"Io anelo alla mia terra, nella cui polvere si sono consunte le membra e le ossa dei miei. Ricordo la Sicilia, e il ricordo viene dal dolore che mi travaglia. Ma se fui bandito da un paradiso come posso io darne informazioni"

mercoledì 25 agosto 2010

Panni e pitale


Butera, Sicilia

Con immutata stima

Caro Walter,
esiste probabilmente una maniera meno retorica e prolissa per esprimere un concetto che potrebbe stare nel più piccolo dei block notes, che ci consenta di liberare il nostro spazio già saturo di letture dalle metafore che ti sentiamo raccontare da anni.
Sarebbe bastato dirci di andar giù, fino a quel concetto, e ci saremmo trovati perfettamente d'accordo.
Come del resto accade quasi sempre, con la tua capacità, te ne devo dare atto, di proporre un racconto del percorso della politica che oggi manca.
Vedo anch'io il PD all'angolo, marginale alla battaglia politica che si muove tutta sul centrodestra, capace soltanto di giocare di sponda.
Vedo anch'io con preoccupazione la nascita di una nuova forza di centro (certo strano che una fondazione che fin dal nome si proietta in avanti, "Farefuturo", proponga qualcosa che ricordi la balena bianca) che possa mettere in discussione il bipolarismo, una delle più importanti vittorie conseguite dal centro sinistra negli ultimi dieci anni.
Vorrei anch'io la fine del Berlusconismo.
Al contrario di te però riesco a vedere i tuoi errori, il tuo fallimento, l'incapacità (o la debolezza) nel tradurre un programma valido in un progetto, come in molti hanno fatto notare.
Per cui, se davvero vuoi fare qualcosa di utile, fatti da parte, come avviene in qualsiasi altro paese al mondo, lavora dietro le quinte e prepara lo spazio per chi può essere in grado di proseguire quella strada.
In quel caso, vedrai, te ne saremo grati.
Soprattutto se potremo fare a meno della tua retorica.

Con immutata stima,
Mauro

p.s. comunque ci volevi tu per tornarmi a far parlare di politica.

martedì 24 agosto 2010

Guida galattica per autostoppisti

L'ho detto tempo fa, i libri passano troppo velocemente.




Per questo qualche pagina cade su questo spazio, talvolta.
Questa per esempio, dalla "Guida galattica per autostoppisti", è memorabile.

venerdì 20 agosto 2010

Le tue parole sono lame/2

Al bar della piazzetta, le chiacchere si sprecano. Come in ogni bar che si rispetti. Altrimenti non si chiamerebbero chiacchere da bar,no?

E così che non mi meraviglio più se qualcuno mi racconta di essere stato preso per stupido soltanto perchè ha deciso di spostarsi a vivere a Milano.

"Ma cu tu fa fari, picchì un ti pigghi a residenza ccà e ti cierchi un travagliu ppì tri misi l'annu?"*

Tanto poì c'è la "disoccupazione" a farti andare avanti, magari con l'aiuto di qualche lavoretto in nero.

Di fronte a questa che è pura filosofia, lo si pensa davvero di essere stupidi.


*"Ma chi te lo fa fare, prendi la residenza qui, e poi lavori solo tre mesi l'anno".

giovedì 19 agosto 2010

La fisica, piuttosto.

Ho sentito che ieri se ne è andato un grande Italiano.
Ve ne siete accorti, no?

mercoledì 18 agosto 2010

Luoghi d'estate

Ne abbiamo passate tante io e te da quell'estate del '90 in cui decidemmo di vivere insieme a te le nostre giornate d'estate.
Ricordi?
Ti conoscevo da tempo. Da quando sono nato, si può dire. Ricordavo poco di te, anche se passavo attraverso te frequentemente. Eri piccola, allora. Pochi pescatori, stavano con te.
Poi, in pochi anni, cominciasti a crescere in maniera disordinata, con le tue gambe e le tue braccia in spericolata espansione.
Abusavano di te. Da piccola escrescenza a cui si volgeva le spalle, in pochi anni ti guadagnasti gli occhi di molti.
Diciamoci la verità, non eri neanche tanto bella. Vivevi in un posto bellissimo, ed in molti ti vennero a cercare forse per quel mare che ti bagnava ma che tu non riuscivi a raggiungere. Potevi essere molto bella, e così ti immaginavano in molti. Bastava l'immaginazione in quegli anni di sbornie, e quelle tasche riempite dagli opulenti ottanta, si potevano svuotavare per molto meno.
E tu eri ancora vergine ed inesplorata.
Cominciasti cosi ad essere frequentata per anni da parecchia gente. Brulicavano verso di te in molti.
Erano diverse le serate con te. Come lo erano forse tutte quelle della nostra adolescenza, che dovremmo aver il coraggio di estirpare insieme al germe della malinconia.
Crescemmo con te, in quei pochi giorni che passammo insieme, ogni estate. Perdemmo la testa parecchie volte, e nei modi più diversi. Ci annoiammo persino con te.
Perchè eri anche noiosa, nelle giornate in cui il caldo toglieva a noi anche la voglia di giocare. E di inventare.
Tu non inventavi mai nulla, ti limitavi ad offrirti per ciò che eri. Brulla, come una terra di passaggio.
Ed infatti tanti di quelli che si innamorarono di te poi scapparono, per mancanza di fantasia. Rimasero in molti, ma non i più spietati che chissà per quali amori poi si infatuarono.
Noi tornavamo ad essere li. Ogni tanto ti tradivamo, alla ricerca di altri lidi, ma poi era da te che tornavamo. Comunque calamitati.
Sei cambiata negli anni, sei persino diventata più bella, dicono. Con nuove energie a rinvigorirti, e nuove speranze.
Hai cambiato aspetto, e mi piacerebbe vederti una volta al pieno delle tue potenzialità, capace di offrire ciò di cui sei capace.
Ciò nonostante, la tua imperfezione non fa che riattirarmi a te, come ogni anno.
E non sarebbe Estate se non ci fossi tu, almeno una settimana a farmi compagnia.

martedì 10 agosto 2010

Le tue parole sono lame

"Dai, fammi prendere quattro dolci per i miei nonni acquisiti, cosi vediamo se mi passano la pensione".

Qualche giorno fa, in fila al balcone dei dolci, quasi sguarnito alle tredici di una domenica d'Agosto. Incontrando un amico dei pomeriggi estivi di qualche anno fa.

lunedì 2 agosto 2010

10:25

Uno dei primi post che finirono su questo blog lo scrissi una notte parecchio accidentata proprio nella sala d'attesa di seconda classe della stazione di Bologna.
Le sensazioni per il libro che stavo leggendo trovarono la loro conclusione, fatalmente, in quel luogo.
Cosi, ve lo ripropongo.

domenica 1 agosto 2010

Anche i centri commerciali, a volte, chiudono

L'estate non esiste.
L'ho scoperto stasera.
Si, Milano è quasi vuota, tanto da trovar parcheggio ai Navigli in pochi minuti. Tanto da potersi perdere per vicoli della città per cercare l'unico concerto decente ora che il programma, qui, è desolante.
Tanto da perdersi realmente fino a finire alla Scala, non so ancora bene come, non trovare il concerto, passeggiare per una galleria in cui i tavolini sono occupati solo da vacanzieri russi, trovare il tempo per assistere ad un possibile "aggaddo" in un bar, con promesse di reciproche coltellate e suonanti, e volanti, schiaffoni.
Ma, come dicevo l'estate non esiste, quando puoi sentir bisogno di calzoni lunghi.
Quando tra le lacune dei programmi anche in provincia decidi di andare al cinema. Solo per vedere il film con gli attori più bravi. In cui scopri che il migliore è Ken, per una volta capace di rubare la scena persino a Barbie.
Quando ti trovi in un centro commerciale una sera di luglio e trovi un pienone tra i negozi anche alle dieci di sera.
Ma non alle 00:23, quando persino loro chiudono e puoi persino salire sull'aeroplano delle giostre.
No, non è estate, almeno fino a mercoledì.
Anche perchè le notizie alla tv, accesa al rientro a casa, raccontano che i talk show
stanno tornando di corsa, adesso che stanno tornando a schierare i cannoni.

martedì 27 luglio 2010

Piccoli aiutanti di...

Tornare alla scrivania non è cosa semplice, in questi giorni. Per fortuna, per i lavori più rognosi, ho trovato chi può aiutarmi.



p.s. Si, lo so. Lo so.

domenica 25 luglio 2010

Il delta

Non è un'esperienza rara trovarsi a sorvolare il delta del Niger. Ogni giorno partono dalle basi di ogni compagnia petrolifere almeno due elicotteri, dirette verso le petroliere disseminate in questa frazione di oceano.
E' la quarta volta per me che sorvolo questa zona, e nonostante l'effetto novità dovrebbe essere già svanito mi trovo a guardare fisso verso il basso con lo stesso stupore della prima volta.
Il delta, è incredibile. Un delta, una differenza sostanziale con tutto il mare che ho visto intorno a me in questi quindici giorni.
Guardandolo viene da chiedersi come sia possibile uscire da quel groviglio, da quella tale concentrazione di piante che non lascia spazio che a qualche piccola radura qua e là.
Quando il Mend decide di rapire qualcuno, lo porta in questi spazi, e non ha bisogno di tenere i prigionieri in catene di alcun tipo. Li lascia liberi, almeno dai racconti di chi ha conosciuto gli ultimi due Italiani dell'Agip rapiti qualche anno fa. Li lascia in uno spazio sotto la loro sorveglianza, ma sostanzialmente liberi perchè non ci sarebbe dove fuggire.
Sarebbe semplicissimo perdersi.
Raggiungendolo dal golfo di Guinea, si apre maestoso. Quando poi entri nel suo territorio, rimani accecato dal quel colore verde presente in ogni possibile sfaccettatura. Certe zone improvvisamente diventano più rigogliose, te ne accorgi dalla dimensione degli alberi che progressivamente aumenta per poi scorgere tra i suoi rami un rigagnolo del delta. E' come se centinaia di serpenti d'acqua spezzazzero il terreno con le loro anse. Più o meno grandi, ma tutti comunque navigabili. Non ho la percezione della loro grandezza da quassù ma vedo piccole barche di pescatori dovunque.
Poco prima di entrare al suo interno una decina di loro erano disposte in ordine perfetto, senza che potessi comprenderne il motivo. Qui, invece, si muovono in solitario. Riconosco una o due sagome al loro interno.
Piccole imbarcazioni dalla forma allungata, tutte invariabilmente in legno.
Sulla riva del fiume principale sono appoggiati piccoli villaggi di pescatori, le cui case si allontanano dall'immagine luccicante offerta dalla città, con i suoi tetti di lamiera.
Non esistono strade, il letto fangoso del fiume raggiunge quasi le porte delle case, accanto alle quali stanno alcune delle barche che ho incontrato finora.
I mille rigagnoli si spezzano di continuo, formano dei piccoli laghi dove trovano posto delle strutture simili a palafitte, avamposti credo delle compagnie straniere nella zona, che si fanno spazio in un terreno dove avrebbero trovato posto volentieri altre mangrovie.
Ma è tutta la zona a risentire dell'azione dell'uomo. I terreni sconfinati offerti da queste zone sono continuamente spezzati, rigidamente spezzati da linee che corrono da un punto indefinito. Si spezzano. Vanno in direzione ortogonale. Poi riprendono a muoversi verso est. Potrebbero essere linee di un immaginario campo da gioco. Sono piuttosto le linee scavate fin dalle prime scoperte di giacimenti per portare l'oil fino a terra, sono giganteschi oleodotti, che, mi dicono, versano oramai in condizioni pietose tra corrosioni ed inevitabili sabotaggi e furti che alimentano un mercato nero fiorente. Tali da rendere questa zona, a dispetto di ciò che la natura offre ai miei occhi, una delle più inquinate al mondo. Con un tasso di mortalità tra i più alti.
Basti pensare che tra il 1976 e il 1996 si sono riversati nella zona 2,4 milioni di barili, e soltanto la Shell ha ammesso di aver perso nel 2009 14 mila tonnellate di petrolio dopo due incidenti (1).
Dati sottostimati, visto che la gran parte degli incidenti sono sconosciuti ai più e le perdite sono continue.
Almeno a giudicare dalla strana macchia che poco fa colorava le acque all'ingresso del delta.


(1) da: Il silenzio sulla Nigeria, John Vidal, The Obverser. Internazionale n.852.


giovedì 22 luglio 2010

Sulle navi non ci sono finestre

Sulle navi non ci sono finestre, le stanze hanno le pareti tappate, e così non c'è modo per capire ciò che succede li fuori. Dagli oblò nella sala dell'OIM, l' unica stanza da cui viene un minimo di luce esterna spicca la luce rossa della ciminiera da cui brucia gas nell'atmosfera. Sembrano due grosse corna, di un diavolo, si potrebbe dire con un minimo di fantasia, se non fosse per i due tubi da cui fuoriesce e che spaccano a metà la sua base.
Non basta, e come potrebbe, la pioggia per attenuare la sua potenza. La notte, che qui arriva con un tramonto perentorio, nel raggio di qualche centinaia di metri, è illuminata dal suo calore e dalla sua fiamma. Ma stavolta non potrò neanche usarla per vedere un branco di delfini. Il mare non è mai così tranquillo da riconoscere i loro guizzi da quelli delle onde e così, di fatto, non ho visto neanche un barracuda, se non la sua testa in un bidone della spazzatura sul ponte.
Quando non piove mi sono inventato una camminata sul lungomare, che sembra più una rotonda sul mare, proprio nel cerchio dove, durante il giorno, atterrano gli elicotteri. Si sta bene li, soprattutto dietro la torre che nasconde la gigantesca fiamma. Ho scoperto che il capitano passeggia spesso lassù. Dovranno averglierlo consigliato i dottori, per via dell'ipertensione. Almeno mezz'ora al giorno di cammino veloce. Abbastanza dura qui, se non si voglia risolverla scendendo e salendo le scale come un inebetito.
Tanto meglio girare intorno.
Mi sono messo a seguirlo anch'io.
Signori, da lassù si domina. Un passo più avanti e puoi cadere in mare. Nessuna protezione. Tof, gluck e ciao.




martedì 6 luglio 2010

La stagione della pioggia/2

Le lucertole sono andate in letargo, in compenso sono arrivati loro.


Ed i corvi sono sempre qui.

La stagione della pioggia/1

Piove, e parecchio.


Per oggi non si vola.

lunedì 5 luglio 2010

Strade di Port Harcourt

Sala d'attesa. Ed in volo.

Fabio Volo tradotto in francese. E ha venduto 700 mila copie al mondo. Al mondo. Chissà come la prenderanno, gli scrittori "veri".


Quanti anni saranno che i francesi hanno una cotta per lei?




In volo il catalogo dei film, in lingua italiana, è come al solito scarno. C'è Invictus, però, che con qualche pregiudizio non avevo ancora visto. Ora sono felice di essermi smentito. Credo di aver bisogno di retorica. Anzi credo di amare la retorica. Di tanto in tanto è una buona medicina per la disillusione.
In fondo Walter Veltroni non ha tutti i torti.

Le evito, magari, le lasagne surgelate per pranzo.


Ho cominciato a leggere un libro che parla di una cosa successa 28 anni fa, precisi precisi. Una partita di pallone che finì 3-2. Tra Italia e Brasile.
Casualità.

domenica 4 luglio 2010

Un attimo prima

E sono giorni in cui non dovrei essere qui, questi.
Giorni sospesi nell'attesa, con la valigia già pronta sul letto e il pensiero già proiettato in avanti.
Con la possibilità di giocare con l'assenza, a far ruotare il mondo come se fossi in quello spazio transitorio di un volo intercontinentale, per provare a vedere cosa succede intorno a te quando non ci sei.
Sensazione forse evidenziata in questi tempi di connessioni continue, di spazi di silenzio riempiti dalla frivolezza di un messaggio di stato.
Un volo rimandato di qualche giorno è anche l'occasione, un regalo probabilmente, per stringere ciò che ti è caro, per sorprendere e sorprenderti.
E l'occasione per recuperare spazio, per pedalare sotto il sole e la calura di queste giornate di luglio, fin quando le gambe non ti implorano pietà.
Per crollare sul divano, mentre l'occhio semiaperto vede entrare l'ennesima palla nella porta argentina.
In uno spazio sospeso, cosi, poco prima di chiudere la valigia. E partire davvero. Domani.
Con questa musica "leggera" nelle cuffie.


Non solo questa in realtà, e già da un pò che non faccio altro che ascoltare quest'album.

martedì 29 giugno 2010

Far finta di essere normali

Contrordine da Tgcom. Battuto sul tempo Minzolini.
Pare che Dell'Utri abbia vinto la sua battaglia.
E dire che era già pronto un ministero anche per lui.

lunedì 28 giugno 2010

La Lanterna

In una via del centro ho scoperto una trattoria. L'avevo vista, passando più volte in questi ultimi mesi per quel vicolo che dalla chiesa di San Siro porta verso via San Luca.
Le tovaglie a quadri colorate di rosso e bianco, tutta l'apparenza di una bettola ben frequentata, con quell'aria di compiaciuta autenticità che ogni tanto andiamo cercando, le bottiglie di vino rosso sui tavoli e qualche birra in lattina.
Un ragazzo cinese ci accoglie indicando ad un omone con la barba incolta e bianca ci accompagna ai tavoli, passando per un corridoio stretto e dal tetto basso che quasi tocca abbassare la testa in certi punti, tra gli scalini che portano alla cucina e poi alla stretta sala in cui potremo sederci.
Carte fotocopiate ed infilate in buste di plastica, di quelle con i buchi da infilare nei quadernoni, ma quanto meno sembra ricco.
Pesto alla genovese per tutti, con le trofie, naturalmente e poi per me porti delle sardine fritte, per gli altri della salsiccia e delle patate.
Stiamo tra il freddo del frigo alle mie spalle e il calore della cucina alla mia destra, mentre le pareti raccontano di farfalle che si trasformano in vele e di cigni in volo che fanno windsurf, mentre sopra la mia testa l'immancabile Faber, nella sua posa più conosciuta probabilmente cerca di ricordare se ci sia, da qualche parte, qualche sua foto in una posizione diversa.
Non verrebbe da fidarsi del posto, verrebbe da dire. Non certo un posto da turisti, si direbbe. Ed infatti al tavolo al fianco al nostro una famiglia, padre madre e due bambini, dalle cui bocche sembra uscire il suono ruvido del dialetto di Zena.
Sembra una garanzia, soltanto questo, confermata quando il vecchio con la maglietta a righe e i tatuaggi, di quelli oramai sbiaditi, ci porta i primi piatti, che vien da guardarsi negli occhi senza staccare la bocca dalla forchetta. Di quei pasti semplici, ben fatti, che viene difficile staccarsi senza farsi venire la voglia di ordinare quanto meno un'altra birra, soprattutto quando si sta così bene insieme.
Ma non c'è più tempo, sono già le tre e mezza, e tra poco meno di mezz'ora gioca l'Italia, e sono quasi certo che non potrà che vincere contro la Nuova Zelanda, per quanto male possa aver giocato qualche giorno fa.
Per cui alla cassa, dieci euro a testa dice il ragazzo cinese, e poi verso il porto. Dovrebbe esserci un maxischermo, da quelle parti.

lunedì 21 giugno 2010

Spaesamento

Osservazione, elaborazione, scrittura.
Passeggiare per la propria città, quando non la vedi da mesi, e attraverso le visioni e gli incontri carotare la realtà, rubandone pezzi per comprendere i cambiamenti in atto qui intorno.
Esercizio didattico interessante, a cui dedica l'attenzione Giorgio Vasta nel libro che ho tra le mani in questi giorni.
Il ritorno a Palermo, le giornate a mare sul finire dell'estate, le passeggiate lungo le vie del centro storico, ed i pensieri che da Palermo partono per analizzare la decadenza del paese intero sono, visti con questi occhi, troppo stimolanti per essere lasciati in libreria, nonostante una scrittura spesso forzatamente ricercata, che porta ad un'invocazione di pietà le cellule del mio corpo.
E' una visione spietata ed ironica, che con il corpo perfettamente abbronzato di una donna "cosmetica", con lo scontro con un gruppo di emo in piazza Castelnuovo, conduce allo Spaesamento, il titolo del libro, per ciò che non si comprende più.

Per chi poi la città la città la conosce, cosi come i suoi mutamenti, non può che abbandonarsi ad un sorriso disicantata dinnanzi all'ennesima scoperta, dello scrittore, subito dopo aver superato Piazza Castelnuovo, nell'incontrare, quasi disidratato, il bar storico, da cui era affascinato da ragazzo e nel quale si fermava sempre durante ogni manifestazione studentesca, zaino sulle spalle:

"Al di là del confortevole bunker del bancone - sul quale è montata una calotta trasparente che, sepolte sotto le spoglie brutali di calzoni pizzette e ravazzate, nasconde provette in vetro chiaro denso di siero seme e liquido cerebrospinale di un organismo marziano - stanno i due baristi, uno vecchio e uno giovane. Di nuovo metto la sete tra parentesi e li contemplo: perchè tra loro scorre un legame invisibile che da solo vale la trasfigurazione in atto. Se per il vecchio è infatti giusto parlare di barista, l'altro è invece un barista modificato, un barista dopato, qualcuno che nella fisionomia nell'abbigliamento e negli atteggiamenti posturali segnala di esistere in un altro modo, in un altro mondo. Lui è un barman - è evidente - non è un barista. Perchè se il barista è neorealista e terrestre, il barman è un supereroe della postmodernità - una sola lettera lo distingue da Batman -, è Tom Cruise giovane che in un cocktail manipola bottiglie come un alchimista alambicchi e matracci, un performer della fabbricazione di miscele raffinate, l'artista dello shaker, il fromboliere della mescidazione colta dei liquidi."


E' lucida l'analisi, ma forse il paziente sta cosi male che dovremmo smettere di credere di poterlo curare attraverso i nostri sguardi compiaciuti.
E ripenso a quando, da cameriere part-time ai tempi dell'università mi trovai a chiamare il barman, come lui si definiva, semplicemente barista. Una leggerezza che mi perdonò parecchi vassoi dopo.

Shinystat

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