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| Da PERSONALI |
E abbiate pietà di me, se mi son fissato con le lomografie.
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| Da PERSONALI |

E, sarà probabilmente per questo che ho sognato quest'immagine, andando per Navigli.

Uno dei primi post che finirono su questo blog lo scrissi una notte parecchio accidentata proprio nella sala d'attesa di seconda classe della stazione di Bologna.




E sono giorni in cui non dovrei essere qui, questi.
Osservazione, elaborazione, scrittura.


Strani giochi fanno le parole. Alla B.P. sicuramente non conoscevano questo motto.
Oh, sono già quasi venti giorni che son lontano da casa.Non ho molto chiaro quello che succede nel resto del mondo, non riesco
a percepirne le reazioni e le ripercussioni, se non quello che arriva
attraverso le onde trasmesse dalla BBC e la CNN, uniche televisioni
comprensibili ed accettabili tra le poche disponibili.
Il tempo per comprendere è poco, sommersi come si è dal lavoro, e poi
non è comunque voglia. Isolarmi e disintossicarmi non è un gran male.
Non ho potuto però ignorare quanto successo sabato in Russia, con il
disastro aereo in cui è stato coinvolto il presidente polacco, e non
tanto per la gravità dell'evento che, se fossi stato in Italia, non
avrei sicuramente percepito allo stesso modo. Quanto per il
coinvolgimento con cui è stato vissuto a bordo da tutti i membri
dell'equipaggio.
Già sabato, quando ancora ero sulla piattaforma, in attesa
dell'elicottero che mi avrebbe riportato sulla nave principale, il
nostro Venerdì ci informava fortemente dispiaciuto di quanto aveva
appreso dalla tv nella sua cabina.
Giunti qui, la televisione era perennemente puntata sui canali
d'informazione per le ultime novità. C'è il capitano, polacco, e
qualche altro responsabile, ma per il resto l'equipaggio è composto da
locali, tutti allo stesso modo coinvolti.
Ieri, come ogni settimana, si esegue una prova d'emergenza. Ogni uomo
abbandona la sua postazione andando verso il punto di riunione, la
sala mensa, dove viene verificata la presenza di ogni componente.
Ritrovarci tutti insieme nello stesso luogo è stata l'occasione per
condividere quanto era successo e dopo alcune parole del responsabile
per la sicurezza, un operaio, probabilmente anche prete o qualcosa di
simile, ha preso la parola invitandoci a pregare insieme in
un'atmosfera di commozione che avevo difficoltà a comprendere, con i
miei occhi da occidentale assuefatto ed insensibile oramai a tutto
quanto.
Ci penso ancora, e non riesco ancora a comprendere cosa ci siamo
persi, se per noi tutto o quasi scorre come l'olio quando non ci
coinvolge direttamente.
Non fate troppo caso all'odore che veniva fuori dai miei indumenti. E'
davvero insopportabile, lo ammetto.
Ma sono tornato appena qualche ora fa sulla nave principale e mi
sembra già di essere in un grand hotel, recuperando con la
forza del sapone una dimensione più evoluta.
Non ci pensi tantissimo quando sei appena tornato da un posto ficcato
dall'uomo con forza in mezzo all'oceano, le cui fondamenta scavano
fino
giù a 98 m sotto il livello del mare, e ti trovi in compagnia del tuo
team e di unico operatore, il nostro Venerdì, normalmente abitante
solitario
per tutto il suo turno di quest'ammasso di ferraglia. Non ci pensi
troppo, almeno per i primi due giorni, fin quando il tuo corpo non
comincia ad
esigere una dimensione meno estrema.
Con i barracudas lunghi almeno 70 centimetri, tonnetti pinna gialla e
miriadi di sardine e altri pesci sconosciuti che girano sotto ai tuoi
piedi
nel primo livello di questa struttura metallica, arruginita qui e li,
con l'olio ad ungere i passamani ed intorno esclusivamente mare, mare,
mare, in ogni
direzione, interrotta dalla luce delle piattaforme intorno a te, ti
rendi conto che quel luogo ed uno di quelli in cui soltanto in pochi
si sono trovati ad
essere. Tra tutti i luoghi del mondo quello che non si attendeva di
trovarsi tra i piedi un uomo a fare di quell'angolo sua proprietà.
E che l'essenzialità, virtù dimenticata, diventa esigenza con cui
convivere, quando il rancio arriva una volta al giorno, e ti trovi la
sera, seduto
su uno dei tanti gradini con lo sguardo fisso nell'oscurità, dopo una
giornata infinita e terribilmente sfrustrante di lavoro, ed il cielo
che non hai mai visto, con quelle latitudini.
E comunque, pensi che ne sia valsa la pena.