnie aeree quella che sa offrirti il miglior prezzo. Come tale non era legata ad un particolare desiderio di conoscenza, tanto più che poco prima di partire, leggendo qua e la vari racconti di viaggio, l'idea che ne veniva fuori non era di certo confortante. Oslo si porta dietro l'immagine cupa di una città un pò noiosa e buia, priva di quelle grandi attrazioni che popolano altre capitali Europee.
Già all'avvicinarsi alle coste della Norvegia si ha la sensazione di essere lontano mille miglia dal caos lasciato alle spalle. Le disordinate coste fatte di insenature e piccole isole, contrapposte all'ordine delle campagne mi hanno fatto pensare a quanto un popolo e le sue caratteristiche siano strettamente legate alle caratteristiche della terra in cui vive. Forse è un pensiero inutile, ma l'idea che il disordine della macchia mediterranea sia legato in qualche arcana maniera al disordine delle nostre comunità, e che quell'ordine sia legato al proverbiale rigore scandinavo accompagna i miei pensieri ma mano che ci avviciniamo all'aeroporto di Torp.Domani, trovando tempo a sufficienza, proverò a raccontarvi perchè vale la pena conoscere questa città. E a mostarvi le foto.

mercoledì 21 maggio 2008

C'è modo e modo

Guardando le nuove proposte sulla detassazione degli straordinari mi sono imbattuto in questo grafico:
Certo che rientrare in quel 1,5% non deve essere male. La vera elitè.

martedì 20 maggio 2008

Gomorra. Il film

Sabato sono andato a vederlo.
Non è un film facile, che lascia spazio a facili giudizi o a prese di posizione.
Il ritmo serrato e la complessità della trasposizione cinematografica di un libro che sta a metà tra l'inchiesta giornalistica e il romanzo non consentono distrazioni. L'unico limite sta li, nella difficoltà nel seguire costantemente la trama, che tra intrecci incrocia alcune delle storie raccontate nel libro. Vederlo dopo aver letto il libro in questo caso può offrire maggiore chiarezza.
Matteo Garrone, il regista, ha fatto un lavoro enorme nel riuscire a trascinare con tale efficacia quello che veniva fuori dal libro offrendo anche qualcosa in più. La scelta degli attori, strabilienti pensando che per la maggior parte si tratta di esordienti, la colonna sonora neomelodica, la recitazione completamente in napoletano, i luoghi (tra cui le famose Vele di Scampia) rendono il film crudo e quindi così reale.
Avendo visto il film con dei napoletani ho poi avuto modo di apprezzare delle sfumature che potevano essere notate soltanto da un occhio allenato a conoscere quei luoghi, quegli accenti, quelle situazioni.
Durante la proiezione, cosi come dopo, non c'è spazio per ragionare, puoi solo uscire dal cinema con una sensazione di lutto nel cuore, il lutto dettato dall'impossibilità di dare una spiegazione a tanta violenza e a tanto degrado che è parte di noi.
Non puoi dare un giudizio, il film non te ne da l'occasione, come un pugno nello stomaco lanciato all'improssivo ti da solo l'occasione di notare la direzione da cui arriva ma non di schivarlo, ti mette di fronte ai fatti nudi e allora puoi soltanto prenderne atto.
All'accensione delle luci in sala vedere ogni punto gremito offre la speranza che il grido disperato lanciato da qualche anno da Roberto Saviano non è stato vano, il film offrirà la possibilità ad un pubblico ancora più vasto di conoscere quei fatti ignorati o raccontati parzialmente da altri media. Offrirà spero ad alcuni la curiosità per leggere quel libro e conoscere le storie che qui non si sono potute raccontare per capire quanto tutti ne siamo coinvolti pur non vivendo in quei territori.

lunedì 19 maggio 2008

Terra Matta

Ho da poco chiuso a stento le ultime pagine di Terra Matta, l’autobiografia di un semianalfabeta siciliano del secolo oramai trascorso. Uno di quegli uomini che vedi seduti nelle piazze dei nostri paesi con le mani grosse e rugose segnate dalla fatica di una vita passata a lottare per un’esistenza dignitosa, con il viso sorridente pronto a dispensarti una delle tante storie della sua esistenza. Vincenzo Rabito era uno di quelli li, ed è stato lui che giunto agli ultimi anni della sua vita decide di sfidare la sua estrema ignoranza scolastica per raccontare quelle che sono state le avventure incontrate fin dalla sua nascita. Attraverso questo suo racconto descritto in un siciliano inventato punto per punto ti trovi cosi a ripercorrere quella che è stata la storia d’Italia con un efficacia che nessun libro di storia finora mi ha dato.
Un racconto attraverso il quale vengono fuori le caratteristiche migliori e peggiori di noi Siciliani, dalla voglia di emergere all’esigenza di ricorrere a piccoli o grandi compromessi che nel caso di Vincenzo ne consentiranno la sopravvivenza.
Un libro che voglio far conoscere, per il quale avrei potuto scrivere tanto, ma per il quale non avrei saputo trovare parole migliori di quelle usate in questa recensione di cui riporto uno stralcio:

Immaginate un lavoratore manuale siciliano non molto colto che, dopo anni di sudore e una vita di stenti, peripezie, stratagemmi vari e improvvisate strategie di sopravvivenza, decide di sedersi e di raccontare. Di raccontarsi. Immaginate che quest’uomo sia un semianalfabeta, ma che l’esigenza narrativa è così forte, così pressante, che nemmeno la carenza linguistica può costituire una barriera insormontabile.
Quest’uomo esiste. O meglio, è esistito.
Questa è la bella vita che ho fatto il sotto scritto Rabito Vincenzo, nato in via Corsica a Chiaramonte Qulfe, d’allora provincia di Siraqusa, figlio di fu Salvatore e di Burriere Salvatrice, chilassa (classe) 31 marzo 1899, e per sventura domiciliato nella via Tommaso Chiavola. La sua vita fu molta maletratata e molto travagliata e molto desprezata. Il padre morì a 40 anne e mia madre restò vedova a 38 anne, e restò vedova con 7 figlie, 4 maschele e 3 femmine, e senza penzare più alla bella vita che avesse fatto una donna con il marito, solo penzava che aveva li 7 figlie da campare e per dacere ammanciare.”

Una vita pregna di storie, quella di Rabito: da ragazzino è stato bracciante, poi è partito per il Piave, ha fatto la guerra D’Africa, è sopravvissuto alla Seconda Guerra Mondiale, ha fatto il minatore in Germania. Una vita il cui racconto diventa inconsapevole pretesto per tratteggiare gli eventi principali che hanno fatto la storia del Novecento: le due grandi guerre, l’avvento del fascismo, l’emigrazione. Una vita caratterizzata da una serie di furberie più o meno connesse al tentativo di sottrarsi a una povertà difficile da scrollarsi di dosso. Una vita di viaggi, dunque; spesso imposti. E un vita di ritorno. Il classico ritorno a casa, in terra di Sicilia, dove Rabito finisce per sposarsi e crescere tre figli. E poi l’incontro magico, imprevedibile e fruttuoso con una macchina da scrivere: una vecchia Olivetti dove, tra il 1968 e il 1975, il bracciante di Chiaramonte imprime i suoi ricordi con un (forse involontario) piglio tragicomico e un linguaggio indefinibile, che non è italiano e nemmeno siciliano; un linguaggio naturale che diventa lingua e trova nelle sue non-regole l’elemento vitale e fascinoso di una narrazione fuori dai canoni, ma sincera e avvincente. La narrazione di chi scrive perché ha qualcosa da dire (a prescindere da tutto e da tutti), che è diversa da quella di chi scrive per dire qualcosa. E Rabito di cose da dire ne aveva tante, che “se all’uomo in questa vita non ci incontro aventure, non ave niente darracontare”.
Ha ragione Andrea Camilleri a sostenere che dall’autobiografia di Rabito emergono « cinquant’anni di storia italiana patiti e raccontati con straordinaria forza narrativa»; e che siamo di fronte a «un manuale di sopravvivenza involontario e miracoloso.»

E’ davvero un libro che non si può non leggere. E dopo averlo letto continuare a desiderare di non averlo finito per continuare a conoscere l’epopea di quella famiglia. Sapere che fine avessero fatto i protagonisti di quel libro, i figli diventati nelle ultime pagine del libro degli uomini, per soddisfare quelle curiosità incontrollabili che nascono quando un libro ti entra nelle vene.
Scoprendo il sito del figlio Giovanni ho così ad esempio scoperto che quell’inquietudine che il padre racconta nel libro “Ciovanni pazzo che senevoleva antare a cirare litalia, la Spagna, la Francia tutta con lauto stoppe”, lo ha reso uno scrittore che adesso vive in Australia e che avrei voluto contattare per soddisfare la mia voracità. Forse lo farò.
Intanto se ho acceso in voi una parte della mia curiosità potete trovare qui alcune pagine del libro.


venerdì 16 maggio 2008

Diffida dal compromesso

Tra i passaggi più duri da mandare giù, quello che sembra parlare direttamente al nostro cuore riguarda l'arte sottile di costruirci gli alibi per un dignitoso compromesso:

"Qualche volta mi è sembrato giusto dire, accidenti, che ho solo una vita da vivere e che non ne avrei sprecato un briciolo in qualche squallido compromesso. Ed ecco che fa capolino il pensiero non voluto: con una sola vita a disposizione, non sarebbe meglio risparmiare un po' di tempo evitando questo o quel combattimento di minor conto? Diffida di questa tendenza dentro di te".

da Consigli a un giovane ribelle di Christopher Hitchens

giovedì 15 maggio 2008

La salita e adesso rifiatare

Un passaggio sostanziale ieri. Un'attesa snervante di un momento come questo che consentisse di vedere il futuro finalmente con minor paura.
Due anni sono passati da quel giorno in cui al telefono ho sentito la voce rotta dalla rabbia dal pianto per la delusione di un lavoro caduto nel vuoto.
Due anni passati a rincorrere mille strade dalle quali si sapeva benissimo non si potesse trarre nulla di che, soltanto per tirar su la testa per poi rimetterla sotto la sabbia. Ulteriori delusioni e l'autostima che andava giù.
Gli ultimi mesi sono stati ancora se vuoi peggiori, a chiedersi se fosse giusto non cedere a compromessi sempre rinnegati. Perchè quando non va bene cominci ad interrogarti anche su questo. Senza ipocrisia. Ma con molta disillusione.
E poi questo concorso portato avanti da 5 anni sembrava qualcosa di inarrivabile. Partire in 25000 per arrivare in soli 400. L'1,6% del totale. Impossibile. Ed invece le prove sono state scavalcate un passo dopo l'altro, fino a quest'ultima. E il terrore di non farcela diventava sempre più grande, perchè poi quale sarebbe stata l'alternativa? Sicuramente non sarebbe stata l'ultima spiaggia, altre occasioni si sarebbero potute aprire. Il Piano B era acceso nella mia mente. Ma era l'occasione per fare ciò che si desiderava.
La voglia di studiare latitava ma solo nelle ultime settimane le forze si sono riunite. Nonostante le crisi di questi ultimi giorni, i pianti e la confusione.
E ieri finalmente l'esame e una nuova possibilità che si apre. E' andata meglio di quanto potessi desiderare.
Adesso è arrivata l'ora di ripartire. Con la speranza che dopo tanta salita sia arrivata l'ora di rifiatare.

Tutto Lombardo minuto per minuto

L'unica forma di mercato esistente in Sicilia, come già ho avuto modo di dire, è quello del voto. Funziona esattamente allo stesso modo, ad una domanda corrisponde un'offerta.
Alcune settimane fa avevo parlato del file delle promesse elettorali scovato per caso su emule. Adesso è disponibile da questo sito indicato in calce. Per di più sono nomi legati alla provincia di Catania, magari però troverete quel vostro conoscente che non fa che parlarvi di quanto in Sicilia non cambi mai nulla.

http://www.mediafire.com/?z950awjvwdd

Il leone è feroce, l'uomo fa sport

Prime pagine di quasi tutti i giornali:
Espellere i Rom. Problema Sicurezza.

Ed in fondo a Repubblica un piccolo comunicato su cui non si dice nulla:

Romena stuprata dentro al center. Roma, arrestato l'aggressore

Una giovane romena è stata aggredita e stuprata da un 39enne italiano, A. A., che è stato arrestato dagli agenti della mobile. La ragazza, dipendente di una cooperativa di servizi, aveva appena iniziato a fare le pulizie in un call center in zona Vescovio quando è stata aggredita alle spalle da un uomo che, minacciandola con un taglierino, l'ha costretta a subire violenza sessuale. Subito dopo la violenza, la donna ha chiesto soccorso in un bar poco distante dal call center e ha chiamato la polizia. Le indagini, immediatamente avviate dalla Squadra Mobile, hanno consentito di identificare l'aggressore che è risultato essere il convivente della responsabile della cooperativa dove lavora la giovane.

Mi viene in mente una frase letta tempo fa: "Quando un leone uccide un uomo è feroce, quando l'uomo uccide il leone è sport".

martedì 13 maggio 2008

Solo una prova.

Voglio tentare di guardare questo blog per alcuni giorni con un nuovo vestito.

Un giorno lungo e lontano da te

Domani sarà un giorno di attesa.
Vorrei poter guardare al futuro da una boccia di cristallo,
per saper già come andrà.
Non dico nient'altro.

Tra Firenze e Siena

Nello scorso fine settimana ho deciso di andare a Firenze a trovare Ale.
Non avevo ancora visto dove abitava quest'anno e prima che quest'occasione svanisse non volevo perdere l'occasione di passare del tempo li per scoprire qualcosa dei posti in cui passa il suo tempo, delle persone di cui conoscevo soltanto e lontanamente i nomi.
Massimo si è unito al gruppo e insieme abbiamo trascorso giorni stancanti ma di cui si sente un gran bisogno.Le altre foto sono qui

DiPietresco

Di Pietro stasera ha superato se stesso:
"L'atteggiamento assunto da Berlusconi nei confronti dell'opposizione è come la zampa che tende l'agnello al lupo". Eeeh!!????

venerdì 9 maggio 2008

Antimafia da strapazzo


Ma perchè, chi era questo che pensava che dei mafiosi si mettessero a fare dei murales in giro per la città per inneggiare Messina Denaro?
Adesso che sono stati trovati i colpevoli di quell'atto molti vivranno sonni più tranquilli.

9 Maggio 1978

Due storie personali molto distanti si intrecciano in questa giornata della memoria.
Il 9 Maggio 1978 non era un giorno come tanti. L'Italia, che viveva l'attesa e l'ansia per la sorte di Aldo Moro fu risvegliata nel peggiore dei modi possibili.
A quei tempi non ero neanche nato quindi la mia idea è nata leggendo molto e guardando qualche film sull'argomento. Quale idea. Aldo Moro fu ucciso il giorno del possibile compromesso storico tra Pc e Dc, quella possibile sintesi tra due mondi lontani in un momento in cui ogni forma di estremismo stava dilaniando il nostro paese. Un percorso che poteva dare fastidio a molti. Il Vaticano firmò secondo molti la sua condanna a morte non volendo in alcun modo trattare e trascinando con se molti dei rappresentanti della Democrazia Cristiana. A sinistra questa possibile unione veniva vista come una forma di tradimento degli ideali laici della tradizione comunista, e non solo. Quel rapimento dettato da chissà quali motivi fece in realtà comodo a molti.
La realtà poi non è sicuramente nota a noi che possiamo vivere solo di ipotesi, ma molti dei protagonisti di quei giorni sono ancora seduti in Parlamento e tacciono miseramente (vedi Andreotti e Cossiga).
A me quel percorso invece sembra estremamente avanti nei tempi. Berlinguer intravide le crepe di quell'ideologia, Moro comprese che molte ragioni della sinistra erano anche ragioni condivisibili da un movimento politico cattolico. Intravidero il crollo del muro e la sconfitta delle ideologie. Compresero quello che il Partito Democratico a mio parere vuol costruire e per questo credo che quei due uomini possano rappresentare dei padri putativi di questo movimento, che da essi deve prendere spunto per trovare il coraggio di ripartire in un percorso giusto e coerente con la storia di questo paese.

"Nu sceccu ca raja all'autri scecchi"

“Degli eroi ci ricordiamo il valore delle loro imprese, della luce, dei loro trionfi al di là della causa servita. Dei martiri ci resta l'insegnamento del sacrificio della propria vita pur di non abiurare il proprio credo. Peppino Impastato é stato insieme martire ed eroe perché oltre a lottare contro la nebbia che ammantava la sua/nostra terra senza permettere al sole della legalità di entrare, ha pagato da vivo con la vita e da morto con l'oblio il profondo impegno per la sua laica religione: la libertà dall'oppressione mafiosa.”

30 anni oggi. 20 anni di silenzio e poi un film magnifico ed il passaparola hanno fatto conoscere a tutti noi una storia che poteva restare sepolta tra le tante piccole storie nascoste di quest'Italia di cui a volte tanto ci vergogniamo. Una piccola speranza che la verità che sentiamo calpestata, maltrattata persino macchiata non può restare nascosta in eterno. Ci sono voluti anni di lotte di poche persone ma adesso Peppino è conosciuto in tutta Italia. I ragazzi conosciuti qui a Parma cantano "I cento Passi" con un'unica voce e con la stessa emozione. A Cinisi stasera un grande concerto lo ricorderà, leggo che seimila persone oggi hanno già partecipato al corteo. Sulle homepage dei giornali tanti ricordi delle sue parole, si moltiplicano le canzoni in suo onore (come questa "Negghia" dei Marta sui tubi, trasposizione di una sua poesia), escono libri che presentano le storie di quegli anni, altri presentano le taglienti voci di Onda Pazza, la trasmissione di Radio Aut.
Tutto nel suo nome, tutto per allargare questa voce e perchè quel coraggio non si perda nei mille rivoli della ipercomunicazione che ci circonda.
Perchè ricordare è necessario per non aver più bisogno di eroi. Perchè noi aneliamo una normalità ancora oggi immaginifica.



Ne approfitto per rivedere, e farvi rivedere, una delle parti del film che più amo:

1 per 21

Guardatevi questo video di Piero Ricca per scoprire quali sono i pensieri degli sgaloppini di Berlusconi adesso al governo. Il pensiero unico che avanza. Un uomo solo per 21 ministeri (ah no, vero sono 12 + 9), altro che uno è trino, lui ha superato ogni frontiera possibile.

Assenze non giustificabili

E' già da un paio di settimane che non riesco a seguire costantemente questo blog.
Molto hanno fatto gli impegni che pian piano hanno infittitto la mia agenda in quel desiderio ormai costante di movimento e segno di un inquietudine che mi fa odiare il tempo vuoto nell'ozio. So già da me che non è molto normale come modo di fare, ma la paura dell'immobilità è più forte di tutto. Riesco a farlo forse quando vedo intorno a me il mondo muoversi, ma non riesco a viverlo quando ciò che i miei occhi possono vedere sono solo quattro pareti.
Se sia un bene o un male non so, per il momento non mi interessa e comunque si cercava di parlare di altro.
L'impossibilità di trovare del tempo può anche rivelarsi un'ottima scusa quando perdi in parte le motivazioni. Non nel tenere un blog, perchè comunque sia è nato per dei precisi motivi, alcuni molto personali e che comunque continuano a valere, ma che mai sono riuscito a descrivere qui.
C'è stata in parte una sorta di delusione post-elezioni comune forse a molti di noi che continuano a crederci, ma che ha contribuito a quel clima generale che sento nell'aria di rompete le righe, lasciamo perdere, tutto è ormai inutile ed irrilevante. Persino controproducente. In parte è vero, ma almeno a livello personale cosa c'è di più utile del futile? Ma finito quell'entusiasmo era comunque cercare un attimo per trovare nuove cose alle quali appassionarsi.
Credo che comunque quello che più ha contribuito a questo momento di stasi è la difficoltà nel raccontare le storie di tutti i giorni, nel raccontarmi con continuità, proprio per quella dimensione pubblica che assume il blog e che da la possibilità a chi lo voglia di leggere quello che è la tua vita.
E che comunque costituisce un blocco perchè sicuramente mi risulta più facile raccontare le malinconie e i pensieri più disturbati piuttosto che le gioie e le emozioni più gratificanti.
Sto insomma imparando ad usare lo strumento con equilibrio che non è poi tanto quello di raccontarmi ma quello di condividere pensieri con chi più o meno da vicino si trova ad entrare in questa ristretta porzione di mondo visibile da qui.

giovedì 8 maggio 2008

Pochi commenti a caldo.

La squadra è pronta.
Ma non dovevano esserci soltanto dodici ministri? Bella manovra farne 9 in più ma senza portafoglio!
Mara Carfagna ministro? Sarà proprio brava questa ragazza, non le manca proprio nulla!
Ma Angelino Alfano alla giustizia come ci è arrivato? Certo che la Sicilia sarà ben tutelata adesso con tutti questi rappresentanti.

martedì 6 maggio 2008

Sovrappensiero

Avere tempo a disposizione ti da la possibilità di sperimentare.
E così nel tentativo di rendere accogliente e personalizzare quelle quattro mura tra le quali vivo mi sono trovato a ritagliare frammenti e creare in pochi minuti questo collage che adesso non so neanche come definire:

(ps. La foto non è venuta un granchè, troverò il tempo per renderla più definibile)

lunedì 5 maggio 2008

Ti (Ri)porto al Senato

Ecco quindi che i primi atti della nuova legislatura prendono forma, le prime cariche istituzionali sono già assegnate e per noi Palermitani si può già parlare di grosse soddisfazioni. Il nuovo governo dimostra di amare la Sicilia, feudo di voti plebiscitari, e per questo fa sedere sullo scranno più alto un uomo dall'alta caratura intellettuale e morale, Renato Schifani.
Come dice qualcuno, quello lì non è un cognome ma un titolo onorifico!
Un curriculum di tutto rispetto, anni di lavoro sommerso agli ordini del suo Superiore di cui ha ripetuto pedissequamente le dichiarazioni fino allo svenimento, anni di collaborazioni più o meno sospette con varie società a partecipazione mafiosa sono state premiate. Di lui parla ampliamente Lirio Abbate nello spiegare la rete di favoreggiatori alla mafia nell'intellighenzia Siciliana, posti ad esempio nelle posizioni di rilievo per gestire fondi e consulenze.
A livello nazionale il suo nome è associato all'ormai famoso lodo Maccanico-Schifani che in un modo o nell'altro dichiarava l'ingiudicabilità di Silvio Berlusconi in qualunque processo a suo carico.
A Palermo, per chi può ricordare, risultano scolpite nella storia le prestazioni di grande rispetto verso i suoi elettori, soprattutto quando si ha la possibilità di esibire i propri privilegi e la propria arroganza all'ingresso dei cinema. Cosa tral'altro ripetutasi più volte con tanto di individuazione delle maschere che ne avevano proibito l'ingresso e invio di pattuglie della polizia per favorirne l'ingresso.
Insomma atteggiamenti che ben si sposano con le parole di estremo rispetto pronunciate pochi giorni fa nel suo discorso di insediamento al Senato. La platea naturalmente ha applaudito calorosamente.

Ma io mi chiedo, come può il popolo che vuole la "sicurezza" voler essere governato da taluni elementi? Se nella scorsa legislatura si parlava di senato retto da quei "decrepiti" senatori a vita adesso su cosa si reggerà?

sabato 3 maggio 2008

Paura della trasparenza

Ma di cosa si ha paura a mostrare il proprio reddito? Evidentemente nel bel Paese si ha paura della trasparenza che possa mostrare quello che con la propria fatica si cerca di guadagnare.
Chi contesta questa pubblicazione adduce che crei un pericolo per la sicurezza, ma mi sembra abbastanza paradossale che il malavitoso abbia bisogno di andare su Internet per capire se la persona da derubare è o meno ricco, come sappiamo esistono canali ben più utilizzati per scoprire queste cose.
Oltrettutto si tratta di dati pubblici ai quali si aveva accesso anche prima tramite il proprio commercialista o con una richiesta all'agenzia delle entrate (comma 6 dell'art. 69 del d.P.R. 600/1973 e art. 66-bis del d.P.R. 633/1972).
E poi aldilà dei primi giorni nei quali si è acceso il voyarismo esasperato per conoscere quanto guadagna il vicino di casa che piange povertà o il collega che ha appena comprato quel Suv nuovo, tutto sarebbe tornato alla normalità e quasi nessuno avrebbe utilizzato questo strumento. E pochissimi avrebbero utilizzato questo strumento per denunciare il possibile evasore, d'altronde non siamo mica in Finlandia dove è possibile richiedere il reddito di chiunque tramite un sms, qui siamo nel paese di chi si fa i cazzi suoi campa cent'anni.
Certo percepire quanto si guadagna come un fatto privato non fa altro che evidenziare il fatto che ci identifichiamo sempre più in quel che abbiamo o mostriamo di avere, ma io mi chiedo, che razza di persone stiamo diventando?


P.s. Sto ascoltando "Canzoni dell'Appartamento" di Morgan, gran bel disco.

E

Egoismo

enfatizzato

evidenzia

emozioni

evirate

giovedì 1 maggio 2008

Cappotto di Legno

Ci vuol un bel fegato a vivere pensando che potresti essere ammazzato in qualsiasi istante, a vivere segregato lontano dal mondo che desideresti vedere soltanto più pulito. 
Vivere costretto a rinunciare a tutto ciò che dovrebbe essere "normale" per vivere da latitante, confondere la tua vita con quella dei tuoi nemici in un eterna caccia tra guardie e ladri in cui le parti si confondono e si invertono miseramente. 
E riuscire a raccontare la tua morte in una canzone dal titolo cosi evocativo, quel cappotto di legno a cui può essere destinato continuando su questa strada, e raccontare senza paura le tue angoscie. 
L'ho sentita un paio di giorni fa a B-side, sapevo della presentazione nella trasmissione di Bertallot, e cosi sintonizzando la radio su quelle frequenze ho sentito quelle note cosi crude in quella commistione tra musica classica e rap che volevo anche voi conosceste. 
Per chi già conosce Saviano e chi dovrebbe leggere il suo libro. 


5 immagini per il 25 Aprile







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