"Io anelo alla mia terra, nella cui polvere si sono consunte le membra e le ossa dei miei. Ricordo la Sicilia, e il ricordo viene dal dolore che mi travaglia. Ma se fui bandito da un paradiso come posso io darne informazioni"
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venerdì 20 agosto 2010

Le tue parole sono lame/2

Al bar della piazzetta, le chiacchere si sprecano. Come in ogni bar che si rispetti. Altrimenti non si chiamerebbero chiacchere da bar,no?

E così che non mi meraviglio più se qualcuno mi racconta di essere stato preso per stupido soltanto perchè ha deciso di spostarsi a vivere a Milano.

"Ma cu tu fa fari, picchì un ti pigghi a residenza ccà e ti cierchi un travagliu ppì tri misi l'annu?"*

Tanto poì c'è la "disoccupazione" a farti andare avanti, magari con l'aiuto di qualche lavoretto in nero.

Di fronte a questa che è pura filosofia, lo si pensa davvero di essere stupidi.


*"Ma chi te lo fa fare, prendi la residenza qui, e poi lavori solo tre mesi l'anno".

lunedì 15 febbraio 2010

Parole sante



Pif, con questo finale all'ultima puntata della sua trasmissione, racconta bene, da buon emigrante, i sentimenti della Sicilia che conosco meglio.
Solo su un punto no raccoglie la mia approvazione. L'omertà è una bella invenzione letteraria, da cartolina con le tre scimmiette, dalla quale prima o poi dovremmo affrancarci.
E non perché non esista la cultura del silenzio, ma perchè essa esiste ad ogni latitudine. Perchè se la paura fa parte dell'uomo, la normalità non dovrebbe richiedere il coraggio come metro per misurare la propria moralità.
E questa non è un assunzione.

mercoledì 15 ottobre 2008

La Sicilia, Fava e Santapaola

Di occhi aperti c'è sempre bisogno. Si aggiunge ulteriore rabbia a quanto si legge su Roberto Saviano in questi giorni.
C'è un silenzio francamente inconcepibile. Fatti simili a quelli denunciati dallo stesso Saviano nel suo libro. Pagine di quotidiani a disposizione di boss. E silenzio, silenzio, silenzio.

La Catena di San Libero - 12 ottobre 2008 n. 372

“Parla, Santapaola!”, "Zitto tu, Fava!”

“Io, Vincenzo Santapaola, vi dico...”. Uno degli ultimi contenuti de La Sicilia di Catania, sotto forma di lettera, ma senza alcun intervento redazionale, è un vero e proprio editoriale di un boss mafioso. Contemporaneamente, e da oltre un anno, Ciancio vieta ai suoi cronisti di pubblicare dichiarazioni e notizie su Claudio Fava. Un episodio gravissimo, che segna un punto di non-ritorno. E la Magistratura? Ponzio. E l'Ordine dei Giornalisti? Pilato.

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Il gravissimo episodio di Catania - un esponente mafioso che usa il giornale di Ciancio per mandare i suoi messaggi - non ha suscitato le risposte istituzionali che sarebbero state prontamente date in ogni altra città.

1) La Procura di Catania, che da poco ha sequestrato per inadempienze burocratiche un povero foglio locale (“Catania Possibile”) di denuncia, non ha ritenuto di intervenire sul ricco e potente quotidiano che ha favoreggiato di fatto il clan Santapaola.
2) L'Ordine dei Giornalisti non ha incredibilmente preso alcun provvedimento disciplinare - e quando , allora? - nei confronti del favoreggiatore.
3) L'Associazione siciliana della Stampa, che non è mai intervenuta in difesa di nessuno degli otto giornalisti siciliani trucidati dai Santapaola e dagli altri mafiosi, non ha avuto il coraggio di prendere adeguatamente posizione.
4) Il CdR de La Sicilia non ha denunciato né ha contestato (com'era suo preciso dovere) l'operato del direttore.
4) Non se n'è dissociato, nemmeno con tempestive dimissioni, neanche il vicedirettore, che evidentemente giudica incidente veniale la presenza di un Santapaola nel suo giornale.
5) Le forze politiche locali hanno reagito con estrema fiacchezza all'episodio gravissimo, che ufficializza la contiguità fra poteri e mafia (già vista in numerosi episodi: caso Avola, censura dei necrologi Montana e Fava, scuse al boss Ercolano, ecc.) nel campo dell'informazione.
Non è affatto una vicenda catanese. E' nazionale. E' l'esempio più estremo, ma che non resterà insuperato, della catastrofe etica dell'informazione italiana. Saviano, parlando di giornali collusi, ha avuto torto solo nel limitare i suoi esempi alla Campania.

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Facciamo appello ai siti liberi locali, ai giovani che li animano con tanta passione, a non lasciare impunita questa vergogna. A reagire apertamente e duramente, e soprattutto tutti insieme.
Avremo nelle prossime settimane (l'inizio del laboratorio di giornalismo) e nel prossimo mese (“Sbavaglio” numero tre) tempo e luogo per esaminare partitamente lo stato dell'informazione a Catania e in Sicilia, e per proporre i rimedi. Ma adesso quello che è urgente è la ripulsa istintiva, etica, morale, nei confronti di quel “giornalismo” che insulta gli Alfano, le Cutuli, i Mario Francese, i Giuseppe Fava.

Esprimiamo la nostra fraterna solidarietà a Claudio Fava, che i mafiosi intendevano uccidere, per la sua attività di giornalista libero, nello stesso luogo in cui avevano già ucciso suo padre; e nonostante questo, o forse proprio per questo, il suo nome oggi è tabù sullo stesso giornale che pubblica i comunicati dei Santapaola.

Faccio appello infine, personalmente e da vecchio giornalista che mai avrebbe immaginato un tale degrado della professione, ai colleghi Lorenzo Del Boca e Roberto Natale, Presidenti Nazionali del nostro Ordine e del Sindacato:. Intervenite con tutti i vostri poteri su Catania! Difendete la nostra professione! Non lasciate soli i giovani che, con immensa generosità e a dispetto di tutto, qui impegnano le loro vite a fare un giornalismo di cui non vi dobbiate vergognare. [r.o.]

mercoledì 8 ottobre 2008

Ah, ci sono stati brogli?

Non basterà a cambiare nulla, ma c'è che oggi tre persone sono finite in carcere per brogli elettorali a Palermo, e a tutti non sembrerà una novità. E' la prova di quello che tutti sanno senza potere provarlo.
La democrazia in molte parti d'Italia non esiste, come ho scritto un pò di tempo fa. E per questo sono sicuro che soltanto in pochi potranno protestare, la maggior parte si girerà dall'altra parte indifferente, anche perchè nulla succederà realmente. Cammarata resterà al suo posto sorridente, Leoluca Orlando non sarà preso per pazzo come accadeva fino a pochi mesi fa, e Silvio continuerà ad accusare "i comunisti" di fare brogli alle elezioni.
Ah, beata indifferenza.

martedì 23 settembre 2008

Prima di tutto la famiglia

Con ordine.
Giuliana Ilarda, figlia di Giovanni Ilarda, assessore alla Presidenza della Regione (il cosiddetto Brunetta di Sicilia), nominata dirigente per chiamata diretta dall’assessore ai Beni culturali, il cuffariano Antonello Antinoro con uno stipendio di 75mila euro.
Danila Misuraca, sorella di Dore Misuraca, nominata dirigente dall'assessore alla "famiglia" Francesco Scoma.
Antonella Scoma, sorella di Francesco Scoma (vedi sopra), assunta dall'assessore alla presidenza Giovanni Ilarda.
Il figlio di Diego Cammarata, assunto da una società partecipata dalla regione.
Perchè per la famiglia c'è sempre posto.

mercoledì 17 settembre 2008

Agrodolce

Ho voluto aspettare qualche giorno prima di commentare le puntate di Agrodolce, la nuova soap di RaiTre o, come ama definirla Minoli il nuovo racconto popolare siciliano.
Nata grazie ai Fondi Europei (Strutturali) messi a disposizione per iniziative industriali e all'impegno di numerosi enti, primo tra i quali la Regione Sicilia merita senz'altro l'attenzione dei più attenti.
Il progetto è piuttosto ambizioso ponendosi l'obiettivo di creare un'occupazione mirata nel campo dello spettacolo creando nuove professionalità, promuovere il turismo della nostra Isola e creare dei veri e propri studios nella piana d'Imera. Obiettivi senz'altro apprezzabili.
Partendo da questi presupposti, apprezzando Minoli e i suoi programmi e scorgendo tra gli autori Roberto Alajmo (uno dei migliori scrittori palermitani degli ultimi anni, e di cui spesso ho parlato) ho annullato snobismi e ho voluto guardare a quest'"opera".
Steoritipi e limiti della serialità della fiction non mancano, e non si può dar torto completamente ad Aldo Grasso che, in una famosa polemica con Minoli, ne parlò come una storia di portineria tale da aumentare ulteriormente le differenze culturali in Italia.
Ma mi voglio consentire una riflessione.
Nonostante tutti i difetti riscontrabili in fin dei conti il prodotto non mi sembra cosi sgradevole e si lascia anzi guardare anche con un leggerezza. Le storie sono semplici ma lasciano intravedere messaggi di riscatto e di speranza molto simili a quelli, molto più reali, con cui si confronta Palermo ogni giorno.
Nonostante ciò mi permetto di dissentire da un critico di tale levatura nella constatazione sostentendo che a voler far cultura alta si rischia di coltivare soltanto il proprio orto.
Se si vogliono elevare "le masse", principio auspicabile per il servizio pubblico, devi prendere il pubblico li dove si trova e trascinarlo verso l'alto, invece di chiuderti nelle proiezioni di cinema d'essai. Se Agrodolce riuscisse in questo semplice scopo sarebbe già un gran risultato. Lost, Six Feet Under e via dicendo sono grandi telefilm, lontani spesso dalla mediocrità delle produzioni italiane, ma basterebbe guardare l'audience per capire quanto siano apprezzati soltanto da una nicchia. Da tempo ho la sensazione che molto di cui si parla sia autoreferenziale, giornali, blog, politica, parlano a se stessi non riuscendo a coinvolgere una persona in più. Avremmo invece bisogno di gente con la capacità di tirar per i capelli chi sta in basso, per poi far comprendere la bellezza di una pellicola, di un editoriale, di un quadro.
Non è obiettivo da nulla, e senza dubbio stare con le mani in mano è senz'altro più fruttuoso e ti rende esente da critica. Ma questa non è infatti terra che può dar spazio agli schizzinosi. Soldi che altrimenti sarebbero spariti sono stati investiti in un modo facilmente giudicabile ogni sera, alcuni avranno possibilità di trovar lavoro e se tutto va bene qualche turista in più arriverà su quest'isola.
Francamente, mi sembra meglio che guardare il carro passare.

P.s. Da leggere anche sulla polemica nell'utilizzo di fondi pubblici sul forum di Roberto Alajmo.
P.p.s. Per gli intellettuali poi sta pure per uscire "The Palermo Shooting" di Wim Wenders. Ci saranno le sale piene, immagino.

lunedì 15 settembre 2008

Teoria della Sicilia

“Là dove domina l’elemento insulare è impossibile salvarsi. Ogni isola attende impaziente di inabissarsi. Una teoria dell’isola è segnata da questa certezza. Un’isola può sempre sparire. Entità talattica, essa si sorregge sui flutti, sull’instabile. Per ogni isola vale la metafora della nave: vi incombe il naufragio. Il sentimento insulare è un oscuro impulso verso l’estinzione. L’angoscia dello stare in un’isola come modo di vivere rivela l’impossibilità di sfuggirvi come sentimento primordiale. La volontà di sparire è l’essenza esoterica della Sicilia. Poiché ogni isolano non avrebbe voluto nascere, egli vive come chi non vorrebbe vivere: la storia gli passa accanto con i suoi odiosi rumori ma dietro il tumulto dell’apparenza si cela una quiete profonda. Vanità delle vanità è ogni storia. La presenza della catastrofe nell’anima siciliana si esprime nei suoi ideali vegetali, nel suo taedium storico, fattispecie del nirvana.
La Sicilia esiste solo come fenomeno estetico.
Solo nel momento felice dell’arte quest’isola è vera”
di Manlio Sgalambro (si, l'amichetto di Battiato).

lunedì 8 settembre 2008

Aria di revisionismo

Ma cos’è stato il fascismo in Italia? Qualcuno ha il coraggio di ricordarlo in maniera positiva, e sono di queste ore le dichiarazioni del Sindaco di Roma, Alemanno, che dichiara quanto non possa essere definito male assoluto il Fascismo in Italia, o di La Russa ad inneggiare la Repubblica di Salò. Chi parla non si può suffragare il diritto di conoscere quanto successo in tempi in cui neanche mio padre era nato, ed questo forse è il vero limite che nessuno potrà colmare alla nostra generazione, quello di non aver vissuto quel periodo e di non sapere cosa realmente è stato. Corre cosi il rischio di alimentare dei miti e di vederli riproposti con maggior forza proprio adesso in cui molti simpatizzanti sono seduti ai posti di massimo potere, ed in cui le grandi memorie di questo paese sono troppo anziane, o oramai scomparse (penso a Biagi, Montanelli etc..), per poter controbattere con forza questo nascente spirito autoritaristico. Sarà forse anche figlio del permissivismo intravisto negli anni passati, ma si ha la sensazione che si abbia nostalgia del bastone, dell’autorità imposta dall’alto, della stretta formalità contrapposta alla piena consapevolezza delle proprie scelte. Ed è per questo che occorrerebbe esercitare il dovere alla memoria, non ci si dovrebbe stancare di conoscere, leggere, ascoltare i vecchi e far proprie quelle storie di sopraffazione e di miseria.
Alle elementari, nella mia classe c’era il maestro Tramuta ha raccontarci di quanto fosse grande il fascismo, quanto di buono avesse fatto per la Sicilia e per l’Italia intera, e noi, scolaretti ad ascoltarlo in silenzio.
I suoi modi erano rimasti ancorati a quelle tradizioni e, sebbene le bacchettate non fossero più permesse, capitò più d’una volta sentirlo ripreso dalla direttrice per qualche ceffone ad un alunno un po’ troppo allegro. I genitori conoscevano queste sue peculiarità, e come contraltare ci mettevano in guardia, e forse anche per questo le parole del maestro passavano con un adeguato distacco. In realtà per il resto era un ottimo maestro, il primo forse a farmi amare la matematica, mettendoci in competizione nell’inventare problemi enormi la cui difficoltà era misurata dal numero di operazioni da eseguire. Per le lezioni di storia, invece, si sapeva bene che le sue erano velleità di un nostalgico, e per tali dovevano venire prese da tutti. Che ricordi era un atteggiamento comune questo, forse perchè ancora nelle famiglie era viva la memoria di quei tempi. In casa mia mio nonno raccontava spesso le difficoltà che incontrò nel trovare lavoro durante il fascismo per la sua fama di comunista immortalata in una foto di gruppo dinnanzi al municipio di San Mauro. E cosi sono sicuro che in ogni famiglia c'erano storie tali da ricordare quei tempi di porte aperte e propaganda. Ma adesso che sono le cariche più alte a rivedere la storia ad uso proprio, siamo cosi convinti che l'atteggiamento sarebbe lo stesso?

mercoledì 23 luglio 2008

Parola di Alfano

"Un testo sobrio e ben calibrato nonchè in linea con le norme di altri ordinamenti occidentali".
Queste sono le parole con cui il nostro caro Angelino ha presentato il lodo che lo consacrerà allo storia. Si faccia però presente che quelle di cui sopra sono fandonie. Anche se in realtà non importa a nessuno.


domenica 20 luglio 2008

Cuore di madre

Ho finito da poco "Cuore di madre", di Roberto Alajmo. Un libro sull'inerzia, sull'incapacità di dare una direzione alla vita, ed infine sulla terribile e conseguenziale deriva. Crudo.

".....fissano insieme la tomba, poi Cosimo si stanca e comincia a vagare con lo sguardo: il carrubbo, il muretto, il cielo, le stelle, la casa. La casa è casa sua. Ce l'ha sempre davanti agli occhi e non la nota mai. Ora, sia pure alla pallida luce della luna, ha tempo e modo di osservarla per davvero. Come volume complessivo è grossomodo un cubo. A farci caso, forse, risulta un pò più alta che larga, ma probabilmente a dare quest'impressione sono gli spuntoni di metallo che sporgono dalle colonne del tetto piatto. Quando suo padre la fece costruire realizzò il grosso dei lavori ripromettendosi poi di completarli col passare degli anni. Nelle intenzioni era previsto anche un piano rialzato dove Cosimo sarebbe andato a vivere con la sua famiglia, una volta sposato. Solo che suo padre morì, Cosimo non è sposato e il piano di sopra non s'è mai costruito. Sono rimassti solo quei moncherini di colonna a far presente che, volendo, l'ipotesi di realizzare un altro appartamento è sempre praticabile, se ci fosse la necessità e se ci fossero i soldi. Se ci fossero i soldi si potrebbe anche, finalmente intonacare i muri esterni, che sono rimasti coi mattoni a vista e danno un senso di precarietà. Ma non è questo che dà più fastidio a Cosimo: sono gli spuntoni di metallo sul tetto a ricordargli tutte le cose che avrebbe dovuto fare e non ha fatto...."

sabato 19 luglio 2008

Silenzio

giovedì 17 luglio 2008

Per Blogolandia

Ieri l'urbar blog di Palermo mi ha chiesto di scrivere un post sul Festino. Qui trovate cosa ho buttato giù.

martedì 15 luglio 2008

Il Sindaco è a cena a Castel Utveggio....

Geniale la trovata di ieri dei grillini di Palermo durante il Festino. Per chi non vive a Palermo, e non ne sa nulla, qui se ne parla abbondantemente. La penosa storia in breve ha visto la creazione della zona a traffico limitato per le vie della città con metodi e criteri piuttosto ambigui, soprattutto per quanto riguarda l'assegnazione dell'appalto e la gestione della ZTL. Il risultato è stato la cancellazione da parte del Tar della direttiva comunale e il caos creato dai cittadini che adesso richiedono il rimborso del pass. Questo e una lunga serie di provvedimenti hanno creato nei confronti dell'amministrazione e del sindaco più "cul" d'Italia.
Ad ulteriore dimostrazione del clima non idilliaco ieri sera Dieghito non è salito sul carro della Santuzza in una tradizione che dai tempi di Orlando univa i palermitani al proprio sindaco, in un'orda di fischi o applausi, come a sancirne l'approvazione popolare in tempi in cui i sondaggi non erano cosi di moda. Di questo si è parlato molto oggi su Rosalio.it (con questo e quest'altro post), e anch'io ho lasciato qualche pensiero. Il dibattito non è il sale della democrazia? E' la sola cosa che ci è rimasta?

Con gli occhi rivolti al Cassaro

Il carro scorre lungo il Cassaro e avrà ormai raggiunto il Foro Italico. Da Parma cerco sulla rete qualche immagine dei fuochi d'artificio, compagnia immancabile dell'inizio di ogni estate. Un'ora o anche più a tenere gli occhi in su stancandosi e sperando che finiscano il prima possibile ed intanto non riuscir a staccare gli occhi e andarsene. Il sudore della folla accalcarsi per le strade che rimarranno irriconoscibili coperte da scorze di melone e babbaluci, sporche come non mai. Il Sindaco che non sale più sul carro per paura delle urla di rabbia dei palermitani che torneranno a votarlo la volta successiva. Perchè è proprio vero che noi Siciliani siamo legati alle "tradizioni" e restii a voltare pagine.
Stasera contemporeanamente, forse più che ogni sera, noi Palermitani sparsi per l'Italia (e non solo) volgiamo il nostro pensiero alla nostra città levando la nostra sola reghiera ed in questa comunanza siamo li ad aspettare l'ennesima masculiata. A te Santuzza!

venerdì 4 luglio 2008

Quann'era cu tia cuttuni cugghia

Per i miei coempaesani, vicini e lontani, ecco a voi una carrellata di proverbi siculi:




E continuate poi a ridere qui.

giovedì 19 giugno 2008

Qualcuno ha voglia di acqua limpida?

Il gioco di ruolo delle elezioni si è svolto anche questa settimana. Sebbene pochi se ne siano accorti anche provinciali e comunali un pò in tutta la Sicilia hanno dato il loro verdetto. Nessuna novità era attesa e cosi, per non tradire futili speranze, tutto andato secondo il programma prestabilito.
Cosi come in ogni gioco di ruolo non si prevede un cambio delle vesti ci si guarda bene da cambiare i rigidi dogmi del mondo elettorale siciliano. I feudi d'altronde si devono alimentare e ogni occasione è buona per alimentare promesse. Ragionando in questi termini mi risulta persino più semplice comprendere il motivo per cui la prossima finanziaria, nella logica del risparmio, l'eliminazione delle province non comprenda nel computo quella di Palermo.
Se è vero, come del resto credo, che esse sono inutili in quanto il loro ruolo può essere ben ripartito tra comune e regione, visti i compiti marginali a cui si dedicano, permettendo d'altro canto un risparmio notevole di denaro pubblico, qual'è il motivo per cui si intendono come aree metropolitane Firenze o Bari, e non Palermo?

Tornando ai risultati attesi mi viene da ripensare ad uno spezzone del film su Malcom X, rivisto lunedi sulla 7.
Quando Malcom discutendo con il suo padre spirituale, Elijah Muhammad, apprende un'insegnamento. Elijah parlando della condizione dei Neri d'America e della loro accondiscenza alla posizione a cui erano relegati rispetto ai bianchi, fa vedere un bicchiere di acqua sporca. Se nella vita tu hai bevuto soltanto acqua sporca pensi che sia la più buona che possa esistere al mondo. E lo continuerà a credere fin quando nessuno verrà a mostrarti che esiste anche un acqua limpida.
E in Sicilia per quanto ancora in così tanti godranno a bere acqua torbida?

lunedì 16 giugno 2008

Terra ca nun senti

Malidittu ddu mumentu

ca graprivu l’occhi nterra

nta stu nfernu.

Sti vint’anni di turmentu

cu lu cori sempri nguerra

notti e jornu.

Terra ca nun senti

ca nun voi capiri

ca nun dici nenti

vidennumi muriri!

Terra ca nun teni

cu voli partiri

e nenti cci duni

pi falli turnari.

E chianci chia…

Ninna oh!

Malidittu… tutti st’anni

cu lu cori sempri nguerra

notti e jornu.

Malidittu cu t’inganna

prumittennuti la luci

e a fratillanza.

di Rosa Balistrieri

venerdì 30 maggio 2008

Sappiamo da dove arriviamo...

Palermitani, vi ricordate dove eravamo a quest'ora quattro anni fa? Che goduria indimenticabile! Neanche quando abbiamo vinto il mondiale la stessa euforia per le strade del centro.

p.s. Porca miseria, l'hard disk rotto non mi consente di farvi vedere una certa cosetta.... testimonianza della follia di quei giorni. Vedrò di rimediare al più presto.

giovedì 29 maggio 2008

Presunti rapimenti

In questo crescente allarme sicurezza mi sento un po fuori luogo. Confrontandomi con qualcuno mi sembra di vivere in altri posti. A me sembra che si stia esagerando un pò con questo allarmismo su Rom ed extracomunitari, che le sensazioni diffuse tra tutti siano dettate non tanto da un'esperienza perlomeno nota ma più da un sentito dire, con un meccanismo molto simile a quello con cui si generano le leggende metropolitane. Qualcuno è arrivato a dirmi che forse dovrebbe capitarmi qualcosa per capire che mi sbaglio. Mah.
E' il caso ad esempio delle notizie eclatanti dei rapimenti attribuiti a Rom a Ponticelli, di cui si parla molto visto quello che ha prodotto per reazione, e a Catania. Tutti i giornali ne hanno parlato, dando le notizie a piena pagina, senza poi andare a fondo e annunciare di essersi molto probabilmente sbagliati. Qui ad esempio si trova la smentita al rapimento di Catania. Cosi come qua si getta un'ombra sui fatti di Ponticelli.
Ora io non voglio santificare il popolo Rom, ma trovare un pò di equilibrio non sarebbe auspicabile, invece di gettare benzina sul fuoco?
O forse, quando non si possono risolvere i problemi è meglio crearne a tavolino per poi risolverli facilmente e lasciar apparire che si è fatto tanto?

martedì 20 maggio 2008

Gomorra. Il film

Sabato sono andato a vederlo.
Non è un film facile, che lascia spazio a facili giudizi o a prese di posizione.
Il ritmo serrato e la complessità della trasposizione cinematografica di un libro che sta a metà tra l'inchiesta giornalistica e il romanzo non consentono distrazioni. L'unico limite sta li, nella difficoltà nel seguire costantemente la trama, che tra intrecci incrocia alcune delle storie raccontate nel libro. Vederlo dopo aver letto il libro in questo caso può offrire maggiore chiarezza.
Matteo Garrone, il regista, ha fatto un lavoro enorme nel riuscire a trascinare con tale efficacia quello che veniva fuori dal libro offrendo anche qualcosa in più. La scelta degli attori, strabilienti pensando che per la maggior parte si tratta di esordienti, la colonna sonora neomelodica, la recitazione completamente in napoletano, i luoghi (tra cui le famose Vele di Scampia) rendono il film crudo e quindi così reale.
Avendo visto il film con dei napoletani ho poi avuto modo di apprezzare delle sfumature che potevano essere notate soltanto da un occhio allenato a conoscere quei luoghi, quegli accenti, quelle situazioni.
Durante la proiezione, cosi come dopo, non c'è spazio per ragionare, puoi solo uscire dal cinema con una sensazione di lutto nel cuore, il lutto dettato dall'impossibilità di dare una spiegazione a tanta violenza e a tanto degrado che è parte di noi.
Non puoi dare un giudizio, il film non te ne da l'occasione, come un pugno nello stomaco lanciato all'improssivo ti da solo l'occasione di notare la direzione da cui arriva ma non di schivarlo, ti mette di fronte ai fatti nudi e allora puoi soltanto prenderne atto.
All'accensione delle luci in sala vedere ogni punto gremito offre la speranza che il grido disperato lanciato da qualche anno da Roberto Saviano non è stato vano, il film offrirà la possibilità ad un pubblico ancora più vasto di conoscere quei fatti ignorati o raccontati parzialmente da altri media. Offrirà spero ad alcuni la curiosità per leggere quel libro e conoscere le storie che qui non si sono potute raccontare per capire quanto tutti ne siamo coinvolti pur non vivendo in quei territori.

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