"Io anelo alla mia terra, nella cui polvere si sono consunte le membra e le ossa dei miei. Ricordo la Sicilia, e il ricordo viene dal dolore che mi travaglia. Ma se fui bandito da un paradiso come posso io darne informazioni"

martedì 1 luglio 2008

E da noi?

Si continua a parlare di muri da ripulire, un pò come ieri. Qui da noi le azioni di civiltà sono imputabili a pochi individui, tali comunque da non costituirne una entità rilevante. Non per fare l'esterofilo che pensa che altrove sia sempre meglio, ma leggere di questa notizia mi fa pensare ad un livello di civiltà inimmaginabile. Chi da noi provasse ad assumere questi atteggiamenti verrebbe qualificato come "spia", "infame" o "pezzo di mer....", in Giappone invece:

Giapponesi imbrattano Firenze. Scoperti dai connazionali e puniti


FIRENZE - Turisti e "writers". Un fenomeno crescente tra i giapponesi. Arrivano perfino dalla "Firenze del Sol levante", Kyoto, per imbrattare la Firenze originale. Sfuggono alla giustizia italiana, ma non all'occhio vigile e alla coscienza civile - evidentemente globale - dei propri connazionali, che li segnalano, nel loro Paese, con conseguenze che vanno fino al licenziamento, se il "writer" svolge una mansione che riveste funzioni di controllo o educazione sociale. Casi che si sono ripetuti con crescente frequenza, fino al punto di scatenare forme di "controllo diretto" da parte della maggioranza nipponica che va in giro per il mondo senza lasciare tracce scritte di sé. Un fenomeno da bollare come una "vergogna", in una cultura così attenta anche alla componente formale delle relazioni umane e sociali.
Nel capoluogo toscano, è il terzo caso segnalato in pochi giorni. Pizzicati dai concittadini mentre lasciavano ricordi sul Duomo, cinque giovani sono stati prontamente segnalati in patria e sanzionati. L'ultimo a essere scoperto è stato un insegnante trentenne di una scuola superiore che, subito rimosso dalla carica di allenatore di baseball della squadra dell'istituto, rischia ora addirittura il licenziamento in tronco. Nonostante quella dei graffiti, nel Paese del Sol Levante, sia un'arte come e forse più che in Occidente - li chiamano Rakugaki, nello slang giovanile Rackgaki.
Quello del giovane insegnante è l'ultimo di tre episodi venuti alla luce nell'ultima settimana. Nel primo caso, una studente del primo anno del College femminile della città di Gifu si è "limitata" a scrivere la data, il proprio nome e quello di altri amici sul marmo. La liceale, che studia design contemporaneo, è stata segnalata direttamente al college da altri turisti. Il college le ha impartito un duro "avvertimento" verbale, poi ha contattato l'Opera di Santa Maria: avendo appreso che la direzione della chiesa non intendeva avanzare richieste di risarcimento, ha costretto la studente a inviare una lettera di scuse, cui ha allegato quelle dell'Istituto.
Nel secondo caso, a imbrattare una colonna della chiesa sono stati tre studenti universitari in economia e lingue, tutti del secondo anno, dell'Università Sangyo di Kyoto. Per loro è arrivata una sospensione di due settimane, accompagnata dalle lettere, sia dei protagonisti dell'episodio che del rettorato. "Ho fatto una cosa tremenda, mi vergogno profondamente" ha detto - o è stato invitato a dire - uno dei tre.
Sui media nipponici si è scatenata una vera e propria "caccia ai vandali" con tanto di speciali televisivi sui principali network. Yomiuri e Asahi, i due maggiori quotidiani del Sol Levante, chiedono nell'edizione odierna scusa per il comportamento a dir poco "scorretto" dei propri connazionali.

Schedateci tutti

Ieri a Mondello ero circondato da un gruppo di Rom. Vedevo tantissimi bambini correre in acqua e giocare tra loro come tutti gli altri bambini dovunque nel mondo.
Pensare che potrebbero essere schedati e trattati come criminali è quanto di più basso possiamo fare. Significherebbe tacciarli a vita di una possibile vita da criminali.
E' la logica preventiva che mi fa paura, e che si fa largo per ogni possibile causa.
A questo punto schedateci tutti, prendete pure anche le nostre impronte.

Gesti

La situazione, come dice Celentano, non è buona.
Siamo qui a lamentarci per tutte ciò che non ci piace e che vorremmo diverso.
Il sentimento comune però è di impotenza e di assefuazione, dettata forse dalla sensazione di solitudine, come naufraghi su un'isola deserta vorremmo trovare il nostro Venerdì che ci aiutasse a non essere sbranati dai cannibali.
L'assefuazione va combattuta momento per momento, va coltivata continuamente l'arte di indignarsi per ciò che non ci piace e quando è necessario occorre anche saper rimboccarsi le maniche.
Pochi giorni fa, non del tutto casualmente, ho ricevuto da Roberta delle foto. Raccontavano di un grande gesto di civiltà, di un esempio che stride con quella che sembrerebbe l'apatia comune.
Ciò che non ci piace va eliminato, senza deleghe. Cosi ha fatto Roberta. Per come la conosco la immagino con la sua biciclettina uscita da una lezione di diritto costituzionale camminare per le strade di Ballarò. E immagino la sua rabbia nel vedere una frase su un muro raccontare la sconfitta di uno Stato incapace di dare delle risposte. E semmai non si possa cancellare l'idea dalla testa di chi scrive una tale frase meglio non fare in modo che ciò diventi il pensiero di chi camminando per quella strada muova la testa annuendo.
E per questo che Roberta ha deciso di tornare li a cancellare quello scempio armata di pennello e vernice bianca di quel candore desiderato ma forse inesistente se non nelle miscele dei chimici.
Basta poco per colorare il mondo intorno a noi.

lunedì 30 giugno 2008

Torno subito

Ci vediamo da domani. Ho un pò di cose che mi frullano per la testa e di cui vorrei parlare.
Ma per adesso sono a Palermo e non sono ammesse distrazioni.

mercoledì 25 giugno 2008

Le colpe di Donadoni

Donadoni sta per essere cacciato dalla nazionale. Poco prima dell'inizio degli Europei ha chiesto di eliminare la clausola di rescissione di 900 mila euro in caso di licenziamento.
Ecco cosa ce ne facciamo della gente per bene, tiriamo lo sciaquone e la mandiamo a casa.
Donadoni, a 45 anni, è in Italia il più giovane in posizione di rilievo cosi esposta mediaticamente. E' stato messo li quando su quella panchina non voleva stare nessuno, per via della sua faccia pulita e per dare un segnale di discontinuità dopo Calciopoli. Ha fatto il suo dovere, ma non ha vinto l'Europeo forse perchè i giocatori non avevano gli stessi stimoli e gli stessi valori di due anni fa. A fatto qualche errore, come se non fosse ammesso farne. Ha perso con discreto onore con la Spagna, mica con il Pizzighettone.
In questi giorni si parla di rinnovamento anche nel Pd, e si richiama il ricambio generazionale, in special modo da i Mille. Ma mi chiedo, la faccia giovane serve solo a dare un'immagine diversa per poi dargli un calcio in culo al primo errore, per poi far tornare il vecchio con maggior forza e come salvatore della Patria?

P.s. La foto è stata scattata la notte della vittoria di Berlino. Per tirarci su!

In bilico

Altro bivio,
altre decisioni in bilico,
un paio di notti per pensare.
Saggezza
serenità
è ciò
che desidero.

Bufale didattiche

Lo si dice sempre. I giornali italiani sono pieni di culi, tette, storie d'amore svendute in prima pagina e li tutti ad indignarci, a fare i moralisti e via. Poi queste riviste occupano parte più rilevante nelle edicole e conquistano anche le televisioni.
In questi giorni una grande lezione al proposito l'ha data Emma Bonino, dimostrando il valore dei nostri giornali e quelli che sono gli interessi della nazione.
Il gossip vale ben più dei grandi problemi del mondo, è questo che la gente vuol sentire, non prendiamoci in giro. Di interviste noiose non sappiamo che farcene, evviva il trenino a Capodanno, le interviste sulle spiaggie e i servizi sui calendari. E' lo specchio di ciò che siamo, perciò vi prego, meno ipocrisia.

Nascita di un logo. Pechino 2008

Un grazie a Pietro per la segnalazione.

lunedì 23 giugno 2008

Certe cose sono nell'aria

Si decide ieri di andare a mare in Liguria, con l'incombenza della partita, e si opta per Sarzana:
- Arrivati in stazione il treno è soppresso. Aspetteremo il prossimo, dopo mezz'ora.
- A Sarzana, gli autobus che portano a mare stranamente sono centellinati. Dovremo aspettare più di un'ora in paese. Optiamo per un giro in paese.
- Arriviamo in spiaggia all'una. Del resto è consigliato dai migliori dermatologi il sole nelle ore di punta. Intanto l'autista ci dice dove prendere l'autobus al ritorno.
- Gli orari del ritorno sono tremendi. Dovremo prendere l'autobus almeno un'ora e mezza prima della partenza del treno.
- Ci godiamo il mare e sento quanto ne ho bisogno. Bastano poche ore per ricaricarmi.
- Andiamo alla fermata. L'autobus non passa all'orario previsto. Decidiamo di chiamare il numero verde, dopo un'animata discussione al telefono scopriamo che l'autobus passava dall'altra parte della strada, contro ogni possibile principio. Riusciamo comunque a farci inviare un autobus fuori servizio che ci riporta alla stazione.
- Per fortuna almeno il treno del ritorno è puntuale, ma sono cotto come una pera. Insolazione.
- A casa, la partita è appena cominciata da tre minuti.

Dopo una giornata cosi, francamente, non me la sarei sentita di festeggiare. Grazie Spagna.

Imenoplastica

L'obiettivo dell'ultimo governo Berlusconi è stato dichiarato: ricostruirsi una verginità.
E siccome non basta mettere a tacere i giudici, adesso chiede pure l'indulgenza ad personam per ricevere la comunione, da buon cristiano.
Per fortuna, nonostante tutte le critiche, i cardinali non sono in quota a nessun partito.

giovedì 19 giugno 2008

Qualcuno ha voglia di acqua limpida?

Il gioco di ruolo delle elezioni si è svolto anche questa settimana. Sebbene pochi se ne siano accorti anche provinciali e comunali un pò in tutta la Sicilia hanno dato il loro verdetto. Nessuna novità era attesa e cosi, per non tradire futili speranze, tutto andato secondo il programma prestabilito.
Cosi come in ogni gioco di ruolo non si prevede un cambio delle vesti ci si guarda bene da cambiare i rigidi dogmi del mondo elettorale siciliano. I feudi d'altronde si devono alimentare e ogni occasione è buona per alimentare promesse. Ragionando in questi termini mi risulta persino più semplice comprendere il motivo per cui la prossima finanziaria, nella logica del risparmio, l'eliminazione delle province non comprenda nel computo quella di Palermo.
Se è vero, come del resto credo, che esse sono inutili in quanto il loro ruolo può essere ben ripartito tra comune e regione, visti i compiti marginali a cui si dedicano, permettendo d'altro canto un risparmio notevole di denaro pubblico, qual'è il motivo per cui si intendono come aree metropolitane Firenze o Bari, e non Palermo?

Tornando ai risultati attesi mi viene da ripensare ad uno spezzone del film su Malcom X, rivisto lunedi sulla 7.
Quando Malcom discutendo con il suo padre spirituale, Elijah Muhammad, apprende un'insegnamento. Elijah parlando della condizione dei Neri d'America e della loro accondiscenza alla posizione a cui erano relegati rispetto ai bianchi, fa vedere un bicchiere di acqua sporca. Se nella vita tu hai bevuto soltanto acqua sporca pensi che sia la più buona che possa esistere al mondo. E lo continuerà a credere fin quando nessuno verrà a mostrarti che esiste anche un acqua limpida.
E in Sicilia per quanto ancora in così tanti godranno a bere acqua torbida?

Dacci oggi la nostra sfida quotidiana

Sto leggendo in questi giorni "Il matematico impertinente" di PierGiorgio Odifreddi, una raccolta di ragionamenti intorno a religione, politica, logica, matematica e scienze, seguendo il filo del ragionamento analoga a quella di una dimostrazione matematica. Ne vengono fuori riflessioni particolarmente ardite ed inusuali. Alcune condivisibili, altre molto meno, ma tali da renderlo interessante, non fosse altro per la possibilità di offrire un "altro" punto di vista.
Ad esempio ho appena finito di leggere il capitolo che si chiama " Sfidare Dio a duello", e ne riporto uno stralcio:

<<"Dacci oggi la nostra sfida quotidiana", prega l'uomo occidentale contemporaneo, e come spesso gli accade si rivolge a Dio senza accorgersi che sta bestemmiando. La positività che noi associamo a sfide e disfide rimuove infatti il significato originario di queste parole, e dimentica che in origine esse significavano letteralmente infedeltà, inaffidabilità e insicurezza, a seconda delle accezioni del latino fidus [...].
Se la natura dello sfidante è dunque di essere un infedele nei fatti e un mentore nelle parole, il suo prototipo non può essere altri che il Diavolo, cioè colui che ha lanciato la prima sfida alla fede e alla verità, rivolta naturalmente contro Dio. Nella mitologia mediorientale questa sfida primigenia è stata presentata negativamente, come rottura primordiale dell'ordine divino delle cose. Ma la positività a cui alledavameo mostra che oggi noi apprezziamo nella disobbedienza a Dio il primo eroico atto di liberazione dalla suprema tirannide.
Agli inizi, infatti, le cose appartenevano tutte a quell'unità indivisa che è la vera essenza della divinità. Ma nel momento in cui qualcosa decide di staccarsi dal tutto per acquistare un'autonomia individuale, l'unità divina si spezza e si crea una scissione dalla quale prende appunto il nome il Diavolo. In greco, infatti, diabolé significa "divisione", e il suo contrario è symbolé, la "riunione": per questo Dio parla olisticamente per simboli, e il suo alter ego dualisticamente per contrapposizioni. >>

Il sonno del PD

Leggevo ieri sul blog di Luca Sofri questo post. Il Pd ha voluto finora dialogare per cercare di limitare i danni della cocente sconfitta, e ha dimenticato per questo ciò che il suo elettorato chiede. Il risveglio tardivo arriva solo ora che Berlusconi sta mostrando chiaramente il motivo principe per il quale si trova li.
Leggete anche voi, prego:

La goccia, e il vaso traboccato
Io lo so che i simboli contano più di quanto non contino per me, che tendo spesso ad essere eccessivamente pragmatico e concreto. E però a me sta un po' sulle palle che a eccitare l'indignazione della sinistra, e le proteste definitive e minacciose dei suoi leader, sia stata l'eventualità di una legge che impedisce di processare il primo ministro, e non la ventilata abolizione della legge Gozzini, la stretta incivile sugli immigrati o l'affossamento di ogni disciplina e progetto sul sistema dell'informazione. A me sta sulle palle che l'unica cosa su cui non si tratta sia la speranza di una condanna per Berlusconi, mentre si può dialogare sulle condanne per tutti quanti noialtri. A me sta sulle palle che delle piccole élites privilegiate predichino lo scandalo di una legge ad personam, trascurando il fatto che tutte le altre leggi colpiscono personam di cui si disinteressano.
E mi chiedo dove sia finito quel "capire gli interessi della gente", se si pensa che agli elettori che in massa hanno votato Berlusconi interessi davvero la sua condannibilità piuttosto che mille altre cose che colpiscono le loro tasche e le loro vite. Con l'eccezione di quelli così allenati all'indignazione antiberlusconiana da essere disposti a far mettere in galera i clandestini a centinaia purché si mantenga una speranza che in galera ci vada anche Berlusconi.
Mettetevelo in testa: le elezioni le abbiamo perse, e le ha vinte un centrodestra pessimo e guidato da uno come Berlusconi. Se volevate un paese fatto a misura della sinistra, lo educavate meglio e vincevate le elezioni. Adesso sembriamo i tifosi della nazionale che protestano se l'Olanda fa il biscotto. Le abbiamo perse, e ora cerchiamo di stabilire delle priorità: tra le mie - e quella di moti altri- la processabilità del primo ministro non è la prima.

UN CONSIGLIO A GIULIO DI SHERWOOD

Si discute in questi giorni un'iniziativa sino ad ora molto fumosa nei suoi contenuti e nelle sue modalità, ma brillante per la sua denominazione, la Robin Tax, che nell'intento del suo inventore preleverà ai ricchi petrolieri per consentire politiche redistributive a favore dei meno abbienti. Per il pubblico vasto richiama una figura, il fuorilegge gentiluomo che rubava ai ricchi per dare ai poveri, che tutti conoscono fin da bambini, grazie al cartone della Disney. Ma la Robin tax assesta anche un colpo di fioretto a quella piccola categoria professionale tanto odiata da Giulio Tremonti, la congrega degli economisti mercatisti. La Robin tax infatti richiama la ben pia Tobin tax, dal nome del premio nobel James Tobin che la propose per la stabilizzazione dei mercati valutari.
Il Ministro Tremonti sembra aderire con grande entusiasmo allo spirito di queste prime settimane di governo, secondo cui l'importante è stupire e colpire l'immaginazione più che risolvere i problemi. Vorrei quindi fornire qualche piccolo appunto che forse sarà utile al Ministro quando vorrà passare alla redazione del testo di legge. Ricorderei che la grossa spinta all'aumento del prezzo del petrolio deriva da fenomeni che subiamo senza potervi ovviare, la crescita mondiale della domanda e i fenomeni finanziari legati ai mercati dei futures sul petrolio. Se pensa ad una tassa sui profitti, suggerirei di tenere in conto che gran parte degli utili vengono realizzati nella fase della produzione, non in quella della distribuzione e della vendita. Ma i re Mida, con l'eccezione dell'Eni, stanno fuori confine e fuori della portata del Ministro Robin Hood. Se invece immagina una tassa sui barili venduti, rammenterei che nei corsi di economia del primo anno si insegna come le tasse sulla produzione possono essere trasferite a valle sui consumatori attraverso un aumento dei prezzi finali; e che tale spostamento è tanto pù facile quanto più consumatori esprimano una domanda inelastica, il cui classico esempio è la benzina. E non basta, per evitare questo, fare la voce grossa contro gli odiati petrolieri. Insomma, pregherei al Ministro di chiarirsi le idee. O, almeno, di rinunciare a coinvolgere il mio caro amico Robin.

Little John

La nazionale è risorta. La nazione è morta.

La Nazionale risorge, la Nazione muore. Nell'euforia popolare (e nel sonno delle coscienze) passano norme scandalose delle quali neanche sentono il motivo di vergognarsi.

martedì 17 giugno 2008

Italia - Francia. Sempre

lunedì 16 giugno 2008

Spegniamo i cellulari?

Non ho molta fiducia in questi proclami di scienziati spesso in cerca di fama e nuovi fondi, però faremmo bene ad interrogarci e nel dubbio fare un pò più di attenzione. E per primo io stesso.

Da Repubblica.it
"E adesso spegnete il cellulare" L'appello di un pool di scienziati

Terra ca nun senti

Malidittu ddu mumentu

ca graprivu l’occhi nterra

nta stu nfernu.

Sti vint’anni di turmentu

cu lu cori sempri nguerra

notti e jornu.

Terra ca nun senti

ca nun voi capiri

ca nun dici nenti

vidennumi muriri!

Terra ca nun teni

cu voli partiri

e nenti cci duni

pi falli turnari.

E chianci chia…

Ninna oh!

Malidittu… tutti st’anni

cu lu cori sempri nguerra

notti e jornu.

Malidittu cu t’inganna

prumittennuti la luci

e a fratillanza.

di Rosa Balistrieri

Giovedì

A volte basta poco per accorgerti che tutto non sta li dove sei, che c'è un mondo intorno. Basta forse non perdersi d'animo e continuare a credere a ciò in cui speri. Basta poi sentir tornare il vecchio fremito per riassaporare ciò di cui senti di aver bisogno. Giovedì è stato un pò cosi.
Basta crederci si, ma quante volte e quanti noi in questa battaglia decidono di rinunciare? Arrivi ad un punto della strada in cui non puoi che fare una scelta tra ciò che desideri maggiormente, devi fare una cernita tra i tuoi sogni di ragazzo e decidere di seguirne solo alcuni. Vorremmo afferrare l'infinito ma per fare qualcosa di veramente importante ciò che conta è puntare all'obiettivo e averlo chiaro. E forse in questa cernita che ti accorgi di quello a cui veramente non puoi rinunciare.
Pochi giorni fa discutevo di quanto sia immensamente più semplice desiderare solo ciò che si ha, non avere grosse aspettative e vivere leggero prendendo dalla vita quanto di buono abbia da donarti. Volare basso per afferrare solo quello che è a portata di braccio.
Non so se stia li la chiave della felicità, e questi pensieri mi sembrano dettati più dalla miopia con cui guardiamo alle vite lontane dalle nostre. Dietro ogni scelta c'è una storia e questa non può prescindere dal peso che noi, o gli altri, ci attribuiscono. Ma se l'accontentarsi significa non guardarsi allo specchio e rinunciare cosi a darsi un peso, si commette il più atroce dei delitti, quello di rinunciare a valorizzare ciò che ci rende cosi unici.

martedì 10 giugno 2008

Il Re è nudo, la coperta è troppo corta.

Se la coperta è troppo corta da qualche parte bisogna pur tirarla.
Il nuovo governa opera, racconta, parla e cosi vende il suo prodotto, il consenso. Non importa quanto ci sia di buono, l'importante è non guardare troppo a fondo.
Pensiamo soltanto ad una delle prime opere, l'eliminazione dell'Ici sulla prima casa. Norma sacrosanta, tutti felici e contenti e amen. Ma proprio perchè non si naviga nell'oro, da qualche parte occorre togliere qualcosa, e a pagare sarà la Sicilia. Mentre infatti si moltiplicano i proclami populistici sulla costruzione del beneamato "Ponte sullo Stretto", sono stati tagliati oltre un miliardo di euro dai fondi FINTECNA destinati alla costruzione delle infrastrutture in Sicilia e Calabria.
Ovviamente, dopo le prime polemiche, si sono premurati di dire che quei fondi verranno reintegrati, ma non si sa bene poi come o quando ciò avverrà.
Certo, i principi di solidarietà sociale su cui si dovrebbe fondare la nostra Repubblica sono oramai roba da museo, ciò che conta è il proprio giardino e cosi chi non passa da quelle strade potrà ben gioire per i soldi risparmiati in questo modo.
E ai Siciliani rimarranno cosi le ore necessarie per andare da una parte dell'isola e le centinaia di morti sulle provinciali maledette.
Benvenuto autonomismo e nuovo patto tra nord e sud.

P.s. Altre riduzioni necessarie per l'eliminazione dell'ICI:
-Taglio di un terzo dei fondi per la Sicurezza stradale (meno 17,5 milioni), già la più bassa a livello europeo;
-Annullamento degli investimenti per 618 milioni destinati a incentivi per lo spostamento del traffico pesante verso il trasporto marino ( -241 milioni) e per lo sviluppo del trasporto pubblico locale (-377 milioni).

Tra l'insonnia e il Servillo

Sulla spinta della visione del Divo e di Gomorra mi sono incuriosito su Toni Servillo e cosi negli ultimi giorni ho visto "La Ragazza del Lago" e "Le conseguenze dell'amore". Entrambi pervarsi da una sottile linea nera, ma che si allarga per trattare altri temi e con il protagonista, sempre grandioso nella sua maschera da uomo comune. Nonostante li abbia visti ad orari sconvenienti si possono vantare di non aver contribuito ad alimentare le mie ore di sonno settimanali, che di per se potrebbe già essere buona cosa, se non fosse i livelli minimi raggiunti nell'ultimo periodo.
Passando oltre a queste divagazioni "Le conseguenze dell'amore" è un film geniale, assolutamente da vedere, con ritmi rimbalzanti dalla lentezza alla velocità del videoclip, sfuggente ad ogni definizione. Con un finale poi da lasciarti di "sasso". Assolutamente da vedere. Anche per capire, come scrive ad un certo punto sul taccuino il protagonista, che "non si possono sottovalutare le conseguenze dell'amore".

P.s. Ho visto che avevo pubblicato un post con la data errata. Ho rimesso a posto le cose.

Ce la giochiamo con i Rumeni. Ahi!

Volendo sfidare la sorte e la superstizione avevo deciso di vedere la partita con Massimo. Atto funesto e quanto mai inappropriato, visto che i precedenti parlavano chiaro (e sempre parlando di scaramanzia Bagni è stato un gufo incredibile). Olandesi da ogni parte hanno fatto apparire i nostri delle mezze controfigure dei campioni del mondiale. Un 3-0 indimenticabile.
Ma quello che più ci deve preoccupare adesso è la vera minaccia Rumena, altro che quello che è stato minacciato in questi mesi. Immagino che queste orde di zingari (cosi come noi li abbiamo indistintamente classificati), brutti, sporchi e cattivi cercheranno di restituire l'affronto alla loro dignità con metodi senz'altro più degni di quelli adottati qui e li, in lungo e in largo per lo Stivale.
E poi è anche vero che gli zingari sono la manifestazione del male, ma non quando giocano nella tua squadra del cuore, altrimenti non si spiegherebbero i Pirlo (un Sinti), gli Ibrahimovic (korakhanè quindi pure musulmano) o ancora Sinisa Mihalovic, Tommaso Vailatti e Milan Baros.

domenica 8 giugno 2008

Per chi suona la campana?

Ci ricordiamo di essere cattolici in Italia soltanto quando si tratta di non concedere diritti, dalle coppie di fatto, all'aborto, e via dicendo. Un paese fortemente reazionario che sente la campana soltanto quando vuole aprire le sue orecchie.
Per questo motivo ho deciso di pubblicare il Vangelo di oggi. In questi giorni di caccia a zingari, prostituti, extracomunitari e gay mi sembra utile ribadire il messaggio.

Dal vangelo secondo Matteo ( Vangelo Mt 9, 9-13 )

In quel tempo, Gesù, passando, vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte e gli disse «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì.
Mentre Gesù sedeva a mensa in casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e si misero a tavola con lui e con i discepoli.
Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: «Perché il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?».
Gesù li udì e disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati.
Andate dunque e imparate che cosa significhi: Misericordia io voglio e non sacrificio. Infatti non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori».

A proposito di 2 Cavalli e Scout



















sabato 7 giugno 2008

Vignettiamo


da liberainformazione.it

venerdì 6 giugno 2008

Ieri sera

Erano pensieri forse inutili? Capita.

giovedì 5 giugno 2008

Gli altri pensano a noi infitamente meno di quanto crediamo?

Tempo fa, leggendo Caos Calmo, mi soffermai su una frase: "Gli altri pensano a noi infitamente meno di quanto crediamo". Pensai a quanto fosse sbagliata e sfogliando nella mia mente cominciai a ripensare a molte delle persone che negli anni ho avuto modo d'incontrare. Incontri brevi ed effimeri sono finiti nel dimenticatoio, ma anche a voler sfoltire notevolmente questa lista mi rendo conto quante di queste siano ancora nei miei pensieri. Cominciai per questo a credere a quanta falsa fosse dal mio punto di vista. Perchè, seppur in maniera disordinata, sono ancora li, e basta poco per chiedermi cosa stiano facendo in quel momento, quale sia adesso la loro vita. Penso alla mia maestra delle elementari, al mio squadrigliere quando ero al Reparto, al mio compagno di scuola, e cosi in mille pensieri e tutto sembra assolutamente vicino.
Per quanto possano essere lontani i percorsi sento ancora il solco lasciato e anche se non sono in grado di comprendere quanto sia comune questa sensazione, mi sembra che sopra di noi si stendano fili di pensieri in grado di superare spazi fisici e temporali per renderci vicini.
Ma spesso ce ne dimentichiamo, presi come siamo dai nostri impegni, e questo nel momento in cui ci fermiamo ci può far sentire abbandonati. Io non credo sia cosi.
Siamo come autisti di un autobus dal quale salgono e scendono continuamente persone nuove, alcuni abitudinari di capita di incontrarli più volte nella stessa giornata, altri sono li a parlarti per un breve periodo, e senti cosi di poter trasportarle nella tua stessa direzione. Poi magari alla prossima fermata scenderanno, ma tu sarai pronto ad accoglierli la prossima volta che vorranno salire. Se solo ti deciderai ad aprire quelle porte!
Tra questi strani pensieri ho pensato a quanto oggi questi fili siano un pò più visibili, a quanto sia estremamente più semplice vederli. Ho pensato a quanto Internet con tutti i suoi strumenti sia in grado di annullare ogni distanza in qualunque momento. Basta guardare nella lista dei contatti su msn per vedere con chi dei tuoi amici puoi parlare, e sei sicuro di trovarlo dall'altra parte pronto ad ascoltarti. Penso a quanto un blog, un pò come quello che da un pò di tempo porto avanti, ti possa permettere di entrare nei pensieri di chi lo scriva comprendendone gli stati d'animo volta per volta, giorno per giorno.
E penso a quanto questo possa contribuire a saldare i rapporti anche con chi non puoi incontrare cosi spesso. L'unica distanza che vogliamo mettere tra noi e gli altri è quella che noi decidiamo di avere.
Certo, come raccontano gli psicologi forse questo bisogno di connessione continua con il mondo nasconde la solitudine di questa società, e naturalmente nell'estremizzare tali ragionamenti si può giungere ai livelli limite degli Otaku Giapponesi, ma se solo ci limitassimo a vivere con equilibrio questo strumento quanti rapporti essenziali ed importanti eviteremmo (o avremmo potuto evitare) di disperdere nel flusso in cui siamo immersi?

Così, per ridere


Pubblicità Regresso

mercoledì 4 giugno 2008

Adesso è tardi

Mi sembra di ricordare che tre mesi fa qualcuno non ne voleva sentire di trattare con i francesi per Alitalia. Poi, grazie anche a questa promessa, vinse le elezioni.
Adesso Air France non ne vuole più sentire, dice che per salvare la nostra compagnia ci vorrebbe l'esorcista.
E adesso lui ci ripensa, quando è troppo tardi.

martedì 3 giugno 2008

Il Divo

Ho visto venerdi sera "Il Divo", il film su Andreotti. Mi sembra persino strano che un film del genere possa essere stato prodotto e che abbia un simile successo. Non so bene che giudizio dare, alla fin fine non racconta nulla di nuovo rispetto a quanto si vocifera su questo mefistofelico personaggio della politica Italiana, però fa un certo effetto vedere il tutto raccontato in poco meno di due ore con la cifra grottesta data dal regista. Forse l'unico modo per raccontarlo, con una scelta delle musiche divertentissima (grande la scena del bacio Riina-Andreotti e della visione in tv del concerto di Renato Zero che canta "I migliori anni della nostra vita").
Ma ciò che più interroga alla fine del film è la psicologia del personaggio, pervarso dal crudele pensiero che per fare il bene si debba perseguire il male. E per questo si finisca per compartecipare ai più grandi misteri irrisolti d'Italia, finire processato per mafia e perseguitato dal fantasma di Moro.
Rimane un film da vedere soprattutto per questo.

Alcune delle sue frasi più famose:
"A pensar male del prossimo si fa peccato, ma ci si indovina"
"Ho la coscienza di essere di statura media, ma se mi giro attorno non vedo giganti"
"Le sentenze dei giudici non si discutono, si appellano"
"Non ho mai creduto che si possano dividere gli uomini in due categorie, angeli e diavoli. Siamo tutti medi peccatori"
"A parte le guerre puniche mi hanno attribuito veramente tutto"

Diario dei movimenti

Domenica Mantova, ieri Milano.



domenica 1 giugno 2008

Anche quest'anno, Ypisigrock

Anche quest'anno, nel mese di Agosto, a Castelbuono ci sarà Ypisigrock, piccolo festival indipendente a cui negli anni mi sono affezionato (gran bella musica, ricordi di memorabili serate estive e tutte altre banalità simili ma che alla fine ti entrano nelle vene), e che comunque ha sempre messo in scaletta gruppi più o meno conosciuti ma sempre di gran qualità. Dimostrazione che quando ci sono qualità e idee si può costruire qualcosa di interessante anche senza budget mostruosi.
Comunque, tornando al programma di quest'anno, ho appena letto che il 10 Agosto ci saranno i Deus e questo renderà abbastanza imperdibile questa data visto che divoro il loro ultimo disco da più di un mese. Aspetterò la scaletta completa per vedere se ci saranno altre delizie.


La pagina dei Deus sul sito di ypisigrock: http://ypsiblog.blogspot.com/2007/04/deus_23.html

Ho trovato questo video, rende bene l'idea dell'atmosfera.

sabato 31 maggio 2008

Ed ecco le foto

Sono riuscito a mettere un pò d'ordine tra le foto di Oslo. Per chi le vuole vedere l'album è qui!


venerdì 30 maggio 2008

Sappiamo da dove arriviamo...

Palermitani, vi ricordate dove eravamo a quest'ora quattro anni fa? Che goduria indimenticabile! Neanche quando abbiamo vinto il mondiale la stessa euforia per le strade del centro.

p.s. Porca miseria, l'hard disk rotto non mi consente di farvi vedere una certa cosetta.... testimonianza della follia di quei giorni. Vedrò di rimediare al più presto.

giovedì 29 maggio 2008

Presunti rapimenti

In questo crescente allarme sicurezza mi sento un po fuori luogo. Confrontandomi con qualcuno mi sembra di vivere in altri posti. A me sembra che si stia esagerando un pò con questo allarmismo su Rom ed extracomunitari, che le sensazioni diffuse tra tutti siano dettate non tanto da un'esperienza perlomeno nota ma più da un sentito dire, con un meccanismo molto simile a quello con cui si generano le leggende metropolitane. Qualcuno è arrivato a dirmi che forse dovrebbe capitarmi qualcosa per capire che mi sbaglio. Mah.
E' il caso ad esempio delle notizie eclatanti dei rapimenti attribuiti a Rom a Ponticelli, di cui si parla molto visto quello che ha prodotto per reazione, e a Catania. Tutti i giornali ne hanno parlato, dando le notizie a piena pagina, senza poi andare a fondo e annunciare di essersi molto probabilmente sbagliati. Qui ad esempio si trova la smentita al rapimento di Catania. Cosi come qua si getta un'ombra sui fatti di Ponticelli.
Ora io non voglio santificare il popolo Rom, ma trovare un pò di equilibrio non sarebbe auspicabile, invece di gettare benzina sul fuoco?
O forse, quando non si possono risolvere i problemi è meglio crearne a tavolino per poi risolverli facilmente e lasciar apparire che si è fatto tanto?

mercoledì 28 maggio 2008

Oslo. Dove (almeno per ora) non è mai notte. Prima parte.

Eccomi tornato, qui. La breve vacanza ad Oslo ha sfiancato si le mie gambe ma ha rigenerato tutto quanto il resto. Il cervello è stato li e soltanto li per quei pochi giorni.
Leggero, in una sensazione che andava crescendo ora dopo ora. Oslo ha riservato piccole e grandi meraviglie, almeno in maniera inversamente proporzionale alle aspettative che in essa vi erano riposte.
Capita spesso cosi quanto la meta non è meditata, quando è di quelle che nascono per caso cercando tra le compagnie aeree quella che sa offrirti il miglior prezzo. Come tale non era legata ad un particolare desiderio di conoscenza, tanto più che poco prima di partire, leggendo qua e la vari racconti di viaggio, l'idea che ne veniva fuori non era di certo confortante. Oslo si porta dietro l'immagine cupa di una città un pò noiosa e buia, priva di quelle grandi attrazioni che popolano altre capitali Europee.
Già all'avvicinarsi alle coste della Norvegia si ha la sensazione di essere lontano mille miglia dal caos lasciato alle spalle. Le disordinate coste fatte di insenature e piccole isole, contrapposte all'ordine delle campagne mi hanno fatto pensare a quanto un popolo e le sue caratteristiche siano strettamente legate alle caratteristiche della terra in cui vive. Forse è un pensiero inutile, ma l'idea che il disordine della macchia mediterranea sia legato in qualche arcana maniera al disordine delle nostre comunità, e che quell'ordine sia legato al proverbiale rigore scandinavo accompagna i miei pensieri ma mano che ci avviciniamo all'aeroporto di Torp.Domani, trovando tempo a sufficienza, proverò a raccontarvi perchè vale la pena conoscere questa città. E a mostarvi le foto.

mercoledì 21 maggio 2008

C'è modo e modo

Guardando le nuove proposte sulla detassazione degli straordinari mi sono imbattuto in questo grafico:
Certo che rientrare in quel 1,5% non deve essere male. La vera elitè.

martedì 20 maggio 2008

Gomorra. Il film

Sabato sono andato a vederlo.
Non è un film facile, che lascia spazio a facili giudizi o a prese di posizione.
Il ritmo serrato e la complessità della trasposizione cinematografica di un libro che sta a metà tra l'inchiesta giornalistica e il romanzo non consentono distrazioni. L'unico limite sta li, nella difficoltà nel seguire costantemente la trama, che tra intrecci incrocia alcune delle storie raccontate nel libro. Vederlo dopo aver letto il libro in questo caso può offrire maggiore chiarezza.
Matteo Garrone, il regista, ha fatto un lavoro enorme nel riuscire a trascinare con tale efficacia quello che veniva fuori dal libro offrendo anche qualcosa in più. La scelta degli attori, strabilienti pensando che per la maggior parte si tratta di esordienti, la colonna sonora neomelodica, la recitazione completamente in napoletano, i luoghi (tra cui le famose Vele di Scampia) rendono il film crudo e quindi così reale.
Avendo visto il film con dei napoletani ho poi avuto modo di apprezzare delle sfumature che potevano essere notate soltanto da un occhio allenato a conoscere quei luoghi, quegli accenti, quelle situazioni.
Durante la proiezione, cosi come dopo, non c'è spazio per ragionare, puoi solo uscire dal cinema con una sensazione di lutto nel cuore, il lutto dettato dall'impossibilità di dare una spiegazione a tanta violenza e a tanto degrado che è parte di noi.
Non puoi dare un giudizio, il film non te ne da l'occasione, come un pugno nello stomaco lanciato all'improssivo ti da solo l'occasione di notare la direzione da cui arriva ma non di schivarlo, ti mette di fronte ai fatti nudi e allora puoi soltanto prenderne atto.
All'accensione delle luci in sala vedere ogni punto gremito offre la speranza che il grido disperato lanciato da qualche anno da Roberto Saviano non è stato vano, il film offrirà la possibilità ad un pubblico ancora più vasto di conoscere quei fatti ignorati o raccontati parzialmente da altri media. Offrirà spero ad alcuni la curiosità per leggere quel libro e conoscere le storie che qui non si sono potute raccontare per capire quanto tutti ne siamo coinvolti pur non vivendo in quei territori.

lunedì 19 maggio 2008

Terra Matta

Ho da poco chiuso a stento le ultime pagine di Terra Matta, l’autobiografia di un semianalfabeta siciliano del secolo oramai trascorso. Uno di quegli uomini che vedi seduti nelle piazze dei nostri paesi con le mani grosse e rugose segnate dalla fatica di una vita passata a lottare per un’esistenza dignitosa, con il viso sorridente pronto a dispensarti una delle tante storie della sua esistenza. Vincenzo Rabito era uno di quelli li, ed è stato lui che giunto agli ultimi anni della sua vita decide di sfidare la sua estrema ignoranza scolastica per raccontare quelle che sono state le avventure incontrate fin dalla sua nascita. Attraverso questo suo racconto descritto in un siciliano inventato punto per punto ti trovi cosi a ripercorrere quella che è stata la storia d’Italia con un efficacia che nessun libro di storia finora mi ha dato.
Un racconto attraverso il quale vengono fuori le caratteristiche migliori e peggiori di noi Siciliani, dalla voglia di emergere all’esigenza di ricorrere a piccoli o grandi compromessi che nel caso di Vincenzo ne consentiranno la sopravvivenza.
Un libro che voglio far conoscere, per il quale avrei potuto scrivere tanto, ma per il quale non avrei saputo trovare parole migliori di quelle usate in questa recensione di cui riporto uno stralcio:

Immaginate un lavoratore manuale siciliano non molto colto che, dopo anni di sudore e una vita di stenti, peripezie, stratagemmi vari e improvvisate strategie di sopravvivenza, decide di sedersi e di raccontare. Di raccontarsi. Immaginate che quest’uomo sia un semianalfabeta, ma che l’esigenza narrativa è così forte, così pressante, che nemmeno la carenza linguistica può costituire una barriera insormontabile.
Quest’uomo esiste. O meglio, è esistito.
Questa è la bella vita che ho fatto il sotto scritto Rabito Vincenzo, nato in via Corsica a Chiaramonte Qulfe, d’allora provincia di Siraqusa, figlio di fu Salvatore e di Burriere Salvatrice, chilassa (classe) 31 marzo 1899, e per sventura domiciliato nella via Tommaso Chiavola. La sua vita fu molta maletratata e molto travagliata e molto desprezata. Il padre morì a 40 anne e mia madre restò vedova a 38 anne, e restò vedova con 7 figlie, 4 maschele e 3 femmine, e senza penzare più alla bella vita che avesse fatto una donna con il marito, solo penzava che aveva li 7 figlie da campare e per dacere ammanciare.”

Una vita pregna di storie, quella di Rabito: da ragazzino è stato bracciante, poi è partito per il Piave, ha fatto la guerra D’Africa, è sopravvissuto alla Seconda Guerra Mondiale, ha fatto il minatore in Germania. Una vita il cui racconto diventa inconsapevole pretesto per tratteggiare gli eventi principali che hanno fatto la storia del Novecento: le due grandi guerre, l’avvento del fascismo, l’emigrazione. Una vita caratterizzata da una serie di furberie più o meno connesse al tentativo di sottrarsi a una povertà difficile da scrollarsi di dosso. Una vita di viaggi, dunque; spesso imposti. E un vita di ritorno. Il classico ritorno a casa, in terra di Sicilia, dove Rabito finisce per sposarsi e crescere tre figli. E poi l’incontro magico, imprevedibile e fruttuoso con una macchina da scrivere: una vecchia Olivetti dove, tra il 1968 e il 1975, il bracciante di Chiaramonte imprime i suoi ricordi con un (forse involontario) piglio tragicomico e un linguaggio indefinibile, che non è italiano e nemmeno siciliano; un linguaggio naturale che diventa lingua e trova nelle sue non-regole l’elemento vitale e fascinoso di una narrazione fuori dai canoni, ma sincera e avvincente. La narrazione di chi scrive perché ha qualcosa da dire (a prescindere da tutto e da tutti), che è diversa da quella di chi scrive per dire qualcosa. E Rabito di cose da dire ne aveva tante, che “se all’uomo in questa vita non ci incontro aventure, non ave niente darracontare”.
Ha ragione Andrea Camilleri a sostenere che dall’autobiografia di Rabito emergono « cinquant’anni di storia italiana patiti e raccontati con straordinaria forza narrativa»; e che siamo di fronte a «un manuale di sopravvivenza involontario e miracoloso.»

E’ davvero un libro che non si può non leggere. E dopo averlo letto continuare a desiderare di non averlo finito per continuare a conoscere l’epopea di quella famiglia. Sapere che fine avessero fatto i protagonisti di quel libro, i figli diventati nelle ultime pagine del libro degli uomini, per soddisfare quelle curiosità incontrollabili che nascono quando un libro ti entra nelle vene.
Scoprendo il sito del figlio Giovanni ho così ad esempio scoperto che quell’inquietudine che il padre racconta nel libro “Ciovanni pazzo che senevoleva antare a cirare litalia, la Spagna, la Francia tutta con lauto stoppe”, lo ha reso uno scrittore che adesso vive in Australia e che avrei voluto contattare per soddisfare la mia voracità. Forse lo farò.
Intanto se ho acceso in voi una parte della mia curiosità potete trovare qui alcune pagine del libro.


venerdì 16 maggio 2008

Diffida dal compromesso

Tra i passaggi più duri da mandare giù, quello che sembra parlare direttamente al nostro cuore riguarda l'arte sottile di costruirci gli alibi per un dignitoso compromesso:

"Qualche volta mi è sembrato giusto dire, accidenti, che ho solo una vita da vivere e che non ne avrei sprecato un briciolo in qualche squallido compromesso. Ed ecco che fa capolino il pensiero non voluto: con una sola vita a disposizione, non sarebbe meglio risparmiare un po' di tempo evitando questo o quel combattimento di minor conto? Diffida di questa tendenza dentro di te".

da Consigli a un giovane ribelle di Christopher Hitchens

giovedì 15 maggio 2008

La salita e adesso rifiatare

Un passaggio sostanziale ieri. Un'attesa snervante di un momento come questo che consentisse di vedere il futuro finalmente con minor paura.
Due anni sono passati da quel giorno in cui al telefono ho sentito la voce rotta dalla rabbia dal pianto per la delusione di un lavoro caduto nel vuoto.
Due anni passati a rincorrere mille strade dalle quali si sapeva benissimo non si potesse trarre nulla di che, soltanto per tirar su la testa per poi rimetterla sotto la sabbia. Ulteriori delusioni e l'autostima che andava giù.
Gli ultimi mesi sono stati ancora se vuoi peggiori, a chiedersi se fosse giusto non cedere a compromessi sempre rinnegati. Perchè quando non va bene cominci ad interrogarti anche su questo. Senza ipocrisia. Ma con molta disillusione.
E poi questo concorso portato avanti da 5 anni sembrava qualcosa di inarrivabile. Partire in 25000 per arrivare in soli 400. L'1,6% del totale. Impossibile. Ed invece le prove sono state scavalcate un passo dopo l'altro, fino a quest'ultima. E il terrore di non farcela diventava sempre più grande, perchè poi quale sarebbe stata l'alternativa? Sicuramente non sarebbe stata l'ultima spiaggia, altre occasioni si sarebbero potute aprire. Il Piano B era acceso nella mia mente. Ma era l'occasione per fare ciò che si desiderava.
La voglia di studiare latitava ma solo nelle ultime settimane le forze si sono riunite. Nonostante le crisi di questi ultimi giorni, i pianti e la confusione.
E ieri finalmente l'esame e una nuova possibilità che si apre. E' andata meglio di quanto potessi desiderare.
Adesso è arrivata l'ora di ripartire. Con la speranza che dopo tanta salita sia arrivata l'ora di rifiatare.

Tutto Lombardo minuto per minuto

L'unica forma di mercato esistente in Sicilia, come già ho avuto modo di dire, è quello del voto. Funziona esattamente allo stesso modo, ad una domanda corrisponde un'offerta.
Alcune settimane fa avevo parlato del file delle promesse elettorali scovato per caso su emule. Adesso è disponibile da questo sito indicato in calce. Per di più sono nomi legati alla provincia di Catania, magari però troverete quel vostro conoscente che non fa che parlarvi di quanto in Sicilia non cambi mai nulla.

http://www.mediafire.com/?z950awjvwdd

Il leone è feroce, l'uomo fa sport

Prime pagine di quasi tutti i giornali:
Espellere i Rom. Problema Sicurezza.

Ed in fondo a Repubblica un piccolo comunicato su cui non si dice nulla:

Romena stuprata dentro al center. Roma, arrestato l'aggressore

Una giovane romena è stata aggredita e stuprata da un 39enne italiano, A. A., che è stato arrestato dagli agenti della mobile. La ragazza, dipendente di una cooperativa di servizi, aveva appena iniziato a fare le pulizie in un call center in zona Vescovio quando è stata aggredita alle spalle da un uomo che, minacciandola con un taglierino, l'ha costretta a subire violenza sessuale. Subito dopo la violenza, la donna ha chiesto soccorso in un bar poco distante dal call center e ha chiamato la polizia. Le indagini, immediatamente avviate dalla Squadra Mobile, hanno consentito di identificare l'aggressore che è risultato essere il convivente della responsabile della cooperativa dove lavora la giovane.

Mi viene in mente una frase letta tempo fa: "Quando un leone uccide un uomo è feroce, quando l'uomo uccide il leone è sport".

martedì 13 maggio 2008

Solo una prova.

Voglio tentare di guardare questo blog per alcuni giorni con un nuovo vestito.

Un giorno lungo e lontano da te

Domani sarà un giorno di attesa.
Vorrei poter guardare al futuro da una boccia di cristallo,
per saper già come andrà.
Non dico nient'altro.

Tra Firenze e Siena

Nello scorso fine settimana ho deciso di andare a Firenze a trovare Ale.
Non avevo ancora visto dove abitava quest'anno e prima che quest'occasione svanisse non volevo perdere l'occasione di passare del tempo li per scoprire qualcosa dei posti in cui passa il suo tempo, delle persone di cui conoscevo soltanto e lontanamente i nomi.
Massimo si è unito al gruppo e insieme abbiamo trascorso giorni stancanti ma di cui si sente un gran bisogno.Le altre foto sono qui

DiPietresco

Di Pietro stasera ha superato se stesso:
"L'atteggiamento assunto da Berlusconi nei confronti dell'opposizione è come la zampa che tende l'agnello al lupo". Eeeh!!????

venerdì 9 maggio 2008

Antimafia da strapazzo


Ma perchè, chi era questo che pensava che dei mafiosi si mettessero a fare dei murales in giro per la città per inneggiare Messina Denaro?
Adesso che sono stati trovati i colpevoli di quell'atto molti vivranno sonni più tranquilli.

9 Maggio 1978

Due storie personali molto distanti si intrecciano in questa giornata della memoria.
Il 9 Maggio 1978 non era un giorno come tanti. L'Italia, che viveva l'attesa e l'ansia per la sorte di Aldo Moro fu risvegliata nel peggiore dei modi possibili.
A quei tempi non ero neanche nato quindi la mia idea è nata leggendo molto e guardando qualche film sull'argomento. Quale idea. Aldo Moro fu ucciso il giorno del possibile compromesso storico tra Pc e Dc, quella possibile sintesi tra due mondi lontani in un momento in cui ogni forma di estremismo stava dilaniando il nostro paese. Un percorso che poteva dare fastidio a molti. Il Vaticano firmò secondo molti la sua condanna a morte non volendo in alcun modo trattare e trascinando con se molti dei rappresentanti della Democrazia Cristiana. A sinistra questa possibile unione veniva vista come una forma di tradimento degli ideali laici della tradizione comunista, e non solo. Quel rapimento dettato da chissà quali motivi fece in realtà comodo a molti.
La realtà poi non è sicuramente nota a noi che possiamo vivere solo di ipotesi, ma molti dei protagonisti di quei giorni sono ancora seduti in Parlamento e tacciono miseramente (vedi Andreotti e Cossiga).
A me quel percorso invece sembra estremamente avanti nei tempi. Berlinguer intravide le crepe di quell'ideologia, Moro comprese che molte ragioni della sinistra erano anche ragioni condivisibili da un movimento politico cattolico. Intravidero il crollo del muro e la sconfitta delle ideologie. Compresero quello che il Partito Democratico a mio parere vuol costruire e per questo credo che quei due uomini possano rappresentare dei padri putativi di questo movimento, che da essi deve prendere spunto per trovare il coraggio di ripartire in un percorso giusto e coerente con la storia di questo paese.

"Nu sceccu ca raja all'autri scecchi"

“Degli eroi ci ricordiamo il valore delle loro imprese, della luce, dei loro trionfi al di là della causa servita. Dei martiri ci resta l'insegnamento del sacrificio della propria vita pur di non abiurare il proprio credo. Peppino Impastato é stato insieme martire ed eroe perché oltre a lottare contro la nebbia che ammantava la sua/nostra terra senza permettere al sole della legalità di entrare, ha pagato da vivo con la vita e da morto con l'oblio il profondo impegno per la sua laica religione: la libertà dall'oppressione mafiosa.”

30 anni oggi. 20 anni di silenzio e poi un film magnifico ed il passaparola hanno fatto conoscere a tutti noi una storia che poteva restare sepolta tra le tante piccole storie nascoste di quest'Italia di cui a volte tanto ci vergogniamo. Una piccola speranza che la verità che sentiamo calpestata, maltrattata persino macchiata non può restare nascosta in eterno. Ci sono voluti anni di lotte di poche persone ma adesso Peppino è conosciuto in tutta Italia. I ragazzi conosciuti qui a Parma cantano "I cento Passi" con un'unica voce e con la stessa emozione. A Cinisi stasera un grande concerto lo ricorderà, leggo che seimila persone oggi hanno già partecipato al corteo. Sulle homepage dei giornali tanti ricordi delle sue parole, si moltiplicano le canzoni in suo onore (come questa "Negghia" dei Marta sui tubi, trasposizione di una sua poesia), escono libri che presentano le storie di quegli anni, altri presentano le taglienti voci di Onda Pazza, la trasmissione di Radio Aut.
Tutto nel suo nome, tutto per allargare questa voce e perchè quel coraggio non si perda nei mille rivoli della ipercomunicazione che ci circonda.
Perchè ricordare è necessario per non aver più bisogno di eroi. Perchè noi aneliamo una normalità ancora oggi immaginifica.



Ne approfitto per rivedere, e farvi rivedere, una delle parti del film che più amo:

1 per 21

Guardatevi questo video di Piero Ricca per scoprire quali sono i pensieri degli sgaloppini di Berlusconi adesso al governo. Il pensiero unico che avanza. Un uomo solo per 21 ministeri (ah no, vero sono 12 + 9), altro che uno è trino, lui ha superato ogni frontiera possibile.

Assenze non giustificabili

E' già da un paio di settimane che non riesco a seguire costantemente questo blog.
Molto hanno fatto gli impegni che pian piano hanno infittitto la mia agenda in quel desiderio ormai costante di movimento e segno di un inquietudine che mi fa odiare il tempo vuoto nell'ozio. So già da me che non è molto normale come modo di fare, ma la paura dell'immobilità è più forte di tutto. Riesco a farlo forse quando vedo intorno a me il mondo muoversi, ma non riesco a viverlo quando ciò che i miei occhi possono vedere sono solo quattro pareti.
Se sia un bene o un male non so, per il momento non mi interessa e comunque si cercava di parlare di altro.
L'impossibilità di trovare del tempo può anche rivelarsi un'ottima scusa quando perdi in parte le motivazioni. Non nel tenere un blog, perchè comunque sia è nato per dei precisi motivi, alcuni molto personali e che comunque continuano a valere, ma che mai sono riuscito a descrivere qui.
C'è stata in parte una sorta di delusione post-elezioni comune forse a molti di noi che continuano a crederci, ma che ha contribuito a quel clima generale che sento nell'aria di rompete le righe, lasciamo perdere, tutto è ormai inutile ed irrilevante. Persino controproducente. In parte è vero, ma almeno a livello personale cosa c'è di più utile del futile? Ma finito quell'entusiasmo era comunque cercare un attimo per trovare nuove cose alle quali appassionarsi.
Credo che comunque quello che più ha contribuito a questo momento di stasi è la difficoltà nel raccontare le storie di tutti i giorni, nel raccontarmi con continuità, proprio per quella dimensione pubblica che assume il blog e che da la possibilità a chi lo voglia di leggere quello che è la tua vita.
E che comunque costituisce un blocco perchè sicuramente mi risulta più facile raccontare le malinconie e i pensieri più disturbati piuttosto che le gioie e le emozioni più gratificanti.
Sto insomma imparando ad usare lo strumento con equilibrio che non è poi tanto quello di raccontarmi ma quello di condividere pensieri con chi più o meno da vicino si trova ad entrare in questa ristretta porzione di mondo visibile da qui.

giovedì 8 maggio 2008

Pochi commenti a caldo.

La squadra è pronta.
Ma non dovevano esserci soltanto dodici ministri? Bella manovra farne 9 in più ma senza portafoglio!
Mara Carfagna ministro? Sarà proprio brava questa ragazza, non le manca proprio nulla!
Ma Angelino Alfano alla giustizia come ci è arrivato? Certo che la Sicilia sarà ben tutelata adesso con tutti questi rappresentanti.

martedì 6 maggio 2008

Sovrappensiero

Avere tempo a disposizione ti da la possibilità di sperimentare.
E così nel tentativo di rendere accogliente e personalizzare quelle quattro mura tra le quali vivo mi sono trovato a ritagliare frammenti e creare in pochi minuti questo collage che adesso non so neanche come definire:

(ps. La foto non è venuta un granchè, troverò il tempo per renderla più definibile)

lunedì 5 maggio 2008

Ti (Ri)porto al Senato

Ecco quindi che i primi atti della nuova legislatura prendono forma, le prime cariche istituzionali sono già assegnate e per noi Palermitani si può già parlare di grosse soddisfazioni. Il nuovo governo dimostra di amare la Sicilia, feudo di voti plebiscitari, e per questo fa sedere sullo scranno più alto un uomo dall'alta caratura intellettuale e morale, Renato Schifani.
Come dice qualcuno, quello lì non è un cognome ma un titolo onorifico!
Un curriculum di tutto rispetto, anni di lavoro sommerso agli ordini del suo Superiore di cui ha ripetuto pedissequamente le dichiarazioni fino allo svenimento, anni di collaborazioni più o meno sospette con varie società a partecipazione mafiosa sono state premiate. Di lui parla ampliamente Lirio Abbate nello spiegare la rete di favoreggiatori alla mafia nell'intellighenzia Siciliana, posti ad esempio nelle posizioni di rilievo per gestire fondi e consulenze.
A livello nazionale il suo nome è associato all'ormai famoso lodo Maccanico-Schifani che in un modo o nell'altro dichiarava l'ingiudicabilità di Silvio Berlusconi in qualunque processo a suo carico.
A Palermo, per chi può ricordare, risultano scolpite nella storia le prestazioni di grande rispetto verso i suoi elettori, soprattutto quando si ha la possibilità di esibire i propri privilegi e la propria arroganza all'ingresso dei cinema. Cosa tral'altro ripetutasi più volte con tanto di individuazione delle maschere che ne avevano proibito l'ingresso e invio di pattuglie della polizia per favorirne l'ingresso.
Insomma atteggiamenti che ben si sposano con le parole di estremo rispetto pronunciate pochi giorni fa nel suo discorso di insediamento al Senato. La platea naturalmente ha applaudito calorosamente.

Ma io mi chiedo, come può il popolo che vuole la "sicurezza" voler essere governato da taluni elementi? Se nella scorsa legislatura si parlava di senato retto da quei "decrepiti" senatori a vita adesso su cosa si reggerà?

sabato 3 maggio 2008

Paura della trasparenza

Ma di cosa si ha paura a mostrare il proprio reddito? Evidentemente nel bel Paese si ha paura della trasparenza che possa mostrare quello che con la propria fatica si cerca di guadagnare.
Chi contesta questa pubblicazione adduce che crei un pericolo per la sicurezza, ma mi sembra abbastanza paradossale che il malavitoso abbia bisogno di andare su Internet per capire se la persona da derubare è o meno ricco, come sappiamo esistono canali ben più utilizzati per scoprire queste cose.
Oltrettutto si tratta di dati pubblici ai quali si aveva accesso anche prima tramite il proprio commercialista o con una richiesta all'agenzia delle entrate (comma 6 dell'art. 69 del d.P.R. 600/1973 e art. 66-bis del d.P.R. 633/1972).
E poi aldilà dei primi giorni nei quali si è acceso il voyarismo esasperato per conoscere quanto guadagna il vicino di casa che piange povertà o il collega che ha appena comprato quel Suv nuovo, tutto sarebbe tornato alla normalità e quasi nessuno avrebbe utilizzato questo strumento. E pochissimi avrebbero utilizzato questo strumento per denunciare il possibile evasore, d'altronde non siamo mica in Finlandia dove è possibile richiedere il reddito di chiunque tramite un sms, qui siamo nel paese di chi si fa i cazzi suoi campa cent'anni.
Certo percepire quanto si guadagna come un fatto privato non fa altro che evidenziare il fatto che ci identifichiamo sempre più in quel che abbiamo o mostriamo di avere, ma io mi chiedo, che razza di persone stiamo diventando?


P.s. Sto ascoltando "Canzoni dell'Appartamento" di Morgan, gran bel disco.

E

Egoismo

enfatizzato

evidenzia

emozioni

evirate

giovedì 1 maggio 2008

Cappotto di Legno

Ci vuol un bel fegato a vivere pensando che potresti essere ammazzato in qualsiasi istante, a vivere segregato lontano dal mondo che desideresti vedere soltanto più pulito. 
Vivere costretto a rinunciare a tutto ciò che dovrebbe essere "normale" per vivere da latitante, confondere la tua vita con quella dei tuoi nemici in un eterna caccia tra guardie e ladri in cui le parti si confondono e si invertono miseramente. 
E riuscire a raccontare la tua morte in una canzone dal titolo cosi evocativo, quel cappotto di legno a cui può essere destinato continuando su questa strada, e raccontare senza paura le tue angoscie. 
L'ho sentita un paio di giorni fa a B-side, sapevo della presentazione nella trasmissione di Bertallot, e cosi sintonizzando la radio su quelle frequenze ho sentito quelle note cosi crude in quella commistione tra musica classica e rap che volevo anche voi conosceste. 
Per chi già conosce Saviano e chi dovrebbe leggere il suo libro. 


5 immagini per il 25 Aprile







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