"Io anelo alla mia terra, nella cui polvere si sono consunte le membra e le ossa dei miei. Ricordo la Sicilia, e il ricordo viene dal dolore che mi travaglia. Ma se fui bandito da un paradiso come posso io darne informazioni"
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venerdì 31 ottobre 2008

E all'università

Per quanto riguarda le università, sarebbe da leggere questo articolo di Tito Boeri. Ho sottolineato i passaggi fondamentali.

Il problema è il precariato

la Repubblica, venerdì 31 ottobre 2008

Bisogna dare atto al ministro Gelmini di essere riuscita in due imprese molto difficili. Da una parte, con la sua legge sulla scuola, è riuscita a mettere d´accordo madri e figli, studenti e insegnanti, ricomponendo quella frattura intergenerazionale che da tempo blocca il nostro paese. Dall´altra, con la sua non-legge sull´università, il suo subire passivamente le scelte fatte dal ministro dell´Economia, è riuscita a rivitalizzare le rappresentanze studentesche. Abbiamo così oggi un attore in più, che può scompaginare quell´equilibrio di veti incrociati e di ricatti reciproci che sin qui ha bloccato qualsiasi riforma dell´università in Italia. Ieri in piazza c´erano studenti medi e insegnanti nello stesso corteo, madri e figlie unite nella lotta. L´obiettivo dichiarato era il ministro Gelmini e la sua legge. Ma forse il vero nemico era un altro: il precariato. Le madri insegnanti precarie guardano con legittima preoccupazione ai tagli del personale, che si concentreranno pressoché interamente su di loro, dato che gli insegnanti con contratti a tempo indeterminato non sono licenziabili. Ci saranno, come recita la legge, 87.000 posti in meno nell´arco di tre anni, di cui 42.000 già nel 2009. Vittime designate la componente più giovane del corpo docente: l´età media degli insegnanti precari è di 37-38 anni, quella degli insegnanti con contratti permanenti è vicina ai 50 anni. Molti insegnanti precari hanno figli nella scuola secondaria che guardano con altrettanto legittima preoccupazione al loro futuro ingresso nel mercato del lavoro. Li aspetta un mondo del lavoro che oggi riserva per loro quasi solo contratti con una data di scadenza, come i beni deperibili che si acquistano sugli scaffali dei supermarket. Come prova l´esperienza degli insegnanti precari, non è un bel modo di cominciare la propria carriera. Saranno i primi a doversene andare, indipendentemente dalle loro competenze, dai loro meriti e dalla loro performance, in caso di esuberi. Nei giorni precedenti erano stati gli studenti universitari a occupare il centro della scena. Manifestazioni di piazza, occupazioni e lezioni in piazza. Contro i tagli indiscriminati all´università contemplati dalla Legge finanziaria. Dobbiamo tornare molto indietro negli anni per vedere tanta attenzione degli studenti al futuro della loro università. È un fatto nuovo e importante. Per decenni l´università italiana è rimasta bloccata da guerre feudali, da giochi di potere che si ripropongono all´interno degli stessi partiti. Le politiche dell´università in entrambi gli schieramenti sono dominati dalle baronie universitarie, di destra e di sinistra. Per questo non si riesce mai a varare una seria riforma dell´università. Per questo sin qui il ministro Gelmini ha delegato al ministro Tremonti la politica universitaria, dopo aver più volte annunciato, e più volte rimandato, una sua proposta di riforma. Speriamo di sbagliarci, ma quando questa proposta verrà finalmente resa pubblica, si rivelerà una volta di più una non-riforma. Gli studenti possono oggi essere il soggetto nuovo, l´attore che scompagina le carte, che rompe gli equilibri.

Perché ciò avvenga ci vuole però un salto di qualità. Sin qui la ricomposizione generazionale e la partecipazione studentesca sono stati soprattutto all´insegna dei no. Importante che ora si traducano in proposte concrete, che non finiscano per fare il gioco di chi si erge a difesa dello status quo. Il movimento degli studenti può oggi avere un ruolo cruciale nel cambiare le regole di ingresso nel mercato del lavoro per tutti, a partire dagli stessi insegnanti. Bisogna rimuovere quelle barriere che oggi separano il mercato del lavoro di serie A da quello di serie B. Tutti devono poter entrare con le stesse regole, permettendo ai loro datori di lavoro, privati o pubblici, di valutare il loro rendimento nei primi tre anni, con tutele contro il rischio di licenziamento crescenti nel tempo.

Gli studenti, soprattutto quelli universitari, hanno in questi giorni più volte sottolineato che badano alla qualità, più che alla quantità dell´istruzione. Hanno un modo per dimostrarlo. Chiedano che la valutazione della ricerca universitaria svolta sin qui (dal Civr) divenga da subito la base per concedere una fetta consistente dei finanziamenti all´università. Chiedano nuove valutazioni della didattica e della ricerca, senza aspettare la costituzione di fantomatiche nuove agenzie per la valutazione, create solo per prendere tempo, per rinviare l´introduzione di criteri di merito nell´università. Chiedano che venga potenziato il Consiglio europeo delle ricerche ponendolo in condizione di selezionare, finanziare e incentivare progetti di ricerca che soddisfino parametri di eccellenza a livello internazionale. Si battano nei loro atenei perché i margini di autonomia oggi concessi dalla legge vengano utilizzati per premiare la ricerca nel ripartire i fondi come gli oneri didattici. Denuncino gli episodi di nepotismo e chiedano ai loro atenei di formulare piani della ricerca su cui dovranno impegnarsi. Migliorando la ricerca migliorerà anche la didattica.

Tito Boeri

martedì 28 ottobre 2008

Saviani

Ho pubblicato la scorsa settimana un estratto dalla Catena di San Libero, giornale online di Riccarlo Orioles, giornalista siciliano della stessa scuola di Pippo Fava. Vi propongo questo pezzo letto sull'ultimo numero. Torna sempre quel concetto di resistenza praticato da tanti eroi silenziosi.

Saviani

Anche oggi Marco ha preso il motorino, è uscito di casa e se n'è andato in cerca di notizie. Ha lavorato tutto il giorno e poi le ha mandate in internet a quelli che conosce. Fa anche un giornaletto (Catania Possibile) di cui finalmente anche i lettori hanno potuto vedere un numero (il primo solo i poliziotti incaricati di sequestrarlo in edicola) con relative inchieste. Non ci guadagna una lira e fa questo tipo di cose da una decina d'anni. Ha perso, per farle, la collaborazione all'Ansa, la possibilità di uno stipendio qualunque e persino di una paga precaria come scaricatore: anche qui, difatti, l'hanno licenziato in quanto "giornalista pacifista". Marco non ha paura (nè della fame sicura nè dei killer eventuali) ed è contento di quel che fa.

Anche oggi Max è contento perché è riuscito a mandare in giro un altro numero della Periferica, il giornaletto che ha fondato con alcuni altri amici del quartiere. Il quartiere è Librino, il più disperato della Sicilia. Se ne parla in cronaca nera e nei pensosi dibattiti sulla miseria. Loro sono riusciti a mettere su una redazione, a organizzare non solo il giornale ma anche un buon doposcuola e dei gruppi locali. Non ci guadagnano niente e i mafiosi del quartiere hanno già fatto assalire una volta una sede. Max non ha paura, almeno non ufficialmente, ed è contento di quel che fa.

Anche oggi Pino ha finito di mandare in onda il telegiornale. Lo prendono a qualche chilometro di distanza (la zona dello Jato, attorno a Partinico) e contiene tutti i nomi dei mafiosi, e amici dei mafiosi, del suo paese. Non ci guadagna niente (a parte la macchina bruciata o un carico di bastonate) ma lui continua lo stesso, ed è contento di quel che fa.

Anche oggi Luca ha chiuso la porta della redazione, al vicolo Sanità. Il suo giornale, Napoli Monitor, esce da un po' più di due anni e dice le cose che i giornalisti grossi non hanno voglia di dire. E' da quando è ragazzo (ha iniziato presto) che fa un lavoro così. Non ci guadagna nulla, manco il caso di dirlo, e non è un momento facile da attraversare. Ma lui continua lo stesso, ed è contento di quel che fa.

Ho messo i primi che mi sono venuti in mente, così per far scena. Ma, e Antonella di Censurati.it? Sta passando guai seri, a Pescara, per quell'inchiesta sui padri-padroni. E Fabio, a Catania? Fa il cameriere, per vivere, ed è giornalista (serio) da circa quindici anni. E ti sei dimenticato di Antonio, a Bologna? Vent'anni sono passati, da quando gli puntarono la pistola in faccia per via di quell'inchiesta sui clan Vassallo e gli affitti delle scuole. Eppure non ha cambiato idea. E Graziella? E Carlo Ruta, a Ragusa? E Nadia? E... Vabbè, lasciamo andare. Mi sembra che un'idea ve la siate fatta. C'è tutta una serie, in Italia, di piccoli giornali e siti, coi loro - seri e professionali - redattori. Ogni tanto ne fanno fuori qualcuno, o lo minacciano platealmente; e allora se ne parla un po'. Tutti gli altri giorni fanno il loro lavoro così, serenamente e soli, senza che a nessuno importi affatto - fra giornalisti "alti" e politici - se sono vivi o no. Eppure, almeno nel settore dell'antimafia, il novanta per cento delle notizie reali viene da loro.

Saviano è uno di loro. Quasi tutti i capitoli di Gomorra sono usciti prima su un sito (un buon sito, Nazione Indiana) e nessuno, salvo chi di mafia s'interessava davvero, se l'è cagati. Poi è successa una cosa ottima, cioè che l'industria culturale, il mercato, ci ha messo (o ha creduto di metterci) le mani sopra. Ne è derivato qualche privilegio, ma pagato carissimo, per lui. Ma ne è derivato soprattutto che - poiché l'industria culturale è stupida: vorrebbe creare personaggi mediatici, da digerire, e finisce per mettere in circolo contenuti "sovversivi" - un sacco di gente ha potuto farsi delle idee chiarissime sulla vera realtà della camorra, che è un'imprenditoria un po' più armata delle altre ma rispettatissima e tollerata e, in quanto anche armata, vincente.

Ci sono tre cose precisissime che, in quanto antimafiosi militanti, dobbiamo a Saviano. Una, quella che abbiamo accennato sopra: la camorra non è la degenerazione di qualcosa ma la cosa in sè, il "sistema". Due, che il lato vulnerabile del sistema è la ribellione anche individuale, etica. Tre, che lo strumento giornalistico per combattere questo sistema non è solo la notizia classica, ma anche la sua narrazione "alta", "culturale"; non solo "giornalismo" ma anche, e contemporaneamente, "letteratura". (Quante virgolette bisogna usare in questa fase fondante, primordiale: fra una decina d'anni non occorreranno più). Dove "letteratura" non è l'abbellimento laterale e tutto sommato folklorico, alla Sciascia, ma il nucleo della stessa notizia che si fa militanza.

Nessuna di queste cose è stata inventata da Saviano. Il concetto di "sistema", anziché di semplice (folkloristica) "camorra" è stato espresso contemporaneamente, e credo sempre su Nazione Indiana, da Sergio Nazzaro (non meno bravo di Saviano: e vive vendendo elettrodomestici); e forse prima ancora, sempre a Napoli, da Cirelli. L'aspetto fortemente etico-personale della lotta non alla "mafia" ma al complessivo sistema mafioso è egemone già nelle lotte degli studenti (siciliani ma non solo) dei tardi anni Ottanta. La simbiosi fra giornalismo e "letteratura", che è forse l'aspetto più "scandaloso" (e che più scandalizza; e non solo a destra) di Saviano è già forte e completa in Giuseppe Fava, e nella sua scuola.

Le "scoperte" di Saviano sono dunque in realtà scoperte non di un singolo essere umano ma di una intera generazione, sedimentate a poco a poco, nell'estraneità e indifferenza dell'industria culturale, in tutta una filiera di giovani cervelli e cuori. Alla fine, maturando i tempi, è venuto uno che ha saputo (ed ha osato) sintetizzarle; e che ha avuto la "fortuna" di incontrare, esattamente nel momento-chiave, anche l'industria culturale. Che tuttavia non l'ha, nelle grandi linee, strumentalizzato ed è stata anzi (grazie allo spessore culturale di Saviano, ma soprattutto dell'humus da cui vien fuori) in un certo qual senso strumentalizzata essa stessa.

Questa è la nostra solidarietà con Saviano. Non siamo degli Umberto Eco o dei Veltroni, benevoli ma sostanzialmente estranei, che raccolgano firme e promuovano (in buona fede) questa o quella iniziativa. Siamo degli intellettuali organici, dei militanti ("siamo" qui ha un senso profondissimo, di collettivo) che hanno un lavoro da compiere, ed è lo stesso lavoro cui sta accudendo lui. Anche noi abbiamo avuto paura, spesso ne abbiamo, e sappiamo che in essa nessuno essere umano può attendersi altro conforto che da se stesso. Roberto, che è giovane, vedrà certo la fine di di questo orrendo "sistema" e avrà l'orgoglio di avervi contribuito: non - poveramente - da solo ma volando alto e insieme, con le più forti anime di tutta una generazione

venerdì 10 ottobre 2008

Guardiani della democrazia

E poi si parla male dei giornalisti, tra i pochi guardiani della democrazia, quando possono fare il loro mestiere:

(via Repubblica.it)

Alla ricerca del mandante


C'è il "delitto", scoperto da questo giornale insieme a "Report", la trasmissione tv di Milena Gabanelli: l'ennesima norma ad personam, infilata di straforo dentro il decreto sull'Alitalia e ritagliata su misura per salvare finanzieri come Tanzi e, soprattutto, banchieri come Geronzi. Ci sono i "colpevoli": Angelo Maria Cicolani e Antonio Paravia anonimi parlamentari del Pdl relatori dell'emendamento, "peones" come lo furono, nella precedente legislatura berlusconiana, i Cirielli e i Nitto Palma che mettevano la firma sulle peggiori nefandezze giudiziarie commissionate dagli avvocati del premier.

Ma chi è il "mandante" di questa nuova legge-vergogna, che nel silenzio della maggioranza e nell'ignoranza dell'opposizione stava per passare al vaglio del Parlamento? Berlusconi dichiara: "Non ne sapevo niente". E questo, per lui, è normale, come quando giura: "Non mi occupo mai delle mie aziende". Tremonti fa molto di più: "O va via l'emendamento, o vado via io", annuncia nella solennità dell'aula di Montecitorio. E questo fa onore al suo rigore morale e alla sua serietà politica.

Ma la domanda resta. Chi è il "mandante"? E che garanzia abbiamo che il centrodestra non riprovi a infilare da qualche altra parte la norma che salva, con Geronzi, il capitano di un nuovo assetto di potere economico e finanziario che si sta organizzando attorno alla stella fissa del Cavaliere? Nessuna, purtroppo. Dal lodo Alfano al lodo Cicolani: questo è lo "stile della casa". E poi si scandalizzano se qualcuno si preoccupa per la qualità della nostra democrazia."

giovedì 18 settembre 2008

Un evidente vantaggio

E' davvero inspiegabile vedere i risultati dei sondaggi. Evidentemente ci hanno lobomotizzati tutti.
Da leggere quest'articolo di Repubblica :
"Quando la politica diventa un format"

venerdì 12 settembre 2008

E se non lo capisce lei

“Non comprendo chi vende il proprio corpo per trarne profitto” Mara Carfagna, ministro della Repubblica (conferenza stampa).
Basterebbe farsi un giro su Google digitando il suo nome.

martedì 9 settembre 2008

Citazioni dalle citazioni

Non ho letto molto quest'estate, e questo, mi sembra di averlo già detto.
Mi è capitato però di sfogliare vecchi giornali e di imbattermi in vecchi numeri di riviste.
In una di queste, ho letto una citazione fatta da Umberto Eco, e tratta da "La democrazia in America", un libro scritto ben 173 anni fa. Aveva visto lungo quest'Alexis de Toqueville:

"Può tuttavia accadere che un gusto eccessivo per i beni materiali porti gli uomini a mettersi nelle mani del primo padrone che si presenti loro. In effetti, nella vita di ogni popolo democratico, vi è un passaggio assai pericoloso. Quando il gusto per il benessere materiale si sviluppa più rapidamente della civiltà e dell'abitudine alla libertà, arriva un momento in cui gli uomini si lasciano trascinare e quasi perdono la testa alla vista dei beni che stanno per conquistare.
Preoccupati solo di fare fortuna, non riescono a cogliere lo stretto legame che unisce il benessere di ciascuno alla prosperità di tutti. In casi del genere, non sarà neanche necessario strappare loro i diritti di cui godono: saranno loro stessi a privarsene volentieri... Se un individuo abile e ambizioso riesce a impadronirsi del potere in un simile momento critico, troverà la strada aperta a qualsivoglia sopruso. Basterà che si preoccupi per un po' di curare gli interessi materiali e nessuno lo chiamerà a rispondere del resto. Che garantisca l'ordine anzitutto! Una nazione che chieda al suo governo il solo mantenimento dell'ordine è già schiava in fondo al cuore, schiava del suo benessere e da un momento all'altro può presentarsi l'uomo destinato ad asservirla. Quando la gran massa dei cittadini vuole occuparsi solo dei propri affari privati i più piccoli partiti possono impadronirsi del potere.
Non è raro allora vedere sulla vasta scena del mondo delle moltitudini rappresentate da pochi uomini che parlano in nome di una folla assente o disattenta, che agiscono in mezzo all'universale immobilità disponendo a capriccio di ogni cosa: cambiando leggi e tiranneggiando a loro piacimento sui costumi; tanto che non si può fare a meno di rimanere stupefatti nel vedere in che mani indegne e deboli possa cadere un grande popolo".

lunedì 8 settembre 2008

Aria di revisionismo

Ma cos’è stato il fascismo in Italia? Qualcuno ha il coraggio di ricordarlo in maniera positiva, e sono di queste ore le dichiarazioni del Sindaco di Roma, Alemanno, che dichiara quanto non possa essere definito male assoluto il Fascismo in Italia, o di La Russa ad inneggiare la Repubblica di Salò. Chi parla non si può suffragare il diritto di conoscere quanto successo in tempi in cui neanche mio padre era nato, ed questo forse è il vero limite che nessuno potrà colmare alla nostra generazione, quello di non aver vissuto quel periodo e di non sapere cosa realmente è stato. Corre cosi il rischio di alimentare dei miti e di vederli riproposti con maggior forza proprio adesso in cui molti simpatizzanti sono seduti ai posti di massimo potere, ed in cui le grandi memorie di questo paese sono troppo anziane, o oramai scomparse (penso a Biagi, Montanelli etc..), per poter controbattere con forza questo nascente spirito autoritaristico. Sarà forse anche figlio del permissivismo intravisto negli anni passati, ma si ha la sensazione che si abbia nostalgia del bastone, dell’autorità imposta dall’alto, della stretta formalità contrapposta alla piena consapevolezza delle proprie scelte. Ed è per questo che occorrerebbe esercitare il dovere alla memoria, non ci si dovrebbe stancare di conoscere, leggere, ascoltare i vecchi e far proprie quelle storie di sopraffazione e di miseria.
Alle elementari, nella mia classe c’era il maestro Tramuta ha raccontarci di quanto fosse grande il fascismo, quanto di buono avesse fatto per la Sicilia e per l’Italia intera, e noi, scolaretti ad ascoltarlo in silenzio.
I suoi modi erano rimasti ancorati a quelle tradizioni e, sebbene le bacchettate non fossero più permesse, capitò più d’una volta sentirlo ripreso dalla direttrice per qualche ceffone ad un alunno un po’ troppo allegro. I genitori conoscevano queste sue peculiarità, e come contraltare ci mettevano in guardia, e forse anche per questo le parole del maestro passavano con un adeguato distacco. In realtà per il resto era un ottimo maestro, il primo forse a farmi amare la matematica, mettendoci in competizione nell’inventare problemi enormi la cui difficoltà era misurata dal numero di operazioni da eseguire. Per le lezioni di storia, invece, si sapeva bene che le sue erano velleità di un nostalgico, e per tali dovevano venire prese da tutti. Che ricordi era un atteggiamento comune questo, forse perchè ancora nelle famiglie era viva la memoria di quei tempi. In casa mia mio nonno raccontava spesso le difficoltà che incontrò nel trovare lavoro durante il fascismo per la sua fama di comunista immortalata in una foto di gruppo dinnanzi al municipio di San Mauro. E cosi sono sicuro che in ogni famiglia c'erano storie tali da ricordare quei tempi di porte aperte e propaganda. Ma adesso che sono le cariche più alte a rivedere la storia ad uso proprio, siamo cosi convinti che l'atteggiamento sarebbe lo stesso?

giovedì 4 settembre 2008

Politica e vita privata

Anche da noi, ormai è chiaro, la vita privata è strettamente legata alla vita politica dei nostri governanti, entrati a pieno titolo nelle cronache di "Novella Duemila", trasformando lentamente tutti noi in elettori-spettatori di un nuovo reality.
E' un andazzo comune ovunque oramai e, per quanto spesso ci possiamo trovare a celebrare le altre democrazie occidentali, altrove si toccano punte forse più disdicevoli.

da un articolo di Mario Calabresi, Repubblica.it.

"La politica americana ha bisogno di mettere tutto sul palcoscenico, niente viene risparmiato, neanche i bambini, come hanno insegnato Michelle e Barack Obama che hanno trasformato le figlie in due attrici consumate.

Ma ieri sera sul palco e in tribuna per tutta la sera c'era anche Trig, che ha poco più di quattro mesi e che, come ha raccontato mamma Sarah [ndr. Sarah Palin, la candidata vicepresidente dei Repubblicani], è affetto dalla sindrome di Down ed è nato perché lei ha rifiutato l'aborto. Quando la governatrice lo ha citato il padre senza battere ciglio lo ha sollevato, poi gli ha alzato il braccio per salutare la platea. Lui inconsapevole ha continuato a dormire. "

martedì 29 luglio 2008

Quando sei nato non puoi più nasconderti

Ricordo quando era uscito al cinema. Mi ero promesso di vederlo, visto che adoro il cinema di Marco Tullio Giordana. Colpevolmente fin adesso non avevo colmato questa lacuna, così, ieri sera, ho preferito rimanere in casa a guardarlo su RaiUno.
Di questi tempi, mandare in onda "Quando sei nato non puoi più nasconderti", contro ogni dettame governativo suona persino strano. Magari adesso rimandatelo in onda in Autunno, quando tutti saranno a casa, al posto delle stucchevoli fiction.
Per adesso, comunque, bravi.

venerdì 25 luglio 2008

Quel dito medio li...

Che RyanAir abbia un pò di rancore nei confronti di Alitalia e del governo Italiano, che con i suoi aiuti si ostina a non far morire la compagnia di bandiera, si sapeva.
Ma che questi “comunisti” della RyanAir osassero sfidare cosi apertamente il governo, francamente, non se lo aspettava proprio nessuno.
Adesso cosa faranno i Padani, boicotteranno la migliore compagnia europea?
Quella di Ryanair è l'unica forma di satira consentita e libera rimasta in Italia, probabilme

lunedì 21 luglio 2008

Sanatorie all'università

Come sminuire il significato di una laurea. Come se bastasse una laurea per avere accesso al mondo del lavoro.
Non so, mi sembra che si stia sfiorando la pazzia. Qual'è l'interesse a creare milioni di laureati quando il mercato del lavoro sembra non averne bisogno? Non vivendo all'interno del sistema universitario non ho idea di come funziona il sistema di finanziamento alle università, ma un ateneo del genere quale interesse ha ad agire in questo modo?

Leggete questo post, và: Esami in saldo... vergognatevi

giovedì 17 luglio 2008

Riflessioni altrui

A proposito anche di quello detto prima, riporto questi post dal blog del circolo Barack Obama e de iMille. Due circoli in cui da qualche tempo bazzico e dei quali condivido molti punti di vista sulla visione, in generale, della società che vorrei. In una maniera costruttiva che nulla ha a che vedere con il cazzeggio delle critiche sterili.

La prima riflessione
è:

"L’Italia è:
al 15° posto in Europa per produttività del lavoro (per ora lavorata);
al 17° posto in Europa per quota di PIL destinata a Investimenti in Ricerca e Sviluppo;
al 23° posto in Europa per quota di PIL destinata alla Spesa in ICT
al 24° posto in Europa per quota di PIL destinata alla Formazione delle risorse umaneal 16° posto in Europa per Formazione Continua (percentuale di adulti che la fanno)
La nostra migliore università pubblica è al 173° posto nella graduatoria dei migliori atenei del mondo. Qualche consolazione e le fonti qui."

La seconda riflessione è sulle politiche economiche del governo, che da liberista è passato ad attuare una politica di tipo totalmente opposto. Vista la lunghezza, lascio a voi la lettura direttamente da li dove si trova.

mercoledì 9 luglio 2008

La famiglia Lodo

venerdì 4 luglio 2008

giovedì 3 luglio 2008

Padroni della verità



Ormai anche i concetti più basilari hanno necessità di essere ribaditi. Berlusconi e la sua coalizione dietro lo scudo della maggioranza raggiunta alle elezioni crede di possedere la verità, e quindi di sapere ciò che il popolo vuole. E ciò per cui i suoi elettori l’hanno votato è per ottenere la sua impunità e per non essere intercettati (non capisco perché a me non mi beccano mai, eppure i miei bei scandali cerco di farli) . Bontà loro, a farsi fregare una volta si può essere ingenui, a farlo per tre volte si è imbecilli.
Riporto la lettera di Umberto Eco, a proposito della manifestazione di giorno 8 Luglio contro il governo. Esprime, come ho detto prima, concetti basilari. Dovremmo essere tutti li a manifestare quel giorno.

“Cari Amici,
mentre esprimo la mia solidarietà per la vostra manifestazione, vorrei che essa servisse a ricordare a tutti due punti che si è sovente tentati di dimenticare:
1) Democrazia non significa che la maggioranza ha ragione. Significa che la maggioranza ha il diritto di governare.
2) Democrazia non significa pertanto che la minoranza ha torto. Significa che, mentre rispetta il governo della maggioranza, essa si esprime a voce alta ogni volta che pensa che la maggioranza abbia torto (o addirittura faccia cose contrarie alla legge, alla morale e ai principi stessi della democrazia), e deve farlo sempre e con la massima energia perché questo è il mandato che ha ricevuto dai cittadini. Quando la maggioranza sostiene di aver sempre ragione e la minoranza non osa reagire, allora è in pericolo la democrazia.
Umberto Eco”

martedì 1 luglio 2008

E da noi?

Si continua a parlare di muri da ripulire, un pò come ieri. Qui da noi le azioni di civiltà sono imputabili a pochi individui, tali comunque da non costituirne una entità rilevante. Non per fare l'esterofilo che pensa che altrove sia sempre meglio, ma leggere di questa notizia mi fa pensare ad un livello di civiltà inimmaginabile. Chi da noi provasse ad assumere questi atteggiamenti verrebbe qualificato come "spia", "infame" o "pezzo di mer....", in Giappone invece:

Giapponesi imbrattano Firenze. Scoperti dai connazionali e puniti


FIRENZE - Turisti e "writers". Un fenomeno crescente tra i giapponesi. Arrivano perfino dalla "Firenze del Sol levante", Kyoto, per imbrattare la Firenze originale. Sfuggono alla giustizia italiana, ma non all'occhio vigile e alla coscienza civile - evidentemente globale - dei propri connazionali, che li segnalano, nel loro Paese, con conseguenze che vanno fino al licenziamento, se il "writer" svolge una mansione che riveste funzioni di controllo o educazione sociale. Casi che si sono ripetuti con crescente frequenza, fino al punto di scatenare forme di "controllo diretto" da parte della maggioranza nipponica che va in giro per il mondo senza lasciare tracce scritte di sé. Un fenomeno da bollare come una "vergogna", in una cultura così attenta anche alla componente formale delle relazioni umane e sociali.
Nel capoluogo toscano, è il terzo caso segnalato in pochi giorni. Pizzicati dai concittadini mentre lasciavano ricordi sul Duomo, cinque giovani sono stati prontamente segnalati in patria e sanzionati. L'ultimo a essere scoperto è stato un insegnante trentenne di una scuola superiore che, subito rimosso dalla carica di allenatore di baseball della squadra dell'istituto, rischia ora addirittura il licenziamento in tronco. Nonostante quella dei graffiti, nel Paese del Sol Levante, sia un'arte come e forse più che in Occidente - li chiamano Rakugaki, nello slang giovanile Rackgaki.
Quello del giovane insegnante è l'ultimo di tre episodi venuti alla luce nell'ultima settimana. Nel primo caso, una studente del primo anno del College femminile della città di Gifu si è "limitata" a scrivere la data, il proprio nome e quello di altri amici sul marmo. La liceale, che studia design contemporaneo, è stata segnalata direttamente al college da altri turisti. Il college le ha impartito un duro "avvertimento" verbale, poi ha contattato l'Opera di Santa Maria: avendo appreso che la direzione della chiesa non intendeva avanzare richieste di risarcimento, ha costretto la studente a inviare una lettera di scuse, cui ha allegato quelle dell'Istituto.
Nel secondo caso, a imbrattare una colonna della chiesa sono stati tre studenti universitari in economia e lingue, tutti del secondo anno, dell'Università Sangyo di Kyoto. Per loro è arrivata una sospensione di due settimane, accompagnata dalle lettere, sia dei protagonisti dell'episodio che del rettorato. "Ho fatto una cosa tremenda, mi vergogno profondamente" ha detto - o è stato invitato a dire - uno dei tre.
Sui media nipponici si è scatenata una vera e propria "caccia ai vandali" con tanto di speciali televisivi sui principali network. Yomiuri e Asahi, i due maggiori quotidiani del Sol Levante, chiedono nell'edizione odierna scusa per il comportamento a dir poco "scorretto" dei propri connazionali.

Schedateci tutti

Ieri a Mondello ero circondato da un gruppo di Rom. Vedevo tantissimi bambini correre in acqua e giocare tra loro come tutti gli altri bambini dovunque nel mondo.
Pensare che potrebbero essere schedati e trattati come criminali è quanto di più basso possiamo fare. Significherebbe tacciarli a vita di una possibile vita da criminali.
E' la logica preventiva che mi fa paura, e che si fa largo per ogni possibile causa.
A questo punto schedateci tutti, prendete pure anche le nostre impronte.

mercoledì 25 giugno 2008

Le colpe di Donadoni

Donadoni sta per essere cacciato dalla nazionale. Poco prima dell'inizio degli Europei ha chiesto di eliminare la clausola di rescissione di 900 mila euro in caso di licenziamento.
Ecco cosa ce ne facciamo della gente per bene, tiriamo lo sciaquone e la mandiamo a casa.
Donadoni, a 45 anni, è in Italia il più giovane in posizione di rilievo cosi esposta mediaticamente. E' stato messo li quando su quella panchina non voleva stare nessuno, per via della sua faccia pulita e per dare un segnale di discontinuità dopo Calciopoli. Ha fatto il suo dovere, ma non ha vinto l'Europeo forse perchè i giocatori non avevano gli stessi stimoli e gli stessi valori di due anni fa. A fatto qualche errore, come se non fosse ammesso farne. Ha perso con discreto onore con la Spagna, mica con il Pizzighettone.
In questi giorni si parla di rinnovamento anche nel Pd, e si richiama il ricambio generazionale, in special modo da i Mille. Ma mi chiedo, la faccia giovane serve solo a dare un'immagine diversa per poi dargli un calcio in culo al primo errore, per poi far tornare il vecchio con maggior forza e come salvatore della Patria?

P.s. La foto è stata scattata la notte della vittoria di Berlino. Per tirarci su!

Bufale didattiche

Lo si dice sempre. I giornali italiani sono pieni di culi, tette, storie d'amore svendute in prima pagina e li tutti ad indignarci, a fare i moralisti e via. Poi queste riviste occupano parte più rilevante nelle edicole e conquistano anche le televisioni.
In questi giorni una grande lezione al proposito l'ha data Emma Bonino, dimostrando il valore dei nostri giornali e quelli che sono gli interessi della nazione.
Il gossip vale ben più dei grandi problemi del mondo, è questo che la gente vuol sentire, non prendiamoci in giro. Di interviste noiose non sappiamo che farcene, evviva il trenino a Capodanno, le interviste sulle spiaggie e i servizi sui calendari. E' lo specchio di ciò che siamo, perciò vi prego, meno ipocrisia.

lunedì 23 giugno 2008

Imenoplastica

L'obiettivo dell'ultimo governo Berlusconi è stato dichiarato: ricostruirsi una verginità.
E siccome non basta mettere a tacere i giudici, adesso chiede pure l'indulgenza ad personam per ricevere la comunione, da buon cristiano.
Per fortuna, nonostante tutte le critiche, i cardinali non sono in quota a nessun partito.

Shinystat

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