"Io anelo alla mia terra, nella cui polvere si sono consunte le membra e le ossa dei miei. Ricordo la Sicilia, e il ricordo viene dal dolore che mi travaglia. Ma se fui bandito da un paradiso come posso io darne informazioni"
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venerdì 10 settembre 2010

Sottovoce

Le cronache raccontano di attacchi in pubblici dibattiti, di voci che inveiscono in tono perentorio, che zittiscono chi non si tollera. Lo spazio per il dibattito (il dibattito, si, che ci vuole) è risicato, non interessa davvero più nessuno, non c'è spazio per le posizioni ragionate, per la contrapposizione delle idee, per i toni misurati.
Il senso delle parole di Enrico Letta durante l'attacco a Bonanni cade nel vuoto, le parole vengono udite da chiunque come un canto del cigno, un segno di debolezza al confronto con le parole senza remore che scorrono su certi giornali e sulle bocche di certi politici.
In questo spazio pare non esserci neanche posto per il partito Democratico (complici le solite pecche su cui è inutile ripetersi), stretto tra le stridule espressioni di Di Pietro e un centro sempre più invadente. All'esposizione del pensiero risponde lo sbadiglio, alla complessità dei problemi prevalgono le soluzioni affrettate. In questo spazio può muoversi soltanto un'estremismo pericoloso, che chiaramente vediamo strisciare nell'humus creato dal malumore di tanti, che lascia parlare soltanto con toni forti. Possono muoversi soltanto atteggiamenti fascisti, come se questi fossero gli unici possibili quando la frustrazione non permette di formularne di migliori.

Sembrano lontani i tempi in cui alle cattive idee si poteva controbattere proponendone di migliori.

mercoledì 25 agosto 2010

Con immutata stima

Caro Walter,
esiste probabilmente una maniera meno retorica e prolissa per esprimere un concetto che potrebbe stare nel più piccolo dei block notes, che ci consenta di liberare il nostro spazio già saturo di letture dalle metafore che ti sentiamo raccontare da anni.
Sarebbe bastato dirci di andar giù, fino a quel concetto, e ci saremmo trovati perfettamente d'accordo.
Come del resto accade quasi sempre, con la tua capacità, te ne devo dare atto, di proporre un racconto del percorso della politica che oggi manca.
Vedo anch'io il PD all'angolo, marginale alla battaglia politica che si muove tutta sul centrodestra, capace soltanto di giocare di sponda.
Vedo anch'io con preoccupazione la nascita di una nuova forza di centro (certo strano che una fondazione che fin dal nome si proietta in avanti, "Farefuturo", proponga qualcosa che ricordi la balena bianca) che possa mettere in discussione il bipolarismo, una delle più importanti vittorie conseguite dal centro sinistra negli ultimi dieci anni.
Vorrei anch'io la fine del Berlusconismo.
Al contrario di te però riesco a vedere i tuoi errori, il tuo fallimento, l'incapacità (o la debolezza) nel tradurre un programma valido in un progetto, come in molti hanno fatto notare.
Per cui, se davvero vuoi fare qualcosa di utile, fatti da parte, come avviene in qualsiasi altro paese al mondo, lavora dietro le quinte e prepara lo spazio per chi può essere in grado di proseguire quella strada.
In quel caso, vedrai, te ne saremo grati.
Soprattutto se potremo fare a meno della tua retorica.

Con immutata stima,
Mauro

p.s. comunque ci volevi tu per tornarmi a far parlare di politica.

mercoledì 2 giugno 2010

Le elezioni del paesello. Discontinuità

Non è tempo per lunghe riflessioni, per il momento, sballottolato come sono nelle ultime settimane.
Nella mia quasi distrazione però si sono svolte le elezioni in due paeselli a cui sono particolarmente legato, fosse altro che per un debito di sangue e di ricordi piacevoli.
Stento ancora a crederci, però dopo decenni di retaggi democristiani e di passivi amministratori, tanto da sembrare immobili ed eterei, sembra che il vento in qualche modo stia cambiando.
A San Mauro Castelverde è stato eletto cosi il giornalista Rai Mario Azzolini, come naturale seguito ad un lavoro cominciato già da un paio di anni da qualche idealista a cui va tutta la mia stima.
Mentre a Pollina comincerà a farsi le ossa il più giovane sindaco più giovane d'Italia, Magda Culotta, con i suoi venticinque anni che possono portar nuova linfa vitale ad un territorio che dopo l'abbuffata edilizia degli anni '80 non ha saputo sfruttare a pieno la sua naturale vocazione turistica.
Tempi nuovi che fanno ben sperare, per discontinuità e per idee mostrate nei rispettivi programmi.
Non vedo l'ora di poter brindare da quelle parti, quest'estate, al nuovo corso madonita.

P.s.ed infatti sembra che a San Mauro qualcuno non l'abbia presa tanto bene.

giovedì 22 ottobre 2009

E io invece due euro glieli do

Andrò volentieri a votare domenica, e vorrei che con me lo facessero almeno altri tre milioni d'Italiani.
Perchè le primarie sono fondamentali, uno strumento potentissimo, ed un treno che in molti vorrebbero passasse troppo velocemente. Perchè si, ha dei difetti, ma offre anche quel grado di imprevedibilità che i congressi di partito non possono offrire, impelagati come sono nell'equilibrio delle parti in gioco. Sono quel colpo ad effetto che solo i fuoriclasse concedono, nella noia degli altari della politica. L'elemento di follia dettato dal volere di chi poi andrà a votare alle elezioni, garanzia probabilmente di una vittoria più duratura, perchè poggiata sul consenso.
Si dice che qualcuno dall'esterno possa condizionare fin troppo il voto, e questa è la paura che paventano gli oppositori a questo "metodo", quelli che sostengono le decisioni interne.
Gli stessi, per intenderci, che poi non disdegnano i magheggi nella proliferazione delle tessere al Sud.
Quando qui in Brianza non sono neanche riuscito a tesserarmi a luglio, nel groviglio complicatissimo dei regolamenti ai quali ognuno da interpretazioni differenti. Ed è vero, che proprio da questi dettagli si nota come questo partito sia ancora da costruire.
Di certo non è questo il partito che voglio vedere, un partito incapace di proporre utopie, di far crescere speranze nei propri presunti elettori. Un partito invece in grado di giocare il pessimo ruolo di spalla alla destra nel gioco al ribasso proposto dal populismo dilagante, dai giornali ai nostri vicini di casa.
No, non credo che abbiamo bisogno di questo. L'Italia non ha bisogno di questo.
E per questo ho deciso di votare Ignazio Marino. Lo spariglia carte. Il chirurgo. Qualcuno sostiene non abbia il fisico da vincente, da leader. Non importa, parlino pure.
Il resto lo sapete, è come dice Zoro stasera dalla Dandini.
L'ho sentito parlare, ho letto le proposte delle sue mozioni e le ho confrontate con quelle degli altri due candidati. Le trovate in giro.
Le opinioni su laicità, diffusione della banda larga, diritti degli omosessuali e delle coppie di fatto, le alternative al precariato, il Sud, il No al nucleare lo distinguono da chi di rinnovamento parla soltanto. E sono per buone parte le mie.
Ed infine lo voterò perchè no, per il suo passato da Scout. Se conosco, come conosco bene gli scout con il loro ondeggiare tra solidarismo, cattolicesimo e servizio per il prossimo e attenzione all'educazione rivedo ciò che servirebbe a quest'Italia.

update: Gilioli dice cose giustissime.

sabato 18 luglio 2009

La nuvola dei candidati

Quelli del Foglio hanno fatto qualcosa di interessante.
Sono andati a prendere i discorsi dei tre candidati alle primarie del Pd e hanno creato una nuvola, attraverso un algoritmo, per evidenziare i termini maggiormente usati e le volte in cui sono state rilevate.
Ne viene fuori qualche evidenza facilmente riscontrabile.
Franceschini:
Bersani:Marino:

lunedì 13 luglio 2009

Parole, parole, parole

Cerco di seguire come posso questa schermaglia verbale in vista delle primarie del Pd. Non passa giorno in cui non ci si attacchi a vicenda e in cui ogni uscita inopportuna venga usata come clava contro gli altri.
L'altro ieri la Serracchiani con la simpatia di Franceschini, ieri Marino con la frase sul maniaco e sulla questione morale. Probabilmente vincerà alla fine chi ne sparerà meno, con minore probabilità quindi di sbagliare.
E' un gran peccato sentirli però darsele di santa ragione spostando l'attenzione dell'opinione pubblica da chi dovrebbero davvero controbattere.
Evidentemente è in gioco tanto.
Come se non bastassero le tante voci ci mancava l'illusionista Grillo, che mi sta poi simpatico, ad annacquare le acque. Sembra davvero che voglia cogliere l'occasione di un palcoscenico che si sta facendo cosi interessante concedendosi alla platea con una delle sue frasi ad effetto. Come ai tempi di Prodi e del antipolitica lanciata dalle pagine del suo blog, e che ora sembra essersi sgonfiata d'improvviso. Come allora, al tiepido risveglio della sinistra, ecco l'attacco.
"Mi candido alle primarie".
Sembra davvero una frase forte, che potrebbe rappresentare per chi segue con poco interesse i fatti, un elemento di novità. Ed infatti ecco tutti quanti pronti a parlarne.
A me sembra che si tratti del solito trucco, lanciare la pietra, vedersela tornare indietro, e poi far la parte della vittima del sistema che non lo vuole e che ha paura.
In realtà a me pare fin troppo ovvio che per partecipare ad una gara occorre seguire delle regole o quanto meno conoscerle.
E se lo statuto invoca all’art.9 comma 3, che:

3. Possono essere candidati e sottoscrivere le candidature a Segretario nazionale e componente dell’Assemblea nazionale solo gli iscritti in regola con i requisiti di iscrizione presenti nella relativa
Anagrafe alla data nella quale viene deliberata la convocazione delle elezioni.

Allora forse occorreva pensarci prima.

E se anche oggi volessi iscriverti al Pd dovresti sapere che l'iscrizione non è possibile in Sardegna, dove sei in vacanza. E' possibile soltanto nel luogo in cui risiedi, ed in alcuni casi particolari, nel luogo in cui lavori. E questo l'ho scoperto bene in questi giorni.

Se queste clausole fossero state rispettate nessun problema. Bastava poi avere il 15% degli iscritti al momento del congresso dalla propria parte per essere infine votato dagli elettori veri e propri. E vi ho già raccontato nei giorni scorsi quanto questo abbia procurato tremori anche in chi le proposte le faceva sul serio e qualcosa di più costruttivo sul rinnovamento la va dicendo.

Per cui non facciamoci prendere troppo dalle parole lanciate nel vuoto, magari con la frase populista che invoca a Berlinguer come unico pilastro della sinistra Italiana. Se non fosse stato per qualcuno dei nuovi non avrebbe neanche potuto pensare ad inserirsi in questa apertura democratica rappresentata dalle primarie.

Certo ci sono poi tanti difetti e anche per come stanno difendendosi dalle frasi di Grillo non è che stiano giocando bene le proprie carte. Ma almeno quel che di buono si cerca di fare sarebbe bello vederlo riconosciuto.

mercoledì 1 luglio 2009

Quelli che nessuno stava aspettando

"L'avvenire è di coloro che non sono disillusi"
Georges Sorel

E' cominciata la corsa alle primarie in quella selva insidiosa che è il Partito democratico. Ve ne sarete accorti anche voi, passate le pessime europee è tempo di prepararsi al congresso di Ottobre.
(ok, è un discorso lungo di cui avrei dovuto parlare un pò per volta. Il discorso andrebbe letto tutto, ma se proprio non ce la fate saltate qui [1], che è importante).
I candidati al momento sono tre, armati della grande retorica dell'innovazione o di quella pessima parola che amano chiamare riformismo.
Hanno dato inizio alla loro campagna sulla rete, la nuova frontiera del territorio.
Franceschini, il capo in pectore al momento, ha lanciato il guanto della sfida su Youtube.
Bersani, su Facebook, addirittura.
Il terzo è Marione Adinolfi, che tra una giocata a poker e l'altra, non si tira mai indietro quando si parla di primarie. Con coraggio e l'incoscienza di chi non ha nulla da perdere.
Beh, anch'io faccio parte di coloro a cui queste candidature stanno un pò strette. Persone serie ed ammirabili sotto vari punti di vista, ma inadatte al ruolo che dovrebbero andare a ricoprire. Lasciando da parte Adinolfi ed il suo piccolo ruolo, vediamo un pò i contendenti.
Bersani è stato il migliore dei ministri del passato governo Prodi, il più coraggioso senz'altro, e gode di una certa stima. E' stato il candidato probabile per anni però, tirandosi sempre indietro quando era il momento giusto. Dimostrando sicuramente poco coraggio.
Si tira poi addosso l'ombra di D'Alema, che sembra muovere i fili della sua candidatura. Ha un'idea poi del partito Democratico come un ritorno ai Ds, quel partito cioè che si portava al massimo al 16% alle elezioni. Al guazzabuglio delle grandi coalizioni. Distante quindi dall'idea con cui è nato il Pd.
Franceschini si è fatto apprezzare in alcune sue fasi da segretario, e la mia stima personale è cresciuta negli ultimi mesi. Ma si porta dietro l'aura delle scelte abbozzate, del vorrei ma non posso, del ma-anchismo che hanno caratterizzato il suo periodo da vice-Veltroni. Ci si chiede insomma, se a fronte dei suoi pensieri di questi giorni sul rinnovamento del partito, abbia la reale forza per fare ciò che Veltroni non era riuscito a fare.
Dalla sua parte si è schiarata Debora Serracchiani, l'idolo di internet, la ragazza che nel nord-est ha battuto Berlusconi. E' stata tirata per la giacchetta per parecchio tempo, ed in tanti avrebbero preferito vederla sfidare i leader storici, quella gerontocrazia dei vertici che aveva attaccato in quel discorso che l'ha resa cosi famosa. Fa paura a tanti, e le reazioni ad una sua dichiarazione un pò troppo leggera lo fanno notare. Pensavamo però potesse avere forza e carisma per essere la nostra little Obama, insomma. Ha preferito optare per un cambiamento dall'interno, piccoli passi, perchè poi andare a sfidare i vertici è roba da far tremare le gambe. Specie poi se vinci e te la devi vedere con quei signori dall'altra parte.
[1] In tutto questo si inseriscono i Mille, i Piombini, quel gruppo di "giovani" (si fa per dire, ma non è una questione di età, come sempre) per cui nutro molta simpatia. Sabato scorso si sono riuniti al Lingotto per raccontare la loro idea dell'Italia, e anch'io avevo per tempo pensato di andare. Era un'assemblea aperta a tutti, in cui tutti potevano dire la propria. E' un gruppo che ha un'idea dell'Italia come la vorrei anch'io, un gruppo di persone con un'idea alta della politica, e del Pd. E' un gruppo che fa rumore, e che sembra avere molto seguito, a giudicare dal numero di persone presenti li e sulla rete a discuterne. Tanto da fare muovere i vertici fino a Torino, prendere la parola, e raccontarsi, raccontare le loro idee a quella fetta importante di possibili elettori. Ai tg naturalmente si è parlato soltanto di loro, senza dare spazio alcuno a chi ha detto le cose più sensate.
I vari Civati, Curci, Sofri, Costa, Meo, Alicata, Scalfarotto, non hanno fatto notizia. Ma è da quel gruppo che dovrebbe venir fuori il candidato più dirompente in questa corsa. Non mancano le competenze e le capacità, visto che tutti sono impegnati a livello locale e nazionale da tempo. Manca quel pizzico di follia che in tanti in questi giorni chiedono. Il candidato ideale per tutti quanti sarebbe Giuseppe Civati, di Monza, trentacinquenne, professore di filosofia. Grande capacità oratoria ed esperienza locale notevole come consigliere provinciale. Come dicevo per la Serracchiani, che per tempo è stata corteggiata dal gruppo come candidata perfetta, tremano le gambe a tutti quanti. Adesso si cercano alleanze, anche un pò forzate, come con Chiamparino nei giorni scorsi. Con Ignazio Marino, magari.
Ci si tenta di contare per capire che seguito si potrà avere, si ha paura di bruciarsi troppo presto.
Io non credo sia semplice per nessuno decidere adesso, e che nessuno dovrebbe insistere più di tanto. Avrei paura che in tanti, al momento di votare, potrebbero preferire, come dice un proverbio siciliano, "u tintu accanusciutu chi u bonu a canusciri" (ndr. il cattivo conosciuto che il buono da conoscere).
Ma credo sia arrivato il momento. Basterebbe guardare agli Stati Uniti o all'Inghilterra (con opposti schieramenti), per capire che per vincere occorre cambiare, fare un salto generazionale.
Abbiamo bisogno di qualcuno nuovo, lontano dalle vecchie logiche, che sappia dare un balzo in avanti all'Italia, che sappia raccogliere i delusi e i disillusi. E che sappia anche far sognare.
E' il momento, adesso. Aspettiamo voi o nessun altro.

Qui i video degli interventi al Lingotto.


Vabbè, questa è la classifica di preferenze sul sondaggio dell'Espresso, per quello che serve:

giovedì 21 maggio 2009

Ivan e Debora

Sono appena tornato da questo incontro:
Lei, Debora, è oramai diventata un volto noto, nato dal basso, dalla rete, attraverso il più semplice dei tam tam. Che alla fine l'ha portata ad avere un posto dei candidati del Pd nel Nord Est.
Lui, Ivan, è invece noto ai frequentatori della rete, meno a chi ne sta fuori, probabilmente. E' uno dei fondatori dei Mille, ed una delle menti più brillanti tra le nuove leve. Anche lui, sarà candidato, nel Nord Ovest, stavolta. E sarà l'ultimo della lista.
Con le preferenze avrà un peso diverso questo posto, ma ha un significato.
Sono un pò di outsider della politica, a mio modo di vedere. Per le proposte che ho sentito stasera e per ciò che leggo da quando seguo (soprattutto Scalfarotto) le loro proposte tra un link e l'altro.
Idee che tardano a venir fuori, anche se sarebbero poi le più semplici, in un paese normalmente complicato, quale non è l'Italia.
E' soprattutto l'idea della politica che sento diversa. Non una sistemazione pro tempore, ma un luogo dove fare, per gli altri. Senza l'idea di un posto dove sistemarsi a vita. In cui c'è spazio per il rinnovamento, troppo spesso citato a sproposito.
Ho visto Luca Sofri stasera stuzzicarli, e altra gente interessante li intorno argomentare in maniera intelligente.
Insomma, quando si parla di facce nuove, non esistono solo nani e ballerine. E' di certo più facile individuarli con i loro saltelli. Ma per chi sa guardare bene, c'è dell'altro.

lunedì 27 aprile 2009

Riflettere su Di Pietro

Uno dei peggiori abbagli degli ultimi mesi riguarda Tonino Di Pietro.
L'ex magistrato si presenta estremo baluardo della giustizia in Italia, l'unico che combatte a piè spinto il leader maximo, contrappuntando ad ogni proposta senza discernimento. Puro e duro.
Capace di conquistare le masse allo stesso modo del suo acerrimo nemico, sulla sponda opposta, cavalcando l'onda di quella che chiamano antipolitica, i V-day di Grillo. Integralista quanto basta per conquistare ampi spazi nell'elettorato deluso dalla sinistra Italiana, in perenne attesa di un rinnovamento sempre atteso. E ciò nonostante si professi vicino alla destra, su alcuni argomenti che stanno a cuore della gente, come sondaggio comanda.
Dal linguaggio ricercatamente caricaturale, e per questo comprensibile.
Verrebbe da infatuarsene, con la simpatia che emana.
Eppure mi sembra quanto mai simile al suo alter ego. Come lui leader unico al comando di un partito sua stessa estensione. Come lui populista. Inseguitore del consenso.
Mi ha fatto accendere la miccia vedere le sue candidature alle Europee. Di Pietro girls, hostess pasionarie, giudici come De Magistris televisivamente noti (sul mio disappunto alla sua candidatura avevo già detto). Ed infine lui candidato ovunque, come Bossi,come Casini, Fini e Berlusconi. Nonostante abbiano un mandato in corso e non andrebbero mai a Bruxelles. Facendo andare piuttosto gente non votata da nessuno e dimostrando una serietà che in ogni paese civile esiste e che qui invece diventa maniera furbesca per ottenere consensi.
Lo spunto poi più triste va alle critiche per la candidatura di Rosario Crocetta nelle liste del Pd in Sicilia, unico candidato con un mandato in corso in quelle liste. Critiche inopportune vista la caratura del personaggio in questione e le battaglie compiute in questi anni all'interno del comune di Gela.
Critiche che si sono levate anche all'interno del partito stesso, ma a cui ha risposto lo stesso sindaco con una lettera di risposta ad un blogger palermitano. Una risposta quanto mai attuale, viste le intimidazioni di questi giorni. E che dovrebbe far riflettere sulla caratura di Di Pietro piuttosto, e su future alleanze da tenere a distanza.

Caro Sergio,
Nel 2011, non sarò più sindaco… e poi, per una persona come me condannata a morte dalla mafia
come finisce?
Io l’ho messo in conto.
Ma non si scherza con una persona esposta come sono io.
Veltroni mi propose la candidatura alle europee. Io dissi no. Ma il PD l’annunciò lo stesso.
Adesso cosa penseranno le cosche? Ritieni che penseranno alle incompatibilità oppure penseranno che la politica mi ha scaricato?
Se non mi si doveva candidare non bisognava annunciare la mia candidatura.
Un’esperienza come quella di Gela deve avere uno sbocco più ampio, deve essere generalizzata.
Ciao, Rosario

Abbandonare Crocetta significherebbe forse condannarlo ad un oblio pericolosissimo. Per questo credo che le eccezioni debbano esistere, nonostante sostenga che la scelta del Pd sia la via corretta per ridare serietà alla politica.

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