"Io anelo alla mia terra, nella cui polvere si sono consunte le membra e le ossa dei miei. Ricordo la Sicilia, e il ricordo viene dal dolore che mi travaglia. Ma se fui bandito da un paradiso come posso io darne informazioni"

domenica 28 settembre 2008

Le ragioni del disimpegno?

Ho appena finito di guardare la bella puntata di Blunotte dedicata all'antiracket e attendo la telefonata di Silvia, ancora impegnata nell'incontro internazionale organizzato dal centro Enzo Balducci di Udine, al quale partecipa a nome di Addio Pizzo.
E mi vedo, tra questi pensieri, fermo. Starò per fare discorsi retorici, ma risulta difficile continuare e contribuire al processo di cambiamento in atto in Sicilia quando sei lontano da quel territorio. E' un discorso che andrebbe affrontato meglio e sul quale mi sono soffermato più volte nello scorso anno. Ma mi chiedo, che fine fa l'impegno di tutti quei ragazzi impegnati socialmente in Sicilia in varie associazioni, quando vanno via da quella terra in proporzioni cosi mastodontiche? Si perde il valore di quel lavoro e si ricomincia sempre da capo? E come continuare ad utilizzare tale carica?
Esistono varie vie d'uscita, varie forme alternative per continuare quell'impegno e, personalmente, mi sento immerso in quel percorso, per quanto esso sia estremamente complicato e di lunga prospettiva.
Ma quali sono le risposte date da altri alle mie stesse domande mi incuriosisce.
Perchè partire ed andar via non può coincidere con il disimpegno e con un abbandono del campo.
Sarebbe altrimenti una lotta impari ed eterna. Una catena che non si spezza.
Pensate ad esempio al potere del voto di migliaia di siciliani libere dal ricatto ripetuto ad ogni elezioni. Se quel voto potesse essere sfruttato in massa, senza far riferimento a quelle poche persone di buona volontà pronte a tornare a casa ad ogni elezione, l'esito sarebbe lo stesso?
Chi ha doppia cittadinanza lo può fare, perchè noi no?

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