"Io anelo alla mia terra, nella cui polvere si sono consunte le membra e le ossa dei miei. Ricordo la Sicilia, e il ricordo viene dal dolore che mi travaglia. Ma se fui bandito da un paradiso come posso io darne informazioni"

giovedì 14 maggio 2009

E se fossero gli anticorpi?


Da quel video si può comprendere molto, o poco.
Si può vedere un pazzo correre sotto il porticato della stazione centrale, prendere a martellate una povera coppia che si trovava a passare di li.
O si può guardare la gente intorno, muoversi con i suoi zaini, i sacchetti della spesa, indifferente. Guardare e non muoversi.
Soltanto due nigeriani corrono a togliere dal peso di quelle martellate quei malcapitati. Due nigeriani, reietti di questa società che si ritiene sola depositaria di quei valori altrove dispersi, due rubalavoro, ladri, sono stati gli unici a muoversi.
La folla si è lanciata soltanto dopo.
Ed è cosi che ripenso all'articolo di Saviano letto oggi. E' solo un'ipotesi, ma se gli extracomunitari, gli stranieri fossero gli anticorpi lanciati nella nostra società a volte troppo assopita in certi comportamenti. Si tratta di una provocazione, è chiaro, che nasce dalla constatazione delle due ultime rivolte alla mafia nate da quelle comunità, perchè dopo un pò tutti si adeguano all'andazzo. Ma dovrebbero instillare il semplice desiderio di guardarci dal di fuori, talvolta, per scoprire quanto i nostri comportamenti, considerati fin troppo normali, possano apparire paradossali se guardati con occhi diversi.

martedì 12 maggio 2009

Tale e quale

(al Nobel Peace Center, Oslo)

Però li ad Oslo lo vorrei vedere. Sul palco a ritirare il premio nobel per la Pace, in attesa di una voce fuoricampo simil telegatto con la sigla del biscione in sottofondo, che annuncia:

"Un uomo che ha saputo coniugare, con la sua vita, le sue opere ed azioni, il pensiero liberale di Milton Friedman, l´umanesimo economico di Wilhelm Röepke, l´aspirazione di Muhammad Yunus a creare un sistema capitalista inclusivo e non esclusivo"

Che consacrazione. Un futuro che neanche il più fedele Feltri potrebbe auspicare sulle pagine del suo giornale.
E non che manchi la sua buona volontà, lui la sua agiografia la sta già pubblicando, in soli sedici volumi imperdibili. Dagli albori della sua prima squadra, alla sfida della tv, da Milano 2 al Milan, fino alle ultime gesta del suo incredibile governo che ha portato la sua popolarità al 75%.
Perchè lui, alla sua vita privata, ci tiene.
Tutto potrebbe essere possibile, basta circondarsi gente che lo innalzi adeguatamente. Tanto, per chi non è d'accordo c'è sempre una porta dalla quale uscire.


In giardino


P.s. E queste sono le ultime foto con la vecchia macchina fotografica. Meritavano questo palcoscenico, dopo tutto ciò che mi ha regalato.

lunedì 11 maggio 2009

Quella sera dorata

"Parlava ad alta voce - avevano cenato con una bottiglia di prosecco -, e Omar temeva che Arden sentisse. "Non credo che Arden abbia cambiato idea per merito mio", disse.
"Sciocchezze! Non sottovaluti il suo charme".
Omar non disse niente, e nel buio arrosì. Sentì la presa sul braccio farsi più stretta. "Una volta ne avevo anch'io di charme" disse Adam. "Per quanto ora possa sembrare strano. Ma lo charme si guasta con l'età, come il formaggio - o la bellezza. Almeno, per me è stato così. Alcuni riescono a conservare l'uno o l'altra, o raramente entrambi. Ma a che prezzo: sacrifici, privazioni, astinenze. Ed è un tantino patetico finire vecchi, belli e charmant: è indice di spreco, o quanto meno di un uso indebito delle risorse. Io, invece, le ho esaurite in modo approssimativo. Lo charme e la bellezza sono preziosi da giovani; da vecchi, c'è ben poco che possano comprare. Per questo non m'importa d'esser vecchio e brutto: mi sembra congruo".

Sebbene vi possa sembrare l'ultimo post dedicato a S.B., non ritenetemi coinvolto nelle vostre elucubrazioni da comunisti in mala fede.
Si parla, piuttosto di libri, e nello specifico dell'ultimo riposto in libreria. A lungo nella mia lista dei desideri, era rimasto li in attesa di versioni economiche che tardano tanto più ad arrivare quanto più le desideri. Soprattutto quando non ami uscire da questi limiti imposti qualche tempo fa e per i quali si ergono ai margini dell'immoralità i libri venduti a più di quindici euro. E non per mancanza di rispetto per gli scrittori, e per il loro lavoro. Che per me vale più di ogni cosa.
Solo per il desiderio che le opere siano lette da tutti. Dieci euro è il prezzo giusto, ed è giù di li che ho trovato dopo due anni d'attesa questo titolo. La tentazione di cedere era già stata comunque tanta. Non ricordo com'è nato l'interesse, forse il titolo o una recensione ben fatta, e non è neanche importante.
E' una storia piccola, sette personaggi appena, divisi tra il Texas e l'Uruguay, dove si svolge quasi completamente la storia.
Omar, giovane dottorando in letteratura, ha bisogno dell'autorizzazione per pubblicare il libro di uno scrittore quasi sconosciuto, autore di un solo libro.
La famiglia dello scrittore vive in un angolo del mondo, in Uruguay appunto, quasi irraggiungibile.
La moglie dello scrittore, la figlia, e la ex moglie in una casa. A poche centinaia di metri, in un mulino restaurato, il fratello con il suo giovane amante thailandese. L'atmosfera tediosa delle loro vite, viene deflagrata dall'arrivo dell'inconsapevole e insicuro Omar, tanto da rompere vecchi silenzi, tante parole non dette, che travolgono le vite di ognuno dei protagonisti.
E' l'interrogativo dei percorsi, delle scelte che segnano la vita dei personaggi a far da protagonista alla storia. Tema, universale. E nonostante ciò la storia non è irresistibile, molto cinematografica, ma non irresistibile.
Quello che mi ha conquistato però delle pagine lette è la scrittura, e i dialoghi costruiti da James Cameron. Puliti, intelligenti, perfetti. Quanto basta per consigliarvelo.

domenica 10 maggio 2009

Mi ha steso

Non è servito neanche sigillare porte e finestre.
Inutile neanche provare a fare una passeggiata.
Bastava anche uno spiffero per far partire una raffica di starnuti.

Chi lo sapeva?

M'importa poco delle tesi del cospirazionismo di cui parla Gilioli, che pure un senso hanno.
Resta che comunque io, come molti altri, non sapevamo che il gip di Salerno ha prosciolto de Magistris e Vulpio, che il Tar Lazio ha dato ragione a Forleo e che il tribunale del Riesame di Roma ha scagionato Genchi.
Il resto, qui.

9 Maggio 1978

Anche se non amo le commemorazioni, ieri avrei voluto anch'io essere a Cinisi a ricordare il nostro Peppino Impastato.
Non credo ci sia molto d'aggiungere, se non la possibilità di rileggere due articoli risalenti ai giorni successivi all'omicidio.
Il primo, pubblicato sul Corriere della Sera, fa sua la tesi ufficiale di quei giorni sul giovane terrorista.
Il secondo, opera di Mario Francese, comincia a gettare l'ombra della mafia sulla morte di Peppino, raccogliendo per primo la denuncia di Felicia Impastato.
Come dice Geri, erano altri giornali ed altri cronisti.

Ti sei dimenticato quando eravamo noi?

Succede puntualmente. Ogni volta che si parla di immigrazione a me prende il voltastomaco a sentire i commenti a mezzo ghigno del mio interlocutore.
Visto che di mettermi a fare lezioncine, soprattutto in ambiente lavorativo, sono stufo, lo riporto qui quello che vorrei dirgli. Occorrerebbe leggerlo, a me capita tra le mani almeno una volta all'anno:

“Generalmente sono di piccola statura e di pelle scura.
Non amano l’acqua, molti di loro puzzano perchè tengono lo stesso vestito per molte settimane.
Si costruiscono baracche di legno ed alluminio nelle periferie delle città dove vivono, vicini gli uni agli altri.
Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti.
Si presentano di solito in due e cercano una stanza con uso di cucina. Dopo pochi giorni diventano quattro, sei, dieci.
Tra loro parlano lingue a noi incomprensibili, probabilmente antichi dialetti.
Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l’elemosina ma sovente davanti alle chiese donne vestite di scuro e uomini quasi sempre anziani invocano pietà, con toni lamentosi e petulanti.
Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti tra di loro.
Dicono che siano dediti al furto e, se ostacolati, violenti.
Le nostre donne li evitano non solo perchè poco attraenti e selvatici ma perchè si è diffusa la voce di alcuni stupri consumati dopo agguati in strade periferiche quando le donne tornano dal lavoro.
I nostri governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere ma, soprattutto, non hanno saputo selezionare tra coloro che entrano nel nostro paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o, addirittura, attività criminali.”
Il testo è tratto da una relazione dell’Ispettorato per l’Immigrazione del Congresso americano sugli immigrati italiani negli Stati Uniti, Ottobre 1912.

La relazione così prosegue:

“Propongo che si privilegino i veneti e i lombardi, tardi di comprendonio e ignoranti ma disposti più di altri a lavorare. Si adattano ad abitazioni che gli americani rifiutano pur che le famiglie rimangano unite e non contestano il salario. Gli altri, quelli ai quali è riferita gran parte di questa prima relazione, provengono dal sud dell’Italia. Vi invito a controllare i documenti di provenienza e a rimpatriare i più.
La nostra sicurezza deve essere la prima preoccupazione”.

Relazione dell’Ispettorato per l’Immigrazione del
Congresso americano sugli immigrati italiani
negli Stati Uniti, Ottobre 1912.
(via bastet) (via emmanuelnegro)

E' una relazione chiara, che potrebbe valere oggi come ieri, e che vale sempre quando la grettezza dei giudizi non accompagna un'approfondimento, la voglia di comprendere e capire i motivi che ne stanno alla base.

sabato 9 maggio 2009

Inside. Chiambretti Night

Capita cosi di entrare dentro la tv.La cugina presa dall'improssiva voglia di far pubblico in tv mi invita. Ci penso su un attimo. La proposta è per il Chiambretti Night Show. Beh, non l'ho mai visto. Chiambretti da un pò ha smesso di farmi sorridere in tv....però le sue trasmissioni sono un bel circo, un pò di caciara, qualche coscia buttata li. Ma si, vado!
L'appuntamento è per le 16,45 allo Studio F. Lontana dagli studi di Mediaset, qualcosa simile ad un vecchio deposito, a due passi dal naviglio. Imposizione di giacca, e si sarebbe voluto anche di cravatta, ci troviamo li con il coinquilino che intanto ho convinto a seguirmi.
C'è un bel pò di gente, caspita, chi è quella li? Mazza che bona!
Un pò di cagnara, foglio d'ingresso alla mano, l'uomo del potere fa entrare secondo un ordine poco chiaro un pò di figuri. Mi passa accanto Marilyn Monroe, ma credo che non abbia quella voce candida da "Bye, Bye, Baby". Perfetta, passa ed entra. Con lei (?) un gruppo di ragazze viene chiamato dall'uomo che tutti noi vorremmo essere. Colui che ha il potere di sistemare in prima fila ...a cosa darei (mica io però, è in atto un'identificazione nel ruolo della sgallettata di turno)!
Già avrei voglia di andar via. Fa troppo caldo per questa giacca qui fuori ad aspettare.
Poi già ho la visione di ciò che dovrò sopportare. Qualcuno che mi incita ad applaudire a comando, mi immobilizza al mio posto, e una noia totale nel ripetere le scene...ma chi me l'ha fatto fare?
Comunque, è il nostro turno.
Siamo un pò troppi. Caspita che studio, saremo seduti proprio ai tavolini come si vede nel programma. Peccato non ce ne siano abbastanza per tutti. Ci accomodiamo sulla balaustra, accanto al chiacchericcio delle truccatrici. La cuginetta, più fortunata, ha trovato posto ad un tavolo. Girano intorno tipi caraibici, imbardati in abiti di scena. Sembra quasi tranquillo. Qualche consiglio dalla direttrice di scena, e via tutto quasi pronto.
Chiambretti ci consiglia di non applaudire se non lo desideriamo, meglio non fingere troppo a quanto pare. Abatantuono prende il suo posto nel leggio a lui dedicato. Dispensa battute fin da subito, sembrano tutti molto rilassati, in un'atmosfera lontana da ciò che immaginavo.
Mara Maionchi mi sfila accanto (mica quella vera, veh...), che omone! La danzatrice del ventre in accappatoio sfila dietro di me (;-P), ma cosa significa quel titolo "Chiambretti Night Napoli", che vorrà dire.
La televisione è finzione, si sa, e quindi stasera per il pubblico la trasmissione da casa sarà a Napoli, con la sfilza di luoghi comuni su cui Chiambretti troverà terreno fertile per le sue battutine.
Via, si comincia! Ma dai, è tutto come appare in tv. C'è perfino la sigla di Mediaset a partire...
voce black ad annunciare l'inizio del programma, e siamo in onda.
Tutto fila liscio, quasi senza interruzioni. Soltanto un microfono si spegne e allora si ripete soltanto un piccolo sketch.
Ospiti tutti napoletani, d'altronde, siamo a Napoli.
Si comincia con Marco Marfè, il fenomeno dei provini di X Factor, talento incompreso, fenomeno di youtube prima e della televisione adesso, nella sua totale idiozia. Il video, qui, d'altronde dice tutto.

Nino D'Angelo è però l'ospite di punta. Dispensa risposte argute ormai o' guaglione, del quale potrei raccontare miei lati molto nascosti.
Intanto, lontani quanto basta dalle telecamere, godiamo di una certa libertà, che ci consente di divincolarci per i corridoi, alla ricerca quanto meno di un caffè, dietro le indicazioni delle ormai sorelle truccatrici. In totale libertà giungiamo quasi al dietro le quinte, dove una prezzemolina dell'ultimo GF è quasi pronta ad entrare. Preferiamo non continuare, ma per fortuna troviamo la macchinetta del caffè. 10 cent un caffè!? E noi neanche abbiamo un paio di centesimi per due caffè!
Torniamo in studio rigenerati e pronti per la seconda parte. Ci accorgiamo di applaudire senza comando, e il ritmo delle trasmissione tiene quasi lontana la noia. Chiambretti mi è tornato simpatico, e poi mi sa che sa fare il suo mestiere.
A pochi metri, in uno stanzino, vediamo le luci del collegamento in diretta visibile sul maxischermo... siamo nella fabbrica delle illusioni, quasi lo dimenticavo!
Ballerini e ballerine dietro di noi si cambiano velocemente. Il chiacchericcio delle truccatrici ci mette al corrente di informazioni riservate, ed è più divertente alcuni istanti di ciò che appare li sul palco.
Siam già quasi alla fine, segna il countdown sul bordo del tavolo in prima fila. Gli ultimi saluti, salutiamo Napoli, e lo studio velocemente si svuota. Rimangono impresari che trascinano via questi pseudo Vip intrappolati nelle foto di circostanza, insieme a gente cosi poco attenta alla profetica frase di Andy Wahorl che scende su un tendone sulla destra.
Sfiliamo via anche noi, tra i tavolini oramai vuoti, dopo aver atteso che anche l'ultima coniglietta fosse uscita di scena.
La televisione, quella vista da questo baraccone, non è poi cosi male.
Muri che cadono, pregiudizi che cedono.

venerdì 8 maggio 2009

I conti, alla fine

Sembra che abbia prevalso il buon senso, forse di circostanza, ma senz'altro utile.
Il comune di Palermo è stato riammesso come parte civile al processo AddioPizzo.
Il decreto sicurezza conterrà la norma sull'obbligo di denuncia, con la clausola di fuga della "possibilità di esclusione di punibilità per stato di necessità".
Cosa vorrà dire?

martedì 5 maggio 2009

Papi fotosciop

Dopo la scoperta della giornata, il nuovo gioco della rete impazza. Non c'eravate anche voi?

C.V.D.

Ieri si parlava dell'indifferenza e dell'ignavia delle istituzioni nella lotta antimafia. Oggi al processo "Addio Pizzo" contro i taglieggiatori della cosca Lo Piccolo, il Comune di Palermo, precedentemente costituita come parte civile, non si è presentata in aula. Lasciando cosi decadere la propria posizione, abbandonando il suo ruolo di parte lesa.
Altri passi verso l'abbandono.
E allora bruciate anche i loro fiori e cacciateli dalle commemorazioni.

lunedì 4 maggio 2009

Tonga è vicina

Qui trovate la classifica completa.

Bruciate quei fiori

Si fa presto a sfilare verso le lapidi a depositare corone o a sprecare parole vane. Poi basta un attimo ed un emendamento cancella anni di impegno nell'Antimafia.
Eravamo, siamo, troppo occupati nelle faccende private del premier, per preoccuparcene.
E cosi che l'altra sera, alla commissione Affari costituzionali e Giustizia di Montecitorio, è saltata la norma che prevedeva l'obbligo di denuncia in caso di estorsione per gli imprenditori coinvolti in appalti pubblici. Una norma contenuta nel decreto Sicurezza, sostenuta dal ministro Maroni, e che prevedeva in caso di mancata denuncia la perdita della commessa e l’esclusione dalle gare per tre anni.
Troppo, avranno pensato i deputati del Pdl promotori dell'emendamento contrario, e forse anche i deputati del Pd e dell'Idv che hanno abbandonato l'aula. Muro contro muro nella maggioranza quindi, con Maroni comunque ad avere la peggio.
C'erano da difendere troppi interessi privati e da svuotare di significato la lotta e l'impegno antimafia. La mafia dei colletti bianchi aveva insomma lavorato bene.
E' cosi che l'impegno di associazioni come AddioPizzo viene lacerato. Come se si dovesse superare un muro troppo alto, troppo robusto per essere abbattuto con l'impegno di pochi. I segnali delle istituzioni non mancano.
Pino Maniaci abbandonato dall'ordine dei giornalisti.
AddioPizzo Catania cacciata dalla sede nei locali della Confesercerti.
Silenzi, esempi di un lento distacco per cui non bastano gli attestati che anche la giurisprudenza attribuisce in questi giorni nella sentenza della sez.III penale del processo nei confronti del mandamento mafioso della noce e dei commercianti reticenti, che nelle motivazioni riconosce il danno alla parte civile, rappresentato da Addiopizzo, FAI, Libero Futuro, con le seguenti parole:
"Deve invero rivalersi che la costante pressione investigativa esercitata dallo Stato, negli ultimi anni, nei confronti del fenomeno del racket delle estorsioni, direttamente controllato dal sodalizio mafioso, è stata coronata da successi di rilevatissima entità, che hanno anche portato non pochi imprenditori – cosa inaudita fino a poco tempo fa - a denunciare il ricatto estorsivo cui erano stati sottoposti. Esistono peraltro, meccanismi previsti da leggi dello Stato che assicurano sostegno economico all’operatore che subisce ritorsioni per le eventuali denunce effettuate(il fondo di sostegno per le vittime di richieste estorsive è stato istituito con la L. 18 febbraio 1992, n. 172), PER NON PARLARE DEGLI ENTI E DELLE ASSOCIAZIONI ESISTENTI SUL TERRITORIO ORMAI DA ANNI - QUALI QUELLE COSTITUITESI PARTE CIVILE NEL PRESENTE PROCEDIMENTO - CHE ASSICURANO ALL'IMPRENDITORE O COMMERCIANTE CHE DENUNCIA AIUTO E SOSTEGNO, IN MODO CHE LO STESSO NON RIMANGA ISOLATO, FACENDO SI' CHE LA DENUNCIA, ORMAI, NON POSSA PIU' ESSERE CONSIDERATA COME UN ATTO DI CORAGGIO, O ADDIRITTURA DI EROISMO INDIVIDUALE, MA COME UNA REAZIONE NORMALE DI FRONTE AD UN'IMPOSIZIONE SUBITA".

Troppo poco, ancora oggi, per pensare di riuscire a scalare quel muro di indifferenza.

domenica 3 maggio 2009

Dietro l'angolo

A volte la bellezza è proprio dietro l'angolo, recitava una pubblicità.
Ed è proprio cosi. Ho dovuto aggirare i miei pregiudizi e aspettare l'arrivo della primavera per rendermi conto di essere stato quanto meno fortunato.
Ho nutrito una particolare antipatia per quei paesi tutti terminanti col suffisso in -ago e -ate, Carugate, Vimercate, Cavenago, Cambiago, Gessate, Pessano con Bornago, Caponago, e la lista potrebbe continuare a lungo.
Luoghi apparsi senza anima fin dal mio arrivo, dormitori quasi, con pochissima vita sociale, luogo di partenza al mattino e di arrivo alla sera, quando le porte si chiudono per rimanere animare quanto meno il caldo delle case.
Poche occasione persino per vedere i vicini di casa.
Insomma non amo molto il modello di socialità che ho trovato, e non ho trovato la bellezza che cerco nel posto in cui vorrei abitare.
La bellezza l'ho trovata nei rapporti che ho coltivato in casa e nella quale ho avuto la fortuna di capitare. Persino troppo bella, per come ero stato abituato nei due anni del mio girovagare per il nord Italia. Ma questo è un altro discorso.
Nonostante tutto questo la bellezza ho bisogno di cercarla intorno a me. Di uscire fuori da casa, di vivere lo spazio che ho intorno, di conoscerlo.
Serviva la primavera per tutto questo.
Alle prime giornate di sole, e complice una trasferta di lavoro mi sono trovato per caso a passare per un piccolo paese, Cassano D'Adda, e ne sono stato subito ammaliato. Sulla strada del ritorno non ho potuto fare a meno di fermarmi, posteggiare la macchina sotto un ponte e cominciare a scoprirlo.
Ho bisogno della bellezza per i miei occhi.
Un fiume, l'Adda, riempiva l'intera immagine. Un palazzo medievale più in alto porgeva un suo lato al fiume. Sul suo lato un piccolo ponte pedonale collegava il paese ad un isoletta. L'Isola Borromeo. L'isola faceva da spartiacque al fiume, che passando sotto quel ponte arrivare ad una struttura visibile in lontananza, bianca. Una vecchia centrale idroelettrica. Sul margine del fiume la gente stava distesa a prendere il sole. Qualche coppia abbracciata passeggiava e di tanto in tanto si scambiava vicendevoli baci.
Dalla riva riuscivo a vedere l'altra sponda, vicina all'isola, nella quale si trovavano due cigni e più in la un'anatra con almeno quindici piccoli anattroccoli a seguirli.
Il paradiso probabilmente.
Era tutto ciò che non mi sarei aspettato a pochi chilometri da casa mia. Da allora mi sono trovato a tornarci più volte. Con Silvia abbiamo passeggiato all'interno del paese, passato quel ponte e passeggiato per l'isola. Scoperto un piccolo bar, il circolo canottieri e persino una base scout (cosa potevo chiedere ancora?).
Il primo maggio, dopo una lunga passeggiata in bici con Nuccio, siamo arrivati nuovamente li, sull'Isola, ed ad accoglierci abbiamo trovato un concerto di band rock locali, un chiosco con salamelle e birre, ed un bel po di gente.
Era soltanto a metà del nostro percorso lungo un'infinita pista ciclabile. Da Gessate, sulle rive del Naviglio ci aveva portato fino a Fara Gera D'Adda, lungo le rive dell'Adda nuovamente, mentre sulla nostra destra gente festeggiava cucinando sulla brace chili di carne.
Ieri sono passato da Trezzo D'Adda, ed altro stupore si è aggiunto.
Una serie di scoperte di luoghi inaspettati che hanno acceso la mia fantasia. Ho fatto un pò di foto, ma non è il momento di pubblicarle. Meglio lasciar spazio alla vostra immaginazione.
Al ritorno a casa ho scoperto che la pista ciclabile prosegue a lungo e da Milano, dopo 75 km, giunge fino a Lecco, sul lago di Como, sempre costeggiando il fiume. Il prossimo obiettivo sarà percorrerla tutta. Sempre se il torcicollo che da una settimana mi prende, mi lascia e mi riprende, si deciderà di lasciarmi in pace.

venerdì 1 maggio 2009

Vai Fabio, massacralo!

Ho come l'impressione che certe alzate di testa di personaggi solitamente attenti a non schierarsi troppo siano testimonianza di una misura colma.
In assenza di personaggi carismatici dobbiamo affidarci alla Bignardi e a Fabio Volo?



Aggiornamento: perfino Vasco è piuttosto incazzato al concerto del primo Maggio. Si sta svegliando anche lui?

Questo è l'andazzo

Oramai è chiaro che il flusso seguito da queste pagine è inversamente proporzionale all'intensità delle mie giornate.
Giorni in cui tracima di pubblicazioni e in cui io stesso metto un freno e giorni di astinenza quasi totale, in cui non riesco a mettere in fila due righe.
Penso a quelle giornate come ad un vaso che si va riempiendo e al quale non si può chiudere il rubinetto in alcun modo, in cui la vita da posto all'esperienza. Quel vaso poi si colma fino a tracimare e a quel punto viene voglia di svuotarsi e tornare qui a scrivere.
Non può esistere periodicità.

mercoledì 29 aprile 2009

Fin

martedì 28 aprile 2009

Magnifico, magari

Stasera ho bisogno di un antidolorifico. Scampata per il diluvio l'allergia, mi colpisce alle spalle la cervicale.

lunedì 27 aprile 2009

Ci mancherete

Senza di voi adesso i potenti avranno sonni più tranquilli.

Per rimettermi al passo

La trovata del G8 a L'Aquila è geniale. Davvero. Lo ammiro perchè con colpi di teatro stupisce tutti. E stavolta anche creando un immenso ritorno di consensi per questo governo.
Risparmiare, dare l'attenzione internazionale, evitare gli attacchi dei no-global. Anche se fosse un'immensa bugia non importa. Importa il messaggio diretto che è passato agli Italiani da quel momento in poi.

Cosi ieri Scalfari nel suo editoriale:

Le spese per realizzare il G8 alla Maddalena sono state tutte in grandissima parte già fatte (anche se ancora debbono essere pagate). Gli impianti previsti saranno comunque portati a termine. Nessun risparmio da questa parte sarà dunque realizzato. Il grande albergo a cinque stelle costruito nell'isola sarda resterà come una delle tante cattedrali nel deserto, di sperpero del denaro pubblico e di cementificazione di uno degli arcipelaghi più belli d'Europa. Il risparmio sulle spese navali rispetto a quelle aquilane sarà minimo, invece delle navi alla fonda bisognerà mobilitare una flotta di elicotteri che faccia la spola tra Roma e l'Aquila.

I potenti della terra hanno purtroppo larga esperienza di catastrofi naturali, in Giappone, in Louisiana, in Florida, in California, in Russia, in India, in Cina, in Turchia. Insomma nel mondo intero.

Portare il caso Abruzzo all'attenzione del mondo affinché dia una mano per risolverlo è risibile. C'è l'intero continente africano che è di per sé una catastrofe, per citare un solo caso tra tanti.

La sicurezza contro i No Global. Non metteranno piede all'Aquila, l'hanno già detto. Ma faranno altrove le loro prove. Speriamo vivamente che siano prove puramente dimostrative. Se comunque, come scopre ora Bertolaso, garantire sicurezza alla Maddalena era un compito così arduo, ci si domanda adesso perché fu scelta quella località.

Forse Bertolaso ha troppe cose da fare: la protezione contro le catastrofi, i rifiuti dell'immondizia, la progettazione ed esecuzione dei grandi eventi. Il tutto non solo sulle sue spalle ma sulle strutture della Protezione civile. Che non stia nascendo, sotto la leadership politica di Berlusconi, una leadership tecnocratica di Bertolaso? Non credo che i vertici negli altri paesi siano affidati alla Protezione civile. Li curano i ministri dell'Interno, i Servizi di sicurezza, le forze della sicurezza pubblica. Che c'entra la Protezione civile? I pompieri che ne costituiscono l'ossatura?

Bertolaso, racconta il generale della Finanza, Lisi, che lo vede lavorare nella sua scuola, "lavora notte e giorno, non dorme, è una fucina di iniziative, non è un uomo ma un miracolo".

Forse se si concentrasse su uno solo dei suoi tanti compiti eviterebbe alcune disfunzioni che stanno emergendo in questi giorni e che i terremotati vivono sulla loro pelle.

No, neanche Bertolaso è infallibile. Quanto ai miracoli, beati i paesi che sanno farne a meno.

Riflettere su Di Pietro

Uno dei peggiori abbagli degli ultimi mesi riguarda Tonino Di Pietro.
L'ex magistrato si presenta estremo baluardo della giustizia in Italia, l'unico che combatte a piè spinto il leader maximo, contrappuntando ad ogni proposta senza discernimento. Puro e duro.
Capace di conquistare le masse allo stesso modo del suo acerrimo nemico, sulla sponda opposta, cavalcando l'onda di quella che chiamano antipolitica, i V-day di Grillo. Integralista quanto basta per conquistare ampi spazi nell'elettorato deluso dalla sinistra Italiana, in perenne attesa di un rinnovamento sempre atteso. E ciò nonostante si professi vicino alla destra, su alcuni argomenti che stanno a cuore della gente, come sondaggio comanda.
Dal linguaggio ricercatamente caricaturale, e per questo comprensibile.
Verrebbe da infatuarsene, con la simpatia che emana.
Eppure mi sembra quanto mai simile al suo alter ego. Come lui leader unico al comando di un partito sua stessa estensione. Come lui populista. Inseguitore del consenso.
Mi ha fatto accendere la miccia vedere le sue candidature alle Europee. Di Pietro girls, hostess pasionarie, giudici come De Magistris televisivamente noti (sul mio disappunto alla sua candidatura avevo già detto). Ed infine lui candidato ovunque, come Bossi,come Casini, Fini e Berlusconi. Nonostante abbiano un mandato in corso e non andrebbero mai a Bruxelles. Facendo andare piuttosto gente non votata da nessuno e dimostrando una serietà che in ogni paese civile esiste e che qui invece diventa maniera furbesca per ottenere consensi.
Lo spunto poi più triste va alle critiche per la candidatura di Rosario Crocetta nelle liste del Pd in Sicilia, unico candidato con un mandato in corso in quelle liste. Critiche inopportune vista la caratura del personaggio in questione e le battaglie compiute in questi anni all'interno del comune di Gela.
Critiche che si sono levate anche all'interno del partito stesso, ma a cui ha risposto lo stesso sindaco con una lettera di risposta ad un blogger palermitano. Una risposta quanto mai attuale, viste le intimidazioni di questi giorni. E che dovrebbe far riflettere sulla caratura di Di Pietro piuttosto, e su future alleanze da tenere a distanza.

Caro Sergio,
Nel 2011, non sarò più sindaco… e poi, per una persona come me condannata a morte dalla mafia
come finisce?
Io l’ho messo in conto.
Ma non si scherza con una persona esposta come sono io.
Veltroni mi propose la candidatura alle europee. Io dissi no. Ma il PD l’annunciò lo stesso.
Adesso cosa penseranno le cosche? Ritieni che penseranno alle incompatibilità oppure penseranno che la politica mi ha scaricato?
Se non mi si doveva candidare non bisognava annunciare la mia candidatura.
Un’esperienza come quella di Gela deve avere uno sbocco più ampio, deve essere generalizzata.
Ciao, Rosario

Abbandonare Crocetta significherebbe forse condannarlo ad un oblio pericolosissimo. Per questo credo che le eccezioni debbano esistere, nonostante sostenga che la scelta del Pd sia la via corretta per ridare serietà alla politica.

domenica 26 aprile 2009

In bilico

Torno dal fine settimana a Palermo , frastornato come al solito.
Pensieri contrastanti, vite diverse.
Magari ne riparleremo più avanti.

mercoledì 22 aprile 2009

Portami via

Il cibo di strada è l'essenza della palermitudine. Non può esistere ricordo legato alla città in cui non appaia, magari anche un pò sfocata, l'immagine di una bancarella con parti del cosidetto "quinto quarto", o una rosticceria con banconi stracolmi, in cui il Palermitano possa sfogare le sue frustazioni.
Spinto dal vento della migrazione da settembre sono arrivato in Lombardia. Terra dai colori distanti mille miglia, e nel bene e nel male con consuetudini "diverse".
Tanto diverse dal vedere oggi approvata una legge inammissibile.
La Regione Lombardia ha deciso, oggi, di bloccare la vendita del cibo per strada, sia esso gelato, pizza che kebab.
Una vera emergenza sociale a sentire loro.
Forse per quello i miei concittadini potrebbero rievocare i Vespri Siciliani, l'unico caso che la storia ricordi di rivolta popolare contro il potere da quelle parti.

p.s. Vedo che Luca Sofri si sia indignato oggi per un pò di parcheggi a suo dire strani, a Milano. Davvero dei pivelli.

martedì 21 aprile 2009

Incomprensibile

No, cioè, l'Italia...bla bla bla.....dove le ronde.....bla bla bla... reality.... bla bla bla ..... rom e trans.
Buh!

lunedì 20 aprile 2009

Muri, da abbattere.

Torno sul video che del quale ho parlato ieri, sul servizio di Enrico Lucci, perchè ho trovato il video, e adesso ho visto che anche lui l'ha postato.
Non ho potuto fare a meno di rivederlo, e l'emozione è stata identica. A volte, senza voler cadere nella banalità, serve un evento del genere per comprendere qualcosa che è alla portata di tutti noi e che non riusciamo a comprendere.
Basta davvero poco per incontrarsi, parlare anche delle semplici fatiche quotidiane, ma le nostre case sono costruite per tenerci lontani. Non esistono spazi per la condivisione, resta l'androne di un palazzo e poco altro.
Ripenso alla strutture dei vecchi casali, con una piazza al centro e le case intorno. Penso ai cortili dei palazzi per i quali non c'è più spazio.

Adesso posso spegnere

Ieri sera quindi è finito il programma che più mi ha appassionato negli ultimi anni. Uno di quelli che a sentirne la pubblicità ne sarei rimasto lontano un miglio, con aria di supponenza.
Invece, lo scorso anno, complice una serata a casa di amici, guardammo la prima puntata. Fui colpito da un modo di trattare la musica diverso dall'abitudine della televisione Italiana, in maniera originale. Fui colpito da Morgan in uno studio televisivo, all'inizio un pesce fuor d'acqua, che si accapigliava e s'incazzava per gli altri giurati banali spesso nelle loro scelte, e cercava di spiegare la musica a noi povero popolo bue. Finalmente poi si sentivano canzoni interessanti, con arrangiamenti particolari, e con un certo gusto coreografico in prima serate.
Guardai cosi la seconda puntata e cosi a seguire lungo la prima serie. Il giorno dopo era argomento di discussione in ufficio, e la qualità che avevo notato nella prima puntata era reale nelle voci di chi cantava. Le baruffe tra la Maionchi, Morgan e la Ventura mi divertivano, e si evitava la cagnara dei giudizi dal pubblico che ogni tanto sentivo in altre trasmissioni simili.
Ho notato nel tempo che molta gente appassionata di musica e senza puzza sotto al naso aveva avuto la mia stessa sensazione e lo seguiva con interesse, nonostante gli ascolti non fossero mai cosi plebiscitari. E già questa era un'altra garanzia.
La scorsa stagione poi naturalmente il successo di Giusy Ferreri (non storcete il naso, dai!) ha acceso l'interesse, e altri talent hanno capito che c'era chi faceva più seriamente di loro, sfornando gente di talento.
Quest'anno poi, sulla stessa falsariga, gente in gamba si è presentata sul palco. La Maionchi era insolitamente più taciturna, la Ventura assolutamente più banale e nazionalpopolare (e forse proprio per questo necessaria), e Morgan seriamente preso dal suo personaggio e calato nel ruolo di star televisiva (con tutti i difetti che ne seguono). La qualità non è mancata, nonostante la mia preferita sia uscita a due puntate dalla fine (Noemi, se volete andate a sentire Altrove o Alba Chiara, da qualche parte). In semifinale è stato fatto fuori il cantante con la voce più particolare, anche se ancora acerbo, e in finale sono andati Juri, Matteo e i Bastard.
Tutti davvero bravi, ma a questo punto avrei puntato sui Bastard. Rock, dalle montagne del trentino, tre ragazzetti con la testa sulle spalle ma abbastanza folli per fare successo in tv. E forse anche alla radio. Juri, arrivato terzo, era il musicista più completo li dentro, e il suo inedito era il più carino.
Ha vinto Matteo, una voce interessante, ma forse un pò tradizionale.
Vi ho convinto magari un pò?

p.s. Posso avere anch'io le mie manie?

Le parole che non ti ho detto

Consapevole del tuo rifiuto ti ho lasciato andare.
Eri li a due passi da me, eppure non ho avuto il coraggio di stringere il tuo braccio e avvicinarti a me, tanto da renderti inerte, per dirti finalmente ciò che avrei voluto.
Le gambe quasi tremavano, quando la tua figura si allontanava.
Siamo stati insieme per attimi infiniti, in un passato non troppo lontano. Momenti inutili in cui tutto ciò che andava detto è rimasto in un angolo. Sempre qualcos'altro a riempire quei vuoti.
E adesso so che le parole, pericolose, commoventi, taglianti, semplici, forbite, resteranno nel guscio e penserò nelle notti a come elaborarle nella speranza che un giorno torneranno fuori in un flusso incontrollabile.
Un flusso che sappia sfuggire al tuo sguardo. Che non si faccia intimorire da esso.
Perchè le parole che non ti ho detto non voglio non potertele dire mai.

domenica 19 aprile 2009

C'è solo una strada

Un servizio perfetto quello di Enrico Lucci alle Iene, venerdi. Un aspetto su cui nessuno si era soffermato.

Un finale con la canzone di Gaber che più ho cantato, lungo la strada.



P.s. Dovrò scrivere prima un poi un post su quanto sia brutto e vecchio il sito di Mediaset.

Tg

Facessero un pò quello che vogliono nei loro palazzi, decidano pure chi mettere nelle sedie dell'informazione. Ho smesso di guardarli da un pezzo, almeno da quando vivo solo, a meno di qualche occhio al Tg della 7, o a SkyTg24, e basta più.
E più un'occasione da comunità, nella famiglia spesso è un focolare da guardare insieme per commentare, condividere opinioni. Ma quando mi trovo a guardarne qualcuno mi meraviglio della loro pochezza, delle informazioni distorte, di quelle non dette e di quelle inutili e troppo sopravvalutate. Non capisco l'importanza cosi rilevante delle ricette, come se dovessimo organizzare ogni giorno pranzi regali, non capisco l'importanza dei vini d'importanti cantine quando vedo i carrelli al supermercato comunque pieni di Tavernello e Ronco.
Me ne dispiaccio per chi non può aver il tempo o la voglia di informarsi diversamente, e si trovi a mangiare ciò che trova sul tavolo già apparecchiato.
E capisco, dall'accapigliarsi della politica su questi temi di appartenere, temo, ad una minoranza.
Ma non ci posso far nulla se oramai il mio notebook s'è mangiato pure quelli.

giovedì 16 aprile 2009

Non chiudete

Si, sarà anche una fesseria, ma se chiudono Agrodolce novecento persone, in Sicilia, perderanno il lavoro.
E poi a me non dispiace affatto. Mi rilassa.

Smascherare le ipocrisie

Dovete pur capirli. La beneficenza sta nelle lacrime versate ai funerali di stato, nelle visite alle vittime sotto l'occhio delle telecamere.
Eppure i leghisti son brava gente. Fanno perfino di tutto per far suonare Springsteen a Roma.
Sono capaci di indignarsi per vignette, battute ed inchieste. Urlano e tuonano contro Roma Ladrona. Ma hanno il terrore di staccarsene, hanno paura di non contare più nulla nella politica Italiana. Sono capaci per questo di ricattare un governo che più stabile non si può. Non chiedetegli poi di partecipare ad un referendum lealmente. Hanno bisogno di aspettare che la gente corra al mare, stanca di tre tornate elettorali consecutive. Non sono nemmeno capaci di farla una battaglia, che poi anche a Berlusconi converrebbe levarseli di mezzo.
Ci chiedono cinque euro ciascuno, a me a te, a tuo fratello, al tuo vicino di casa, per sopravvivere. Ai voglia a dir di mandare sms per gli abruzzesi, quando potremmo benissimo depositare 400 miliardi d'euro in un sol colpo.
Che poi cos'è che gli da cosi fastidio?
Ho capito qualcosa in più leggendo quest'articolo che provo a sintetizzarvi.
Nel referendum ci sono tre punti, due dei quali abbastanza simili e legati alla legge elettorale, che prevede di assegnare il premio di maggioranza non più alla coalizione che ha avuto più voti ma al partito. Questo avrebbe il beneficio di generare un sistema bipartitico, riducendo il numero di partiti in gioco, ed evitando che lo scettro del potere della politica possa essere posto nella mano di piccoli partiti pronti a sventolare come bandiere a seconda delle occasioni. Mastella docet, insomma.
Sembrava questa una cosa impossibile a realizzarsi, tanto da proporre la raccolta firme pro referendum ma di fatto, con la nascita del Pd e la conseguente unione FI-AN, è già divenuta realtà. Il referendum però evidenzierebbe la situazione relegando partiti come la Lega, o l'Mpa, ad un ruolo secondario, che le nega il ruolo di ago della bilancia cosi desiderato in Italia. O le costringerebbe ad un accorpamento a partiti più grossi, negandone cosi la forte identità che le caratterizza.
"Se si fosse votato con il meccanismo referendario, nel 2008, il Pdl di Berlusconi e Fini avrebbe ottenuto da solo la maggioranza parlamentare (340 deputati) garantita dal "premio" in seggi. Se però Veltroni e Di Pietro avessero presentato una lista unica, anziché due apparentate, avrebbero conquistato loro quei 340 seggi, sia pure con un vantaggio risicatissimo sul Pdl (37,6 per cento contro 37,4)."
Una realtà che fa paura, lo capisco. Molto più che le scosse di un terremoto a mille chilometri dalle proprie villette. Fa paura a Bossi, Lombardo, e anche a quei micro partiti a sinistra del Pd che, zitti zitti, si trovano solidali in questa battaglia.

C'è poi il terzo punto. Il divieto di candidarsi a più circoscrizioni, dando una possibilità in più di selezione dei politici ed evitando la scandalosa possibilità a seconde scelte, coperte da nomi di portata nazionale, di essere eletti senza alcun merito e pochi voti. Si eviterebbe di vedere in 27 circoscrizioni i soliti nomi (alle scorse elezioni Berlusconi, Fini, Di Pietro, Veltroni, Casini, Bossi) mettersi a muro davanti a nomi che non sono rappresentanza di nessuno, se non della stessa classe politica che cosi può portare in Parlamento amici e parenti sempre utili nella loro obbedienza e ossequienza verso il proprio capo.

Tutti quesiti chiari, su cui si dovrebbe dar battaglia senza nascondersi in ricatti. Su cui il Pd dovrebbe dar battaglia convincendo, oltre l'indignazione di oggi, il 51% degli Italiani nell'andare a votare, quel giorno, qualunque esso sia.
E smascherando le parole e le immagini ipocrite nei volti intristiti di certi politicanti.

Adesso

Era ora.

mercoledì 15 aprile 2009

Equilibri informativi


Guardando Santoro a volte appare chiaro quanto sia grande la sua voglia di provocare, cercare la polemica, a volte anche esageratamente. Lo fa con l'approfondimento, con inchieste che quasi nessuno ormai fa nella televisione Italiana. A volte anche sbagliando.
Quando Santoro esagera si levano polemiche dall'alto, e la sua faziosità viene messa all'indice.
Quando invece, in molte trasmissioni televisive, si sbrodolano incensi all'azione del governo, quando nei telegiornali sfilano centinaia di immagini di un premier caritatevole tra le macerie, si sorride bonariamente, come difronte ad una scena tragicomica. Assuefatti.

Storia di Neve

Non so quanti se ne siano accorti, ma la libreria qui a destra era ferma da un pò. E non perchè mi sia fermato. Ho accatastato anzi, un pò di libri in attesa di lettura, tra regali e spasmi che visite in libreria generano.
Per quasi due mesi ho masticato ottocento pagine del nuovo libro di Mauro Corona. E' capitato anche lui li per caso, tutte quelle pagine mi preoccupano di solito. L'ho trovato sulla libreria di Silvia, ancora impacchettato, regalo di una friulana, e non ho potuto fare a meno di infilarlo nel mio zaino. Era da un pò che m'incuriosiva il personaggio e volevo capire se oltre la sua immagine, affascinante, da eremita, scontroso e ruvido, ci fosse un autore degno di nota.
Mi sono trovato a leggere un libro strano, a metà tra fantasia e realtà, ambientato in un piccolo paese di montagna delle montagne friulane, vicino al quale il Vajont scorre fragoroso. La storia di Neve, la bambina pura, dalla pelle cristallina, che non ha mai freddo e che miracolosamente riesce a guarire alcuni suoi paesani.
Ma fragile come un rivolo di ghiaccio alla luce del sole, quando incontra il suo amore.
Intorno a lei si sviluppano le tante storie dei personaggi del paese, delle maledizioni lanciate da vecchie megere, streghe vendicative, ma cattive mai quanto l'animo di molti paesani e del padre di Neve, accecato dalla sete di potere e dalla possibilità di usare gli straordinari poteri della figlia.
Una storia che attraversa gli anni del primo dopoguerra fino ad arrivare alla speculazione degli anni sessanta e di cui la valle del Vajont è triste testimone. Una fiaba nera, che alcuni accostano al genere di Gabriel Garcia Marquez e di Isabel Allende, per la capacità di confondere realtà storiche alla fantasia.
In me ha scatenato sentimenti altalenanti.
A volte mi era sembrato di leggere soltanto una raccolta delle leggende che viaggiano sulle bocche della gente li su quelle montagne, ma scollate dalla storia. A volte mi è sembrato di non capire il senso di tutte quelle pagine, se non per dimostrare quanto la cattiveria dell'uomo sia insanabile, senza possibilità. Infinita quanto la miseria degli uomini che popolano quelle pagine.

Sembrava quasi che lo odiassi a metà delle quattrocento pagine.

Alla ricerca di chissà quale verità tra quelle pagine non mi accorgevo di quanto quelle leggende mi stessero allo stesso tempo affascinando, catturando la mia fantasia, facendo crescere in me la voglia di tramandarle, raccontarle, come a voler continuare il filo della tradizione orale a cui lo stesso Corona sembra attingere. Magari intorno ad un fuoco.
Come se quelle storie dovessero durare in eterno, e con essa la speranza regalata per poco tempo dalla giovane Neve agli ertani.
E se questo vi pare poco....


P.s. Per chi non conoscesse il personaggio vi invito a vedere il video della sua intervista Barbarica.

Nuovi ingressi

Ma com'è che basta qualche giorno senza scrivere per aver l'impressione di dissolvermi?
Il sole di questi giorni mi dice scemo a star davanti al pc.
E poi c'è ancora in ballo la grande abbuffata di lunedi.
Ma c'è anche una casa finalmente viva, condivisa, senza troppi spazi per il silenzio forzato, e ciò consiglia di approfittarne. E' bastato chi sapesse smussare gli angoli, conciliare i dissensi, ascoltare quando serve.

sabato 11 aprile 2009

Evidenze

"Siamo un popolo di cuore, un cuore che batte per le tragedie umane purchè una telecamera azionata dal senso del dovere per la cronaca, si intrufoli tra le pieghe del dolore altrui per sapere cosa si prova a girare il coltello nella piaga.
Quindici giorni fa sono morti trecento disperati che cercavano di raggiungere il nostro paese ma il nostro cuore telecomandato non ha battuto neanche un colpo."
Leggevo questa frase su Macchianera, e sinceramente mi sono sentito anch'io un pò meschino.
Le storie di questi giorni ci hanno coinvolto e non poteva essere altrimenti, ma come mai non ci siamo interessati neanche un pò a quei morti li, ce ne siamo dimenticati immediatamente?
Esistono anche dinnanzi alla morte, morti di serie A e morti di serie B.


giovedì 9 aprile 2009

Mi hanno fregato il senso del tempo

"Ho questa sensazione, qui, davvero"
"Spiegati meglio"
"L'altro giorno mi sono messo sdraiato sul prato di fronte casa per un bel pezzo. Il sole era forte e forse mi addormentai anche. Quando aprii gli occhi, pensa te, mi accorsi che il sole si muoveva ed io restavo fermo. Non avevo punti di riferimento di fronte, e mi sentivo perduto. Spostai soltanto un attimo lo sguardo verso destra e incrociai un palo della luce"
"E quindi"
"E quindi, senza quel punto di riferimento trovato li mi sentivo perso, non riuscivo più a trovare l'equilibrio, e cosi cominciai a pensare a quanto mi raccontava mio padre della sua gioventù. Delle giornate nei campi, dettate dalla luce del sole e dal tempo che il buon Dio donava. E dei periodi dell'anno da rispettare. C'era il tempo per la semina, il tempo per la mietitura, quello per la raccolta, il tempo delle vendemmie e quello della raccolta delle olive. Il tempo per far crescere un'orto ed il tempo per raccogliere i suoi frutti. E poi c'era il tempo delle feste, della comunità che si riuniva e festeggiava l'arrivo dell'estate, il Santo patrono del Paese, la settimana Santa. Ritmi normali. Dettati da ciò che il cielo comandava con il suo naturale corso".
"Forse ho capito dove vuoi arrivare, ma la devi smettere, a te quel mondo li ha fatto sempre schifo!"
"Schifo no, ma lo trovavo noioso, vivere sempre con gli stessi ritmi, con nessuna variazione sul tema di anno in anno. Stare li poi nei campi, come esseri solitari, per me era insopportabile. Quindi, non pensare che m'interessi tornare indietro. Pensavo ad altro.... però non puoi negarlo che a me le feste di paese mi son sempre piaciute"
"Si come no, passeggiare nella stessa via per ore e poi bloccarti davanti alle bancarelle dei giocattoli e al carretto con le musicassette.
Vabbene si, ma allora, cosa t'interessa?"
"C'è che forse comincio a capirne il senso. Il senso del tempo. Che scorre dettato da obiettivi comuni, a gente che corre nelle rispettive vite parallele, ma che poi s'incontra in un momento collettivo, unico per tutti. In cui buona parte della gente si impegna per essere parte attiva, partecipe"
"Ma questo c'è anche oggi, a Natale per esempio..."
"Tu dici? A me pare che il Natale, la Pasqua, il Carnevale, siano solo la scusa per un paio di giorni di vacanza e niente più. Da vivere da soli o nella stretta cerchia delle amicizie e parentele.
Invece io adesso ne sento il bisogno. Senza di queste ogni giorno mi pare uguale, senza scadenze se non quelle dettate dalla prossima rata delle macchina da pagare e della prossima busta paga. Quegli appuntamenti invece corrispondevano a dei riti di passaggio, segnavano l'inizio di una nuova stagione dell'anno, che aveva una scadenza alla prossima festa. Ed in mezzo a segnare la strada percorsa, punti di riferimento in mezzo alle piccole fatiche quotidiane".
"A me la cosa pare diversa. A me sembra che tu non ti renda conto di quanto i tuoi occhi siano cambiati. E' vero che vivi in un contesto diverso, in cui il senso di comunità probabilmente è qualcosa di più flebile. Ma è anche vero che non sei più tu a guardare dal basso verso l'alto. Quand'eri piccolo, eri tu a dettare il ritmo della famiglia, tutto girava intorno a te, ed eri tu che scoprivi il mondo ed ogni anno era diverso. La maestra ti dava da colorare un pulcino e tu sentivi arrivare la Pasqua. Poi cominciavi a ricevere qualche uovo dagli zii e cosi la festa non finiva mai. Fino alla prossima. Adesso nessuno verrà a regalarti una festa. Sei tu che devi crearla e viverla insieme agli altri.
Quello che non hai capito, è che adesso tocca a te dettare i tempi."
"Io? Non saprei nemmeno da dove cominciare!"

C'è luce a destra?

Cosi Giannini sulla Repubblica oggi:

"C'e' un giudice a Montecitorio. La doppia, clamorosa bocciatura delle norme sulle ronde e sul tempo di permanenza degli immigrati nei Cpt è un'ottima notizia. In primo luogo, è una novità che fa ben sperare per la civiltà giuridica del Paese. Pure in questi tempi di crisi del multiculturalismo e di drammatica escalation dei flussi migratori, non esiste altra democrazia europea che abbia introdotto leggi non da stato emergenziale, ma da stato criminogeno. Le ronde anticlandestini sono questo e non altro. [...]
L'allungamento a 180 giorni della permanenza dell'immigrato nei centri di smistamento è persino peggio: una misura sostanzialmente carceraria, stabilità da un'autorità amministrativa, in assenza di reato e di garanzia giurisdizionale.
La natura quasi eversiva di queste misure sta nella "furia" di Maroni che tuona: "Ora dovremo liberare 1038 clandestini". Dice proprio così, il ministro degli Interni: "Liberare". È la conferma implicita che per lui e per il Carroccio, i Cpt sono e devono essere galere. Il fatto che queste torsioni della dottrina del diritto e queste violazioni dell'habeas corpus siano state respinte dal Parlamento è un segno di tenuta culturale, che nonostante tutto getta una luce meno sinistra sull'Italia ai tempi di Berlusconi. La piaga della clandestinità, con tutti i suoi risvolti drammatici in termini di convivenza civile e ordine pubblico va affrontata e gestita senza inefficaci moralismi ma senza demagogici ideologismi.
In secondo luogo, la doppia bocciatura dei provvedimenti fortemente voluti dalla Lega, è una novità che fa ben sperare per la qualità politica del centrodestra. Il ritiro della prima norma e l'affondamento in aula della seconda, dimostrano che nemmeno nella destra berlusconiana, populista e plebiscitaria, c'è spazio solo per il pensiero unico "elaborato" fra il Cavaliere e il Senatur nel chiuso delle cene di Arcore.
[...]quello che è accaduto ieri alla Camera dimostra che, intorno alla leadership attualmente minoritaria, ma radicalmente alternativa di Gianfranco Fini esiste un nocciolo duro, da destra costituzionale e nazionale, non riducibile alla categoria gregaria dell'intendenza di De Gaulle, che sempre "seguirà" gli ordini del capo.
Quel nocciolo duro ha dimostrato di esistere già al congresso del Pdl, quando il presidente della Camera ha illustrato a una folla in mera adorazione del sovrano il manifesto di un partito conservatore e riformatore moderno, imperniato intorno ai diritti degli individui, alla tutela delle istituzioni e alla difesa dello stato laico, in totale antitesi rispetto al partito personale, confessionale e a-costituzionale incarnato dal Cavaliere.
Quel nocciolo duro ha dato una prova ulteriore della sua possibilità di crescere con la raccolta delle 101 firme, proprio contro la Lega e proprio sul decreto sicurezza, avvenuta nelle scorse settimane. Un'iniziativa che sembrava estemporanea, e per alcuni versi velleitaria, e che ora si dimostra invece opportuna e lungimirante.
Non sappiamo dove porterà, questa "leadership duale" che Fini sta cercando di consolidare nella metà campo del centrodestra. Quel che è certo, a questo punto, è che il presidente della Camera ha fugato un sospetto, che suo malgrado aleggiava su di lui. Quello di rappresentare, nonostante le sue positive intenzioni e oggettive riflessioni da statista, un vacuo "grillo parlante" nel centrodestra. Fini nel Pdl di oggi come Follini nella Cdl di ieri: votato alle guerre alate della testimonianza, ma confinato nelle terre desolate dell'irrilevanza. Quasi un "utile idiota", sfruttato dal Cavaliere per rappresentare l'immagine, falsa e artefatta, di un pluralismo formale che serviva solo a coprire, dietro una sterile cortina di dissenso, l'assolutismo sostanziale imperante nel partito del Popolo delle libertà.
Le cose, evidentemente, non stanno così. Come sempre, in politica chi ha più filo da tessere tesserà. Ma intanto accontentiamoci dell'evidenza. Quei 17 franchi tiratori, presenti e resistenti nei banchi di un Pdl che si pretende militarizzato, dimostrano che un'altra destra è possibile.
Di questi tempi non è poco."

Non fare complimenti

Sembra che la Binetti stia pensando di uscire dal Pd.
Non faccia complimenti. Faremo qualche passo in avanti, finalmente.

Potrebbe anche farsi tentare dall'Udc di Pier Ferdinando Casini?
"Ho sentito il suo discorso alla Costituente di centro, molto interessante. Se l'imput è semplicemente 'venite con noi', non è sufficiente. Ma se si dovesse dire sediamoci intorno a un tavolo e creiamo un soggetto nuovo, beh, come dicono a Roma: se po 'ffa".

A qualcosa è servito

Prima...



dopo...

Gli altri sono peggio

Esce fuori il meglio, è vero, in questi momenti.
Ma vengono fuori anche tutti i mostri nascosti nella nostra testa.
Ci sono gli atei convinti, sostenitori della scienza primaditutto, che diventano adepti di sismologi per hobby.
Ci sono quelli che gli i calciatori dovrebbero donare il loro stipendio, i parlamentari anche. Perchè poi dovrebbero venirtelo a dire chissà poi.
Quelli che lo stato dovrebbe donare i soldi del montepremi del superenalotto. Ma nessuno che inviti a non giocare quei soldi al superenalotto e usarli in altra maniera.
Quelli per cui la colpa è sempre degli stessi, quelli che è vero che stanno rovinando l'Italia, per cui questa è anche colpa loro, vedi l'Impregilo, che forse stavolta neanche c'entra.
Quelli insomma, per cui sono sempre gli altri, il problema.


p.s. Ma perchè poi si dice gara di solidarietà? Si vince qualcosa?

Superficiali

Maledetta superficialità.
Me la chiamano banale, la vita quotidiana.
Quando basterebbe trattare bene il proprio posto nel mondo.

martedì 7 aprile 2009

A cosa pensare adesso

In questi momenti cosa fare, a cosa pensare.
Occorre non farsi prendere dall'emotività, per non cadere in trappole di improvvisate raccolte benefiche. Il passato ci ha insegnato a non fidarci troppo.
Pensare di correre li in questo momento risulta istintivo ma creerebbe soltanto caos ulteriore. Occorre essere preparati, adesso, alla situazione, e affidarsi all'organizzazione di serie associazioni.
Su questo Wiki si possono trovare altre utili informazioni.
L'Agesci dal canto suo ha già dato la sua disponibilità e già sono attive alcune pattuglie abruzzesi sul campo, come sempre in situazioni di questo tipo.
Occorrerà lavoro per tantissimo tempo. Diec'anni fa, quando un altro terremoto sconquassò l'Umbria, con il mio clan di allora andammo a dare una mano. Soltanto però nell'estate successiva, e comunque trovammo molto da fare. Ci trovammo a dare sostegno morale alle famiglie spostate dalle loro case a situazioni di fortuna e, nel nostro piccolo, provammo a dare un pò di sollievo e di gioia. Ci sarà quindi posto per tutti, se tra qualche mese non ce ne dimenticheremo.
Adesso poi non è il tempo delle polemiche, ma quando la situazione si sarà stabilizzata dovremmo cominciare a porci delle domande sul perchè in una zona altamente sismica come l'intero territorio Italiano, edifici nuovi si sbriciolino cosi facilmente.
Riprendendo dal sito dei Mille la dichiarazione del geologo Enzo Boschi, il cemento armato può cedere cosi per tre motivi:
1) un lago sommerso che amplifica le onde sismiche (non questo il caso!), 2) un terremoto fortissimo, più forte di questo che è stato in realtà meno intenso di quello del 1997 in Umbria, 3) il cemento armato sia fatto male.
Come può accadere? Qualcuno spero che paghi per tutto questo.
Sul fronte poi delle iniziative politiche ho fatto circolare anch'io su facebook l'invito al governo ad indire l'election day, che consentirebbe di risparmiare fino a quattrocento miliardi di euro, e osteggiato finora da coloro che vorrebbero far fallire il referendum. Non mi sembra che sia tempo per giochetti.
Altre proposte interessanti poi le trovate qui.

Andate al mare

Divertente, davvero.

lunedì 6 aprile 2009

Chiacchere inutili

A margine della tragedia da particolarmente fastidio lo sciacallaggio.
Erano passate poche ore dall'evento e già su Fb si moltiplicavano gli inviti contro Bertolaso, colpevole di non aver prestato ascolto ad un tecnico dell'istituto di Astrofisica che avrebbe predetto il sisma.
Io, che da ignorante ho sempre saputo dell'imprevidibilità dei terremoti, un sobbalzo sulla sedia l'ho avuto. Cosa avrebbe dovuto fare la protezione civile, spopolare tutti i paesi dell'Abruzzo solo per un'ipotesi di un tecnico che va contro tutti gli studiosi del mondo?
Poi a ben vedere, basta alzare il tappeto per comprendere che le cose stanno in maniera ben diversa.
Come ricorda Francesco Costa:
1. il signor Gioacchino Giampaolo Giuliani è un collaboratore tecnico non laureato dell’Istituto di Fisica dello Spazio Interplanetario di Torino, che è una delle venti strutture INAF;
2. il signor Giuliani lavora, come collaboratore tecnico, presso i Laboratori Nazionali dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) del Gran Sasso per conto di IFSI-INAF, nel quadro di una collaborazione multipartner nell’esperimento LVD (Large Volume Detector) per la rivelazione di neutrini prodotti da collasso gravitazionale stellare;
3. le attività del signor Giuliani rispetto la presunta possibilità di previsione di terremoti non sono una ricerca INAF, ma vengono svolte dal Giuliani stesso per scopi personali al di fuori dell’orario di servizio per l’Istituto.

Quindi primo punto, quest'uomo non è un esperto di sismologia.
Secondo punto le previsioni erano generiche ed imprecise, capaci soltanto di creare confusione nella popolazione, come si legge su questo blog della rivista Le Scienze:

" il primo tra i recenti interventi di Gioacchino Giuliani è stato questo, su Donne Democratiche, il 24 marzo. Qui Giuliani dice: “Mi sento di poter tranquillizzare i miei concittadini, in quanto lo sciame sismico andrà scemando con la fine di marzo.”

Eppure pochi giorni dopo, domenica 29 marzo, lo stesso Giuliani (secondo la ricostruzione del “Corriere”), annuncia al sindaco di Sulmona che di lì a poche ore la città sarà colpita da un sisma devastante. Il sindaco, dal Congresso del PDL, è comprensibilmente turbato. Nella città abruzzese, raccontano i cronisti, la gente è in strada con coperte e materassi. E in effetti la notte di domenica 29 marzo un sisma c’è, ma è di magnitudo 4, e si inserisce normalmente nel contesto dello sciame sismico di bassa intensità che sta colpendo la regione ormai da mesi.

Pochi giorni dopo Guido Bertolaso denuncia l’accaduto, con parole forti, e Giuliani viene denunciato per “procurato allarme”. [...]

Come si spiega che il terremoto devastante previsto per domenica 29 marzo non sia avvenuto?
Come si spiega che per il terremoto violento di questa notte non sia stato lanciato l’allarme dallo stesso Giuliani o dai suoi collaboratori? Giuliani spiega nelle interviste di oggi che il sisma era prevedibile, e che ieri sera lo vedeva anche dai sismografi. Perché non ha nuovamente lanciato l’allarme?

Si può dire “prevedere i terremoti”, se lo annuncio una settimana prima in un posto e invece succede una settimana dopo in un altro? Intendo dire: se si fosse dato retta al primo allarme si sarebbe evacuata Sulmona per un paio di giorni, immagino. Poi, tutti a casa. Il terremoto invece ha colpito più a nord, e una settimana dopo. Come si fa a dire che era una tragedia annunciata?
Lo sciame sismico in corso in Abruzzo è lì da mesi. Ma un episodio violento avrebbe potuto esserci oppure non esserci. Il 24 marzo, secondo lo stesso Giuliani, tutto si sarebbe esaurito entro pochi giorni…

Dalla cronaca, francamente, mi pare di capire che hanno ragione i geologi: non si possono prevedere i terremoti. Non con quel grado di certezza che permette di dire quanto saranno violenti e quando accadranno entro un ragionevole margine di approssimazione.

Peraltro le misure del radon, considerato un importante precursore sismico, sono allo studio da decenni. Su google scholar, il primo articolo che parla anche di radon tra i precursori sismici si intitola così: Earthquake prediction: a physical basis. Ha 270 citazioni, ed è uscito su “Science” nel 1973. Dunque non è che i geologi di tutto il mondo sono degli sprovveduti. Piuttosto non ritengono di avere ancora abbastanza informazioni dai precursori sismici per dire di poter prevedere i terremoti."

Per cui non prendiamocela con nessuno, questa volta non ci sono complotti in atto.

Abruzzo




All'Abruzzo sono legato con un sottile filo. Me ne innamorai immediatamente quando qualche anno fa decisi di organizzare un campo estivo con il mio Reparto di allora.
Quel campo restò una pietra miliare, uno dei ricordi più belli di tutta l'esperienza da Capo Reparto. Un momento che ancora oggi capita di evocare nei ricordi dei ragazzi di quel gruppo. Fu costellato di grandi sfighe, tra fratture, slogature, piogge torrenziali, alternati a momenti d'intensità unica. I paesaggi, con il profilo massiccio del Gran Sasso, con quei prati di un verde intenso, con i rivoli d'acqua a creare piccole cascate, disegnarono una cornice perfetta per la nostra avventura.
Si era creato immediatamente un legame speciale con quei luoghi. Una terra aspra, selvaggia, abitata, nei miei incontri, da gente semplice, legata alle tradizioni, in un modo che ho sempre sentito vicino a noi Siciliani. Una terra a cui era troppo difficile non legarsi. Arrivai li grazie ad uno splendido incontro, in un campo di formazione per scout, in quel di Ascoli, con una Abruzzese. Un incontro da cui si creò un bel rapporto, un'amicizia legata da pochi incontri ma da grandi chiaccherate, via sms prima e poi con l'IM. Visitai una parte dell'Abruzzo con lei quando andammo a fare il sopralluogo al campo, e poi ci incontrammo ancora in Sicilia quando la convinsi a fare un tour dell'Isola.
Stamattina, tornavo in macchina verso le sei di mattina dall'Aeroporto di Malpensa, quando la notizia del terremoto, dapprima non chiara nel suo dramma, arrivò a me. Non potuto fare a meno di pensare a quei luoghi e chiedermi come stava quella gente che mi aveva donato sprazzi di felicità.
Stamattina poi su Fb, lei per fortuna era li, cosi ho avuto subito un riscontro della situazione, che li da lei era per fortuna più tranquilla. Gente sfollata dalle case. Grande spavento. Come può venire da un evento per il quale ti senti completamente impotente, in cui la natura manifesta tutta la sua forza senza rimedio. Per due minuti.
Due minuti.
L'ho sentita poi qualche ora dopo preoccupata per persone che conosceva e che risultavano ancora disperse.
Ho seguito poi come ho potuto lavorando, sui siti di notizie, e attraverso gli appelli che circolavano su fb. Davvero una tragedia immensa.
E' in questi momenti che verrebbe da essere li, piuttosto che a scrivere da questa scrivania. Pensando che quel vecchio proposito di collaborare con la protezione civile non era da rimandare. E restando cosi attonito dinnanzi a quelle immagini e a quelle storie di dolore in cui si manifesta il meglio dell'essere umano, e forse, di noi Italiani.

giovedì 2 aprile 2009

La casa degli Italiani

Piace quest'idea della casa più grande. Solletica l'idea di ambienti più spaziosi senza dover aspettare un bel condono.
La qualità poi conta poco, il paessaggio ancor meno. Del resto il rispetto ambientale sappiamo a che posto sta.
Lo stesso stimolo all'economia non lo avrebbe piuttosto dato un'investimento per la riconversione energetica degli edifici? Favorire il risparmio energetico, incentivare questo campo strategico per il futuro, produrrebbe maggiori benefici per il futuro.
Cosi come il ripristino delle aree del centro storico ancora abbandate, specie al Sud. Su questo almeno Lombardo ha detto una cosa saggia. L'unica però.

Entità mitologiche




Dicono che sia tutto vero.

Alla gente piace

E dai, non se può non parlare.



Mi sta tornando voglia di un malsano anti Berlusconismo.

mercoledì 1 aprile 2009

E torneremo a cantar

Oramai mi rifiuto di stare dietro a tutte le bestialità fatte da questo governo. Non ne parlo neanche più qui. Un pò come faceva il buon Walter ai tempi delle elezioni, con ottimi risultati in effetti. Un tempo pensavo che sarebbe stato utile farne un elenco per non perderle nell'oblio. Invece non riusciamo neanche a far questo, è riuscito come una valanga a stancarci, a renderci totalmente inermi. A spento ogni velleità di protesta.
E' un male. Vorrei parlare del piano casa, del testamento biologico, delle leggi per la sicurezza ma mi chiedo a chi dovrei parlarne, quando comunque il suo popolo, gioiosamente bue, lo innalza cosi in alto. Quando comunque la parte rimanente, quelli che al momento delle elezioni fanno da ago della bilancia nella loro ignavia, comunque continuano a disinteressarsi.
A noi non resta che accontentarci ogni tanto di un suo regalo. Come domenica scorsa.
Torneremo liberamente a gridare, senza un briciolo di rimorso, quando ne avremo occasione:

FORZA ITALIA

lunedì 30 marzo 2009

Finalmente Wired!

Finalmente è arrivato il primo numero dell'abbonamento a Wired. Ho approfittato della mega offerta di lancio ma con un pò di ritardo e adesso stavo perdendo la pazienza, e sono stato più volte tentato di andarlo a comprare direttamente in edicola. Ma ne è valsa la pena.
Sembra davvero ben fatta. Mi sta incuriosendo.

Due pesi, due misure

Dopo la puntata di Report sono andato a leggermi un pò di storie su Ciancio. E davvero non rimango stupito dal modo di agire del Tg1 e di Repubblica.
Cosi come delle azioni su Pino Maniaci.

Meet the Guru

Su Internet, in Italia, siamo cento passi indietro. Lo dimostrano proposte di legge cieche e comunque un'utilizzo distratto.
Chi invece volesse comprendere cosa ci troviamo in essa dovrebbe andare almeno a leggere l'intervista di oggi sulla Stampa a Lawrence Lessig, esperto di diritto della rete e creatore del Creative Commons. Leggere per comprendere.

domenica 29 marzo 2009

Dubbi amletici

Dopo la fiera della fotografia, di ieri, è tornata il desiderio da scatto. E la voglia di comprare finalmente una reflex seria.
Ho passato un pò di tempo a leggere dei depliant presi ieri ma non ne esco affatto da questa disputa. Meglio Nikon, Canon (o forse qualcos'altro!)?


P.s. Se li avete, accetto consigli!
Per gli amici di facebook un pò di foto della fiera sono li.

Una cosa qua, un'altra là

Dopo le considerazioni della settimana scorsa ho passato questo pomeriggio a trasferire un pò di attività sul televisore di casa.
Certo non sarebbe male se fosse tutto wireless e non dovessi passare per forza dal pc.

Messa 2.0

L'influenza del 2.0 la sento un pò ovunque oramai. Soprattutto quando non vedo la possibilità di controbbattere alle posizioni che mi sembrano vaghe, sbagliate o fuorvianti.
Mi accade durante il sermone domenicale, nel post settimanale del parroco di turno, quando alle dissertazioni sulla fede e sul difficile percorso verso la purezza spirituale si verte verso considerazioni di carattere politico.
Eppure, nonostante la mia frequentazione con parrocchie e scautismo, si tratta di una sensazione piuttosto recente, che avverto tanto più accesa quanto più mi vado spostando verso il nord di quest'Italia. Almeno, i preti che fino ad un paio di anni fa avevo avuto modo di incontrare, me li ricordo ben divers
Invece adesso mi verrebbe da interrompere il prete, mettendo un commento anche in calce al suo discorso, interrogandolo su alcune sue affermazioni e ammonendolo su quanto queste ricordino tempi in cui dai preti veniva l'accorata indicazione a votare per la DC e non per quei mangiabambini dei comunisti.
Calata cosi, senza quasi accorgersene, arriva la lode o il disappunto per certe discussioni del dibattito politico, e questa è sempre, perfettamente, schierata.
Oggi era il turno della benedizione al testamento biologico approvato in settimana, un testo in cui la libertà di coscienza fa veramente in vacanza in nome dell'imposizione dello Stato.
A me quest'atteggiamento avvilisce. Ragionamenti che la Chiesa ritiene corretti e che posso anche condividere, diventano deboli quando vengono imposti dall'alto. Indicano una debolezza della Chiesa stessa, che incapace di portare avanti la propria catechesi nell'incontro con i credenti vuole imporre le proprie convinzioni attraverso la politica.
Ricorda certe messe recitate in latino, e cosi tornate di moda con tutto il vintage, incomprensibili al popolo che non doveva comprendere per ragionare con la propria testa.
Per questa la mia idea di una messa 2.0, con un prologo di discussione, che non lasci certe frasi come macigni inamovibili, la vedo come una vera e proprio utopia.

P.s. Non parlo di discussioni da rimandare in altri spazi, che sono bene di esistere, ma proprio li, nel momento più partecipato.

giovedì 26 marzo 2009

Fede su Saviano

Quando ieri Saviano da Fazio parlava dell'appoggio dei giornali alla camorra e della lenta opera di screditamento che si mette in opera, avrebbe dovuto far vedere anche questo video.



A chi ha perso la puntata di ieri consiglio la visione sul sito della Rai.

Il fastidio più grande

Curioso notare che la reazione più comune, almeno tra la gente che ho incontrato negli ultimi due giorni, dopo la scarcerazione di Karl Ratz sia quella di fastidio.
Non verso quella che poteva passare per la lapidazione di piazza di un innocente. Piuttosto per il clamore che si sta dando alla sua scarcerazione e alla sua frequentazione dei salotti televisivi (gli stessi per i quali pochi giorni era un mostro). L'opinione comune è che non si tratti comunque di uno stinco di santo da beatificare, quanto piuttosto di un piccolo delinquente che comunque avrà altre colpe da espiare.
Dimenticando o ignorando totalmente che di colpe non se ne trovano.

Shinystat

Powered By Blogger