"Io anelo alla mia terra, nella cui polvere si sono consunte le membra e le ossa dei miei. Ricordo la Sicilia, e il ricordo viene dal dolore che mi travaglia. Ma se fui bandito da un paradiso come posso io darne informazioni"

domenica 3 maggio 2009

Dietro l'angolo

A volte la bellezza è proprio dietro l'angolo, recitava una pubblicità.
Ed è proprio cosi. Ho dovuto aggirare i miei pregiudizi e aspettare l'arrivo della primavera per rendermi conto di essere stato quanto meno fortunato.
Ho nutrito una particolare antipatia per quei paesi tutti terminanti col suffisso in -ago e -ate, Carugate, Vimercate, Cavenago, Cambiago, Gessate, Pessano con Bornago, Caponago, e la lista potrebbe continuare a lungo.
Luoghi apparsi senza anima fin dal mio arrivo, dormitori quasi, con pochissima vita sociale, luogo di partenza al mattino e di arrivo alla sera, quando le porte si chiudono per rimanere animare quanto meno il caldo delle case.
Poche occasione persino per vedere i vicini di casa.
Insomma non amo molto il modello di socialità che ho trovato, e non ho trovato la bellezza che cerco nel posto in cui vorrei abitare.
La bellezza l'ho trovata nei rapporti che ho coltivato in casa e nella quale ho avuto la fortuna di capitare. Persino troppo bella, per come ero stato abituato nei due anni del mio girovagare per il nord Italia. Ma questo è un altro discorso.
Nonostante tutto questo la bellezza ho bisogno di cercarla intorno a me. Di uscire fuori da casa, di vivere lo spazio che ho intorno, di conoscerlo.
Serviva la primavera per tutto questo.
Alle prime giornate di sole, e complice una trasferta di lavoro mi sono trovato per caso a passare per un piccolo paese, Cassano D'Adda, e ne sono stato subito ammaliato. Sulla strada del ritorno non ho potuto fare a meno di fermarmi, posteggiare la macchina sotto un ponte e cominciare a scoprirlo.
Ho bisogno della bellezza per i miei occhi.
Un fiume, l'Adda, riempiva l'intera immagine. Un palazzo medievale più in alto porgeva un suo lato al fiume. Sul suo lato un piccolo ponte pedonale collegava il paese ad un isoletta. L'Isola Borromeo. L'isola faceva da spartiacque al fiume, che passando sotto quel ponte arrivare ad una struttura visibile in lontananza, bianca. Una vecchia centrale idroelettrica. Sul margine del fiume la gente stava distesa a prendere il sole. Qualche coppia abbracciata passeggiava e di tanto in tanto si scambiava vicendevoli baci.
Dalla riva riuscivo a vedere l'altra sponda, vicina all'isola, nella quale si trovavano due cigni e più in la un'anatra con almeno quindici piccoli anattroccoli a seguirli.
Il paradiso probabilmente.
Era tutto ciò che non mi sarei aspettato a pochi chilometri da casa mia. Da allora mi sono trovato a tornarci più volte. Con Silvia abbiamo passeggiato all'interno del paese, passato quel ponte e passeggiato per l'isola. Scoperto un piccolo bar, il circolo canottieri e persino una base scout (cosa potevo chiedere ancora?).
Il primo maggio, dopo una lunga passeggiata in bici con Nuccio, siamo arrivati nuovamente li, sull'Isola, ed ad accoglierci abbiamo trovato un concerto di band rock locali, un chiosco con salamelle e birre, ed un bel po di gente.
Era soltanto a metà del nostro percorso lungo un'infinita pista ciclabile. Da Gessate, sulle rive del Naviglio ci aveva portato fino a Fara Gera D'Adda, lungo le rive dell'Adda nuovamente, mentre sulla nostra destra gente festeggiava cucinando sulla brace chili di carne.
Ieri sono passato da Trezzo D'Adda, ed altro stupore si è aggiunto.
Una serie di scoperte di luoghi inaspettati che hanno acceso la mia fantasia. Ho fatto un pò di foto, ma non è il momento di pubblicarle. Meglio lasciar spazio alla vostra immaginazione.
Al ritorno a casa ho scoperto che la pista ciclabile prosegue a lungo e da Milano, dopo 75 km, giunge fino a Lecco, sul lago di Como, sempre costeggiando il fiume. Il prossimo obiettivo sarà percorrerla tutta. Sempre se il torcicollo che da una settimana mi prende, mi lascia e mi riprende, si deciderà di lasciarmi in pace.

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