"Io anelo alla mia terra, nella cui polvere si sono consunte le membra e le ossa dei miei. Ricordo la Sicilia, e il ricordo viene dal dolore che mi travaglia. Ma se fui bandito da un paradiso come posso io darne informazioni"

venerdì 26 febbraio 2010

Prevedibile

Ieri, guardando la puntata di Anno Zero dedicata a Morgan, già immaginavo il titolo de il Giornale di oggi.Feltri non mi ha smentito.

giovedì 25 febbraio 2010

Non sono parente


Ai tempi della prescrizione per Mills e di toghe, è dimostrato, rosse, trovare qualcuno che trova necessario distinguere un caso di omonimia cosi preziosa, fa notizia.
(grazie a Peppe per la segnalazione)

Se me lo dici tu

"Ma tanto chi le rispetta le regole in Italia".
Parola di un consulente della sicurezza, padrone di tante perle, altruista come nessun altro nel regalare un'ora di puro cabaret, giusto per alleviare il tran tran dell'ufficio.

lunedì 22 febbraio 2010

Ora che sei grande e vaccinato

Ho fatto tutti i vaccini, qualche giorno fa, nell'attesa di questa strana trasferta. Epatite A, tetano, febbre gialla, una al braccio sinistro, una al braccio destro e per finire anche una puntura d'ago alla coscia. Qualche pillola per immunizzarmi anche dal tifo, una per sera, anche se ho già dimenticato un giro, giusto ieri.
Niente effetti collaterali, se non una calma davvero strana che non mi fa correre dietro appuntamenti che non esistono.
Adesso mancherebbe la profilassi antimalarica, ma sento parlar di possibili incubi e di una febbre tosta, per cui mi si consiglia di evitarla. Non ho ancora capito però cosa potrei rischiare.

sabato 20 febbraio 2010

Updating Čechov

Com'è che diceva quello li? Non permettere alla lingua di oltrepassare il pensiero?
Beh, dovrebbe essere aggiornato alla pressione dei tasti sui nostri computer, di questi tempi.

mercoledì 17 febbraio 2010

Ancora, sul voto di scambio

Ne parlavo giusto qualche giorno fa, del voto di scambio. Per chi non conosce i meccanismi che consentano alla politica il controllo del proprio gruzzolo di voti basterebbe frequentare almeno una volta nella vita un seggio elettorale al momento dello spoglio. Accorgersi della quantità di osservatori presenti, tutti muniti del proprio block notes.
Enrico Colajanni, presidente di Libero Futuro, spiega bene questi metodi in un articolo di qualche giorno fa, raccontando quanto possa essere oltremodo semplice trovare un'alternativa:
Alcuni anni fa, al fine di rendere effettivamente segreto il voto, come sancito dall’art. 48 della Costituzione, il movimento Primavera Siciliana propose all’Assemblea regionale di modificare il sistema di scrutinio; tale iniziativa fu ignorata da tutte le forze politiche. Essa prevedeva: “la semplice modificazione dell’iter procedimentale, con eliminazione del decentramento delle operazioni elettorali e con spostamento del momento dell’apertura di tutte le schede elettorali, innanzi ad un unico ufficio centrale, dove devono confluire tutte le schede chiuse e non scrutinate provenienti dalle varie sezioni, in modo da assicurare l’anonimato del voto attraverso l’impossibilità di risalire dalla sezione al votante”.
Lapalissiano, no?

La senti questa voce?

No, non ce la faccio quest'anno a guardare Sanremo, è una questione di pelle. Le paiette della conduttrice mi ricordano da vicino quelle di un cioccolattino che vorrei evitare per tenere a bada le calorie, e queste scenografie, poi, mi ricordano uno show da regime post-comunista, da eurofestival, da sbornia del kitsch.
Mi sono concesso soltanto il buon cocktail di Dita, per comprendere dove possa arrivar l'ipocrisia di questo paese che si mostra moralista a corrente alternata.
Per cui no. Preferisco recuperare per il momento vecchie registrazioni nel gran bazar della memoria, complice chi certi frammenti li riporta sulla superficie.
E nonostante la prima reazione a quel ritornello cosi vicino ad un coro da stadio mi portasse ad un sorriso fin troppo evidente, riscopro che nella versione originale c'era solo una delicatezza, nascosta dietro la timidezza di quegli arpeggi e di quel ciuffo cosi ostentato.





lunedì 15 febbraio 2010

Parole sante



Pif, con questo finale all'ultima puntata della sua trasmissione, racconta bene, da buon emigrante, i sentimenti della Sicilia che conosco meglio.
Solo su un punto no raccoglie la mia approvazione. L'omertà è una bella invenzione letteraria, da cartolina con le tre scimmiette, dalla quale prima o poi dovremmo affrancarci.
E non perché non esista la cultura del silenzio, ma perchè essa esiste ad ogni latitudine. Perchè se la paura fa parte dell'uomo, la normalità non dovrebbe richiedere il coraggio come metro per misurare la propria moralità.
E questa non è un assunzione.

domenica 14 febbraio 2010

Ai campi



Chissà perchè quando l'ho beccato sabato scorso al Leoncavallo, con quella sua aria da annoiato dalla vita, non gli abbia mollato una testata.

mercoledì 10 febbraio 2010

Un tanto al chilo

La democrazia è troppo sopravvalutata, o almeno il suo stato è quanto meno comatoso se può essere usato il voto come pedina di scambio per un allenatore da cacciare, o un presidente da svegliare.
È questa l'idea più popolare, il mainstream, che il voto non possiede alcun valore se non quello di essere utilizzato come merce da vendere al miglior offerente per quella che, di volta in volta, è l'esigenza più pressante.

Una nuvola è di troppo

E questa sera sarei voluto scappare a Parma per festeggiare quel cugino che è quasi un fratello, per quel suo traguardo, ed invece sono rimasto bloccato dal tempaccio che mi segue costantemente quando ci sono appuntamenti che non vorrei farmi scappare. Perché, come dice Clooney nel bel "Tra le nuvole", ogni famiglia ha la sua colla che la tiene unita, ed anche se non lo sarò sempre, mi piace di tanto in tanto fare questa parte.
Ed invece, una nuvola, qualche volta, è di troppo.
Il ragazzo poi ha dei bei sogni, che vanno alimentati, per cui un modo per recuperare questa giornata lo troverò.

lunedì 8 febbraio 2010

È tutto molto più complicato

Ho molti dubbi e qualche domanda sulle dichiarazioni di oggi di Ciancimino. Riassumono molta della discussione antiberlusconiana di questi anni, ma la restituiscono in una maniera assolutamente semplicistica che lascia aperti molti dubbi. Alcuni dei quali trovo ben sintetizzati qui, da Tommaso.

"Sentendo quel che ha da dire, mi viene sempre più da pensare che Berlusconi, se Ciancimino ha ragione, fa la figura del povero cretino, e provoca una certa compassione. Perchè il racconto ci mostra come il mitico Presidente del Consiglio, rinnovatore dell’Italia e monopolista del dibattito pubblico degli ultimi vent’anni, sia stato un piccolo uomo totalmente alla mercè e sotto il ricatto della mafia, fin dagli inizi. Uno strumento inventato da altrui fini."

Probabilmente la verità é immensamente più complicata da non costringerci all'illusione, benché l'odore del sangue possa soddisfare i nostri più istintivi desideri.

domenica 7 febbraio 2010

Anche questo è eroismo

Mi sto accorgendo di aver maturato una sorta di venerazione nei confronti degli imprenditori, di quei piccoli imprenditori che stanno ancora li, accanto a te, tirandosi su le maniche della camicia, se necessario.
Cerco di carpirne le storie, di scoprirne il passato, per comprendere le congiunzioni astrali, le improvvise fortune o le follie, da cui ha avuto inizio la loro avventura.
Ascolto le loro storie e mi rendo conto di quanto troppo spesso sia sottovalutata l'importanza delle loro capacità per questo paese, di quanto piuttosto rappresentino la parte più sana della nostra società, attraverso quella voglia di mettersi in gioco per poter giocare le proprie carte senza attendere che nessuno li buttasse dentro.
Troppo spesso bistrattati nel comune pensare perchè messi in ombra dalle ordinarie storie d'ingordigia, ci fanno dimenticare cosa cosa significhi essere un'imprenditore serio, che onora i propri impegni verso i propri dipendenti e verso i propri creditori, che mette in rischio il proprio capitale senza conoscere con esattezza quanto di questo tornerà indietro, che non si fa abbindolare da trappole finanziarie, che ha la necessità di eseguire alla perfezione ogni commessa per guadagnare rispetto e possibilità future.
Una realtà che esiste, e che Dio la benedica.
Sono stato una settimana in giro con uno di loro, il mio capo (che, ve lo assicuro, non legge questo blog, per cui non accusatemi di ruffianeria), e questa cosa qui l'ho compresa fino in fondo. Ho ascoltato le telefonate che ha condiviso con me, i suoi sfoghi per i problemi che di volta in volta si trovava a risolvere, ho cercato di capire come abbia fatto insieme ai suoi soci a far crescere l'azienda in questi anni dalle poche unità iniziali fino alla cinquantina di oggi.
E ho visto una grande determinazione ed una passione, non spiegabile con il puro interesse economico, perchè, ne sono sicuro, in altre posizioni potrebbe godere di maggiori benifici, nonchè di una tranquillità imparagonabile.
Sarà stato il caso, ma poi, una sera, uscendo da un ristorante, proprio vicino alla cassa, ho letto un pensiero di Luigi Einaudi, che perfettamente calzava con quello che girava per la mia testa.
Migliaia, milioni di individui lavorano, producono e risparmiano nonostante tutto quello che noi possiamo inventare per molestarli, incepparli, scoraggiarli. È la vocazione naturale che li spinge; non soltanto la sete di guadagno. Il gusto, l'orgoglio di vedere la propria azienda prosperare, acquistare credito, ispirare fiducia a clientele sempre più vaste, ampliare gli impianti, costituiscono una molla di progresso altrettanto potente che il guadagno. Se così non fosse, non si spiegherebbe come ci siano imprenditori che nella propria azienda prodigano tutte le loro energie ed investono tutti i loro capitali per ritirare spesso utili di gran lunga più modesti di quelli che potrebbero sicuramente e comodamente ottenere con altri impieghi.
Ce ne dovremmo ricordare più spesso, e se dovrebbero ricordare più spesso i nostri ministri , troppo interessati spesso agli interessi di chi non rispetta le regole della buona imprenditoria.

sabato 6 febbraio 2010

Porno revival

venerdì 5 febbraio 2010

S'ha da magnà

Sono in giro, vedo gente, faccio cose.
Insomma latito un pò da queste parti.
Si fa dura aggiornare il blog quando si lavora davvero.


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martedì 2 febbraio 2010

Per giornate così



giovedì 28 gennaio 2010

Prossime tendenze

Comunque sia, l'uomo col borsello tornerà rampante.

mercoledì 27 gennaio 2010

Due volte sono troppe

Il bel vantaggio offerto dai social network che frequentiamo è quello di venir a contatto con le opinioni di chi la pensa spesso in maniera totalmente diversa alla nostra.
Mentre i nostri incontri, quelli che di virtuale non hanno nulla, raramente ci consentono di discutere delle nostre opinioni, sia per l'abitudine nel frequentare più facilmente chi ha idee simili alle nostre, sia perchè spesso certi argomenti vengono spesso glissati verso temi magari un pò più leggeri, su facebook, per dire, la platea più ampia e non so, la sensazione di trovarsi dinnanzi ad uno specchio, ho l'impressione che mettano maggiormente nella condizione di esprimere i propri pensieri spontaneamente.
Ti trovi cosi tirato dentro a controbattere posizioni che ritenevi talmente assodate, per il tuo piccolo mondo, ma che li fuori sono totalmente messe in discussione.
Mi sono accorto in questo modo che la giornata della memoria, cosi ecumenicamente partecipata e celebrata, non gode di particolari simpatie, e me ne sono reso conto inciampando per due volte nello stesso identico discorso. Forse sono particolarmente permaloso, ma certe frasi buttate li, un pò di interrogativi me li pongono.
Propongo cosi un pezzo di uno di questi dialoghi, scaturita da una semplice affermazione nello stato di un contatto, prof di lettere, che cosi recitava:
"Poesie per la Shoah... Ogni anno, per non dimenticare."
La reazione, che mi ha fatto rizzare un pò i capelli, cosi recitava:

"Già che ci sei perchè nn fai ricordare anche lo sterminio degli Armeni?? Non dobbiamo dimenticare nemmeno quello, anzi molti lo dovrebbero CONOSCERE! Gli ebrei li ricordiamo anche troppo!"

L'ho detto, sono particolarmente permaloso su certi argomenti, ma quella frase li, quell' anche troppo, mi ha fatto rizzare i capelli. Non ho mai avuto particolare simpatia per le giornate commemorative, che rischiano di perdersi nella retorica spenta, però ho sempre pensato che se debbono avere un senso, sia che si parli dell'olocausto, del genocidio armeno, del massacro dei tutsi, questo senso debba essere nella negazione della violenza, nel riconoscimento del rispetto verso il prossimo, nel tentativo di scongiurare che questi momenti di black out della storia si possano ripetere. E soprattutto nel tentativo di far passare questo messaggio, universale, ai più giovani, che almeno non hanno ancora perso la voglia di ascoltare.
Evidentemente non era tutto cosi scontato per come supponevo, se la reazione al mio appunto aveva questo tono:

"Non è poi così curiosa [n.d.r. l'affermazione su quel troppo] se ci pensi e se riesci ad analizzare ciò che accade nel mondo oltre alle notizie che ci vengono date. Non bisognerebbe accettare tutto passivamente. Lo sterminio degli Armeni lo cito quando si parla di ebrei perchè è stato molto simile, anzi peggio. Perchè una vita ebrea ha più valore delle altre? Inoltre non credo che andrebbe ancora ricordato un popolo che sta attuando le stesse atrocità ad un altro paese, che non gli ha mai fatto nulla.... Vorrei solo che la gente riflettesse di più.."

A quanto pare sta passando l'idea per cui ricordare gli ebrei e lo sterminio nazista (che poi non ha riguardato solo gli ebrei, ma vabbè) equivale ad un attribuzione di un valore superiore ad una vita piuttosto che ad un'altra, all'idea che ciò che è successo in Israele negli anni successivi possa essere un alibi per non meritare il valore del ricordo di un tentativo di genocidio.
Un pensiero che sembra generare altro risentimento, e dei distinguo che, sinceramente, lasciano il tempo che trovano, e che per di più, allontanano da quel principio di tolleranza che in giornate come queste dovrebbe venir fuori.

p.s. la discussione si è poi accesa particolarmente, e qui ci sarebbe da aprire un'altra parentesi sulla voglia di metterci in gioco sulle nostre opinioni, ma, sinceramente, si è fatto tardi.

martedì 26 gennaio 2010

Fate spazio

E' da un pò che, su questo blog, non parlo di politica e del partito democratico, in particolare. E' avvilente vedere una tale incapacità di cogliere il ventre del proprio elettorato da parte di una classe dirigente che sembra persa nei propri giochi interni, assolutamente incapace di promuovere iniziative valide, che possano essere in grado di raccogliere il gran bisogno di partecipazione politica che, mi sembra chiaro, sia espresso da una vasta parte del paese.
Non mi interessa discutere neanche degli scandali, piccoli o grandi che siano, che hanno coinvolto tanti amministratori locali, da Del Turco a Delbono, in queste ore. In ogni caso, le dimissioni, a volte persino avventate (ma qui occorrerebbe aprire una parentesi molto ampia), dimostrano comunque ben altro spessore dinnanzi al continuo menefreghismo di altre parti politiche.

Però mi piacerebbe mettere in evidenza, dopo quello che è successo negli ultimi mesi, un elemento che finalmente si sta palesando davanti agli occhi di tutti.
Non userò parole mie ma quelle scritte ieri da Francesco:

Trovo [...] sinceramente disarmante che questa lucidità e questa capacità
di analisi [n.d.r. si parla della situazione pugliese, in particolare] si accompagnino – e non è la prima volta – a un triste e patente dilettantismo nella costruzione delle soluzioni ai problemi: un fenomeno ricorrente al punto da diventare quasi comico, specie se consideriamo che i padri di questo ennesimo fallimento non perdono occasione per fare l’elogio dei professionisti della politica, non senza una certa spocchia, contrapponendosi alla superficialità inconcludente del resto del mondo.
Io sono fermamente convinto che la politica sia un mestiere che richiede talento, capacità, intelligenza ed esperienza, e che non basta saper fare bene un altro mestiere per improvvisarsi politici. Sono, insomma, per i professionisti: per quelli che capiscono la politica, che sanno analizzare la realtà, prevedere le sue evoluzioni e in conseguenza di queste prendere le giuste decisioni per produrre i risultati desiderati. Per questa ragione, spero che chi ha gestito la vicenda pugliese abbia capito una volta per tutte di essere sprovvisto di queste capacità. Largo ai professionisti della politica, per favore.

Elementi successivi

Per chi non ha molto tempo, vi dico che a breve Genova entrerà a far parte della mia vita, non da subito ma succederà. Mi trasferirò li, o comunque sarà una delle città tra cui mi dividerò, insieme a Milano.
Per chi invece volesse continuare, avevo voglia di metter giù due righe in più.

C'era, quando studiavo analisi matematica, questa cosa delle serie numeriche. Andavi a prendere un dato termine e sommavi, sommavi, mettevi insieme un numero dopo l'altro infinite volte, senza sapere quello che saresti andato a trovare. A volte quella somma divergeva, tendeva cioè ad assumere un valore infinito, altre, invece, ti trovavi ad osservare la sua convergenza verso un valore che ne definiva il carattere. Proprio cosi, il carattere, ed i matematici avevano studiato criteri che consentissero di comprendere piuttosto velocemente, non solo la convergenza, ma anche il valore assunto da questa somma infinita.
Sarebbe come sentir suonare la sinfonia soltanto guardando le note sullo spartito, come saper già cosa succederà domani andando a guardare quelle che sono state le scelte assunte fino al giorno prima, se non ce ne fossimo già dimenticati. Niente male, ad aver un dono di questo tipo.
Di fatto però, le scelte che andiamo a compiere continuano a sommarsi una dietro l'altra senza che ci sia dato sapere cosa ci sarà dopo la curva, andando a definire quello che sarà il nostro percorso successivo. Si potrebbe addirittura dire vanno anche loro a sommarsi andando a definire il nostro distintivo carattere.
Non stabiliscono una strada verso la felicità o per qualsiasi altra fandonia di questo tipo, definiscono ciò che siamo, il nostro modo di affrontare la strada.
I giorni della settimana trascorsa sono stati colmi di scelte, magnifiche, perchè sperate da tanto tempo, ma allo stesso tempo complicate, cariche di innumerevoli sfaccettature, da renderle cosi importanti da provocare grovigli allo stomaco e mal di testa, a forza di esaminare i vari risvolti da ogni possibile punto di vista.
Si direbbe che si debbano fare di cuore, tali scelte. Oppure ragionando d'istinto, mettendo tutto quello che si può nei propri pensieri, e partorendo la decisione.
La mia, la nostra, è stata folle. A giudicarla dall'esterno soggetta ad ogni possibile critica.
Ho messo la libertà al primo posto, questa parola spesso abusata.
Folle perchè nella scelta della città in cui dovevamo decidere di vivere, non avevamo a dire il vero, molte possibilità. Folle perchè una scelta, la più saggia forse, la più sensata, ci conduceva in un luogo che non sentivamo di amare, in cui avevamo la sensazione che non ci saremmo mai trovati a casa. Un luogo che non sentivamo come nostro.
Siamo stati folli perchè abbiamo scelto una città, che non conosciamo neanche tanto bene, ma in cui la nostra pelle ha respirato quell'aria bella che desideravamo respirare. Abbiamo scelto, a pensarci bene, di darle una fiducia inaudita.
Siamo stati folli perchè certe situazioni si complicheranno, altre richiederanno nuove soluzioni, e forse maggiori sacrifici.
Siamo stati folli perchè abbiamo permesso che non fosse soltanto il percorso lavorativo a decidere tutto delle nostre vite, perchè abbiamo finalmente scelto di scegliere, di mettere le nostre idee al primo posto, mettendo tutto intorno.
Forse è stato tutto assurdo, ed ha ragione il mondo intero, ma a quello che si racconta a parole, bisogna dargli un senso. Un senso che oggi mi rende fiero di me stesso.
Abbiamo scelto Genova, insomma.
Non sappiamo se questa somma di elementi successivi ci condurrà, proprio come una serie, ad una divergenza piuttosto che ad una convergenza.
Sappiamo soltanto che non avremo nulla di cui pentirci. Di cui aver rimorso.

Shinystat

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